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Autore Discussione: sentenze contratti interinali  (Letto 104309 volte)
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luca_1966
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« Risposta #30 inserito:: Settembre 01, 2011, 12:36:57 »

CORTE DI CASSAZIONE
Sent. n. 15614 del 15 luglio 2011

<<La Corte va nel senso opposto alla costante giurisprudenza resa sinora sulle esigenze sostitutive (sentenze "gemelle" 1576 e 1577/2010). Per l'odiena sentenza, non è [più] sufficiente la dimostrazione della prevalenza degli assenti sugli assunti, ma occorre la prova concreta della adibizione del singolo lavoratore a mansioni sostitutive.. (avv. Galleano)>>.

interv. #35
http://www.mondoposte.it/smf/index.php?topic=5307.30

(vedi alla stessa pagina gli altri link)
_ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _

Per le sentenze "gemelle" vedi la citazione allo:

interv. #32
http://www.mondoposte.it/smf/index.php?topic=5307.30
« Ultima modifica: Settembre 01, 2011, 12:41:46 da luca_1966 » Registrato
luca_1966
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« Risposta #31 inserito:: Settembre 10, 2011, 13:28:52 »

Per la disapplicazione (da parte di alcuni giudici di merito) delle disposizioni relative all'indennità omnicomprensiva della L. 183/2010 (Collegato lavoro, art. 32) ai casi di illegittimità del termine di contratti di somministrazione, vedi:

interv. #105
http://www.mondoposte.it/smf/index.php?topic=4471.msg94198#msg94198
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luca_1966
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« Risposta #32 inserito:: Settembre 10, 2011, 18:34:15 »

Per la puntuale applicazione (da parte di alcuni giudici di merito) delle disposizioni relative all'indennità omnicomprensiva della L. 183/2010 (Collegato lavoro, art. 32) ai casi di illegittimità del termine di contratti di somministrazione, vedi:

http://www.indicitalia.it/Articoli/esploso.aspx?ID=1027979&linkparam=In%20Primo%20Piano&Title=Risarcimento+limitato+anche+in+caso+di+somministrazione+illegittima

Il Tribunale di Roma, nella sentenza in commento, ha rilevato la genericità delle ragioni giustificatrici indicate nel contratto di lavoro somministrato ed ai sensi dell’art. 27, D.Lgs. 276/03 ha costituito un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, con effetto dall’inizio delle prestazioni, limitando però il risarcimento a 5 mensilità in applicazione dell’art. 32, co. 5, L. 183/10.

L’applicazione di tale norma alla somministrazione appare del resto come una conseguenza naturale del coordinamento esistente fra la disciplina di quest’ultimo istituto con quella del lavoro a termine, di cui al D.Lgs. 368/01. Com’è noto, infatti, in carenza dei presupposti legittimanti la somministrazione, il lavoratore può chiedere la costituzione di un rapporto di lavoro alle dipendenze dell’utilizzatore, con effetto dall'inizio della somministrazione, ai sensi dell’art. 27, D.Lgs. 276/03. La norma ha, in sostanza, il fine di dare una veste giuridica al rapporto di fatto intercorso fra lavoratore ed utilizzatore, che va a sovrapporsi attraverso una sentenza costitutiva, con effetto retroattivo, a quello di lavoro somministrato nullo per violazione di norme imperative (artt. 20 e 21, D.Lgs. 276/03).

Diverso il caso del rapporto a tempo determinato, in cui l’assenza delle condizioni di legittimità della clausola appositiva del termine determina la nullità parziale del contratto che, espunta la clausola viziata, rimane valido per il resto e giuridicamente si considera mai interrotto.

Ora, ancorché il contratto a tempo determinato parzialmente nullo venga conservato, depurato dalla clausola appositiva del termine, mentre nella somministrazione il rapporto con l’utilizzatore sia costituito retroattivamente ope iudicis, la conseguenza dell’illegittima apposizione di un termine consiste in entrambi i casi nella prosecuzione del rapporto [di lavoro] a tempo indeterminato, e, sino all’introduzione dell’art. 32, co. 5, comportava l’obbligo del datore di risarcire il danno in misura pari alle retribuzioni dalla data dell’offerta della prestazione all’effettiva riammissione in servizio del lavoratore.

Le osservazioni dei primi commentatori e le applicazioni giurisprudenziali più recenti dell’art. 32, co. 5, possono considerarsi egualmente valide anche con riferimento all’istituto della somministrazione.
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luca_1966
Utente non iscritto
« Risposta #33 inserito:: Settembre 21, 2011, 00:35:50 »

Con riferimento alla recente sentenza di Cassazione n. 15614 del 17 luglio 2011, ed in particolare ad alcuni aspetti inerenti la somministrazione (L. 1369/1960 e L. 196/97): ..

interv. #1174
http://www.mondoposte.it/smf/index.php?topic=4785.1170

torna utile un'altra sentenza (vedi in viola corsivo):

TRIBUNALE DI TRANI
Sent. del 22/09/2008

<< (...) Il comma 4 dell’art. 20, DLgs 276/2003, consente la somministrazione di lavoro a termine a fronte di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo e sostitutivo, secondo la identica nozione delle acausali ragioni legittime del ricorso al contratto a tempo determinato individuate dall’art. 1, DLgs 368/2001.

(...)

La B. spa..ha fatto ricorso ..nel 2004 al contratto a termine [in oggetto], senza specificare le ragioni giustificatrici.., per il servizio di pulizia degli immobili urbani comunali.., uno dei servizi principali che la società si è impegnata a rendere al Comune di.. con contratto sottoscritto il 25/1/01, per la durata di 15 anni, e, per il quale, in considerazione del vasto numero degli immobili da pulire, necessitava di personale per far fronte a fisiologiche carenze di organico. Tanto è vero che, nel periodo per cui è causa, ha proceduto, in tutti i mesi dell’anno, e, quindi, con continuità, all’assunzione di altri lavoratori (anche per il tramite di imprese di fornitura di prestazioni di lavoro temporaneo), per lo svolgimento delle medesime mansioni di quelle svolte dal ricorrente.

Da quanto precede deriva un “modus operandi” ..di piena consapevolezza dei propri limiti di organico, a fronte dello svolgimento di un’attività aziendale di carattere del tutto ordinaria, e che era questo l’unico motivo determinante per l’adozione di tipologie contrattuali flessibili.

L’abuso di tali forme contrattuali, impone l’esame del quadro sanzionatorio previsto in tema di somministrazione, ambito in cui, ..per effetto della prima formulazione del DLgs 276 del 2003, non era prevista alcuna sanzione espressa per le ipotesi di appalto o distacconon genuini”, ed era quindi necessario richiamare i principi generali. Con il decreto correttivo n. 251 del 2004, è invece stato poi aggiunto all’art. 29 il comma 3 bis, ed all’art. 30 il comma 4 bis, rispettivamente per l’appalto ed il distacco: per disporre che, in carenza dei requisiti costitutivi delle diverse figure, il lavoratore possa chiedere la costituzione di un rapporto di lavoro direttamente con l’utilizzatore.

L’art. 29, comma 1, L. 276/2003, fra l’altro, non regola i vizi del contratto, ma individua i criteri per distinguere l’appalto da ciò che appalto non è; ed è, invece, somministrazione di lavoro; riportando, in questa categoria, tutte le ipotesi di scissione tra datore di lavoro formale ed utilizzatore delle prestazioni, che, quando non sono conformi alla legge, danno luogo all’interposizione di manodopera, prima vietata dall’art. 1, L. n. 1369/1960, ed oggi, abrogata quella legge, vietata, perché rientrante nella fattispecie somministrazione illecita.

Al riguardo: ..

CASSAZIONE PENALE
Sent. n. 2583 del 26/01/2004

(in Lav. Giur. 2005, 954), ..si è così espressa:

se si tiene presente la chiara opzione non formalistica del legislatore nella soggetta materia, per cui i contratti valgono per il loro contenuto effettivo e non per il “nomen iuris” loro assegnato, e si considera la distinzione tra somministrazione di lavoro e appalto di servizi, ribadita dall’art. 29, DLgs n. 276/2003, per cui sussiste l’appalto solo nel caso in cui l’organizzazione dei mezzi produttivi, la direzione dei lavoratori ed il rischio d’impresa sono intestati all’appaltatore, e non al committente o utilizzatore delle prestazioni, se ne deve concludere che ogni volta che un imprenditore utilizzi prestazioni di lavoro fornite da altri, assumendosi però l’organizzazione dei mezzi, la direzione dei lavori e il rischio d’impresa, si concretizza una somministrazione di manodopera, che resta vietata e penalmente sanzionata se priva dei requisiti soggettivi e oggettivi prescritti dalla nuova legge. Per conseguenza, quello che secondo la legge abrogata era considerato appalto di mere prestazioni di lavoro, perché l’appaltatore impiegava capitali, macchine ed attrezzature fornite dal committente (art. 1, comma 3, L. 1369/1960), è ora qualificato come somministrazione di lavoro, ed è ugualmente punito se esercitato da soggetti non abilitati o fuori delle ipotesi previste dalla nuova legge”.

Si deve quindi concludere, che il sistema sanzionatorio introdotto dalla riforma del 2003 [2004] è rimasto articolato su tre distinte fattispecie:

1) la somministrazione nulla (art. 21), in carenza di forma scritta ad substantiam;
2) la somministrazione fraudolenta (art. 28), che si realizza allorquando la stessa venga posta in essere con la specifica finalità di eludere norme inderogabili di legge o di contratto collettivo, e
3) la somministrazione irregolare (art. 27), che si ha quando è svolta fuori dai limiti e dalle condizioni di ricorso all’istituto giuridico.

(cfr. P. Rausei, Il sistema sanzionatorio delle esternalizzazioni, in Working paper ADAPT, n. 21 del 2006).

(...)

Il Giudice del Lavoro: Dr.ssa M. A. La Notte Chirone>>.

..la sentenza continua:
http://bollettinoadapt.unimore.it/allegati/09_6_11_S0MMINISTRAZIONE.pdf
« Ultima modifica: Settembre 21, 2011, 00:59:49 da luca_1966 » Registrato
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« Risposta #34 inserito:: Novembre 07, 2011, 22:55:05 »

SOMMINISTRAZIONE a tempo determinato

FEDERALISMO GIURIDICO nel VENETO

Assolavoro, 29/3/2011

Tribunale di Vicenza (sent. 17/02/2011 - proc. n. 1378/2009): NULLITÀ del contratto di somministrazione solo IN caso di MANCANZA DI CAUSALE; insindacabilità nel merito delle scelte imprenditoriali
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Assolavoro, 18/5/2011

Tribunale di Bassano del Grappa (sent. 22/3/2011 - Guida al Lavoro n. 20/2011): DIFFERENZE, sia sotto il profilo del dato testuale che della ratio, tra la disciplina del CONTRATTO A TEMINE (art. 1 D. lgs. 368/2001) e quella della SOMMINISTRAZIONE di lavoro A TEMPO DETERMINATO (art. 20, c. 4 D. lgs. 276/2003), soprattutto in relazione alla necessità di specificare la CAUSALE del contratto.
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Assolavoro, 29/8/2011

Il Tribunale di Treviso (sent. n. 374 del 27/07/2011) ha ESCLUSO l'esistenza di un OBBLIGO DI INDICAZIONE in materia specifica DEI MOTIVI DI RICORSO ALLA SOMMINISTRAZIONE di manodopera, osservando che l'art. 20, comma 4, del D.L.vo n. 276/2003, non pone alcun vincolo in merito alla apposizione delle causali.

http://www.assolavoro.eu/home.asp?scelta=2
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Calabrialavoro, 2/9/2011

Il Giudice del lavoro di Treviso, nella sentenza n. 374 del 27/07/2011, decreta che non è obbligatorio indicare in maniera specifica i motivi di ricorso alla somministrazione di manodopera. Il decreto legislativo 276/03 (legge Biagi) precisa che il contratto commerciale deve indicare i casi e le ragioni di carattere tecnico, organizzativo, produttivo o sostitutivo che hanno reso necessario il ricorso al lavoro somministrato. Per il giudice di Treviso, tale obbligo è solo formale, in quanto l’articolo 20, comma 4, del decreto 276/2003, non pone alcun vincolo al contenuto concreto che deve avere l’indicazione delle causali. Pertanto, la validità del contratto non può essere contestata solo sulla base della presunta genericità della causale. Tale orientamento è, tra l’altro, conforme alla normativa comunitaria, che considera illegittima ogni forma di restrizione del lavoro somministrato (direttiva 104/2008 sul lavoro tramite agenzia).

Ma la causale rimane molto importante per la maggior parte dei giudici, secondo i quali il contratto di somministrazione deve indicare in maniera puntuale e specifica le ragioni di ricorso al lavoro temporaneo, pena l’irregolarità della costituzione del rapporto commerciale. (G-Ilaria Laudisa)

http://www.calabrialavoro.eu/news/index.php?option=com_content&view=article&id=1051:ricorso-alla-somministrazione-di-manodopera&catid=140:in-evidenza&Itemid=409

TRIBUNALE DI PADOVA
Sent. del 13/7/2010

Causale: "esigenze connesse a una punta di più intensa attività".

<<..IN ASSENZA DI SPECIFICAZIONI, È ALLA RADICE ESCLUSA QUALUNQUE VERIFICA DEL RAPPORTO CAUSALE TRA LA NECESSARIA TEMPORANEITÀ OGGETTIVA DELLE ESIGENZE AZIENDALI AL MOMENTO DELL'ASSUNZIONE DA UN LATO, E LE CARATTERISTICHE PROPRIE DELLA SPECIFICA UNITÀ PRODUTTIVA DI DESTINAZIONE, NONCHÉ DELL'ALLOCAZIONE DEL LAVORATORE NEL SISTEMA PRODUTTIVO DALL'ALTRO.

..È PUR VERO CHE IL CONTRATTO DI SOMMINISTRAZIONE TRA SOMMINISTRATORE ED UTILIZZATORE HA CARATTERE COMMERCIALE, MA È ALTRETTANTO VERO CHE LA TIPOLOGIA PROPRIA DEL LAVORO SUBORDINATO INTERCORRENTE TRA LAVORATORE A TERMINE E SOMMINISTRATORE PRESENTA LE MEDESIME RAGIONI DI TUTELA PREVISTE DAL LEGISLATORE SIA NAZIONALE CHE COMUNITARIO PER IL RAPPORTO DI LAVORO A TEMPO DETERMINATO.

La resistente rileva che l'assimilazione tra le discipline del lavoro somministrato e quello a termine sarebbe indebita, richiedendo la prima che le esigenze oggettive siano <<indicate>>; l'altra, che siano <<"specificate">>...

Padova, 13/7/2010

Il Giudice Francesco Perrone

http://www.mdpassociati.it/downloads/SENTENZA_TRIBUNALE_DI_PADOVA.pdf
« Ultima modifica: Novembre 08, 2011, 00:29:33 da luca_1966 » Registrato
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Utente non iscritto
« Risposta #35 inserito:: Novembre 08, 2011, 00:18:35 »

Tribunale di Treviso (sent. n. 374 del 27/07/2011)

..non è obbligatorio indicare in maniera specifica i motivi di ricorso alla somministrazione.. L’articolo 20, c. 4, DLgs 276/2003, non pone alcun vincolo al contenuto concreto che deve avere l’indicazione delle causali. Pertanto, la validità del contratto non può essere contestata solo sulla base della presunta genericità della causale. Tale orientamento è ..conforme alla normativa comunitaria, che considera illegittima ogni forma di restrizione del lavoro somministrato (direttiva 104/2008 sul lavoro tramite agenzia).

DIRETTIVA 2008/104/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO
del 19/11/2008, relativa al lavoro tramite agenzia interinale

testo integrale
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2008:327:0009:0014:IT:PDF

..Il 27/9/1995 la Commissione ha consultato le parti sociali a livello comunitario a norma dell’articolo 138, paragrafo 2, del trattato sul possibile orientamento di un’azione da adottare a livello comunitario relativa alla flessibilità dell’orario di lavoro e alla garanzia del posto di lavoro per i lavoratori. ..Il 9 aprile 1996 ha ulteriormente consultato le parti sociali ..sul contenuto della proposta prevista.

Nel preambolo dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato concluso il 18/3/1999, le parti firmatarie hanno dichiarato che intendono valutare la necessità di un accordo analogo per il lavoro tramite agenzia interinale e hanno deciso di non inserire i lavoratori tramite agenzia interinale nella direttiva sul lavoro a tempo determinato.

..Il 21/5/2001 le parti sociali hanno riconosciuto che i loro negoziati sul lavoro tramite agenzia interinale non avevano condotto a un accordo.

Nel marzo 2005 il Consiglio europeo ha ritenuto indispensabile rilanciare la strategia di Lisbona e procedere a un riorientamento delle priorità verso la crescita e l’occupazione. Il Consiglio ha approvato gli orientamenti integrati per la crescita e l’occupazione 2005-2008 che cercano tra l’altro di favorire al tempo stesso flessibilità e sicurezza occupazionale e di ridurre la segmentazione del mercato del lavoro, tenendo debito conto del ruolo delle parti sociali.

..Il Consiglio europeo ha ritenuto che, per i lavoratori e le imprese, nuove forme di organizzazione del lavoro e una maggiore differenziazione dei contratti, che combinino meglio flessibilità e sicurezza, contribuiscano a migliorare la capacità di adattamento. Inoltre, il Consiglio europeo del dicembre 2007 ha approvato i principi comuni concordati di flessicurezza che rappresentano l’equilibrio tra la flessibilità e la sicurezza sul mercato del lavoro e aiutano sia i lavoratori sia i datori di lavoro a cogliere le opportunità offerte dalla globalizzazione.

Il ricorso al lavoro temporaneo tramite agenzia, la posizione giuridica, lo status e le condizioni di lavoro dei lavoratori tramite agenzia interinale nell’Unione europea sono caratterizzati da una grande diversità.

Il lavoro tramite agenzia interinale risponde non solo alle esigenze di flessibilità delle imprese ma anche alla necessità di conciliare la vita privata e la vita professionale dei lavoratori dipendenti. Contribuisce pertanto alla creazione di posti di lavoro e alla partecipazione al mercato del lavoro e all’inserimento in tale mercato.

I contratti di lavoro a tempo indeterminato rappresentano la forma comune dei rapporti di lavoro. Nel caso dei lavoratori legati all’agenzia interinale da un contratto a tempo indeterminato, tenendo conto della particolare tutela garantita da tale contratto, occorrerebbe prevedere la possibilità di derogare alle norme applicabili nell’impresa utilizzatrice.

..In determinate circostanze limitate, gli Stati membri dovrebbero poter derogare, sulla base di un accordo concluso dalle parti sociali a livello nazionale, entro dei limiti, al principio della parità di trattamento, purché sia previsto un livello di tutela adeguato.

Il miglioramento della base minima di tutela dei lavoratori tramite agenzia interinale dovrebbe essere accompagnato da un riesame delle eventuali restrizioni o divieti imposti al ricorso al lavoro tramite agenzia interinale. Essi possono essere giustificati soltanto da ragioni d’interesse generale che investono in particolare la tutela dei lavoratori, le prescrizioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro nonché la necessità di garantire il buon funzionamento del mercato del lavoro e la prevenzione di abusi.

Le disposizioni della presente direttiva relative alle restrizioni o ai divieti di ricorso al lavoro tramite agenzia interinale non pregiudicano legislazioni o prassi nazionali che vietano di sostituire lavoratori in sciopero con lavoratori tramite agenzia interinale.

Gli Stati membri dovrebbero prevedere procedure amministrative o giudiziarie al fine di salvaguardare i diritti dei lavoratori tramite agenzia interinale e dovrebbero prevedere sanzioni effettive, dissuasive e proporzionate in caso di mancata ottemperanza agli obblighi previsti dalla presente direttiva.

La presente direttiva dovrebbe essere applicata nel rispetto delle disposizioni del trattato in materia di libera prestazione di servizi e libertà di stabilimento e fatta salva la direttiva 96/71/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 1996, relativa al distacco dei lavoratori nell’ambito di una prestazione di servizi.

Articolo 2, Finalità

La presente direttiva è volta a garantire la tutela dei lavoratori tramite agenzia interinale e migliorare la qualità del lavoro tramite agenzia interinale garantendo il rispetto del principio della parità di trattamento di cui all’articolo 5 nei confronti dei lavoratori tramite agenzia interinale e riconoscendo tali agenzie quali datori di lavoro, tenendo conto nel contempo della necessità di inquadrare adeguatamente il ricorso al lavoro tramite agenzia interinale al fine di contribuire efficacemente alla creazione di posti di lavoro e allo sviluppo di forme di lavoro flessibili.

Articolo 4, Riesame dei divieti e delle restrizioni

1. I divieti o le restrizioni imposti quanto al ricorso al lavoro tramite agenzie di lavoro interinale sono giustificati soltanto da ragioni d’interesse generale che investono in particolare la tutela dei lavoratori tramite agenzia interinale, le prescrizioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro o la necessità di garantire il buon funzionamento del mercato del lavoro e la prevenzione di abusi.

2. Entro il 5 dicembre 2011 gli Stati membri, previa consultazione delle parti sociali, conformemente alla legislazione dei contratti collettivi e delle prassi nazionali, riesaminano le restrizioni o i divieti sul ricorso al lavoro tramite agenzia interinale al fine di accertarne la fondatezza in forza delle disposizioni di cui al paragrafo 1.

Articolo 5, Principio della parità di trattamento

1. Per tutta la durata della missione presso un’impresa utilizzatrice, le condizioni di base di lavoro e d’occupazione dei lavoratori tramite agenzia interinale sono almeno identiche a quelle che si applicherebbero loro se fossero direttamente impiegati dalla stessa impresa per svolgervi il medesimo lavoro.

3. Dopo aver consultato le parti sociali, gli Stati membri possono accordare loro, al livello appropriato e alle condizioni da essi previste, l’opzione di mantenere o concludere contratti collettivi che, nel rispetto della protezione globale dei lavoratori tramite agenzia interinale, possono stabilire modalità alternative riguardanti le condizioni di lavoro e d’occupazione dei lavoratori tramite agenzia interinale, diverse da quelle di cui al paragrafo 1.

4. ..gli Stati membri che non possiedono né un sistema legislativo che dichiari i contratti collettivi universalmente applicabili, né un sistema legislativo o di prassi che consenta di estendere le disposizioni di tali contratti a tutte le imprese simili in un determinato settore o area geografica possono, previa consultazione delle parti sociali a livello nazionale e in base a un accordo concluso dalle stesse, stabilire modalità alternative riguardanti le condizioni di base di lavoro e d’occupazione in deroga al principio di cui al paragrafo 1.

Articolo 6, Accesso all’occupazione, alle attrezzature collettive e alla formazione professionale

2. Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché siano dichiarate nulle o possano essere dichiarate nulle le clausole che vietano o che abbiano l’effetto d’impedire la stipulazione di un contratto di lavoro o l’avvio di un rapporto di lavoro tra l’impresa utilizzatrice e il lavoratore tramite agenzia interinale al termine della sua missione.

 Articolo 8, Informazione dei rappresentanti dei lavoratori

..l’impresa utilizzatrice è tenuta a fornire informazioni adeguate sul ricorso a lavoratori tramite agenzia interinale all’interno dell’impresa all’atto della presentazione dei dati sulla propria situazione occupazionale agli organi rappresentativi dei lavoratori, istituiti conformemente alla normativa comunitaria e nazionale.

Articolo 9, Requisiti minimi

1. La presente direttiva lascia impregiudicato il diritto degli Stati membri di applicare o introdurre disposizioni legislative, regolamentari o amministrative più favorevoli ai lavoratori, o di agevolare o consentire contratti collettivi o accordi conclusi tra le parti sociali più favorevoli ai lavoratori.

2. In nessun caso l’attuazione della presente direttiva costituisce una ragione sufficiente per giustificare una riduzione del livello generale di protezione dei lavoratori rientranti nel suo ambito d’applicazione. La sua attuazione lascia impregiudicati i diritti degli Stati membri e/o delle parti sociali, tenuto conto di eventuali cambiamenti della situazione, di emettere disposizioni legislative, regolamentari o contrattuali diverse da quelle che esistono al momento dell’adozione della presente direttiva, purché i requisiti minimi previsti dalla presente direttiva siano rispettati.

Articolo 11, Attuazione

1. Gli Stati membri adottano e pubblicano le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per  conformarsi alla presente direttiva entro il 5 dicembre 2011, o si accertano che le parti sociali attuino le disposizioni necessarie mediante accordo, mentre gli Stati membri devono adottare tutte le misure necessarie a consentire loro di garantire in qualsiasi momento il conseguimento degli obiettivi della presente direttiva. Essi ne informano immediatamente la Commissione.

Fatto a Strasburgo, addì 19 novembre 2008.

Parlamento europeo e Consiglio (i presidenti)
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luca_1966
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« Risposta #36 inserito:: Febbraio 18, 2012, 14:53:06 »

NUOVA FRONTIERA DEL LAVORO FLESSIBILE: VIZI DEL CONTRATTO DI LAVORO A TEMPO DETERMINATO E REGOLARITÀ DI QUELLO COMMERCIALE IN SOMMINISTRAZIONE

http://www.diritto.it/docs/33025-la-nuova-frontiera-del-lavoro-flessibile-i-vizi-del-contratto-di-lavoro-a-tempo-determinato-e-la-regolarita-di-quello-commerciale-in-somministrazione?page=1

Con sentenza n. 5 del 12/1/2012, che qui si commenta, il Tribunale di Lanciano, in funzione di Giudice del Lavoro nella persona della dott.ssa Flavia Grilli, ha affrontato sia il tema del contratto di lavoro in somministrazione (ex Dlgs n. 276/03) che di quello tipicamente a tempo determinato (Dlgs. N. 368/01).

Il caso riguardava una lavoratrice che a far data dall’anno 2006 e sino a tutto il 2008 ebbe a prestare la propria prestazione lavorativa nell’interesse e sotto la direzione di una nota società automobilistica italiana, dapprima per il tramite di una serie di contratti di somministrazione (e successive proroghe) e in seguito con la sottoscrizione di un tipico contratto di lavoro subordinato a tempo determinato.

Per quanto concerne la prima fattispecie contrattuale, con la domanda azionata la dipendente eccepiva la nullità sia del contratto di lavoro in somministrazione che di quello commerciale in somministrazione per l’estrema genericità delle ragioni che ne avevano giustificato l’apposizione del termine, risolvendosi, dette motivazioni, in un mero e tautologico richiamo delle causali previste ex lege.

La tesi di parte ricorrente si fondava sulle seguenti argomentazioni:

1) nel contratto individuale stipulato direttamente con l’Agenzia di Lavoro non vi era indicazione alcuna e/o era riportata in via estremamente generica la ragione che aveva giustificato l’utilizzo temporaneo della singola risorsa umana;
2) anche al momento dell’invio presso l’utilizzatore, alcuna informazione veniva a lei fornita sulle ragioni di carattere tecnico, organizzativo, produttivo e sostitutivo che ebbero verosimilmente a giustificare il ricorso alla somministrazione;
3) non avendo mai avuto una copia del contratto commerciale stipulato tra somministratore ed utilizzatore, con ogni probabilità anche quest’ultimo non conteneva alcuna specificazione delle ragioni suddette;
4) considerato che il requisito formale è previsto ab substantiam, ossia a pena di nullità (parziale) del contratto, la sua mancanza avrebbe inesorabilmente invalidato, e reso irregolare, anche il contratto commerciale di somministrazione con l’effetto dell’instaurazione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato direttamente con l’utilizzatore, ovverosia con colui che di fatto aveva sempre beneficiato della prestazione lavorativa della ricorrente.

Compendiando, veniva adito il predetto Tribunale per violazione degli artt. 20 e 21, comma 1 lett. a), b), c), d) ed e), comma 2 del Dlgs n. 276/03, con conseguente applicazione della sanzione prevista dal successivo art. 27 (costituzione di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato con l’utilizzatore a dar data dalla costituzione del rapporto). A parere della ricorrente, infatti, la fattispecie in esame rappresentava un esempio, fra i tanti, di ricorso abusivo a forme sistematiche di sostituzione del personale, un fraudolento tentativo di render tipico quel lavoro atipico a forte contenuto di precarietà.

Nel costituirsi regolarmente in giudizio, l’Agenzia per il lavoro chiedeva il rigetto delle richieste attoree in quanto ritenute infondate; in via subordinata, in caso di accoglimento della domanda, chiedeva fosse riconosciuto un risarcimento del danno commisurato alle retribuzioni non percepite, con detrazione, però, dell’aliunde perceptum.

Si costituiva in giudizio anche la società utilizzatrice eccependo preliminarmente la nullità del ricorso e delle domande in esso formulate a causa della indeterminatezza ed indeterminabilità del petitum, nonché per l’inammissibilità della stessa domanda la quale, invero, doveva riferirsi unicamente al rapporto di lavoro intercorso tra il somministratore e il proprio dipendente; nel merito, invece, contestava specificamente ogni avversa deduzione rilevando che, da un punto di vista sostanziale, le esigenze che avevano giustificato il ricorso alla somministrazione erano vere ed effettivamente sussistenti.

Disattese e rigettate tutte le eccezioni preliminari, il Tribunale di Lanciano rilevava - in limine - come alcun dubbio potevasi sollevare sull’estrema genericità della motivazione sottesa al contratto di lavoro temporaneo (quello, cioè, sottoscritto dal somministratore e dal lavoratore), in quanto priva di qualsivoglia specificità e risoltasi in un mero richiamo alle ragioni di legge.

Da tale premessa, quindi, occorreva esaminare la fondamentale questione relativa all’ambito di operatività della sanzione prevista dall’art. 27, co. 1, Dlgs n. 276/03; in sostanza, risultava doveroso verificare, a detta del Giudice adito, «se la sanzione ivi prevista (costituzione di un rapporto a tempo indeterminato con il soggetto utilizzatore) possa colpire anche la mancata specificazione in forma scritta nel contratto di lavoro delle ragioni giustificative del ricorso alla somministrazione».

Sul punto è di certo noto il consolidato orientamento della giurisprudenza di merito che ha ritenuto imprescindibile, ai fini della regolarità della somministrazione, l’indicazione specifica ed esaustiva delle ragioni giustificatrici del termine sia nel contratto di somministrazione che nel contratto individuale di lavoro. Si è costantemente ritenuto, infatti, che:

 - nel contratto di lavoro a termine alle dipendenze del somministratore occorre necessariamente specificare in forma scritta gli elementi indicati nel comma 1 dell’art. 21, tra cui “i casi e le ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo”, in quanto ciò è espressamente previsto e disciplinato dal disposto normativo ex art. 21, comma 3 (“le informazioni di cui al comma 1, nonché la data di inizio e la durata prevedibile dell’attività lavorativa presso l’utilizzatore, devono essere comunicate per iscritto al prestatore di lavoro da parte del somministratore all’atto della stipulazione del contratto di lavoro ovvero all’atto dell’invio presso l’utilizzatore”);
 - l’art. 22, comma 2, Dlgs. n. 276/03 richiama espressamente la disciplina di cui all’art. 1, comma 2, Dlgs. n. 368/01; da ciò ne deriva che è proprio il citato art. 1, comma 2, Dlgs. n. 368/01 a determinare poi l’effetto della caduta del termine per la sua nullità, nel caso appunto di mancata specificazione per iscritto dei casi e della ragioni di cui ai commi 3 e 4 dell’art. 20, con conseguente costituzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato alle dipendenze dell’utilizzatore.

In conclusione, la norma dell’art. 27 andrebbe letta congiuntamente a quella dell’art. 22, comma 2, che a sua volta richiama la disciplina del contratto a termine, in quanto compatibile.

Da tale ricostruzione deriva, tra l’altro, che in giudizio l’utilizzatore non può dare ingresso e fornire prova sulla concreta esistenza delle ragioni giustificative qualora nel testo negoziale (del contratto di lavoro a termine alle dipendenze del somministratore) manchi l’elemento formale proprio della fattispecie e/o sia del tutto generico e privo, quindi, della specificazione richiesta.

A tale orientamento giurisprudenziale, però, se ne contrappone un altro cui lo stesso Tribunale di Lanciano, nella sentenza in commento, ha inteso aderire condividendone le motivazioni.

È stato ribadito, infatti, che «il vizio formale della insufficiente specificazione scritta delle ragioni che giustificano l’apposizione del termine nel contratto di assunzione può essere fatto valere dal lavoratore solo nei confronti del somministratore».

Si è aggiunto, inoltre, che «la sanzione stabilita dall’art. 27 non può ritenersi operante in detti casi sia perché l’utilizzatore è estraneo al contratto di lavoro stipulato inter alios, sia perché l’estensione dell’art. 27 comporterebbe una sorta di responsabilità per fatto altrui, difficilmente compatibile con le regole proprie della responsabilità contrattuale».

In conclusione, a parere del giudicante «la costituzione di un rapporto di lavoro direttamente con l’utilizzatore può verificarsi solo se un vizio di forma riguardi il contratto commerciale di somministrazione e non anche se vi siano vizi formali riguardanti il contratto di assunzione stipulato tra somministratore e lavoratore, vizi che non potranno ricadere sull’utilizzatore».

Nella fattispecie in esame, quindi, appariva irrilevante accertare se la clausola che esplicitava le ragioni dell’assunzione temporanea nel contratto di lavoro fosse o meno dotata di specificità, avendo la ricorrente chiesto l’accertamento della sussistenza di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato unicamente in capo alla società utilizzatrice.

Semmai, rilevava il Giudice del Lavoro di Lanciano, era importante verificare giudizialmente - anche in ragione delle richieste formulate dalla lavoratrice, nonché, e soprattutto, alla luce della recente sentenza n. 15610/2011 emessa dalla Suprema Corte di Cassazione - l’effettiva esistenza di dette ragioni.

Ebbene, sulla base della documentazione prodotta dalle parti e delle risultanze delle prove orali ammesse, veniva accertato in positivo l’esistenza delle causali del ricorso alla somministrazione a far data dal momento della stipula del contratto. La società convenuta in giudizio, quindi, aveva soddisfatto quell’onere probatorio che di fatto le incombeva.

Diversamente, in ordine all’eccepito vizio formale e sostanziale del contratto di lavoro a tempo determinato successivamente stipulato dalla società (ex utilizzatrice) direttamente con la ricorrente, il Tribunale di Lanciano preliminarmente osservava che nella nuova previsione di cui all’art. 1 Dlgs. n. 368/01 «l’ambito delle possibilità di stipulazione a termine si è molto ampliato e ciò appare coerente con il disegno di flessibilità che la legislazione vuole portare a compimento. Ciò non significa, tuttavia, che l’apposizione di un termine al contratto di lavoro non continui a costituire una possibilità ammessa in via d’eccezione ed in presenza di determinate circostanze, la cui sussistenza deve essere controllabile logicamente; la regola continua dunque ad essere quella che il rapporto di lavoro normalmente deve essere stipulato a tempo indeterminato».

Venendo, quindi, al merito della questione, il Giudice riteneva che nel contratto di lavoro erano state formulate, in modo sufficientemente specifico, le ragioni dell’assunzione a termine.

Pur tuttavia, da un punto di vista sostanziale, l’effettiva esigenza datoriale non risultava essere, “in concreto”, esistente. Nel premettere, infatti, che «la temporaneità della prestazione deve essere la dimensione in cui deve essere misurata la ragionevolezza delle esigenze (tecniche, organizzative, produttive o sostitutive) poste a fondamento della stipulazione del contratto a termine», si rilevava che nel caso di specie non era stata affatto giustificata né tantomeno resa evidente «la specifica connessione tra la durata solo temporanea della prestazione e le esigenze produttive della datrice di lavoro».

In definitiva, da una valutazione complessiva degli elementi acquisiti in giudizio si riteneva che la ricorrente fosse stata assunta «per far fronte ad un normale e fisiologico fabbisogno di manodopera e per coprire dunque una carenza di personale divenuta ormai strutturale all’interno dell’azienda».

Alla luce delle considerazioni che precedono, il Tribunale di Lanciano accertava e dichiarava la nullità della clausola appositiva del termine, affermando la sussistenza di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato tra la lavoratrice e la società resistente con conseguente condanna di quest’ultima al ripristino immediato dell’effettività del rapporto, nonché alla corresponsione di una indennità risarcitoria ex art. 32, comma 5, L. n. 183/2010.
_ _ _ _

Giusto rilievo merita la pronuncia in commento per aver condiviso un orientamento giurisprudenziale che sembra delineare quella che è la nuova frontiera del lavoro flessibile: contrariamente a quanto previsto dalla norma transitoria di cui al Dlgs. n. 276/03, art. 86, comma 3, irrilevanti, appaiono, la temporaneità e l’eccezionalità delle esigenze organizzative richieste per la somministrazione a termine.

Al fine, infatti, di escludere il perseguimento di finalità elusive delle norme inderogabili di legge o di contratto collettivo, nonché al fine di mascherare situazioni niente affatto rispondenti a quelle contemplate dalla norma di cui all’art. 20, co. 4, Dlgs. n. 276/03, è necessario un controllo non sul merito delle scelte imprenditoriali, bensì, e più semplicemente, sull’effettiva esistenza delle esigenze alle quali si ricollega l’assunzione del singolo dipendente.

Non è richiesto, come invece previsto e disciplinato per il tipico contratto a tempo determinato, una specificazione ed indicazione esaustiva della causale all’interno del contratto commerciale di somministrazione, bensì, ed unicamente, la reale e “concreta” esistenza della stessa.

L’onere probatorio, quindi, sembra prevalere sul dato formale.
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luca_1966
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« Risposta #37 inserito:: Febbraio 29, 2012, 19:47:15 »

Non è una sentenza, ma il Consiglio dei Ministri ..talvolta vale più che un giudice.. Si tratta dell'equiparazione tra somministrati e contrattisti a termine (questione, mi pare, già affrontata dalla Cassazione). Il passaggio si inquadra nell'ottica di valorizzare la funzione delle agenzie-lavoro, sebbene ieri abbia letto sul Secolo XIX che in Liguria ne stanno chiudendo tantissime. Restano insolute, ancora, le differenze applicative, tra somministrati e dipendenti diretti a termine, della legge 183/2010, art. 32 (Collegato lavoro). Secondo il criterio dell'equità (verso il basso), tanto caro a Monti, il risarcimento integrale del danno nel caso di nullità del termine, ancora riconosciuto agli "interinali", dovrebbe corrispondere ad un privilegio.. ma di rango costituzionale (vedi sent. C. Cost. n. 303/11). Il reintegro, in quest'ottica, costituisce naturalmente un vizio della legge.
_ _ _ _

CONSIGLIO DEI MINISTRI, COMUNICATO 24/02/2012

Il Consiglio dei Ministri si è riunito oggi alle ore 15,35 a Palazzo Chigi:
presidente: il Presidente del Consiglio, Mario Monti;
segretario: il Sottosegretario di Stato alla Presidenza, Antonio Catricalà.

Sono state approvate misure in tema di semplificazione fiscale, composizione dei Consigli provinciali, lavoro interinale, affari esteri, salute, contenimento della spesa pubblica. Di seguito, in sintesi, le novità principali, suddivise per tema:

(...)

3. LAVORO INTERINALE

Parità di trattamento, più facile accesso all’occupazione, equiparazione tra lavoratori interinali e lavoratori dipendenti dall’impresa in cui si presta il servizio.

Con l’approvazione del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per gli affari europei e del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, [..] ..del decreto legislativo che dà attuazione alla direttiva comunitaria 2008/104/CE, le agenzie di somministrazione italiane cambiano volto.

Il provvedimento, declinato in 8 articoli, serve a dotare il nostro mercato del lavoro di una serie di strumenti capaci di garantire trasparenza ed efficienza, favorendo l'inserimento e il reinserimento delle persone in cerca di occupazione, aumentando le tutele per i lavoratori. Il decreto, infatti, modificando le disposizioni del d.lgs. n. 276/2003 (“decreto Biagi”), aggiorna le norme in materia di lavoro interinale.

In particolare, viene ribadito il principio che per tutta la durata della missione i lavoratori dipendenti dell’agenzia hanno diritto a condizioni di base di lavoro e di occupazione che non possono essere complessivamente inferiori a quelle dei dipendenti di pari livello dell’impresa in cui si presta lavoro, a parità di mansioni svolte.

Viene regolamentato anche l’orario di lavoro, lo straordinario, le pause, i periodi di riposo, il lavoro notturno, le ferie e i giorni festivi, nonché la protezione per le donne in stato di gravidanza, la parità di trattamento fra uomo e donna ed altre misure volte ad evitare ogni forma di discriminazione.

Si introduce una disposizione che punisce con sanzione penale chiunque esiga o comunque percepisca compensi da parte del lavoratore in cambio di un’assunzione presso un’impresa utilizzatrice. Per questa violazione è prevista anche la cancellazione dall’albo delle agenzie per il lavoro.

Viene previsto, poi, che i lavoratori dipendenti dall’agenzia di lavoro siano informati dall’impresa presso la quale svolgono il servizio dei posti vacanti, affinché possano aspirare, al pari dei dipendenti della medesima impresa, a ricoprire posti di lavoro a tempo indeterminato.

Sono introdotte infine norme a tutela di alcune categorie di soggetti deboli o svantaggiati, individuate anche ai sensi del Regolamento comunitario n. 800/2008.

(...)

Il Consiglio è terminato alle ore 21,40.

(Altalex, 27 febbraio 2012. Comunicato del Consiglio dei Ministri n. 16 del 24/02/2012)


http://www.altalex.com/index.php?idnot=17342
« Ultima modifica: Febbraio 29, 2012, 19:50:11 da luca_1966 » Registrato
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« Risposta #38 inserito:: Marzo 07, 2012, 23:23:20 »

Tribunale di Napoli, sent. n.. del 17/11/2011, estensore Musella.

Commento:
http://sites.google.com/site/studiolegalemuggiaorlando/sentenze-2/collegato-al-lavoro

<<AL LAVORO INTERINALE SI APPLICA IL COLLEGATO AL LAVORO

L’art. 32, comma 5, legge n. 183/2010 deve ritenersi applicabile a tutte le ipotesi in cui, in sede giudiziaria, si opera una conversione del rapporto di lavoro a tempo determinato in rapporto di lavoro a tempo indeterminato a prescindere dal titolo giuridico, che, nel procedimento in oggetto, è originariamente il lavoro interinale a norma dell’art. 10, legge n. 196/1997 (fonte: Guida al Lavoro)>>.
_ _ _ _

In proposito la Cassazione non mi pare si sia ancora espressa. Ad oggi sono note solo tre sentenze (vedi alla citazione di seguito) della S.C. "applicative" ed interpretative dell'art. 32, legge 183/10 (oltre le tante altre inerenti unicamente la prassi di formale accoglimento, nel giudizio di legittimità, della relativa eccezione).

CASSAZIONE CIV. SEZ. LAVORO
Sent. n. 3305 del 2/3/2012
« Ultima modifica: Marzo 07, 2012, 23:45:30 da luca_1966 » Registrato
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« Risposta #39 inserito:: Marzo 12, 2012, 14:35:21 »

Nemmeno questa è una sentenza. Si tratta di un commento al provvedimento del C.d.M. di cui più sopra. Ma allora è vero che la riforma del lavoro è già in parte stata fatta.. nel silenzio, pare, delle "parti sociali". Eliminare la causale per l'utilizzo di lavoratori somministrati, definendo "buona" la flessibilità alla sola condizione che attinga dalle fasce svantaggiate non mi pare un bel passo. Soprattutto quando per svantaggiato si intenda un comune disoccupato. Dire che la causale alimenta solo chi si nutre di contenzioso equivale ad affermare che le leggi esistono solo per dar lavoro ai giudici. Se voliamo mutuare un adagio che ha valenza di legge, quello per cui il lavoro è normalmente a tempo indeterminato, potremmo sostenere che il lavoro è normalmente stabile, E NON FLESSIBILE. La flessibilità BUONA è pertanto quella fondata su una BUONA RAGIONE. E questa deve essere specificata. Caro il mio agente-lavoro.
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Il Giornale, 12 marzo 2012

«MA POSTO FISSO NON SIGNIFICA INAMOVIBILE»

«Un segnale positivo, speriamo sia il primo passo di un cammino che ridia centralità al lavoro stabile e che elimini il dualismo fra lavoratori ipergarantiti e non garantiti». Questo il giudizio di Stefano Colli-Lanzi, amministratore delegato di Gi Group (la prima multinazionale italiana del mercato del lavoro), sulle mosse del governo.

Limitandoci al mercato del lavoro, qual è la misura che più la induce all'ottimismo?
«L'abolizione della cosiddetta clausola causale per la somministrazione a tempo determinato di lavoratori in condizioni di disagio».

E cioè?
«Per i contratti in somministrazione a tempo determinato, le aziende potranno chiedere alle agenzie lavoratori in condizioni di disagio, come donne e giovani disoccupati, anche in assenza delle “ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo” che prima erano tassative».

Qual è il prossimo passo da compiere?
«L'abolizione della “causale” per i lavoratori somministrati sia a tempo determinato che indeterminato (staff leasing). Nel biennio 2010-2011 grazie all'abolizione della causale sui lavoratori in mobilità sono state ricollocate 70mila persone. E poi la causale non tutela i lavoratori, ma chi vive di contenzioso».

A parte la patologia, che caratteristiche dovrebbe avere un mercato del lavoro che favorisca la ripresa economica?
«Dobbiamo dare centralità a rapporti di lavoro stabili che portino le aziende e le persone ad investire reciprocamente».

E la flessibilità?
«Servono anche strumenti che consentano alle aziende di adeguare la forza lavoro alla produzione».

Dalla flessibilità alla precarietà...
«No. Perché il decreto del governo è anche il primo passo verso il riconoscimento del ruolo delle agenzie come Gi Group, che garantiscono stabilità ai lavoratori».

In che modo?
«Si parla di parità di retribuzione fra lavoratore a tempo indeterminato e lavoratore somministrato come di una novità, ma in realtà c'è da tempo. Anzi, il lavoratore somministrato è stabile e ha già garanzie in più: ogni 100 euro spesi per la sua retribuzione le agenzie ne accantonano 4 per formazione e riqualificazione».

Quindi la vostra ricetta è: più flessibilità e più ricorso alle agenzie di lavoro interinale.
«Si vada verso un contratto a tempo indeterminato che non significhi inamovibilità. E spostiamo la flessibilità, quella buona, sulle agenzie. E puntiamo sulle politiche attive».

Ovvero?
«Meno sussidi di disoccupazione e più supporto alla formazione e alla riqualificazione. Così il sistema è più efficiente. Su un campione di licenziati, l'85% ha trovato un nuovo posto in meno di 5 mesi».

Quali altre riforme servono?
«Bisogna togliere rigidità al contratto a tempo indeterminato, per esempio con il licenziamento per motivi economici. L'attuale sistema produce il basso livello delle retribuzioni e il dualismo tra lavoratori protetti e giovani che sono discriminati».

Bisogna abolire l'articolo 18?
«Non so se dire abolizione o revisione. Comunque, gli imprenditori devono poter valutare la produttività dei dipendenti e agire di conseguenza. L'attuale sistema induce le aziende a cercare strumenti al di fuori della legislazione, con contratti che non rispettano i minimi retributivi e contributivi».

Il lavoro flessibile deve essere retribuito meglio di quello stabile?
«Oppure deve avere più garanzie in termini di assicurazione, contribuzione e formazione».

Qual è la vostra posizione sull'apprendistato?
«È fondamentale. Spero che il prossimo accordo con i sindacati permetta alle agenzie di somministrarlo».

Quali sono le prospettive del vostro settore?
«Nel 2011 il settore è cresciuto del 15%, Gi Group un po' di più. Ma tutto nei primi 9 mesi. In settembre siamo entrati in recessione e le previsioni erano molto negative».

E adesso?
«Le prospettive sono migliori, anche perché il governo ha costruito condizioni di fiducia per la ripresa».

http://www.ilgiornale.it/interni/ma_posto_fisso_non_significa_inamovibile/12-03-2012/articolo-id=576823-page=0-comments=1


« Ultima modifica: Marzo 12, 2012, 14:42:53 da luca_1966 » Registrato
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« Risposta #40 inserito:: Marzo 13, 2012, 21:21:47 »

Dall'articolo qui sintetizzato si apprende che il Giudice G. Finazzi del Tribunale di Bergamo (sent. dell'8/3/12), conformemente alla sent. C. Cost. n. 303/11, NON applica alla somministrazione l'indennità omnicomprensiva di cui all'art. 32, legge 183/10 (c.d. Collegato lavoro), ma provvede al risarcimento integrale del danno (cui nel caso di specie viene detratto l'aliunde perceptum, la cui prova è stata diligentemente allegata in giudizio dall'attore). Riaffiora, pertanto, la curiosa disparità di trattamento tra lavoratori a termine in regime di somministrazione e contrattisti assunti direttamente.

ecodibergamo.it, 13/3/2012

http://www.ecodibergamo.it/stories/Economia/274446_contratto_di_somministrazione_illegittimo_apporre_un_termine/    

<<Con una sentenza dell'8/3/2012, il Giudice del Lavoro del Tribunale di Bergamo Giuseppina Finazzi ha dichiarato l'illegittimità dell'apposizione del termine ad un contratto di somministrazione stipulato nell'ottobre del 2007 dalla Centax spa (oggi Cashpoint spa, incorporante per fusione la Centax). L'azienda, che opera soprattutto nella verifica della solvibilità degli assegni (attraverso un call center).. M.F. ..si era rivolto all'Ufficio Vertenze della Cgil di Bergamo per verificare la legittimità di una serie di contratti a termine: nel primo di essi compariva come lavoratore somministrato da Intesa spa (poi diventata Lavorint spa) presso Centax spa[/i]. Poi M.F. è stato assunto direttamente da Centax, sempre con un contratto a termine. I motivi delle assunzioni in tutti i casi venivano genericamente indicati come connessi a ragioni di carattere produttivo o tecnico-organizzativo. Il lavoratore ha sempre operato presso un call center rispondendo ai clienti di Centax per verificare se un assegno fosse o meno coperto. Di fatto questa è una delle attività principali della società.

Il ricorso al Tribunale è stato depositato nell'aprile 2011. «La normativa sui contratti a termine prevede che il contratto riporti le motivazioni legate all'assunzione a termine affinché anche il dipendente possa verificare la sussistenza o meno di tali ragioni» continua Fausto Sottocornola - CGIL. «Secondo il Giudice, la genericità delle motivazioni addotte impediva di fatto questa verifica. Aggiungiamo, inoltre, che alla prova dei fatti l'azienda non è riuscita a dimostrare l'esistenza di tali ragioni, non fosse altro perché l'attività svolta dal lavoratore era quella ordinaria. In sostanza Centax utilizzava contratti a termine per mantenere un serbatoio di lavoratori precari».

Nella sentenza si legge che «le pretese del ricorrente devono ritenersi fondate già con riferimento al primo contratto di somministrazione (il che comporta automaticamente la nullità del successivo contratto a tempo determinato concluso direttamente con la Cashpoint). (…) La causale del contratto di assunzione in somministrazione stipulato da M. F. risulta pertanto assolutamente indeterminata e, in quanto tale, inidonea a consentire quel controllo delle parti (e del giudice) in ordine sia alla effettiva ricorrenza delle ragioni generali poste a fondamento del termine, sia alla coerente esecuzione del contratto medesimo (…)».

Il Giudice ha condannato la ex Centax a riassumere il lavoratore e a risarcirlo per i mancati guadagni con 6 mensilità (con ratei di 13ma e 14ma) in virtù del fatto che nel frattempo M.F. aveva già trovato un altro impiego. «(…) Va quindi affermato – continua la sentenza – il diritto di M.F. alla costituzione di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato e a tempo pieno con la Cashpoint, con decorrenza dal 25 ottobre 2007».>>.
« Ultima modifica: Marzo 13, 2012, 21:22:30 da luca_1966 » Registrato
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« Risposta #41 inserito:: Marzo 17, 2012, 01:22:07 »

CASSAZIONE CIV. Sez. lavoro
Sent. n. 15610 del 15/7/2011

(OMISSIS)

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza del 18/4 - 12/7/07 la Corte d'Appello di Milano, pronunziando sull'impugnazione proposta da R.E. avverso la sentenza n. 3134/06 del giudice del lavoro del Tribunale dello stesso capoluogo lombardo che le aveva rigettato la domanda diretta all'accertamento dell'illegittimità del termine apposto ai contratti di lavoro stipulati in virtù del contratto di somministrazione a tempo determinato intercorso tra le Poste italiane s.p.a e la società ALI s.p.a. in relazione al periodo 13/1/04 - 13/1/06, accolse l'appello e, in riforma della gravata sentenza, dichiarò che tra le parti era in corso un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato dall'8/1/2005, con condanna della società postale a riammetterla nel posto di lavoro precedentemente occupato, nonchè a corrisponderle il risarcimento del danno nella misura della retribuzione globale dalla data del recesso, unitamente alle spese del doppio grado di giudizio.

La Corte d'appello addivenne a tale decisione dopo aver rilevato che per i contratti conclusi anteriormente all'8/1/05, ai quali era applicabile "ratione temporis" la L. n. 196 del 1997, la ricorrente non era stata in grado di precisare quale disposizione della disciplina previgente fosse stata violata, mentre per quelli conclusi nella vigenza del nuovo D.Lgs. n. 276 del 2003 era emerso che, sia nel contratto di somministrazione intercorso tra la società somministratrice ALI e la società utilizzatrice Poste Italiane, sia in quello intervenuto la ALI s.p.a e la lavoratrice, non era stato indicato alcun elemento, nè era stata offerta alcuna prova in merito alla effettiva sussistenza della causale genericamente indicata, vale a dire quella "per punte di più intensa attività cui non sia possibile fare fronte con le riserve normalmente impiegate". Si era, quindi, verificata, secondo la Corte, una ipotesi di somministrazione irregolare di lavoro al di fuori dei limiti e delle condizioni di cui al D.Lgs. n. 276 del 2003, artt. 20 e 21, comma 1, lett. a), b), c), d) ed e), per cui era fondata la domanda della lavoratrice diretta a vedersi costituito in capo alla società utilizzatrice del lavoro, ai sensi degli artt. 27 e 28 del citato D.Lgs., un rapporto di lavoro con effetto dall'inizio della somministrazione.

Per la cassazione della sentenza propongono ricorso le Poste Italiane s.p.a. che affidano l'impugnazione a 7 motivi di censura.

Resiste con controricorso la R. che propone, a sua volta, ricorso incidentale, al quale si oppongono le Poste, diretto a sentir accertare che anche il rapporto di lavoro a termine per somministrazione sorto il 13/1/04 soggiace alla disciplina di cui al D.Lgs. n. 276 del 2003.

Entrambe le parti depositano memoria ai sensi dell'art. 378 c.p.c..

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Col 1° motivo la ricorrente denunzia il vizio di omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio (art. 360 c.p.c., n. 5) dolendosi del fatto che il giudice d'appello, pur avendo escluso l'applicabilità nella fattispecie, sia della L. n. 1369 del 1960, che della disciplina dettata dalla L. n. 196 del 1997, art. 10, ha finito per applicarle la sanzione della trasformazione del rapporto in quello a tempo indeterminato di cui al citato art. 10, ancorchè quest'ultima norma contempli la diversa ipotesi della carenza di forma scritta del contratto di fornitura riferito alla diversa tipologia del contratto interinale.

Inoltre, secondo la ricorrente sussisterebbe un vizio di motivazione nel fatto che il giudice d'appello ricolleghi alla ravvisata mancanza di una causale del contratto la sanzione della conversione dello stesso in rapporto di lavoro a tempo indeterminato in capo all'utilizzatrice, quando, invece, la ben più grave violazione della carenza di forma scritta comporta una tale conseguenza in capo alla fornitrice.

2. Col 2° motivo si deduce a violazione e falsa applicazione dell'art. 99 c.p.c., nonchè del D.Lgs. n. 276 del 2003, artt. 27 e 28 (art. 360 c.p.c., n. 3) e si pone il seguente quesito di diritto:

"Se il richiamo operato nel contratto di somministrazione alle ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo e sostitutivo può ritenersi sufficiente per considerare individuata la causale del contratto".

3. Col 3° motivo viene denunziata la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 276 del 2003, artt. 20 e 21 (art. 360 c.p.c., n. 3) ed è formulato il seguente quesito: "Se, laddove l'impresa utilizzatrice non abbia violato alcuna delle disposizioni del D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 20 e sia stato stipulato un regolare contratto di somministrazione, secondo i requisiti di cui all'art. 21, sia possibile, comunque, dichiarare "ope iudicis" la costituzione di un rapporto di lavoro subordinato e a tempo indeterminato tra l'impresa utilizzatrice ed il lavoratore somministrato in conseguenza della indicazione, quale causale, di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo".

4. La violazione e la falsa applicazione del D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 27 (art. 360 c.p.c., n. 3) rappresenta il vizio denunziato col 4° motivo, all'esito del quale è posto il seguente quesito: "Se possa ritenersi sussistente un'ipotesi di somministrazione irregolare, ai sensi del D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 27, per il solo fatto di aver indicato nella causale il riferimento a "punte di più intensa attività cui non sia possibile far fronte con le risorse normalmente impiegate".

5. Oggetto di censura del 5° motivo è il vizio di violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. (art. 360 c.p.c., n. 5) per effetto del quale è proposto il seguente quesito: "Se il riferimento alle ipotesi previste dal contratto collettivo possa ritenersi sufficiente ai fini della dimostrazione dell'effettività della causale apposta al contratto di somministrazione e a quale ulteriore onere probatorio deve intendersi gravata la società utilizzatrice al fine di dimostrare la legittimità della causale".

6. La doglianza manifestata col 6° motivo è la violazione e falsa applicazione della L. n. 300 del 1970, art. 18, (art. 360 c.p.c., n. 3) e si chiede di accertare se in caso di scadenza del termine apposto al contratto di assunzione in essere tra la Società di somministrazione e il lavoratore somministrato sia applicabile la tutela prevista dalla L. n. 300 del 1970 art. 18.

7. Con l'ultimo motivo si denunzia il vizio di violazione e falsa applicazione degli artt. 1206, 1207, 1217, 1219, 2094, 2099 e 2697 c.c. (art. 360 c.p.c., n. 3) e si chiede di verificare se, per il principio di corrispettività della prestazione, il lavoratore, a seguito dell'accertamento giudiziale dell'illegittimità del contratto per prestazioni di lavoro temporaneo, ha diritto ai pagamento delle retribuzioni soltanto dalla data di riammissione in servizio, salvo che abbia costituito in mora il datore di lavoro, offrendo espressamente la prestazione lavorativa nel rispetto della disciplina di cui agli art. 1206 e segg. c.p.c.

Col ricorso incidentale, attraverso il quale la R. tende a vedersi accertare la decorrenza del rapporto a tempo indeterminato dal primo contratto del 13/1/2004, si denunzia la violazione o la falsa applicazione del D.Lgs. n. 276 del 2003, artt. 27, 28, 85 e 86, in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 3 e si pone il seguente quesito: "Dica la Corte se è vero o non è vero che un rapporto di lavoro a termine per somministrazione insorto il 13/1/04 soggiace, "ratione temporis", al D.Lgs. n. 276 del 2003, ancorchè il sottostante contratto orizzontale/commerciale di somministrazione (tra l'impresa fornitrice e utilizzatrice) sia stato stipulato durante la vigenza della L. n. 196 del 1997 e successivamente prorogato".

Preliminarmente va disposta la riunione dei ricorsi ai sensi dell'art. 335 c.p.c..

Osserva la Corte che il 1° motivo del ricorso principale è inammissibile in quanto non conferente alla soluzione adottata in sentenza che fa chiaro riferimento al contratto di somministrazione di cui al D.Lgs. n. 276 del 2003 e non al contratto interinale disciplinato dalla previgente normativa di cui alla L. n. 196 del 1997, ai cui articoli si richiama la ricorrente nel dolersi della loro violazione. Tra l'altro, nella premessa della motivazione della sentenza è chiaramente spiegato che, anche se dalla documentazione prodotta dalla società si evinceva che la prima assunzione della R. traeva origine dalla proroga del contratto di fornitura ricadente "ratione temporis" nella previgente disciplina di cui alla L. n. 196 del 1997, tuttavia la lavoratrice aveva chiesto pronunce consequenziali all'accertamento dell'irregolare stipulazione del contratto di lavoro a tempo determinato accompagnando la domanda con una allegazione che riconduceva la fattispecie controversa al D.Lgs n. 276 del 2003, art. 27, sulla somministrazione irregolare.

I motivi del ricorso principale di cui ai punti 2, 3, 4, 5 e 6 possono essere trattati, invece, congiuntamente in quanto affrontano diversi aspetti della stessa questione incentrata sul contratto di somministrazione disciplinato dal citato D.Lgs. n. 276 del 2003.

Orbene, il D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 20, comma 1, stabilisce che il contratto di somministrazione di lavoro può essere concluso da ogni soggetto, di seguito denominato utilizzatore, che si rivolga ad altro soggetto, di seguito denominato somministratore, a ciò autorizzato ai sensi delle disposizioni di cui agli artt. 4 e 5, mentre il citato art. 1, comma 3, prevede che un tale tipo di contratto può essere concluso a termine o a tempo indeterminato, con la specificazione, al comma 2 del citato articolo, che per tutta la durata della somministrazione i lavoratori svolgono la propria attività nell'interesse nonchè sotto la direzione dell'utilizzatore.

Quanto alle condizioni di liceità del ricorso al contratto di somministrazione a tempo determinato, che qui interessa, le stesse sono individuate al D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 20, comma 4, nelle ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, anche se riferite all'ordinaria attività dell'utilizzatore, mentre per la individuazione dei limiti quantitativi di utilizzazione della stessa tipologia contrattuale la norma rimanda ai contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati dai sindacati comparativamente più rappresentativi, in conformità alla disciplina di cui al D.Lgs. 6 settembre 2001, n. 368, art. 10.

Con riferimento all'apparato sanzionatolo civilistico, è bene chiarire che lo schema di fondo che regolava le sanzioni dell'interposizione di manodopera è sostanzialmente sopravvissuto alla riforma introdotta dal legislatore con il D.Lgs. n. 276 del 2003. Infatti, la sanzione prevista per i ricorso alla somministrazione di lavoro al di fuori dei limiti previsti dalla legge (cd. somministrazione irregolare) è quella della imputazione del rapporto di lavoro direttamente all'utilizzatore della prestazione lavorativa. Ciò si desume direttamente dal D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 27, comma 1, in base al quale "quando la somministrazione di lavoro avvenga al di fuori dei limiti e delle condizioni di cui agli artt. 20 e 21, 1 comma, lett. a), b), c) d) ed e), il lavoratore può chiedere, mediante ricorso giudiziale a norma dell'art. 414 c.p.c., notificato anche soltanto al soggetto che ne ha utilizzato la prestazione, la costituzione di un rapporto di lavoro alle dipendenze di quest'ultimo, con effetto dall'inizio della somministrazione". A tale sanzione prevista per la violazione delle condizioni di utilizzo della somministrazione di lavoro si affianca quella della nullità, contemplata per il caso di mancanza di forma scritta del contratto di somministrazione (art. 21, comma 4).

È interessante rilevare che la previsione della possibilità riconosciuta al lavoratore di adire l'autorità giudiziaria per ottenere la costituzione del rapporto di lavoro anche e solamente con l'utilizzatore, di cui al citato art. 27, comma 1, è in linea con l'orientamento consolidatosi in seno alla giurisprudenza di legittimità con riferimento alla L. n. 1369 del 1960, che escludeva la sussistenza di un litisconsorzio necessario tra utilizzatore della prestazione e soggetto interposto (v. Cass. sez. un. n. 14897/2002 e Cass. sez. lav. n. 11363/2004).

In definitiva, oltre ai casi di nullità del contratto di somministrazione privo di forma scritta (art. 21, comma 4) o di somministrazione fraudolenta (art. 28 su relative sanzioni penali ed amministrative.. per quest'ultima ipotesi la sanzione civile della nullità si desume dai principi generali di cui agli artt. 1344, 1345 e 1418 c.c.), è contemplata la possibilità di costituzione del rapporto lavorativo in capo all'utilizzatore nell'ipotesi di somministrazione irregolare, che si verifica, così come previsto dal combinato disposto del D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 27, comma 1, artt. 20 e 21, comma 1, lett. a), b), c), d) ed e), nei seguenti casi:

 - ipotesi in cui il contratto di somministrazione venga concluso da un soggetto privo di autorizzazione o se gli estremi di tale autorizzazione non risultano indicati su contratto di somministrazione;
 - se il ricorso alla somministrazione non rispetta le ragioni giustificative indicate all'art. 20, comma 4, per la somministrazione a termine;
 - se si verifica al di fuori delle esigenze indicate all'art. 20, comma 3, per quella a tempo indeterminato o nel caso in cui tali giustificazioni non risultino dal contratto di somministrazione;
 - in caso di violazione dei limiti quantitativi indicati dalla contrattazione collettiva (cd. clausole di contingentamento) per la somministrazione a tempo determinato o qualora il numero dei lavoratori da somministrare non risulti indicato nel contratto di somministrazione;
 - qualora non venga indicata sul contratto di somministrazione la presenza di eventuali rischi per l'integrità e la salute del lavoratore e le relative misure di prevenzione;
 - qualora il contratto di somministrazione risulti privo dell'indicazione della data di inizio e della durata prevista.

Orbene, esaminando attentamente la causa del ricorso ai contratto di somministrazione che qui interessa, vale a dire quella di cui al D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 20, comma 4, la quale prevede che la somministrazione a tempo determinato è ammessa a fronte di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, anche se riferibili all'ordinaria attività dell'impresa, si osserva che la norma introduce una causale ampia, non legata a specifiche situazioni tipizzate dal legislatore o dal contratto collettivo, per cui si impone più che mai la necessità di una verifica diretta ad accertare, non la temporaneità o la eccezionalità delle esigenze organizzative richieste per la somministrazione a termine (come, invece, previsto espressamente dalla norma transitoria di cui al D.Lgs, n. 276 del 2003, art. 86, comma 3, diretto a mantenere in vita fino alla scadenza le clausole dei contratti collettivi stipulati ai sensi della L. n. 196 del 1997, art. 1), quanto, piuttosto, la effettiva esistenza delle esigenze alle quali si ricollega l'assunzione del singolo dipendente, allo scopo di escludere il rischio di ricorso abusivo a forme sistematiche di sostituzione del personale atte a mascherare situazioni niente affatto rispondenti a quelle contemplate dalla norma di cui al D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 20, comma 4, o se non addirittura il rischio del superamento del limite rappresentato dalla necessità che non siano perseguite finalità elusive delle norme inderogabili di legge o di contratto collettivo atte ad integrare l'ipotesi, sanzionata, della somministrazione fraudolenta.

Alla stregua di tali principi deve, dunque, ritenersi che correttamente la Corte d'appello ha affrontato la questione pervenendo alla conclusione che, poichè il controllo giudiziario sulle ragioni che consentono la somministrazione è limitato per legge all'accertamento dell'esistenza di quelle stesse ragioni che la norma pone a base del ricorso ad una tale tipologia di contratto, non potendosi estendere, ai sensi del D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 27, comma 3, al sindacato sulle valutazioni tecniche ed organizzative dell'utilizzatore, rimane ferma la necessità che la società convenuta in giudizio dia la dimostrazione della effettiva esistenza dell'esigenza alla quale si ricollega la singola assunzione del lavoratore. Tale soluzione è perfettamente logica in quanto risponde alle suddette esigenze di verifica del rispetto del summenzionato dettato normativo di cui al D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 20, comma 4, sulle causali che consentono il ricorso alla somministrazione di lavoro a tempo determinato, oltre che del divieto di ricorso a forme di somministrazione fraudolenta.

In effetti, con argomentazione assolutamente congrua ed immune da vizi di carattere logico/giuridico, la Corte territoriale ha correttamente evidenziato che a fronte della causale della stipulazione "punte di più intensa attività cui non sia possibile far fronte con le risorse normalmente impiegate" non è indicato, da parte della società convenuta, alcun elemento, nè è offerta a prova alcuna circostanza utile alla verifica della effettiva esistenza di tale causale, essendosi la stessa società limitata a considerazioni generali sull'attività dell'ufficio postale ove la ricorrente era stata impiegata e sulle assenze del relativo personale, situazione, quest'ultima, prevista solo in astratto dalla contrattazione collettiva ai fini della deroga alle assunzioni a tempo indeterminato, per cui non era risultato soddisfatto l'onere probatorio posto a carico dell'appellata.

Resta da superare, a questo punto, la questione che si pone in ordine alla connotazione temporale che viene ad assumere il rapporto che si instaura con l'utilizzatore.

Orbene, ritiene questa Corte che il contratto che si viene ad instaurare con l'utilizzatore della prestazione non può che essere a tempo indeterminato. Invero, occorre osservare che il D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 27, comma 1, stabilisce espressamente che in ipotesi di somministrazione avvenuta al di fuori dei limiti e delle condizioni di cui agli artt. 20 e 21, comma 1, lett. a), b), c), d) ed e) il lavoratore può chiedere, mediante ricorso giudiziale a norma dell'art. 414 c.p.c., notificato anche soltanto al soggetto che ne ha utilizzato la prestazione, la costituzione di un rapporto di lavoro alle dipendenze di quest'ultimo, con effetto dall'inizio della somministrazione.

Pertanto, la stessa efficacia "ex tunc" che la norma in esame ricollega alla sentenza costitutiva provocata da un tale tipo di ricorso rappresenta un valido elemento letterale e logico che autorizza a ritenere che se il legislatore avesse voluto riferirsi alla costituzione di un rapporto diverso da quello a tempo indeterminato non avrebbe certamente avuto ragione di dover far riferimento ad una costituzione del rapporto con effetto dall'inizio della somministrazione stessa. Un ulteriore ed insuperabile argomento sistematico è quello per il quale, diversamente opinando, verrebbe ad essere facilmente aggirata la disciplina limitativa del contratto a termine: invero, qualora si volesse sostenere che anche il rapporto che si instaura "ex lege" con l'impresa utilizzatrice debba essere a termine, ad onta della accertata illegittimità del ricorso alla tipologia del contratto di somministrazione di lavoro a tempo determinato, si perverrebbe alla inaccettabile ed assurda situazione per la quale la violazione così perpetrata consentirebbe all'impresa utilizzatrice di beneficiare di una prestazione a termine altrimenti preclusa.

Ne consegue che i motivi n. 2, 3, 4, 5 e 6 del ricorso principale sono infondati.

È, altresì, infondato l'ultimo motivo col quale è posta la questione concernente le pretese economiche della lavoratrice, oltre che la loro decorrenza, che la ricorrente ricollega in via alternativa alla riammissione in servizio di quest'ultima o alla effettiva offerta delle prestazioni lavorative con la relativa messa in mora della datrice di lavoro, contestando che la "mora accipiendi" potesse coincidere con la richiesta del tentativo di conciliazione.

Tuttavia, la censura non coglie nel segno laddove pretende di far decorrere il diritto alle retribuzioni, come forma risarcitoria, dalla effettiva riammissione in servizio della lavoratrice o laddove ritiene che la richiesta del tentativo di conciliazione non possa equipararsi, ai fini della messa in mora della parte datoriale, all'offerta delle prestazioni lavorative.

Invero, come questa Corte ha già avuto modo di statuire (Cass. sez. lav. n. 15515 del 2/7/2009), "nel caso di più contratti per prestazioni temporanee, che siano stati ripetutamente reiterati in maniera continuativa, convertiti dal giudice in un unico rapporto di lavoro a tempo indeterminato per violazioni delle disposizioni della L. n. 1369 del 1960, il lavoratore non ha diritto alla retribuzione dal momento della sospensione del lavoro al termine dell'ultimo contratto, ma soltanto da quando abbia provveduto a mettere nuovamente a disposizione del datore di lavoro la propria prestazione lavorativa con un atto giuridico in senso stretto di carattere recettizio o per "facta concludentia", determinandosi, da tale momento una situazione di "mora accipiendi" del datore di lavoro, da cui deriva, ai sensi degli artt. 1206 e ss. cod. civ., il diritto del lavoratore al risarcimento del danno nella misura delle retribuzioni perdute a causa dell'ingiustificato rifiuto della prestazione. (Nella specie, sulla scorta dell'enunciato principio, la S.C. ha accolto il motivo di ricorso incidentale del lavoratore, condannando il datore di lavoro al risarcimento del danno commisurato alle retribuzioni perdute dalla data della richiesta di assunzione formulata dal lavoratore in sede di tentativo di conciliazione)".

In maniera ancora più specifica si è affermato (Cass. sez. lav. n. 23756 del 10/11/2009) che "nel caso di scadenza di un contratto di lavoro a termine illegittimamente stipulato, la disdetta con la quale il datore di lavoro, allo scopo di evitare la rinnovazione tacita del contratto, comunica al dipendente la scadenza del termine illegittimamente apposto, configura un atto meramente ricognitivo, non una fattispecie di recesso, e la prestazione lavorativa cessa in ragione dell'esecuzione che le parti danno alla clausola nulla. Ne consegue l'inapplicabilità della L. n. 604 del 1966, art. 6 e L. n. 300 del 1970, art. 18, benchè la conversione del rapporto a termine in rapporto a tempo indeterminato dia al dipendente il diritto al ripristino del rapporto di lavoro e, ove negato, il diritto alla tutela risarcitoria. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione della corte territoriale che, acclarato che il contratto a termine di formazione e lavoro era stato stipulato da datore di lavoro diverso da quello convenuto in giudizio senza che tra i due datori fosse intervenuto trasferimento del rapporto di lavoro ad alcun titolo, aveva attribuito alla disdetta comunicata alla lavoratrice valore meramente ricognitivo dell'avvenuta scadenza del termine apposto al contratto di formazione e lavoro nell'erroneo presupposto della validità dello stesso e ne aveva tratto le conseguenze in termini di persistenza del rapporto per il periodo successivo e di diritto al risarcimento del danno pari alle retribuzioni a decorrere dalla messa in mora del datore di lavoro con l'offerta della prestazione lavorativa, identificata con la notifica dei ricorso introduttivo del giudizio).".

Ne consegue il rigetto del ricorso principale.

Egualmente infondato è il ricorso incidentale per il tramite del quale la lavoratrice tenta di farsi riconoscere la decorrenza del rapporto a tempo indeterminato dal primo contratto del 13/1/2004.

Invero, come giustamente evidenziato nella sentenza impugnata, nella fattispecie la prima assunzione della R. da parte della società ALI trasse origine dalla proroga del contratto di fornitura di lavoro già in essere tra quest'ultima e Poste Italiane a suo tempo sottoscritto il 15/1/03, cioè allorquando era ancora vigente la precedente normativa sui contratti interinali di cui alla L. n. 196 del 1997, per cui era da escludere in radice che un rapporto derivato direttamente da un contratto soggetto alla precedente disciplina, oltretutto estranea all'oggetto della domanda che era stata modulata sulla base del D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 27 potesse essere regolato alla luce delle nuove disposizioni su contratto di somministrazione.

Pertanto, anche il ricorso incidentale va rigettato.

La reciproca soccombenza delle parti induce la Corte a ritenere interamente compensate tra le stesse le spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte riunisce i ricorsi, rigetta il ricorso principale e quello incidentale.

Compensa le spese.

http://dirlav.blogspot.it/2011/11/cass-156102011-somministrazione-poste.html]


Cassazione, sent. n. 15614 del 15/7/2011
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« Risposta #42 inserito:: Marzo 21, 2012, 22:17:47 »

Bergamo, 21/3/2012

Il Tribunale di Bergamo ha dato ragione a due donne che hanno fatto causa a Mc Donald's, dopo che hanno lavorato per anni con contratti di somministrazione, nei ristoranti della multinazionale all'interno dei centri commerciali di Curno e Orio a Bergamo. I contratti erano stati prorogati varie volte, fino al loro mancato rinnovo. Per questo nell'estate del 2011 le due lavoratrici hanno deciso di rivolgersi all'Ufficio Vertenze della Cgil provinciale. Una di loro aveva lavorato nel fast food dal 2 aprile 2007 al 30 giugno 2010 "con brevi soluzioni di continuita, in forza di 5 contratti di somministrazione e relative proroghe", mentre l'altra vi aveva lavorato dal 5 febbraio 2008 al 30 settembre 2010, sempre con contratti di somministrazione. Il giudice Sergio Cassia ha dato loro ragione. Nella sentenza sulla vicenda della prima lavoratrice si legge che: <<l'indicazione delle ragioni imprenditoriali del primo contratto di lavoro somministrato, risulta del tutto generica e inidonea a esplicitare la causa dell'assunzione a tempo indeterminato>>. Il giudice ha accertato per entrambi i casi la <<nullità del termine apposto al contratto di lavoro, l'irregolarità della somministrazione>> e ha condannato il ristorante a pagare le retribuzioni perdute dalla data di messa in mora sino alla riammissione in servizio, con interessi legali.

"Queste sentenze" - ha commentato Carmelo Ilardo, dell'Ufficio Vertenze della Cgil di Bergamo - "sono importanti non tanto perché hanno sancito l'illegittimità dei contratti di somministrazione, ma perché nel luogo di lavoro in questione è molto diffuso il timore di denunciare contratti poco chiari. Con queste sentenze, ci auguriamo di avere ridato speranza a decine di ragazzi: è ancora possibile avere giustizia, nonostante gli interventi dei Governi che mirano a colpire i diritti dei lavoratori". (AGI) .

http://www.agi.it/economia/notizie/201203211857-eco-rt10243-lavoro_tribunale_bergamo_decide_reintegro_precarie_mc_donald_s


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« Risposta #43 inserito:: Marzo 30, 2012, 22:33:33 »

CORTE DI CASSAZIONE - Sez. lavoro
Sent. n. 15610 del 15/7/2011

<<..SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza del 18/4 - 12/7/07 la Corte d'Appello di Milano, pronunziando sull'impugnazione proposta da R.E. avverso la sentenza n. 3134/06 del giudice del lavoro del Tribunale dello stesso capoluogo lombardo che le aveva rigettato la domanda diretta all'accertamento dell'illegittimità del termine apposto ai contratti di lavoro stipulati in virtù del contratto di somministrazione a tempo determinato intercorso tra le Poste italiane s.p.a e la società ALI s.p.a. in relazione al periodo 13/1/04 - 13/1/06, accolse l'appello e, in riforma della gravata sentenza, dichiarò che tra le parti era in corso un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato dall'8/1/2005, con condanna della società postale a riammetterla nel posto di lavoro precedentemente occupato, nonchè a corrisponderle il risarcimento del danno nella misura della retribuzione globale dalla data del recesso, unitamente alle spese del doppio grado di giudizio.

La Corte d'appello addivenne a tale decisione dopo aver rilevato che per i contratti conclusi anteriormente all'8/1/05, ai quali era applicabile "ratione temporis" la L. n. 196 del 1997, la ricorrente non era stata in grado di precisare quale disposizione della disciplina previgente fosse stata violata, mentre per quelli conclusi nella vigenza del nuovo D.Lgs. n. 276 del 2003 era emerso che, sia nel contratto di somministrazione intercorso tra la società somministratrice ALI e la società utilizzatrice Poste Italiane, sia in quello intervenuto la ALI s.p.a e la lavoratrice, non era stato indicato alcun elemento, nè era stata offerta alcuna prova in merito alla effettiva sussistenza della causale genericamente indicata, vale a dire quella "per punte di più intensa attività cui non sia possibile fare fronte con le riserve normalmente impiegate". Si era, quindi, verificata, secondo la Corte, una ipotesi di somministrazione irregolare di lavoro al di fuori dei limiti e delle condizioni di cui al D.Lgs. n. 276 del 2003, artt. 20 e 21, comma 1, lett. a), b), c), d) ed e), per cui era fondata la domanda della lavoratrice diretta a vedersi costituito in capo alla società utilizzatrice del lavoro, ai sensi degli artt. 27 e 28 del citato D.Lgs., un rapporto di lavoro con effetto dall'inizio della somministrazione.

Per la cassazione della sentenza propongono ricorso le Poste Italiane s.p.a che affidano l'impugnazione a sette motivi di censura.

Resiste con controricorso la R. che propone, a sua volta, ricorso incidentale, al quale si oppongono le Poste, diretto a sentir accertare che anche il rapporto di lavoro a termine per somministrazione sorto il 13/1/04 soggiace alla disciplina di cui al D.Lgs. n. 276 del 2003.

Entrambe le parti depositano memoria ai sensi dell'art. 378 c.p.c..

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Col 1° motivo la ricorrente denunzia il vizio di omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio (art. 360 c.p.c., n. 5) dolendosi del fatto che il giudice d'appello, pur avendo escluso l'applicabilità nella fattispecie, sia della L. n. 1369 del 1960, che della disciplina dettata dalla L. n. 196 del 1997, art. 10, ha finito per applicarle la sanzione della trasformazione del rapporto in quello a tempo indeterminato di cui al citato art. 10, ancorchè quest'ultima norma contempli la diversa ipotesi della carenza di forma scritta del contratto di fornitura riferito alla diversa tipologia del contratto interinale. Inoltre, secondo la ricorrente sussisterebbe un vizio di motivazione nel fatto che il giudice d'appello ricolleghi alla ravvisata mancanza di una causale del contratto la sanzione della conversione dello stesso in rapporto di lavoro a tempo indeterminato in capo all'utilizzatrice, quando, invece, la ben più grave violazione della carenza di forma scritta comporta una tale conseguenza in capo alla tornitrice.

2. Col 2° motivo si deduce a violazione e falsa applicazione dell'art. 99 c.p.c., nonchè del D.Lgs. n. 276 del 2003, artt. 27 e 28 (art. 360 c.p.c., n. 3) e si pone il seguente quesito di diritto: "Se il richiamo operato nel contratto di somministrazione alle ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo e sostitutivo può ritenersi sufficiente per considerare individuata la causale del contratto".

3. Col 3° motivo viene denunziata la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 276 del 2003, artt. 20 e 21 (art. 360 c.p.c., n. 3) ed è formulato il seguente quesito: "Se, laddove l'impresa utilizzatrice non abbia violato alcuna delle disposizioni del D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 20 e sia stato stipulato un regolare contratto di somministrazione, secondo i requisiti di cui all'art. 21, sia possibile, comunque, dichiarare "ope iudicis" la costituzione di un rapporto di lavoro subordinato e a tempo indeterminato tra l'impresa utilizzatrice ed il lavoratore somministrato in conseguenza della indicazione, quale causale, di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo".

4. La violazione e la falsa applicazione del D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 27 (art. 360 c.p.c., n. 3) rappresenta il vizio denunziato col 4° motivo, all'esito del quale è posto il seguente quesito: "Se possa ritenersi sussistente un'ipotesi di somministrazione irregolare, ai sensi del D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 27, per il solo fatto di aver indicato nella causale il riferimento a "punte di più intensa attività cui non sia possibile far fronte con le risorse normalmente impiegate".

5. Oggetto di censura del 5° motivo è il vizio di violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. (art. 360 c.p.c., n. 5) per effetto del quale è proposto il seguente quesito: "Se il riferimento alle ipotesi previste dal contratto collettivo possa ritenersi sufficiente ai fini della dimostrazione dell'effettività della causale apposta al contratto di somministrazione e a quale ulteriore onere probatorio deve intendersi gravata la società utilizzatrice al fine di dimostrare la legittimità della causale".

6. La doglianza manifestata col 6° motivo è la violazione e falsa applicazione della L. n. 300 del 1970, art. 18, (art. 360 c.p.c., n. 3) e si chiede di accertare se in caso di scadenza del termine apposto al contratto di assunzione in essere tra la Società di somministrazione e il lavoratore somministrato sia applicabile la tutela prevista dalla L. n. 300 del 1970 art. 18.

7. Con l'ultimo motivo si denunzia il vizio di violazione e falsa applicazione degli artt. 1206, 1207, 1217, 1219, 2094, 2099 e 2697 c.c. (art. 360 c.p.c., n. 3) e si chiede di verificare se, per il principio di corrispettività della prestazione, il lavoratore, a seguito dell'accertamento giudiziale dell'illegittimità del contratto per prestazioni di lavoro temporaneo, ha diritto ai pagamento delle retribuzioni soltanto dalla data di riammissione in servizio, salvo che abbia costituito in mora il datore di lavoro, offrendo espressamente la prestazione lavorativa nel rispetto della disciplina di cui agli art. 1206 e segg. c.p.c.".

Col ricorso incidentale, attraverso il quale la R. tende a vedersi accertare la decorrenza del rapporto a tempo indeterminato dal primo contratto del 13/1/2004, si denunzia la violazione o la falsa applicazione del D.Lgs. n. 276 del 2003, artt. 27, 28, 85 e 86, in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 3 e si pone il seguente quesito: "Dica la Corte se è vero o non è vero che un rapporto di lavoro a termine per somministrazione insorto il 13/1/04 soggiace, "ratione temporis", al D.Lgs. n. 276 del 2003, ancorchè il sottostante contratto orizzontale/commerciale di somministrazione (tra l'impresa fornitrice e utilizzatrice)sia stato stipulato durante la vigenza della L. n. 196 del 1997 e successivamente prorogato".

Preliminarmente va disposta la riunione dei ricorsi ai sensi dell'art. 335 c.p.c.. Osserva la Corte che il 1° motivo del ricorso principale è inammissibile in quanto non conferente alla soluzione adottata in sentenza che fa chiaro riferimento al contratto di somministrazione di cui al D.Lgs. n. 276 del 2003 e non al contratto interinale disciplinato dalla previgente normativa di cui alla L. n. 196 del 1997, ai cui articoli si richiama la ricorrente nel dolersi della loro violazione. Tra l'altro, nella premessa della motivazione della sentenza è chiaramente spiegato che, anche se dalla documentazione prodotta dalla società si evinceva che la prima assunzione della R. traeva origine dalla proroga del contratto di fornitura ricadente "ratione temporis" nella previgente disciplina di cui alla L. n. 196 del 1997, tuttavia la lavoratrice aveva chiesto pronunce consequenziali all'accertamento dell'irregolare stipulazione del contratto di lavoro a tempo determinato accompagnando la domanda con una allegazione che riconduceva la fattispecie controversa al D.Lgs n. 276 del 2003, art. 27, sulla somministrazione irregolare.

I motivi del ricorso principale di cui ai punti 2, 3, 4, 5 e 6 possono essere trattati, invece, congiuntamente, in quanto affrontano diversi aspetti della stessa questione incentrata sul contratto di somministrazione disciplinato dal citato D.Lgs. n. 276 del 2003.

Orbene, il D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 20, comma 1, stabilisce che il contratto di somministrazione di lavoro può essere concluso da ogni soggetto, di seguito denominato utilizzatore, che si rivolga ad altro soggetto, di seguito denominato somministratore, a ciò autorizzato ai sensi delle disposizioni di cui agli artt. 4 e 5, mentre il citato art. 1, comma 3, prevede che un tale tipo di contratto può essere concluso a termine o a tempo indeterminato, con la specificazione, al comma 2 del citato articolo, che per tutta la durata della somministrazione i lavoratori svolgono la propria attività nell'interesse nonchè sotto la direzione dell'utilizzatore.

Quanto alle condizioni di liceità del ricorso al contratto di somministrazione a tempo determinato, che qui interessa, le stesse sono individuate al D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 20, comma 4, nelle ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, anche se riferite all'ordinaria attività dell'utilizzatore, mentre per la individuazione dei limiti quantitativi di utilizzazione della stessa tipologia contrattuale la norma rimanda ai contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati dai sindacati comparativamente più rappresentativi, in conformità alla disciplina di cui al D.Lgs. 6 settembre 2001, n. 368, art. 10.

Con riferimento all'apparato sanzionatolo civilistico, è bene chiarire che lo schema di fondo che regolava le sanzioni dell'interposizione di manodopera è sostanzialmente sopravvissuto alla riforma introdotta dal legislatore con il D.Lgs. n. 276 del 2003. Infatti, la sanzione prevista per i ricorso alla somministrazione di lavoro al di fuori dei limiti previsti dalla legge (cd. somministrazione irregolare) è quella della imputazione del rapporto di lavoro direttamente all'utilizzatore della prestazione lavorativa. Ciò si desume direttamente dal D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 27, comma 1, in base al quale "quando la somministrazione di lavoro avvenga al di fuori dei limiti e delle condizioni di cui agli artt. 20 e 21, 1 comma, lett. a), b), c) d) ed e), il lavoratore può chiedere, mediante ricorso giudiziale a norma dell'art. 414 c.p.c., notificato anche soltanto al soggetto che ne ha utilizzato la prestazione, la costituzione di un rapporto di lavoro alle dipendenze di quest'ultimo, con effetto dall'inizio della somministrazione".

A tale sanzione prevista per la violazione delle condizioni di utilizzo della somministrazione di lavoro si affianca quella della nullità, contemplata per il caso di mancanza di forma scritta del contratto di somministrazione (art. 21, comma 4).

È interessante rilevare che la previsione della possibilità riconosciuta al lavoratore di adire l'autorità giudiziaria per ottenere la costituzione del rapporto di lavoro anche e solamente con l'utilizzatore, di cui al citato art. 27, comma 1, è in linea con l'orientamento consolidatosi in seno alla giurisprudenza di legittimità con riferimento alla L. n. 1369 del 1960, che escludeva la sussistenza di un litisconsorzio necessario tra utilizzatore della prestazione e soggetto interposto (v. Cass. sez. un. n. 14897/2002 e Cass. sez. lav. n. 11363/2004).

In definitiva, oltre ai casi di nullità del contratto di somministrazione privo di forma scritta (art. 21, comma 4) o di somministrazione fraudolenta (art. 28 su relative sanzioni penali ed amministrative (per quest'ultima ipotesi la sanzione civile della nullità si desume dai principi generali di cui agli artt. 1344, 1345 e 1418 c.c.), è contemplata la possibilità di costituzione del rapporto lavorativo in capo all'utilizzatore nell'ipotesi di somministrazione irregolare, che si verifica, così come previsto dal combinato disposto del D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 27, comma 1, artt. 20 e 21, comma 1, lett. a), b), c), d) ed e), nei seguenti casi:

- ipotesi in cui il contratto di somministrazione venga concluso da un soggetto privo di autorizzazione o se gli estremi di tale autorizzazione non risultano indicati su contratto di somministrazione;
- se il ricorso alla somministrazione non rispetta le ragioni giustificative indicate all'art. 20, comma 4, per la somministrazione a termine;
- se si verifica al di fuori delle esigenze indicate all'art. 20, comma 3, per quella a tempo indeterminato o nel caso in cui tali giustificazioni non risultino dal contratto di somministrazione;
- in caso di violazione dei limiti quantitativi indicati dalla contrattazione collettiva (cd. clausole di contingentamento) per la somministrazione a tempo determinato o qualora il numero dei lavoratori da somministrare non risulti indicato nel contratto di somministrazione;
- qualora non venga indicata sul contratto di somministrazione la presenza di eventuali rischi per l'integrità e la salute del lavoratore e le relative misure di prevenzione;
- qualora il contratto di somministrazione risulti privo dell'indicazione della data di inizio e della durata prevista.

Orbene, esaminando attentamente la causa del ricorso al contratto di somministrazione che qui interessa - vale a dire quella di cui al D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 20, comma 4, la quale prevede che la somministrazione a tempo determinato è ammessa a fronte di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, anche se riferibili all'ordinaria attività dell'impresa - si osserva che la norma introduce una causale ampia, non legata a specifiche situazioni tipizzate dal legislatore o dal contratto collettivo, per cui si impone più che mai la necessità di una verifica diretta ad accertare, NON la temporaneità o la eccezionalità delle esigenze organizzative richieste per la somministrazione a termine (come, invece, previsto espressamente dalla norma transitoria di cui al D.Lgs, n. 276 del 2003, art. 86, comma 3, diretto a mantenere in vita fino alla scadenza le clausole dei contratti collettivi stipulati ai sensi della L. n. 196 del 1997, art. 1), QUANTO, PIUTTOSTO, la effettiva esistenza delle esigenze alle quali si ricollega l'assunzione del singolo dipendente, allo scopo di escludere il rischio di ricorso abusivo a forme sistematiche di sostituzione del personale atte a mascherare situazioni niente affatto rispondenti a quelle contemplate dalla norma di cui al D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 20, comma 4, o se non addirittura il rischio del superamento del limite rappresentato dalla necessità che non siano perseguite finalità elusive delie norme inderogabili di legge o di contratto collettivo atte ad integrare l'ipotesi, sanzionata, della somministrazione fraudolenta.

Alla stregua di tali principi deve, dunque, ritenersi che correttamente la Corte d'appello ha affrontato la questione pervenendo alla conclusione che, poichè il controllo giudiziario sulle ragioni che consentono la somministrazione è limitato per legge all'accertamento dell'esistenza di quelle stesse ragioni che la norma pone a base del ricorso ad una tale tipologia di contratto, non potendosi estendere, ai sensi del D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 27, comma 3, al sindacato sulle valutazioni tecniche ed organizzative dell'utilizzatore, RIMANE FERMA LA NECESSITÀ CHE LA SOCIETÀ CONVENUTA IN GIUDIZIO DIA LA DIMOSTRAZIONE DELLA EFFETTIVA ESISTENZA DELL'ESIGENZA ALLA QUALE SI RICOLLEGA LA SINGOLA ASSUNZIONE DEL LAVORATORE. Tale soluzione è perfettamente logica, in quanto risponde alle suddette esigenze di verifica del rispetto del summenzionato dettato normativo di cui al D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 20, comma 4, sulle causali che consentono il ricorso alla somministrazione di lavoro a tempo determinato, oltre che del divieto di ricorso a forme di somministrazione fraudolenta.

In effetti, con argomentazione assolutamente congrua ed immune da vizi di carattere logico-giuridico, la Corte territoriale ha correttamente evidenziato che a fronte della causale della stipulazione "punte di più intensa attività cui non sia possibile far fronte con le risorse normalmente impiegate" non è indicato, da parte della società convenuta, alcun elemento, nè è offerta a prova alcuna circostanza utile alla verifica della effettiva esistenza di tale causale, essendosi la stessa società limitata a considerazioni generali sull'attività dell'ufficio postale ove la ricorrente era stata impiegata e sulle assenze del relativo personale, situazione, quest'ultima, prevista solo in astratto dalla contrattazione collettiva ai fini della deroga alle assunzioni a tempo indeterminato, per cui non era risultato soddisfatto l'onere probatorio posto a carico dell'appellata.

Resta da superare, a questo punto, la questione che si pone in ordine alla connotazione temporale che viene ad assumere il rapporto che si instaura con l'utilizzatore.

Orbene, ritiene questa Corte che il contratto che si viene ad instaurare con l'utilizzatore della prestazione non può che essere a tempo indeterminato.
 Invero, occorre osservare che il D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 27, comma 1, stabilisce espressamente che in ipotesi di somministrazione avvenuta al di fuori dei limiti e delle condizioni di cui agli artt. 20 e 21, comma 1, lett. a), b), c), d) ed e) il lavoratore può chiedere, mediante ricorso giudiziale a norma dell'art. 414 c.p.c., notificato anche soltanto al soggetto che ne ha utilizzato la prestazione, la costituzione di un rapporto di lavoro alle dipendenze di quest'ultimo, con effetto dall'inizio della somministrazione.

Pertanto, la stessa efficacia "ex tunc" che la norma in esame ricollega alla sentenza costitutiva provocata da un tale tipo di ricorso rappresenta un valido elemento letterale e logico che autorizza a ritenere che se il legislatore avesse voluto riferirsi alla costituzione di un rapporto diverso da quello a tempo indeterminato non avrebbe certamente avuto ragione di dover far riferimento ad una costituzione del rapporto con effetto dall'inizio della somministrazione stessa.

Un ulteriore ed insuperabile argomento sistematico è quello per il quale, diversamente opinando, verrebbe ad essere facilmente aggirata la disciplina limitativa del contratto a termine: invero, qualora si volesse sostenere che anche il rapporto che si instaura "ex lege" con l'impresa utilizzatrice debba essere a termine, ad onta della accertata illegittimità del ricorso alla tipologia del contratto di somministrazione di lavoro a tempo determinato, si perverrebbe alla inaccettabile ed assurda situazione per la quale la violazione così perpetrata consentirebbe all'impresa utilizzatrice di beneficiare di una prestazione a termine altrimenti preclusa.

Ne consegue che i motivi n. 2, 3, 4, 5 e 6 del ricorso principale sono infondati.

È, altresì, infondato l'ultimo motivo col quale è posta la questione concernente le pretese economiche della lavoratrice, oltre che la loro decorrenza, che la ricorrente ricollega in via alternativa alla riammissione in servizio di quest'ultima o alla effettiva offerta delle prestazioni lavorative con la relativa messa in mora della datrice di lavoro, contestando che la "mora accipiendi" potesse coincidere con la richiesta del tentativo di conciliazione.

Tuttavia, la censura non coglie nel segno laddove pretende di far decorrere il diritto alle retribuzioni, come forma risarcitoria, dalla effettiva riammissione in servizio della lavoratrice o laddove ritiene che la richiesta del tentativo di conciliazione non possa equipararsi, ai fini della messa in mora della parte datoriale, all'offerta delle prestazioni lavorative.

Invero, come questa Corte ha già avuto modo di statuire (Cass. sez. lav. n. 15515 del 2/7/2009), "nel caso di più contratti per prestazioni temporanee, che siano stati ripetutamente reiterati in maniera continuativa, convertiti dal giudice in un unico rapporto di lavoro a tempo indeterminato per violazioni delle disposizioni della L. n. 1369 del 1960, il lavoratore non ha diritto alla retribuzione dal momento della sospensione del lavoro al termine dell'ultimo contratto, ma soltanto da quando abbia provveduto a mettere nuovamente a disposizione del datore di lavoro la propria prestazione lavorativa con un atto giuridico in senso stretto di carattere recettizio o per "facta concludentia", determinandosi, da tale momento una situazione di "mora accipiendi" del datore di lavoro, da cui deriva, ai sensi degli artt. 1206 e ss. cod. civ., il diritto del lavoratore al risarcimento del danno nella misura delle retribuzioni perdute a causa dell'ingiustificato rifiuto della prestazione. (Nella specie, sulla scorta dell'enunciato principio, la S.C. ha accolto il motivo di ricorso incidentale del lavoratore, condannando il datore di lavoro al risarcimento del danno commisurato alle retribuzioni perdute dalla data della richiesta di assunzione formulata dal lavoratore in sede di tentativo di conciliazione)".

In maniera ancora più specifica si è affermato (Cass. sez. lav. n. 23756 del 10/11/2009) che "nel caso di scadenza di un contratto di lavoro a termine illegittimamente stipulato, la disdetta con la quale il datore di lavoro, allo scopo di evitare la rinnovazione tacita del contratto, comunica al dipendente la scadenza del termine illegittimamente apposto, configura un atto meramente ricognitivo, non una fattispecie di recesso, e la prestazione lavorativa cessa in ragione dell'esecuzione che le parti danno alla clausola nulla. Ne consegue l'inapplicabilità della L. n. 604 del 1966, art. 6 e L. n. 300 del 1970, art. 18, benchè la conversione del rapporto a termine in rapporto a tempo indeterminato dia al dipendente il diritto al ripristino del rapporto di lavoro e, ove negato, il diritto alla tutela risarcitoria. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione della corte territoriale che, acclarato che il contratto a termine di formazione e lavoro era stato stipulato da datore di lavoro diverso da quello convenuto in giudizio senza che tra i due datori fosse intervenuto trasferimento del rapporto di lavoro ad alcun titolo, aveva attribuito alla disdetta comunicata alla lavoratrice valore meramente ricognitivo dell'avvenuta scadenza del termine apposto al contratto di formazione e lavoro nell'erroneo presupposto della validità dello stesso e ne aveva tratto le conseguenze in termini di persistenza del rapporto per il periodo successivo e di diritto al risarcimento del danno pari alle retribuzioni a decorrere dalla messa in mora del datore di lavoro con l'offerta della prestazione lavorativa, identificata con la notifica dei ricorso introduttivo del giudizio).".

Ne consegue il rigetto del ricorso principale.

Egualmente infondato è il ricorso incidentale per il tramite del quale la lavoratrice tenta di farsi riconoscere la decorrenza del rapporto a tempo indeterminato dal primo contratto del 13/1/2004.

Invero, come giustamente evidenziato nella sentenza impugnata, nella fattispecie la prima assunzione della R. da parte della società ALI trasse origine dalla proroga del contratto di fornitura di lavoro già in essere tra quest'ultima e Poste Italiane a suo tempo sottoscritto il 15/1/03, cioè allorquando era ancora vigente la precedente normativa sui contratti interinali di cui alla L. n. 196 del 1997, per cui era da escludere in radice che un rapporto derivato direttamente da un contratto soggetto alla precedente disciplina, oltretutto estranea all'oggetto della domanda che era stata modulata sulla base del D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 27 potesse essere regolato alla luce delle nuove disposizioni su contratto di somministrazione.

Pertanto, anche il ricorso incidentale va rigettato.

La reciproca soccombenza delle parti induce la Corte a ritenere interamente compensate tra le stesse le spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte riunisce i ricorsi, rigetta il ricorso principale e quello incidentale. Compensa le spese.

http://dirlav.blogspot.it/2011/11/cass-156102011-somministrazione-poste.html
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luca_1966
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« Risposta #44 inserito:: Aprile 24, 2012, 11:57:49 »

Tribunale di Prato, sent. dell'11/4/12, Giud. Carlotta Consani

Rapporto di lavoro somministrato - Successiva assunzione come apprendista - Inammissibilità - Sussiste

(È inammissibile l’assunzione come apprendista di un lavoratore che abbia già svolto identica mansione nell’azienda in precedente contratto di lavoro in somministrazione.)

Aliunde perceptum - Onere di allegazione della rioccupazione del prestatore di lavoro - Necessità - Sussiste

(L’aliunde perceptum è rilevabile dal Giudice anche in assenza di eccezione della parte, ma è comunque necessario che la rioccupazione del lavoratore costituisca allegazione di fatto ritualmente acquisita al processo)

http://www.tosclavgiur.it/?p=1809

Pare consolidarsi l'orientamento giurisprudenziale secondo cui non è applicabile alla somministrazione l'indennità omnicomprensiva sostitutiva dell'integrale risarcimento del danno da illegittima interruzione del rapporto di lavoro per effetto di un termine. Indennità che riguarda, invece, i contratti a termine sottoscritti senza intermediazione.
« Ultima modifica: Aprile 24, 2012, 12:03:02 da luca_1966 » Registrato
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« Risposta #45 inserito:: Maggio 03, 2012, 18:46:11 »

QUESTO E IL PROSSIMO INTERVENTO SONO RELATIVI AL MODO DI INTENDERE LA SOMMINISTRAZIONE: SE ORDIGNO PER SCARDINARE IL RIGORE DEL DLGS 368/2001, OPPURE SE SISTEMA PER AGEVOLARE L'INCROCIO TRA ESIGENZE DATORIALI E DISPONIBILITĂ (SUL MERCATO) DI MAESTRANZE, FATTI SALVI I PRINCIPI DI TUTELA DELLO STESSO DECRETO.
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Diritto.net - Francesco Colaci
http://www.diritto.net/francesco-colaci/25464-significativa-sentenza-cassazione-su-lavoro-in-somministrazione.html

F. Colaci: <<La sent. C. Cass. n .5667 del 10/4/2012 - secondo cui  un contratto di lavoro interinale eccedente rispetto alla percentuale indicata dal CCNL non comporta la trasformazione del rapporto da TD a TI, e che fa riferimento alla precedente regolamentazione del lavoro (oggi denominato non più interinale, ma in somministrazione), ossia alla legge n.196/97, abrogata e sostituita dal D.lgs. n. 276/03 e successive modifiche - fissa sulla questione un indirizzo innovativo ed opposto a quello affermato da altre decisioni giurisprudenziali, che [pare avvalorata] dalla constatazione che nell’attuale disciplina del lavoro somministrato (art. 20, comma 4, D.lgs. n.276/03) si rinviene una disposizione analoga a quella dell’art. 8, comma 1, legge n. 196/97, su cui [verte la sentenza in oggetto].

Vale a dire che:

- l’art.8, comma 1, legge n. 196/97 stabilisce: «I prestatori di lavoro temporaneo non possono superare la percentuale dei lavoratori, occupati dall’impresa utilizzatrice in forza di contratto a tempo indeterminato, stabilita dai contratti collettivi nazionali della categoria di appartenenza dell’impresa stessa, stipulati dai sindacati comparativamente più rappresentativi.»;

- l’art. 20, comma 4, D.lgs. n. 276/03 prevede: «4. La somministrazione di lavoro a tempo determinato é ammessa a fronte di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, anche se riferibili all’ordinaria attività dell’utilizzatore. La individuazione, anche in misura non uniforme, di limiti quantitativi di utilizzazione della somministrazione a tempo determinato é affidata ai contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati dai sindacati comparativamente più rappresentativi in conformità alla disciplina di cui all’articolo 10 del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368.».

Stante l’analogia dei testi normativi, va da sè che quanto stabilito dalla Cassazione, con riferimento alla  prima delle due disposizioni, può trovare pedissequa applicazione anche alla seconda.

La conferma al riguardo viene dall’esame delle disposizioni del D.lgs. n. 276/03 che regolamentano l’istituto in questione: oltre alle norme che precisano i casi di divieto del lavoro somministrato e le relative conseguenze per l’inosservanza - soltanto nell’art. 21, comma 4 -, si dispone che il contratto di somministrazione é nullo e i lavoratori sono considerati a tutti gli effetti alle dipendenze dell’utilizzatore in mancanza della forma scritta del contratto in somministrazione.

Se l’art.27, comma 1, del D.lgs. n. 276/03 dispone che «Quando  la  somministrazione di lavoro avvenga al di fuori dei limiti e delle condizioni di cui agli articoli 20 e 21, comma 1, lettere a), b), c), d) ed e), il lavoratore può chiedere, mediante ricorso  giudiziale, a norma dell’articolo 414 c.p.c., notificato anche soltanto al soggetto che ne ha utilizzato la prestazione, la costituzione di un rapporto di lavoro alle dipendenze di quest’ultimo, con effetto dall’inizio della somministrazione.»,

gli artt. 20 e 21, comma 1, [fanno riferimento] a limiti e condizioni ben idividuati, che nulla hanno a che vedere con l’inosservanza delle limitazioni numeriche che i contratti collettivi prevedono rispetto alle assunzioni somministrate..>>.

(per un ulteriore commento vedi intervento successivo)

___   ___   ___

CORTE DI CASSAZIONE
Sent. n. 5667 del 10/4/2012

La D. srl proponeva opposizione avverso la cartella di pagamento dell’importo di euro 79.975,21 per contributi INPS e sanzioni relativamente ad alcuni lavoratori ..avviati dalla C. spa con contratto di lavoro interinale SENZA IL RISPETTO DELLA PERCENTUALE PREVISTA DAL CCNL PER I PRESTATORI DI LAVORO INTERINALE RISPETTO AI LAVORATORI OCCUPATI A TEMPO INDETERMINATO DA ESSA IMPRESA UTILIZZATRICE, così violando l’art. 1, comma 8, della legge n. 196 del 1997.

Nel contraddittorio con l’INPS, il Tribunale di Sondrio accoglieva l’opposizione, ma la statuizione veniva riformata dalla Corte d’appello di Milano, che la rigettava.

La Corte adita negava che la prescrizione di cui al citato art. 8 della legge 196/97 fosse priva di sanzione e che la nullità dei contratti per contrarietà a questa norma imperativa conducesse solo all’applicazione dell’art. 2126 cod. civ. Concludeva quindi, la Corte territoriale, che la nullità dei contralti interinali per violazione di legge (art. 1418 cod. civ.) comporta la loro qualificazione come ordinari rapporti di lavoro subordinato, soggetti alla contribuzione ordinaria, perché - superato il limite quantitativo che legittima la conclusione dei contratti di lavoro interinale - i contratti conclusi in eccedenza, essendo sprovvisti di strumento derogatorio, non possono che considerarsi come ordinari contratti di lavoro subordinalo.

Avverso detta sentenza la società soccombente ricorre con 2 motivi, illustrati da memoria.

Resiste l’lNPS con controricorso.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il 1° motivo si denunzia violazione dell’art. 1 comma 8 legge 196/97 e dell’art. 1418 cod. civ. sostenendo che, contrariamente a quanto ritenuto dalla sentenza impugnata, LA REGOLA DI CUI AL CITATO COMMA 8 NON AVREBBE CARATTERE IMPERATIVO, NON AVENDO FINALITÀ E CARATTERE DI INTERESSE PUBBLICO ED IN OGNI CASO SAREBBE PRIVA DI SANZIONE IN CASO DI VIOLAZIONE.

Con il 2° motivo si denunzia violazione degli arti. 1418 e 2126 cod. civ., giacché NON SAREBBE PREVISTA LA CONVERSIONE, ìn ordinari contratti di lavoro subordinato CON ESSA UTILIZZATRICE, DEI CONTRATTI DI LAVORO INTERINALI CONCLUSI IN ECCEDENZA RISPETTO ALLA PERCENTUALE INDICATA NEL CCNL.

Il ricorso merita accoglimento.

1. È noto (cfr. Cass. n. 3020 del 27/02/2003) che IL RAPPORTO DI LAVORO “INTERINALE”, disciplinato dalla legge 24 giugno 1997 n. 196 (prima dell’abrogazione degli artt. da 1 a 11 ad opera dell’art. 85 d.lgs. n. 276/2003), HA LUOGO ATTRAVERSO LA STIPULAZIONE DI 2 DISTINTI CONTRATTI: QUELLO DI TORNITURA DI PRESTAZIONI DI LAVORO TEMPORANEO ..TRA L’IMPRESA FORNITRICE E QUELLA UTILIZZATRICE (ART. 1) E QUELLO TRA IL LAVORATORE E L’IMPRESA FORNITRICE (ART. 3); ENTRAMBI I CONTRATTI DEVONO ESSERE STIPULATI PER ISCRITTO E DEVONO CONTENERE DETERMINATE CLAUSOLE. IN TAL MODO SI DETERMINA LA SCISSIONE DEL RAPPORTO DI LAVORO FRA GESTIONE NORMATIVA, CHE COMPETE ALLA FORNITRICE, E QUELLA TECNICO-PRODUTTIVA, CHE COMPETE ALL’UTILIZZATRICE.

Alla fornitrice compete infatti (art 1, comma 5, lettera d) l’obbligo di pagamento diretto al lavoratore del trattamento economico, nonché l’obbligo al versamento dei contributi previdenziali (ancorché spetti poi all'utilizzatrice l’onere del rimborso ex art. 1 comma 5 letti).

LA LEGGE 196/97 INDICA CON ESTREMA PRECISIONE I REQUISITI CHE PRESIEDONO A QUESTA COMPLESSA “SCISSIONE” E REGOLA CON ALTRETTANTA PRECISIONE LE CONSEGUENZE CHE DERIVANO QUANDO LA FATTISPECIE CONCRETA SI DISCOSTI DA QUELLA LEGALE.

2. Infatti, esaminando le possibili disfunzioni rispetto alla fattispecie legale, si rileva che LA MANCANZA O LA INCOMPLETEZZA DEL CONTRATTO TRA LAVORATORE E FORNITRICE (art. 10, comma 2, 2° capoverso), DETERMINA LA TRASFORMAZIONE DEL CONTRATTO DIRETTAMENTE IN CAPO ALLA SOCIETÀ FORNITRICE, MA NON COINVOLGE IN ALCUN MODO LA UTILIZZATRICE.

3. VI È UN SOLO CASO IN CUI ALLA DISFUNZIONE RISPETTO ALLO SCHEMA LEGALE LA NORMA RICOLLEGA AUTOMATICAMENTE L’ESISTENZA DEL RAPPORTO DIRETTO, ANCHE DAL PUNTO DÌ VISTA NORMATIVO, TRA LAVORATORE E IMPRESA UTILIZZATRICE, ED IL CASO È QUELLO IN CUI (art. 10, 2° comma) SIA OMESSA LA FORMA SCRITTA, PREVISTA AD SUBSTANTIAM, DEL CONTRATTO DI FORNITURA DI LAVORO TEMPORANEO TRA LE DUE IMPRESE, di cui all’art. 1, comma 5.

IN TAL CASO, INFATTI[/color]
, mancando in radice il contratto tra fornitrice e utilizzatrice, che è il presupposto della fattispecie legale, non può scattare alcun obbligo a carico della fornitrice nei confronti del lavoratore (ancorché tra queste due parti sia stato stipulato il contratto previsto dall’art. 3, perché questo resta necessariamente inoperante per mancanza di valida individuazione del soggetto beneficiario) e quindi LE PRESTAZIONI RESE DAL LAVORATORE NON POSSONO CHE CONSIDERARSI COME LAVORO ALLE DIPENDENZE DELLA UTILIZZATRICE.

4. Si colloca invece ai di fuori di questa previsione il caso che ne occupa.

Infatti, NON SI PUÒ SOSTENERE CHE, in ipotesi di violazione dell’art. 1, comma 8 [l. 196/97], ossia QUANDO I PRESTATORI DI LAVORO TEMPORANEO SUPERINO LA PERCENTUALE PRESCRITTA, la fattispecie legale non sia configurabile e VENGANO MENO TUTTI I RAPPORTI CONTRATTUALI CHE SI SONO NEL FRATTEMPO INSTAURATI, E CIOÈ SIA QUELLO TRA FORNITRICE E UTILIZZATRICE;, SIA QUELLO TRA FORNITRICE E LAVORATORE.

5. SI TRATTA, INFATTI, DI UN VIZIO “INTERNO” ALL’UTILIZZATORE CHE NON PUÒ INFICIARE IL RAPPORTO A CUI L’UTILIZZATORE MEDESIMO È ESTRANEO, OSSIA IL RAPPORTO TRA FORNITORE E LAVORATORE, IN QUANTO “RES INTER ALIOS ACTA”.

SI TRAE CONFERMA CHE I VIZI “INTERNI”, che si riferiscono ai soggetti stipulanti, NON PRECLUDONO LA CONFIGURAZIONE DELLA FATTISPECIE LEGALE, SE SI CONSIDERA IL disposto del 1° comma dell’art. 10, ove si fa riferimento ad un VIZIO INTERNO DELLA FORNITRICE, E CIOÈ AL CASO IN CUI QUESTA NON SIA iscritta negli elenchi di cui all’art. 2, e quindi non sia TRA I SOGGETTI ABILITATI ALL’ATTIVITÀ DI FORNITURA DI LAVORO TEMPORANEO: NEPPURE IN TAL CASO IL CONTRATTO SI INSTAURA DIRETTAMENTE TRA LAVORATORE E UTILIZZATORE, ma resta fermo il contratto tra lavoratore ed utilizzatore [fornitrice?] e vi sarà, se dei caso, da applicare la legge n. 1369 del 1960 sull’interposizione fittizia di manodopera, all’esito degli accertamenti che questa comporta.

6. In altri termini, QUANDO LA IRREGOLARITÀ DIPENDE DA VIZI DIVERSI, MA NON ATTIENE NÉ INFICIA IL CONTRATTO TRA IMPRESA FORNITRICE E IMPRESA UTILIZZATRICE, QUESTO spiega i suoi effetti “naturali”, così integrando lo schema legale che prevede obblighi di retribuzione e contribuzione a carico della fornitrice, ed IMPEDISCE DI RICADERE NEL PARADIGMA DEL RAPPORTO DI LAVORO SUBORDINATO ORDINARIO CON LA UTILIZZATRICE.

7. Conclusivamente, NON SI PUÒ SOSTENERE CHE LA VIOLAZIONE DELL’ART. 1 COMMA 8 COSTITUISCA VIOLAZIONE DI NORMA IMPERATIVA, GIACCHÉ NON SOLO LA MEDESIMA NON RECA ESPRESSAMENTE ALCUNA SANZIONE, MA LA MANCANZA DI SANZIONE - SUL VERSANTE, QUANTO MENO, DEGLI OBBLIGHI DELLA IMPRESA UTILIZZATRICE NEI CONFRONTI DELL’ENTE PREVIDENZIALE, CHE RILEVANO NEL CASO DI SPECIE - SI DEDUCE ANCHE DAL COMPLESSO DEL SISTEMA CHE SOPRA SI È DELINEATO.

NE CONSEGUE CHE LA CONTRIBUZIONE RICHIESTA RESTA A CARICO DELL’IMPRESA FORNITRICE.

Va quindi affermato il PRINCIPIO DI DIRITTO per cui, con riguardo alla fattispecie del lavoro interinale, nel caso dì violazione dell’art. 1 comma 8 della legge n. 196 del 1997, ossia NEL CASO IN CUI L’IMPRESA UTILIZZATRICE STIPULI CON L’IMPRESA FORNITRICE CONTRATTI PER FORNITURA DI PRESTAZIONI DI LAVORO TEMPORANEO IN NUMERO ECCEDENTE RISPETTO ALLA PERCENTUALE INDICATA NEL CCNL, DETTA VIOLAZIONE NON DETERMINA L’INSTAURAZIONE DI UN ORDINARIO RAPPORTO DI LAVORO SUBORDINATO TRA LAVORATORE E IMPRESA UTILIZZATRICE.

Il ricorso va quindi accolto e la sentenza va cassata.

Non essendovi ulteriori accertamenti da compiere all’esito del principio affermato, la causa va decisa nel merito, con l’accoglimento della opposizione proposta dalla società ricorrente avverso la cartella di pagamento.

LA NOVITÀ DELLE QUESTIONI GIUSTIFICA LA COMPENSAZIONE TRA LE PARTI DELLE SPESE DELL’INTERO GIUDIZIO.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nei merito, accoglie l’opposizione proposta dalla ricorrente avverso la cartella esattoriale.

Compensa tra le parti le spese dell’intero processo.
« Ultima modifica: Maggio 03, 2012, 19:59:34 da luca_1966 » Registrato
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« Risposta #46 inserito:: Maggio 03, 2012, 18:55:19 »

Le osservazioni, o profezie, di F. Colaci sono molto interessanti, ma contrastano col tenore di (almeno) una precedente sentenza della stessa Corte di Cassazione (cfr. sent. n. 15610 del 15/7/2011), la quale afferma che:

<<..OLTRE AI CASI DI NULLITÀ DEL CONTRATTO DI SOMMINISTRAZIONE PRIVO DI FORMA SCRITTA ..O DI SOMMINISTRAZIONE FRAUDOLENTA ..È CONTEMPLATA LA POSSIBILITÀ DI COSTITUZIONE DEL RAPPORTO LAVORATIVO IN CAPO ALL'UTILIZZATORE NELL'IPOTESI DI SOMMINISTRAZIONE IRREGOLARE, CHE SI VERIFICA ..NEI SEGUENTI CASI:

(...)

 - IN CASO DI VIOLAZIONE DEI LIMITI QUANTITATIVI INDICATI DALLA CONTRATTAZIONE COLLETTIVA (CD. CLAUSOLE DI CONTINGENTAMENTO) PER LA SOMMINISTRAZIONE A TEMPO DETERMINATO O QUALORA IL NUMERO DEI LAVORATORI DA SOMMINISTRARE NON RISULTI INDICATO NEL CONTRATTO DI SOMMINISTRAZIONE;

(...)
>>,

per cui, se il nuovo indirizzo appare <<innovativo ed opposto a quello affermato da altre decisioni giurisprudenziali>>, d'altra parte, la sua <<pedissequa applicazione>> alla odierna disciplina della somministrazione contrasterebbe in modo insanabile con i precetti espressi precedentemente, che possono essere così sintetizzati (cfr. - ex multis? - Cass., sent. n. 15610 del 15/7/2011):

<<[Se] ..la somministrazione a tempo determinato [di cui al D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 20, comma 4] è ammessa a fronte di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, anche se riferibili all'ordinaria attività dell'impresa, ..si osserva che la norma introduce una causale ampia, non legata a specifiche situazioni tipizzate dal legislatore o dal contratto collettivo, per cui SI IMPONE PIÙ CHE MAI LA NECESSITÀ DI UNA VERIFICA DIRETTA AD ACCERTARE, NON LA TEMPORANEITÀ O LA ECCEZIONALITÀ DELLE ESIGENZE ORGANIZZATIVE RICHIESTE PER LA SOMMINISTRAZIONE A TERMINE (come, invece, previsto espressamente dalla norma transitoria di cui al D.Lgs, n. 276 del 2003, art. 86, comma 3, diretto a mantenere in vita fino alla scadenza le clausole dei contratti collettivi stipulati ai sensi della L. n. 196 del 1997, art. 1), QUANTO, PIUTTOSTO, LA EFFETTIVA ESISTENZA DELLE ESIGENZE ALLE QUALI SI RICOLLEGA L'ASSUNZIONE DEL SINGOLO DIPENDENTE, ALLO SCOPO DI ESCLUDERE IL RISCHIO DI RICORSO ABUSIVO A FORME SISTEMATICHE DI SOSTITUZIONE DEL PERSONALE ATTE A MASCHERARE SITUAZIONI NIENTE AFFATTO RISPONDENTI A QUELLE CONTEMPLATE DALLA NORMA DI CUI AL D.LGS. N. 276 DEL 2003, ART. 20, COMMA 4, O SE NON ADDIRITTURA IL RISCHIO DEL SUPERAMENTO DEL LIMITE RAPPRESENTATO DALLA NECESSITÀ CHE NON SIANO PERSEGUITE FINALITÀ ELUSIVE DELLE NORME INDEROGABILI DI LEGGE O DI CONTRATTO COLLETTIVO ATTE AD INTEGRARE L'IPOTESI, SANZIONATA, DELLA SOMMINISTRAZIONE FRAUDOLENTA.

..RIMANE FERMA LA NECESSITÀ CHE LA SOCIETÀ CONVENUTA IN GIUDIZIO DIA LA DIMOSTRAZIONE DELLA EFFETTIVA ESISTENZA DELL'ESIGENZA ALLA QUALE SI RICOLLEGA LA SINGOLA ASSUNZIONE DEL LAVORATORE..>>;

Passando ad un'altra sentenza (Cass., sent. n. 14715 del 5/7/2011), resta chiarito che:

<<28. Non è sufficiente, ..come sostenuto dal Giudice d'appello, il solo richiamo, nel contratto di prestazione di lavoro temporaneo tra impresa fornitrice e lavoratore, alle causali generali dei contratti collettivi per farne discendere l'instaurazione, a carico dell'impresa utilizzatrice, di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, in quanto, trattandosi di fattispecie complessa voluta dal legislatore per attenuare la rigidità del precedente impianto di divieto di intermediazione di mano d'opera, occorre che l'utilizzatore si faccia carico di dimostrare, ove contestato, l'avvenuto rispetto, nello svolgimento del rapporto negoziale diretto con il prestatore di lavoro, delle causali previste dai contratti collettivi nazionali della categoria di appartenenza, a loro volta trasfuse nel contratto di fornitura intercorso con l'impresa fornitrice ai sensi dell'art. 1, comma 2, lettera della legge n. 196/97.

29. In tal modo, non solo si perviene ad una lettura logica e coerente, in armonia con la norma di cui all'art. 1, comma 2°, lett. a), della disposizione sanzionatoria di cui al citato art. 10, comma 1, L. n. 196/97, ma si supera, altresì, la visione parcellizzata, estranea alla volontas legis, dei tre rapporti in esame, vale a dire quello di fornitura tra impresa fornitrice ed impresa utilizzatrice, quello di prestazione del lavoro temporaneo tra impresa fornitrice e lavoratore e quello finale tra impresa utilizzatrice e prestatore di lavoro temporaneo, a favore della preminente esigenza di valorizzare l'effettiva attuazione, nel corso di esecuzione del rapporto ultimo tra prestatore di lavoro ed impresa utilizzatrice, delle causali indicate nel contratto di fornitura.

30. In pratica, SI IMPONE UNA LETTURA UNITARIA DEI RAPPORTI TRA I SOGGETTI DELLA COMPLESSA FATTISPECIE IN CONSIDERAZIONE DEL COLLEGAMENTO NEGOZIALE CHE NON PUÒ NON SUSSISTERE TRA LA CAUSALE DEL RAPPORTO DI FORNITURA (QUELLO TRA L'IMPRESA FORNITRICE E L'IMPRESA UTILIZZATRICE) ED IL RAPPORTO DI LAVORO TEMPORANEO INTERCORSO TRA L'UTILIZZATRICE ED IL PRESTATORE DI LAVORO, NEL QUALE DEVE PERSISTERE LA RAGIONE GIUSTIFICATRICE CHE AVEVA INDOTTO LA PRIMA AD AVVALERSI DELLA FORNITURA DI LAVORO EX LEGE 196/97.

31. LA VERIFICA DELLA PERSISTENZA DI TALE CAUSA GIUSTIFICATRICE NON PUÒ CHE PASSARE ATTRAVERSO LA PROVA CHE, IN CONCRETO, L'IMPRESA UTILIZZATRICE DOVRÀ FORNIRE IN GIUDIZIO DELLA SUSSUNZIONE DEL RAPPORTO DI LAVORO TEMPORANEO NEI CASI PREVISTI DALLA CONTRATTAZIONE COLLETTIVA di cui al citato art. 1, comma 2, lettera a) della legge n. 196 del 1997. SOLO IN TAL MODO POTRÀ RITENERSI RISPETTATA LA FINALITÀ enucleatale dal richiamo del primo comma dell'art. 10 L. n. 196 del 1997 alla legge n. 1369 del 1960, vale a dire quella DI EVITARE IL RICORSO A FORME ELUSIVE DEL DIVIETO DI INTERMEDIAZIONE DI MANO D'OPERA, COME QUELLE CHE POTREBBERO DISCENDERE, AD ESEMPIO, DALLA  DIVARICAZIONE TRA CAUSALE DEL CONTRATTO DI FORNITURA ED EFFETTIVA RAGIONE DELL'UTILIZZAZIONE DEL LAVORO TEMPORANEO.

32. In definitiva, può ritenersi che SI È IN PRESENZA DI UN

COLLEGAMENTO NEGOZIALE CHE COSTITUISCE FENOMENO INCIDENTE DIRETTAMENTE SULLA CAUSA DELL'OPERAZIONE CONTRATTUALE CHE VIENE POSTA IN ESSERE, RISOLVENDOSI IN UNA INTERDIPENDENZA FUNZIONALE DEI DIVERSI ATTI NEGOZIALI - IL CONTRATTO DI FORNITURA E IL CONTRATTO PER PRESTAZIONE DI LAVORO TEMPORANEO - QUEST'ULTIMO VENENDO DALLA SOCIETÀ FORNITRICE CONCLUSO ALLO SCOPO, NOTO ALL'UTILIZZATORE,

DI SODDISFARE L'INTERESSE DI QUEST'ULTIMO AD ACQUISIRE LA DISPONIBILITÀ DI PRESTAZIONI DI LAVORO - RIVOLTA A REALIZZARE UNA FINALITÀ PRATICA UNITARIA.


TALE COLLEGAMENTO, IN PARTICOLARE, ACQUISISCE AUTONOMA RILEVANZA GIURIDICA, TENUTO CONTO CHE LE DIVERSE PARTI CONTRATTUALI SONO CONSAPEVOLI DEL NESSO TELEOLOGICO TRA I DIVERSI ATTI NEGOZIALI, E LO STESSO SI PALESA ALL'ESTERNO PROPRIO IN RAGIONE DELL'OBIETTIVO DELLA FLESSIBILITÀ.

33. A ciò consegue che I MOTIVI DI CUI ALL'ART. 3, COMMA 3, LETTERA A), vale a dire quelli del ricorso alla fornitura di prestazioni di lavoro temporaneo, la cui indicazione è richiesta con riguardo al contenuto del contratto intercorrente tra impresa fornitrice e singolo lavoratore, HANNO UNA VALENZA AUTONOMA E CONCORRONO AD INTEGRARE IL DISPOSTO DI CUI ALL'ART. 1, COMMA 2, LETTERA A) SULLA POSSIBILITÀ CHE IL CONTRATTO DI FORNITURA TRA L'IMPRESA UTILIZZATRICE E QUELLA FORNITRICE SIA CONCLUSO NEI CASI PREVISTI DAGLI ACCORDI COLLETTIVI NAZIONALI DELLA CATEGORIA DI APPARTENENZA DELL'IMPRESA UTILIZZATRICE, IL TUTTO NELL'OTTICA DEL COLLEGAMENTO NEGOZIALE.

34. Pertanto, il contenuto del contratto di prestazione di lavoro temporaneo intercorrente tra l'impresa fornitrice ed il singolo lavoratore assume un peculiare rilievo rispetto a quanto previsto dall'art. 1, comma 2, lettera a) e la mancanza/genericità dello stesso spezza l'unitarietà della fattispecie complessa voluta dal legislatore per favorire la flessibilità dell'offerta di lavoro nella salvaguardia dei diritti fondamentali del lavoratore e fa venir meno quella presunzione di legittimità del contratto interinale che il legislatore fa discendere dall'indicazione, nel contratto di fornitura, delle ipotesi in cui il contratto interinale può essere concluso (citato art. 1, comma 2, lettera a).

35. A ciò consegue che TROVA APPLICAZIONE IL DISPOSTO di cui all'art. 10 e, dunque, quanto previsto dalla legge 1369 del 1960, art. 1, ult. comma, PER CUI IL CONTRATTO DI LAVORO COL FORNITORE "INTERPOSTO" SI CONSIDERA A TUTTI GLI EFFETTI INSTAURATO CON L'UTILIZZATORE "INTERPONENTE".

36. Resta da superare, a questo punto, la questione che si pone in ordine alla connotazione temporale che viene ad assumere il rapporto che si instaura con l'utilizzatore interponente. Come si è visto, IL 2° COMMA DELL'ART. 10 DELLA LEGGE N. 196/97 PREVEDE L'INSTAURAZIONE DI UN RAPPORTO DI LAVORO A TEMPO INDETERMINATO NELL'IPOTESI SPECIFICA DELLA MANCANZA DI FORMA SCRITTA DEL CONTRATTO, onde occorre, in pratica, verificare se, nei casi diversi dalla mancanza di forma scritta del contratto, operi egualmente la sanzione dell'instaurazione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con l'utilizzatore interponente.

37. L'opzione interpretativa di questa Corte, nel senso dell'applicabilità della suddetta sanzione anche nell'ipotesi generale di cui al primo comma dell'art. 10 della legge n. 196/97, si fonda sui rilievi di seguito indicati.

38. a) Il richiamo generalizzato ed indifferenziato, enunciato in tale comma, alla legge n. 1369 del 1960 sul divieto di intermediazione ed interposizione nelle prestazioni di lavoro, non può avere altro significato, nell'intenzione del legislatore, che quello di veder applicate le conseguenze sanzionatone di tale disciplina alle ipotesi di violazione della disposizione di cui all'art. 1, comma 2°, lettera a) della legge n. 196/97, vale a dire la violazione alla regola, normativamente contemplata, di conclusione del contratto di fornitura di prestazioni di lavoro temporaneo nei casi previsti dai contratti collettivi nazionali della categoria di appartenenza dell'impresa utilizzatrice, stipulati dai sindacati comparativamente più rappresentativi.

39. Non bisogna, infatti, dimenticare che, vigente la legge n. 1369 del 1960, la normalità era rappresentata dalla figura del contratto di lavoro a tempo indeterminato, per cui alla sostituzione soggettiva del reale datore di lavoro interponente, quale effettivo utilizzatore della prestazione lavorativa oggetto dell'operazione di intermediazione o di interposizione, al fittizio datore di lavoro interposto si accompagnava l'instaurazione di un rapporto lavorativo normalmente a tempo indeterminato, non essendo, ovviamente, possibile costituire un rapporto a termine che rappresentava, all'epoca, l'eccezione.

40. b) L’OPZIONE INTERPRETATIVA DI QUESTA CORTE NON È ESCLUSA DAL FATTO CHE LA SANZIONE DELL'INSTAURAZIONE DI UN RAPPORTO LAVORATIVO A TEMPO INDETERMINATO SIA PREVISTA, ESPRESSAMENTE, DAL 2° COMMA DELL'ART. 10 PER L'IPOTESI DELLA MANCANZA DI FORMA SCRITTA DEL CONTRATTO.

È AGEVOLE OSSERVARE, AL RIGUARDO, CHE SE UNA TALE SANZIONE È PREVISTA PER L'IPOTESI DI CERTO MENO GRAVE DEL VIZIO FORMALE DELLA MANCANZA DELLA FORMA SCRITTA DELL'ACCORDO, A MAGGIOR RAGIONE ESSA NON PUÒ NON ESSERE APPLICATA A QUELLA PIÙ GRAVE, IN QUANTO INGIUSTIFICATA, DELLA VIOLAZIONE SOSTANZIALE DELL'INOSSERVANZA DELLA DISPOSIZIONE DI CUI ALL'ART. 1, COMMA 2°, LETTERA A) DELLA LEGGE N. 196/97, VALE A DIRE DELLA REGOLA CHE IL CONTRATTO DI FORNITURA SIA CONCLUSO PER I CASI PREFIGURATI DALLA CONTRATTAZIONE COLLETTIVA ESPRESSIONE DEI SINDACATI COMPARATIVAMENTE PIÙ RAPPRESENTATIVI.


41 c) ..diversamente opinando, verrebbe ad essere facilmente aggirata la disciplina limitativa del contratto a termine: invero, una volta costituito con l'impresa fornitrice interposta il contratto a termine, qualora si volesse sostenere che anche il rapporto che si instaura ex lege con l'impresa utilizzatrice interponente debba essere a termine, ad onta dell'accertata illegittimità dell'apposizione del termine, si perverrebbe all'inaccettabile ed assurda situazione per la quale la violazione del divieto di interposizione di mano d'opera consentirebbe all'interponente di beneficiare di una prestazione a termine altrimenti preclusa.

42. d) ..IL TERMINE APPOSTO AL CONTRATTO DI LAVORO TEMPORANEO COL FORNITORE INTERPOSTO PUÒ ESSERE SALVATO, NELL'IMPUTAZIONE EX LEGE DEL CONTRATTO ALL'UTILIZZATORE INTERPONENTE, SOLO SE IL NEGOZIO CONCLUSO È DI PER SE STESSO CONFORME ALLA DISCIPLINA DEL LAVORO A TERMINE, AVENDONE L'UTILIZZATORE FORNITO LA PROVA, IN QUANTO DIVERSAMENTE SAREBBE ESCLUSA, IN RADICE, LA LEGITTIMITÀ DEL RICORSO AL CONTRATTO DI FORNITURA.

43. e) D'altra parte, un avallo alla ricostruzione fin qui operata discende anche dalla sentenza n. 58 del 2006 della Corte costituzionale che ha dichiarato incostituzionale, per irragionevolezza e contrarietà al principio di tutela del lavoro, l'intervento legislativo (art. 117, comma 1, legge n. 388 del 2000) col quale la trasformazione del contratto prevista dal secondo periodo del comma 2 dell'art. 10 della legge n. 196/97 (contratto per prestazioni di lavoro temporaneo di cui all'art. 3 L. 196/97 mancante della forma scritta ovvero degli elementi di cui all'art.3, comma 3, lettera g) era stata sancita a tempo "determinato" invece che "indeterminato".
>>.
« Ultima modifica: Maggio 03, 2012, 19:42:34 da luca_1966 » Registrato
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« Risposta #47 inserito:: Maggio 03, 2012, 22:53:04 »

Discussione odierna sul tema..

http://www.mondoposte.it/smf/index.php?topic=6960.msg115655#msg115655
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« Risposta #48 inserito:: Maggio 03, 2012, 23:44:17 »

TRIBUNALE DI BERGAMO
Sentt. nn. 1693 e 1694 del 14/3/2012

Il Giudice Sergio Cassia illustra con chiarezza la somministrazione a tempo determinato, decide per l'illegittimità del termine (genericità della causale dell'assunzione), accolla alla parte datoriale "utilizzatrice" l'intero risarcimento del danno ("non si applica l'art. 32, legge 183/2010, ..norma eccezionale ..non estendibile analogicamente all'azione costitutiva di un nuovo rapporto in capo ..all'utilizzatore"), respinge in premessa l'eccezione di decadenza del diritto ad impugnare il contratto (decreto Milleproroghe e decadenza posticipata al 31/12/2011).

Due sentenze "seriali" (settore ristorazione) del Giudice Sergio Cassia del Tribunale di Bergamo. Meriterebbero di essere trascritte non solo per la questione della decadenza del diritto ad impugnare il contratto a termine, ma anche per le considerazioni sul rapporto di somministrazione..

http://www.cgil.bg.it/ufficio_vertenze/sentenze/mcdonald1.PDF
http://www.cgil.bg.it/ufficio_vertenze/sentenze/mcdonald2.PDF
« Ultima modifica: Maggio 03, 2012, 23:45:01 da luca_1966 » Registrato
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« Risposta #49 inserito:: Maggio 05, 2012, 22:30:41 »

Tribunale di Ascoli Piceno
Sent. del 12/4/2012

Giudice Pier Giorgio Palestini

http://www.laprevidenza.it/attachments/news/20120419130111976.pdf

DUE INTERE PAGINE DELLA SENTENZA SONO DEDICATE A SBROGLIARE LA MATASSA PROCURATA DAL LEGISLATORE CON LA PRODITORIA E MALPOSTA PREVISIONE DI UN TERMINE DECADENZIALE AVVERSO L'IMPUGNAZIONE DEL CONTRATTO A TERMINE RITENUTO INVALIDO:

<<Dall'ampia disamina che precede, essendo il nuovo regime decadenziale inapplicabile.. all'impugnativa del rapporto di somministrazione, l'eccezione va disattesa.>>.

A proposito, poi, della somministrazione, il giudice di Ascoli ritiene che <<qualora le ragioni [dell'assunzione] siano ..formalmente e sufficientemente ["non tautologicamente"] specificate nello scritto ["per ragioni di trasparenza, ..per far conoscere al lavoratore le ragioni per cui è stato assunto a termine ed assicurare ..la controllabilità della loro reale esistenza"], ma si accerti, in seguito all'istruttoria, l'insussistenza dei fatti posti a fondamento delle stesse.., la clausola contenente il termine deve essere considerata illegittima per l'assenza di un "presupposto legale"..>>.

Il giudice tratta l'onere di specificazione nel caso della somministrazione (DLgs 276/2003) alla stessa stregua di come prescritto dall'art. 1 del DLgs 368/2001:

<<..qualora fosse ammesso che il somministratore descrivesse al dipendente in modo generico le motivazioni della ..assunzione e destinazione presso l'utilizzatore - magari recitandogli ..la previsione di legge "per ragioni tecniche..", o comunicandogli una clausola di analogo tautologico contenuto - questi non potrebbe verificare la reale esistenza di esigenze aziendali concrete, non essendogli note.>>.

Al di là dell'analisi dettagliata della somministrazione, soccorre (ma in modo non determinante ai fini della decisione) la parte ricorrente la reiterazione di contratti, ben 22 comprese le proroghe, in meno di un anno (tra il 2009 ed il 2010). Quest'ultimo aspetto potrebbe aver influito, piuttosto, nella scelta, peraltro anomala (la giurisprudenza prevalente non ritiene applicabile l'art. 32 del "Collegato lavoro" alla somministrazione), di fissare l'indennità omnicomprensiva massima prevista dal comma 5, art. 32, L. 183/2010 (12 mensilità della retribuzione globale lorda).
« Ultima modifica: Maggio 05, 2012, 22:43:34 da luca_1966 » Registrato
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« Risposta #50 inserito:: Maggio 07, 2012, 23:47:33 »

Giampiero Falasca così titola un suo articolo:

http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2012-04-03/giudici-cassazione-lezione-contratti-064329.shtml?uuid=Ab14GDIF

DAI GIUDICI DI CASSAZIONE UNA LEZIONE SUI CONTRATTI

[Nell'era dei professori, le lezioni sono all'ordine del giorno..]

La sentenza della Corte di cassazione n. 2521/2012 (articolo a pagina 21 de Il Sole 24 Ore del 21/04/2012) potrebbe avviare un chiarimento importante su una vicenda giudiziaria che ha determinato contenziosi seriali molto rilevanti in alcune zone del Paese, quella delle cosiddette causali del contratto di somministrazione. Per capire la vicenda bisogna ripartire dagli inizi, quando fu approvata la riforma Biagi. Dopo la trasformazione del lavoro interinale in somministrazione di manodopera, era opinione comune che tale contratto potesse essere utilizzato senza particolari requisiti formali. Sulla base di tale interpretazione, sono stati stipulati migliaia di contratti, senza dedicare attenzioni particolari alle cosiddette causali. Molti anni dopo la conclusione di tali contratti, si è sviluppato un filone giurisprudenziale improntato a un rigore formale del tutto imprevisto e imprevedibile, che ha portato all'annullamento in serie di quei contratti (e alla conversione a tempo indeterminato dei rapporti di lavoro collegati).

La situazione ha acquisito un tale rilievo che il legislatore, per ben tre volte (nel 2009, con la Finanziaria 2010, l'estate scorsa, con l'articolo 8 della legge 148/2011 e di recente con il decreto legislativo 24/2012) ha previsto una serie di ipotesi in cui la causale non deve essere apposta, con lo scopo di aggirare il problema.

La sentenza della Corte sembra andare in parallelo con tali interventi legislativi, in quanto cerca di contenere il fenomeno, mediante un'interpretazione delle norme della riforma Biagi più fedele al loro testo letterale.

I Tribunali di merito dovranno ora necessariamente tenere conto della nuova interpretazione, considerato che uno dei compiti essenziali della Corte di cassazione è quello di assicurare l'applicazione uniforme della legge.

_ _ _ _

Studio De Luca - Avvocati Giuslavoristi
http://www.studiodeluca.it/news_285_Corte+di+Cassazione%3A+sufficiente+la+necessit%E0+di+far+fronte+a+punte+di+attivit%E0++per+i+contratti+di+somministrazione+%28Il+Sole24+Ore+3+aprile+2012+-+Pag.+21%29

<<La Corte di Cassazione, con sentenza n. 2521 del 24 gennaio 2012, smentisce l'orientamento maggioritario della giurisprudenza di merito in materia di somministrazione di manodopera, confermando che “la necessità di far fronte a picchi di attività” è sufficiente per giustificare il ricorso alla somministrazione di lavoro a tempo determinato.>>.
_ _ _ _

St. Leg. Salonia e associati
http://www.salonia-associati.com/pdf/Newsletter%20n.%205-2012.pdf

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2521 del 21 febbraio 2012, ha evidenziato la rilevanza delle causali giustificative nei contratti di somministrazione di lavoro a tempo determinato. Nel caso di specie, in particolare, è stato ritenuto corretto l’operato della società utilizzatrice che aveva giustificato il ricorso alla somministrazione di lavoro in forza delle necessità di far fronte a “punte di intensa attività connesse al ciclo produttivo che non è possibile evadere con il normale organico (in concreto, dovute al temporaneo rinvio della progettata ed annunciata delocalizzazione di un’importante azienda committente), causale questa espressamente prevista dalla contrattazione collettiva di settore e ritenuta ascrivibile tra le ragioni di “carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, di cui all’art. 20, co. 4, D.Lgs. n. 276/2003. La Suprema Corte ha, inoltre, ribadito in termini generali “la necessità di una verifica diretta ad accertare la effettiva esistenza delle esigenze alle quali si ricollega l'assunzione del singolo dipendente, al fine di evitare che il ricorso alla somministrazione avvenga per causali non corrispondenti a quelle poste a giustificazione del contratto di assunzione e per il perseguimento di finalità elusive delle norme inderogabili di legge o del contratto collettivo”.
« Ultima modifica: Maggio 08, 2012, 01:03:54 da luca_1966 » Registrato
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« Risposta #51 inserito:: Maggio 08, 2012, 11:42:54 »

Legacoop, Bologna, 4/4/2012

NOVITÀ IN MATERIA DI SOMMINISTRAZIONE

Sulla Gazzetta Ufficiale 22 marzo 2012, n. 69 è stato pubblicato il decreto legislativo 2 marzo 2012 n. 24 che, in applicazione della direttiva 2008/104/Ce, con lo scopo di favorire l’inserimento lavorativo dei lavoratori “svantaggiati” ha introdotto rilevanti novità in tema di somministrazione di lavoro. In particolare dette novità riguardano, la possibilità di ricorrere alla somministrazione a tempo determinato senza indicare ragioni tecnico, organizzative e sostitutive..

(...)

TRIBUNALE DI BOLOGNA, Sez. Lav.
Sent. n. 21 dell'8/2/2012

Le disposizioni degli artt. 20 e 21 del D. Lgs. n. 276 comportano che nel contratto di somministrazione siano indicate le ragioni dell'utilizzazione di lavoratori a tempo determinato; tale indicazione non può evidentemente consistere nel mero richiamo alla previsione generale di legge, occorrendo invece che le motivazioni siano esposte con riferimento alla concreta situazione di fatto che induce l'impresa utilizzatrice a far ricorso a manodopera avventizia. Giova rammentare in proposito come la nuova legge in materia di contratti di lavoro a termine si limiti a consentire ai datori di lavoro di concludere contratti a termine a fronte di ragioni di carattere tecnico, organizzativo o produttivo, anche se riferibili alla ordinaria attività del datore di lavoro, lasciando così alla autonoma determinazione del datore di lavoro la individuazione delle singole ipotesi in cui è ritenuto opportuno stipulare contratti di lavoro a termine. Tuttavia, proprio per permettere al lavoratore di verificare la legittimità della clausola di apposizione del termine, la nuova disciplina impone non solo la stipulazione per iscritto (ad substantiam), ma anche di specificare le dette ragioni. È necessario, quindi, sia nell'assunzione diretta a termine sia in quella indiretta, mediante la somministrazione a tempo determinato (posto che entrambi gli strumenti realizzano la medesima funzione pratica, costituita dalla utilizzazione di prestazioni di lavoro subordinato per un tempo limitato e che, pertanto, il sistema di legge deve essere tale che gli oneri gravanti su colui che beneficia delle prestazioni devono essere i medesimi in entrambi i tipi di assunzione), che le ragioni che inducono l'imprenditore ad utilizzare prestazioni di lavoro a tempo determinato siano "cristallizzate" nel contratto di somministrazione”.
_ _ _ _

In questo senso, ad esempio, la Cassazione (Cass., n. 2521 del 21/2/2012) afferma che "le punte di intensa attività" non fronteggiabili con il ricorso al normale organico risultano sicuramente ascrivibili nell'ambito di quelle "ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, anche se riferibili al l'ordinaria attività dell'utilizzatore" che consentono, ai sensi dell'articolo 20 comma 4 del Dlgs n. 276/2003, il ricorso alla somministrazione di lavoro a tempo determinato e che pertanto, il riferimento alle stesse, ben può costituire valido requisito formale del relativo contratto ai sensi dell'art. 21, comma 1, lettera c della legge stessa.

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« Ultima modifica: Maggio 08, 2012, 11:44:38 da luca_1966 » Registrato
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« Risposta #52 inserito:: Maggio 09, 2012, 12:55:28 »

In questa sentenza la S.C. si limita a tenere nella giusta considerazione le motivazioni espresse dalla Corte d'Appello. Interessante è la distinzione tra i due contratti che reggono il rapporto trilaterale della somministrazione: se è corretto quello consegnato al lavoratore, ma di contenuto diverso quello tra somministratore e utilizzatore (cioè non rispondente alla situazione concretizzatasi di fatto nel rapporto di lavoro), cade l'impalcatura.. Circa l'applicazione retroattiva dell'art. 32, come noto, non è sufficiente chiederne l'applicazione, come in questo caso, in sede di legittimità, ma è necessario che a monte sia sempre stata tenuta aperta, con apposito motivo, la questione riguardante le conseguenze economiche della illegittimità del termine. Se quella parte della causa è stata trascurata, essa si ritiene passata in giudicato.

CORTE DI CASSAZIONE
Sent. n. 6933 dell'8/5/2012

Fatto e diritto

Poste italiane spa chiede l'annullamento della sentenza della Corte d'appello di Milano pubblicata il 22 luglio 2009.

La controversia fu introdotta da (...) e concerne una serie di contratti di somministrazione. Vennero stipulati 2 contratti di somministrazione tra la impresa somministratrice (...) spa e l'impresa utilizzatrice Poste italiane spa.

In relazione al primo di tali contratti, la lavoratrice venne assunta per 2 giorni il 18 maggio 2005 e poi per 3 giorni il 7 giugno 2005.

In relazione al secondo contratto venne assunta ed avviata al lavoro sempre presso Poste italiane spa il 1 luglio 2005 sino al 30 settembre 2005.

La (...) assumeva la illegittimità di tutti e tre i contratti e chiedeva, ai sensi dell'art. 27 del d. lgs. 276 del 2003, la costituzione di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato direttamente con l'impresa utilizzatrice Poste italiane spa a decorrere dalla data di inizio del primo rapporto.

Il Tribunale rigettò la domanda. La Corte d'appello ha in parte riformato la decisione di primo grado, convenendo sulla legittimità dei primi due contratti, ma giudicando invece illegittimo il terzo. Ha quindi dichiarato la illegittimità di quest'ultimo contratto e costituito un rapporto di lavoro alle dipendenze della impresa utilizzatrice con effetto dall'inizio del lavoro relativo a tale contratto.

Contro questa decisione è stato proposto ricorso principale da Poste italiane spa, articolato in quattro motivi, nonché un ricorso incidentale della lavoratrice basato su di un unico motivo. Entrambe la parti hanno depositato una memoria per l'udienza.

I due ricorsi devono essere riuniti e deve essere esaminato per primo quello incidentale, concernente i primi due contratti. L’(...), critica la sentenza per aver ritenuto conformi alla legge i due contratti di lavoro somministrato intercorsi tra la lavoratrice e la (...) il 18 maggio 2005 (per due giorni di lavoro) e il 7 giugno 2005 (per tre giorni). Denunzia violazione degli artt. 20, 21 e 27 d. Igs. 276 del 2003, e degli artt. 115 e 116 c.p.c.

La Corte di merito ha ritenuto che la causale di tali assunzioni sia stata individuata in modo adeguato e sia risultata corrispondente all'effettiva utilizzazione della lavoratrice. La motivazione che, peraltro, fa corpo con la motivazione a sostegno di identica soluzione fornita dal Tribunale sul punto, non può ritenersi né omessa, né insufficiente, né contraddittoria ai sensi del n. 5 dell'art. 360 c.p.c. Le molteplici affermazioni critiche del ricorrente incidentale non vanno al di là di una diversa valutazione nel merito dei due giudizi sulla specificità della causale e sulla sua corrispondenza alla attività effettivamente svolta; sono pertanto inammissibili in sede di giudizio di legittimità, in assenza di inadeguatezze o contraddizioni della motivazione. Il ricorso incidentale deve quindi essere rigettato.

Il ricorso principale verte sul terzo contratto, dichiarato illegittimo dalla Corte d'appello.

Con il primo motivo si denunzia violazione e falsa applicazione degli artt. 20, quarto comma, 21 del d.Igs. n. 276 del 2003 e dell'art. 25 del ccnl 11 luglio 2003.

Si censura l'affermazione della sentenza per la quale l'illegittimità deriva dal fatto che la causale del contratto di somministrazione stipulato tra Poste italiane e la (...) è individuata in ragioni sostitutive e precisamente nell'esigenza di sostituire personale con diritto alla conservazione del posto nel CMC di (...), mentre la (...), assunta in relazione a tale contratto, è stata utilizzata nel CMP di (...). È di tutta evidenza, conclude la Corte di merito, che la lavoratrice non è stata impiegata da Poste italiane spa per sostituire lavoratori assenti nella sede indicata nei contratto di somministrazione.

La società ricorrente assume che per smentire tale affermazione è sufficiente esaminare la lettera di assunzione del l'luglio 2005 laddove nello spazio riservato al luogo di lavoro è indicato il CMP di via (...) che corrisponde a (...) e non a Peschiera (...). Ma la difformità rilevata dalla Corte non riguarda la lettera di assunzione e il relativo contratto di lavoro (che la società riporta), bensì il contratto commerciale di somministrazione stipulato tra somministratrice e utilizzatrice, che la società omette di riportare.

Con una seconda censura si assume che la Corte avrebbe errato nell'interpretare il 4° comma dell'art. 20 per il quale è sufficiente che sussista una ragione di carattere oggettivo, effettiva e comprovabile, anche se riferibile all'ordinaria attività dell'utilizzatore. Ma il problema controverso in questa causa, sul quale la Corte d'appello si è espressa, non è quello del carattere ordinario o meno dell'attività, bensì quello della effettività della ragione indicata come causale della somministrazione.

Un'ulteriore censura è basata sulla disposizione per cui il controllo giudiziale non può riguardare il merito delle scelte imprenditoriali. Ma la sentenza non entra nel merito della scelta imprenditoriale, limitandosi a controllare la corrispondenza tra ragione enunciata e ragione effettiva.

Con il secondo motivo si denunzia violazione degli artt. 112 e 414 c.p.c. perché la Corte nel dichiarare la non conformità tra la causale della somministrazione e l'utilizzazione effettiva della lavoratrice "ha omesso di prendere in considerazione gli atti difensivi depositati da controparte", che riguardano tutti il contratto di lavoro disciplinato dall'art. 22 d.lgs. 276 e dunque il rapporto tra somministratore e prestatore. La censura è generica, concerne il merito e, comunque, non è fondata considerata l'adeguatezza e compiutezza della motivazione. Sì assume poi che la ricorrente non avrebbe contestato la violazione artt. 20 e 21, ma solo dell'art. 22. Anche questo motivo non è fondato poiché la domanda è stata formulata ai sensi dell'art. 27 del d.lgs. n. 276 del 2003.

Con il terzo motivo si denunzia violazione dell'art. 112 c.p.c. e dell'art. 20 del d.lgs. n. 276 del 2003 perché la sentenza avrebbe pretermesso [~ omesso, prescisso] circostanze di fatto esposte dalla società in sede di costituzione in primo grado che devono ritenersi pacifiche perché non contestate. Il tema è di merito ed esula dal giudizio di cassazione, in presenza di una motivazione adeguata e priva di contraddizioni.

Con il quarto motivo (indicato come quinto) la società denunzia violazione dell'art. 27 del d.lgs. n, 276 del 2003, perché non sussistevano i presupposti per considerare irregolare il contratto di somministrazione, e perché le conseguenze previste dall'art. 27 sono la costituzione di un rapporto con l'utilizzatore ma non anche la trasformazione a tempo indeterminato del rapporto.

La prima parte del motivo è infondata, perché, come si è visto, la Corte ha spiegato la ragione della irregolarità con argomenti chiari e convincenti di cui si è già detto.

Sul secondo tema, questa Corte si è già espressa, affermando il principio di diritto per cui il rapporto di lavoro alle dipendenze dell'utilizzatore con effetto dall'inizio della somministrazione che, in forza dell'art. 27 del decreto legislativo n. 276 del 2003 si costituisce quando la somministrazione di lavoro avvenga al di fuori dei limiti di cui agli arti. 20 e 21, comma 1, lettere a), b), c), d) ed e), è un ordinario rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

Le ragioni di tale scelta ermeneutica sono state esposte in Cass. 15 luglio 2011, n. 15610. Nel farvi rinvio, deve aggiungersi una considerazione di ordine generale: se un contratto di lavoro viene stipulato utilizzando un tipo contrattuale particolare in assenza dei requisiti specifici richiesti dal legislatore e la legge prevede come conseguenza dell'utilizzazione irregolare del tipo la costituzione di un rapporto di lavoro, senza precisare se a termine o a tempo indeterminato, nel silenzio del legislatore non può che valere la regola per cui quel rapporto di lavoro è a tempo indeterminato.

Poste italiane, infine, con la memoria per l'udienza, ha chiesto l'applicazione dell'art. 32, quinto comma, della legge 4 novembre 2010, n. 183.

Questa Corte, con riferimento all'applicazione di tale norma, ha affermato il seguente principio di diritto "In tema di rapporto di lavoro a termine, l'applicazione retroattiva dell'art. 32, quinto comma, della legge 4 novembre 2010, n. 183 -il quale ha stabilito che, in caso di conversione del contratto a tempo determinato, il giudice condanna il datore di lavoro al pagamento di una "indennità onnicomprensiva" compresa tra 2, 5 e 12 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo ai criteri indicati nell'alt. 8 della legge 15 luglio 1966. n. 604 -, prevista dal successivo 7° comma del medesimo articolo in relazione a tutti i giudizi, compresi quelli pendenti alla data di entrata in vigore della legge, trova limite nel giudicato formatosi sulla domanda risarcitoria a seguito dell'impugnazione del solo capo relativo alla declaratoria di nullità del termine, e non anche della ulteriore statuizione relativa alla condanna al risarcimento del danno, essendo quest'ultima una statuizione avente individualità, specificità ed autonomia proprie rispetto alle determinazioni concernenti la natura del rapporto" (Cass. 3/1/2011, n. 65; 4/1/2011, n. 80; 2/2/2011, n. 2452. Orientamento poi costantemente ribadito in numerose altre decisioni).

Nel caso in esame, il capo della decisione relativo al risarcimento del danno non è stato oggetto d'impugnazione ed è pertanto passato in giudicato.

In conclusione, tutti i motivi, tanto del ricorso principale, che di quello incidentale, sono infondati e devono essere rigettati.

Tale soluzione della controversia impone di compensare integralmente le spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

Riunisce i ricorsi principale e incidentale, rigettandoli entrambi. Compensa le spese del giudizio di legittimità.


http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=C.+Cass.+n.+6933&source=web&cd=2&ved=0CEEQFjAB&url=http%3A%2F%2Fwww.teleconsul.it%2FleggiArticolo.aspx%3Fid%3D232345%26tip%3Dul&ei=-mSqT4DRHOLe4QSr27GLCQ&usg=AFQjCNGlfF9HhdHlS8od7KtdyCvoySxeqg&cad=rja
« Ultima modifica: Maggio 09, 2012, 13:38:39 da luca_1966 » Registrato
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« Risposta #53 inserito:: Maggio 09, 2012, 17:01:49 »

ciaooo luca dove hai trovato questa sentenza?Huh?? ma e' una cazssazione positiva??? grazieee!!!!
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in attesa del 21 aprile.........!!!!! 2 udienza!!!
luca_1966
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« Risposta #54 inserito:: Maggio 09, 2012, 21:13:18 »

L'ho scritta io, ormai sono bravino.. Ma in realtà i meriti sono della C. d'Appello, cui la Cass. non ha potutuo rimproverare nulla.
« Ultima modifica: Maggio 09, 2012, 21:15:15 da luca_1966 » Registrato
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« Risposta #55 inserito:: Maggio 10, 2012, 10:11:27 »

Ciao Luca!
Hai per caso anche la sentenza della corte d'appello?
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luca_1966
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« Risposta #56 inserito:: Maggio 10, 2012, 18:56:44 »

Giampiero Falasca così titola un suo articolo:

http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2012-04-03/giudici-cassazione-lezione-contratti-064329.shtml?uuid=Ab14GDIF

DAI GIUDICI DI CASSAZIONE UNA LEZIONE SUI CONTRATTI

..La sentenza della Corte di cassazione n. 2521/2012 (articolo a pagina 21 de Il Sole 24 Ore del 21/04/2012) potrebbe avviare un chiarimento importante..

..il legislatore, per ben tre volte (nel 2009, con la Finanziaria 2010, l'estate scorsa, con l'articolo 8 della legge 148/2011 e di recente con il decreto legislativo 24/2012) ha previsto una serie di ipotesi in cui la causale non deve essere apposta, con lo scopo di aggirare il problema.

La sentenza della Corte sembra andare in parallelo con tali interventi legislativi, in quanto cerca di contenere il fenomeno, mediante un'interpretazione delle norme della riforma Biagi più fedele al loro testo letterale.

I Tribunali di merito dovranno ora necessariamente tenere conto della nuova interpretazione, considerato che uno dei compiti essenziali della Corte di cassazione è quello di assicurare l'applicazione uniforme della legge.[/size]

(..)

Toscana Lavoro Giurisprudenza
http://www.tosclavgiur.it/?p=1849

Si pubblica la sentenza della Suprema Corte  n. 2521 del 24/1-21/2/2012 (più volte “pubblicizzata” su internet per sostenere che ..avrebbe sancito la possibilità di indicare “genericamente” la causale del contratto di somministrazione a termine), [PER CHIARIRE che] la stessa ribadisce, al contrario, la necessità della specificità della causale, tale potendosi peraltro intendere l’indicazione “punte di più intensa attività cui non è possibile far fronte con il normale organico (che rappresenta una fattispecie ben nota e sperimentata nella pratica contrattuale e che aveva trovato consacrazione anche nelle risalenti norme sul contratto a termine e ampia interpretazione nella pratica giurisprudenziale). La Corte riafferma, anzi, l’onere di dare prova effettiva e verificare che la causale addotta non sia pretestuosa, e che il lavoratore non venga assunto in somministrazione per causali non corrispondenti a quella posta a giustificazione del contratto.
_ _ _ _

CONTRATTO DI SOMMINISTRAZIONE A TEMPO DETERMINATO - CAUSALE - OBBLIGO DI SPECIFICITÀ (SUSSISTE) - ONERE DI PROVARE L’EFFETTIVA SUSSISTENZA DELLA CAUSALE (SUSSISTE) - PUNTE DI PIÙ INTENSA ATTIVITÀ CUI NON SI PUÒ FAR FRONTE CON IL NORMALE ORGANICO - CAUSALE SPECIFICA (SUSSISTE)

Nel contratto di somministrazione a termine l’indicazione della causale del ricorso alla somministrazione deve essere specifica. Tale può intendersi la causale “punte di più intensa attività cui non è possibile far fronte col normale organico” trattandosi di fattispecie ben nota e sperimentata nella pratica contrattuale. Ove la stessa sia addotta, rimane ferma la necessità di una verifica diretta, onde accertare l’effettiva esistenza delle esigenze cui si ricollega l’assunzione del dipendente, al fine di evitare che il ricorso alla somministrazione avvenga per causali non corrispondenti a quelle poste a giustificazione del contratto di assunzione.

Corte di Cassazione n. 2521/2012 - Est. Meliadò
http://www.tosclavgiur.it/wp-content/uploads/2012/05/cass-2521-2012.pdf
« Ultima modifica: Maggio 10, 2012, 18:59:33 da luca_1966 » Registrato
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« Risposta #57 inserito:: Maggio 12, 2012, 14:19:36 »

CORTE DI CASSAZIONE, sent. n. 6933 dell'8/5/2012

(...) ..Il ricorso principale verte sul terzo contratto, dichiarato illegittimo dalla Corte d'appello.

Con il primo motivo.. Si censura l'affermazione della sentenza per la quale l'illegittimità deriva dal fatto che la causale del contratto di somministrazione stipulato tra Poste italiane e la (...) è..

(...) ..Con il secondo motivo si denunzia ..ché la Corte nel dichiarare la non conformità tra la causale della somministrazione e l'utilizzazione effettiva della lavoratrice "ha omesso..

(...) ..Con il quarto motivo ..la società denunzia ..che non sussistevano i presupposti per considerare irregolare il contratto di somministrazione
_ _ _ _

(...) ..Poste italiane, infine, con la memoria per l'udienza, ha chiesto l'applicazione dell'art. 32, 5° comma, della legge 4 novembre 2010, n. 183.

(...) ..Nel caso in esame, il capo della decisione relativo al risarcimento del danno non è stato oggetto d'impugnazione ed è pertanto passato in giudicato.

(...)

Con riferimento a questa sentenza, mi era sfuggito un particolare: la Cassazione, nel valutare la richiesta aziendale di applicazione retroattiva dell'art. 32, legge 183/2010 ad un caso di nullità del termine di un contratto di somministrazione, rigetta il l'eccezione solo perché la parte della sentenza impugnata relativa alle conseguenze economiche della nullità è passata in giudicato. Dunque, la S.C. implicitamente afferma che l'art. 32, legge 183/2010 ed il criterio dell'indennità omnicomprensiva al posto del risarcimento integrale del danno è applicabile alla somministrazione allo stesso modo in cui è applicato ai contratti a termine propriamente detti. Ciò contrasta con molta giurisprudenza di merito, che ritiene non estendibile per analogia (a casi simili a quelli precipuamente specificati dalla norma) una disposizione sostanzialmente restrittiva del diritto all'equo risarcimento.
« Ultima modifica: Maggio 12, 2012, 14:21:02 da luca_1966 » Registrato
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« Risposta #58 inserito:: Maggio 13, 2012, 01:31:52 »

Naturalmente, quanto segue riguarda in particolar modo i lavoratori in somministrazione (Dlgs 276/2003), ovvero gli ex interinali (legge 196/1997), ma, per quanto può importare, gli umori della Cassazione (e non solo) insidiano la materia del lavoro a tutto tondo..
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Mentre la seguente sent. Cass. n. 15610/2010 è nota per la seguente massima (che riporto solo a titolo di curiosità):

<<..nel caso di scadenza di un contratto di lavoro a termine illegittimamente stipulato, la disdetta con la quale il datore di lavoro, allo scopo di evitare la rinnovazione tacita del contratto, comunica al dipendente la scadenza del termine illegittimamente apposto, configura un atto meramente ricognitivo, non una fattispecie di recesso, e la prestazione lavorativa cessa in ragione dell'esecuzione che le parti danno alla clausola nulla. Ne consegue l'inapplicabilità della legge n. 604 del 1966, art. 6 e legge n. 300 del 1970, art. 18, benchè la conversione del rapporto a termine in rapporto a tempo indeterminato dia al dipendente il diritto al ripristino del rapporto di lavoro e, ove negato, il diritto alla tutela risarcitoria.>>,

qui interessa ribadire un limpido principio, espresso dalla stessa Cass. n. 15610/2011, e calpestato (credo di non esagerare) da Cass. n. 5667/2012. Nell'ordine riporto, appunto, la sentenza Cass. n. 15610 del 15/7/2011 e la sentenza Cass. n. 5667 del 10/4/2012:
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CASSAZIONE CIVILE Sez. Lav.
Sent. n. 15610 del 15/7/2011

<< (..) ..La Corte d'appello addivenne a tale decisione dopo aver rilevato che per i contratti conclusi anteriormente all'8/1/05, ai quali era applicabile "ratione temporis" la L. n. 196 del 1997, la ricorrente non era stata in grado di precisare quale disposizione della disciplina previgente fosse stata violata, mentre per quelli conclusi nella vigenza del nuovo D.Lgs. n. 276 del 2003 era emerso che, sia nel contratto di somministrazione intercorso tra la società somministratrice ALI e la società utilizzatrice Poste Italiane, sia in quello intervenuto tra ALI s.p.a e la lavoratrice, non era stato indicato alcun elemento, nè era stata offerta alcuna prova in merito alla effettiva sussistenza della causale genericamente indicata, vale a dire quella "per punte di più intensa attività cui non sia possibile fare fronte con le riserve normalmente impiegate". Si era, quindi, verificata, secondo la Corte, una ipotesi di somministrazione irregolare di lavoro al di fuori dei limiti e delle condizioni di cui al D.Lgs. n. 276 del 2003, artt. 20 e 21, comma 1, lett. a), b), c), d) ed e), per cui era fondata la domanda della lavoratrice diretta a vedersi costituito in capo alla società utilizzatrice del lavoro, ai sensi degli artt. 27 e 28 del citato D.Lgs., un rapporto di lavoro con effetto dall'inizio della somministrazione.

Tra le altre cose, Poste Italiane pone il seguente quesito di diritto:

"Dica la Corte se è vero o non è vero che un rapporto di lavoro a termine per somministrazione insorto il 13/1/04 soggiace, "ratione temporis", al D.Lgs. n. 276 del 2003, ancorchè il sottostante contratto orizzontale/commerciale di somministrazione (tra l'impresa fornitrice e utilizzatrice) sia stato stipulato durante la vigenza della L. n. 196 del 1997 e successivamente prorogato".
_ _ _ _

Osserva la Corte che il primo motivo del ricorso principale è inammissibile in quanto non conferente alla soluzione adottata in sentenza che fa chiaro riferimento al contratto di somministrazione di cui al D.Lgs. n. 276 del 2003 e non al contratto interinale disciplinato dalla previgente normativa di cui alla L. n. 196 del 1997, ai cui articoli si richiama la ricorrente nel dolersi della loro violazione.

..Orbene, il D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 20, comma 1, stabilisce che il contratto di somministrazione di lavoro può essere concluso da ogni soggetto, di seguito denominato utilizzatore, che si rivolga ad altro soggetto, di seguito denominato somministratore, a ciò autorizzato ai sensi delle disposizioni di cui agli artt. 4 e 5, mentre il citato art. 1, comma 3, prevede che un tale tipo di contratto può essere concluso a termine o a tempo indeterminato, con la specificazione, al comma 2 del citato articolo, che per tutta la durata della somministrazione i lavoratori svolgono la propria attività nell'interesse nonchè sotto la direzione dell'utilizzatore.

QUANTO ALLE CONDIZIONI DI LICEITÀ DEL RICORSO AL CONTRATTO DI SOMMINISTRAZIONE a tempo determinato, che qui interessa, LE STESSE SONO INDIVIDUATE al D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 20, comma 4, NELLE RAGIONI DI CARATTERE TECNICO, PRODUTTIVO, ORGANIZZATIVO O SOSTITUTIVO, ANCHE SE RIFERITE ALL'ORDINARIA ATTIVITÀ DELL'UTILIZZATORE, MENTRE PER LA INDIVIDUAZIONE DEI LIMITI QUANTITATIVI DI UTILIZZAZIONE DELLA STESSA TIPOLOGIA CONTRATTUALE LA NORMA RIMANDA AI CONTRATTI COLLETTIVI NAZIONALI di lavoro stipulati dai sindacati comparativamente più rappresentativi, in conformità alla disciplina di cui al D.Lgs. 6 settembre 2001, n. 368, art. 10.

Con riferimento all'apparato sanzionatolo civilistico, è bene chiarire che lo schema di fondo che regolava le sanzioni dell'interposizione di manodopera è sostanzialmente sopravvissuto alla riforma introdotta dal legislatore con il D.Lgs. n. 276 del 2003. Infatti, LA SANZIONE PREVISTA PER IL RICORSO ALLA SOMMINISTRAZIONE DI LAVORO AL DI FUORI DEI LIMITI PREVISTI DALLA LEGGE (cd. somministrazione irregolare) È QUELLA DELLA IMPUTAZIONE DEL RAPPORTO DI LAVORO DIRETTAMENTE ALL'UTILIZZATORE DELLA PRESTAZIONE LAVORATIVA. Ciò si desume direttamente dal D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 27, comma 1, in base al quale "quando la somministrazione di lavoro avvenga al di fuori dei limiti e delle condizioni di cui agli artt. 20 e 21, 1 comma, lett. a), b), c) d) ed e), il lavoratore può chiedere, mediante ricorso giudiziale a norma dell'art. 414 c.p.c., notificato anche soltanto al soggetto che ne ha utilizzato la prestazione, la costituzione di un rapporto di lavoro alle dipendenze di quest'ultimo, con effetto dall'inizio della somministrazione". A tale sanzione prevista per la violazione delle condizioni di utilizzo della somministrazione di lavoro si affianca quella della nullità, contemplata per il caso di mancanza di forma scritta del contratto di somministrazione (art. 21, comma 4).

È interessante rilevare che la previsione della possibilità riconosciuta al lavoratore di adire l'autorità giudiziaria per ottenere la costituzione del rapporto di lavoro anche e solamente con l'utilizzatore, di cui al citato art. 27, comma 1, è in linea con l'orientamento consolidatosi in seno alla giurisprudenza di legittimità con riferimento alla L. n. 1369 del 1960, che escludeva la sussistenza di un litisconsorzio necessario tra utilizzatore della prestazione e soggetto interposto (v. Cass. sez. un. n. 14897/2002 e Cass. sez. lav. n. 11363/2004).

In definitiva, OLTRE AI CASI DI NULLITÀ DEL CONTRATTO DI SOMMINISTRAZIONE PRIVO DI FORMA SCRITTA (art. 21, comma 4) O DI SOMMINISTRAZIONE FRAUDOLENTA (art. 28 su relative sanzioni penali ed amministrative; per quest'ultima ipotesi la sanzione civile della nullità si desume dai principi generali di cui agli artt. 1344, 1345 e 1418 c.c.), È CONTEMPLATA LA POSSIBILITÀ DI COSTITUZIONE DEL RAPPORTO LAVORATIVO IN CAPO ALL'UTILIZZATORE NELL'IPOTESI DI SOMMINISTRAZIONE IRREGOLARE, che si verifica, così come previsto dal combinato disposto del D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 27, comma 1, artt. 20 e 21, comma 1, lett. a), b), c), d) ed e), NEI SEGUENTI CASI:

 - ipotesi in cui il contratto di somministrazione venga concluso da un soggetto privo di autorizzazione o se gli estremi di tale autorizzazione non risultano indicati su contratto di somministrazione;
 - se il ricorso alla somministrazione non rispetta le ragioni giustificative indicate all'art. 20, comma 4, per la somministrazione a termine;
 - se si verifica al di fuori delle esigenze indicate all'art. 20, comma 3, per quella a tempo indeterminato o nel caso in cui tali giustificazioni non risultino dal contratto di somministrazione;
 - IN CASO DI VIOLAZIONE DEI LIMITI QUANTITATIVI INDICATI DALLA CONTRATTAZIONE COLLETTIVA (CD. CLAUSOLE DI CONTINGENTAMENTO) PER LA SOMMINISTRAZIONE A TEMPO DETERMINATO O QUALORA IL NUMERO DEI LAVORATORI DA SOMMINISTRARE NON RISULTI INDICATO NEL CONTRATTO DI SOMMINISTRAZIONE;
 - qualora non venga indicata sul contratto di somministrazione la presenza di eventuali rischi per l'integrità e la salute del lavoratore e le relative misure di prevenzione;
 - qualora il contratto di somministrazione risulti privo dell'indicazione della data di inizio e della durata prevista.

(...) ..i motivi n. 2, 3, 4, 5 e 6 del ricorso principale [di Poste Italiane] sono infondati.

(...) ..Egualmente infondato è il ricorso incidentale per il tramite del quale la lavoratrice tenta di farsi riconoscere la decorrenza del rapporto a tempo indeterminato dal primo contratto del 13/1/2004.

Invero, come giustamente evidenziato nella sentenza impugnata, nella fattispecie la prima assunzione della R. da parte della società ALI trasse origine dalla proroga del contratto di fornitura di lavoro già in essere tra quest'ultima e Poste Italiane a suo tempo sottoscritto il 15/1/03, cioè allorquando era ancora vigente la precedente normativa sui contratti interinali di cui alla L. n. 196 del 1997, per cui era da escludere in radice che un rapporto derivato direttamente da un contratto soggetto alla precedente disciplina, oltretutto estranea all'oggetto della domanda che era stata modulata sulla base del D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 27 potesse essere regolato alla luce delle nuove disposizioni su contratto di somministrazione.

Pertanto, anche il ricorso incidentale va rigettato.

La reciproca soccombenza delle parti induce la Corte a ritenere interamente compensate tra le stesse le spese del presente giudizio.
>>.

http://www.ricercagiuridica.com/sentenze/sentenza.php?num=3691

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Questa sentenza (Cass. n. 15610 del 15/7/2011) esce avvilita dal confronto con la recente Cass. n. 5667 del 10/4/2012, la quale senza mezzi termini sancisce:
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CORTE DI CASSAZIONE
Sent. n. 15610 del 15/7/2011

<<PRINCIPIO DI DIRITTO: ..CON RIGUARDO ALLA FATTISPECIE DEL LAVORO INTERINALE, NEL CASO DI VIOLAZIONE DELL’ART. 1, COMMA 8 DELLA LEGGE N. 196 del 1997 [1], OSSIA NEL CASO IN CUI L’IMPRESA UTILIZZATRICE STIPULI CON L’IMPRESA FORNITRICE CONTRATTI PER FORNITURA DI PRESTAZIONI DI LAVORO TEMPORANEO IN NUMERO ECCEDENTE RISPETTO ALLA PERCENTUALE INDICATA NEL CCNL, DETTA VIOLAZIONE NON DETERMINA L’INSTAURAZIONE DI UN ORDINARIO RAPPORTO DI LAVORO SUBORDINATO TRA LAVORATORE E IMPRESA UTILIZZATRICE.>>.


La stessa Corte del 2012 sancisce che

<<NON SI PUÒ SOSTENERE CHE, IN IPOTESI DI VIOLAZIONE DELL’ART. 1, COMMA 8, [LEGGE 196/97], OSSIA QUANDO I PRESTATORI DI LAVORO TEMPORANEO SUPERINO LA PERCENTUALE PRESCRITTA, LA FATTISPECIE LEGALE NON SIA CONFIGURABILE..>>. IL CONTRATTO <<DI FORNITURA DI PRESTAZIONI DI LAVORO TEMPORANEO ..TRA L’IMPRESA FORNITRICE E QUELLA UTILIZZATRICE (ART. 1)>> và nettamente distinto da <<QUELLO TRA IL LAVORATORE E L’IMPRESA FORNITRICE (ART. 3)>>.

In ragione di questa forzosa dicotomia, nella convinzione che

<<UN VIZIO “INTERNO” ALL’UTILIZZATORE ..NON PUÒ INFICIARE IL RAPPORTO A CUI L’UTILIZZATORE MEDESIMO È ESTRANEO, OSSIA IL RAPPORTO TRA FORNITORE E LAVORATORE, IN QUANTO “RES INTER ALIOS ACTA.>>,

la S.C. emette il sopra citato verdetto (PRINCIPIO DI DIRITTO), precisando che

<<QUANDO LA IRREGOLARITÀ DIPENDE DA VIZI DIVERSI, MA NON ATTIENE NÉ INFICIA IL CONTRATTO TRA ..FORNITRICE E ..UTILIZZATRICE, QUESTO ..IMPEDISCE DI RICADERE NEL PARADIGMA DEL RAPPORTO DI LAVORO SUBORDINATO ORDINARIO CON LA UTILIZZATRICE.>>,

e ancora, che

<<NON SI PUÒ SOSTENERE CHE LA VIOLAZIONE DELL’ART. 1 COMMA 8 COSTITUISCA VIOLAZIONE DI NORMA IMPERATIVA.. [1]>>.

A sostegno di questa squallida interpretazione di legge, la Suprema Corte (sempre n. 5667 del 10/4/2012) si richiama per analogia a quanto disposto dalla stessa legge 196/1997 all'art. 10, comma 1, osservando (a sproposito, secondo me) che

<<..OVE SI FA RIFERIMENTO AD UN VIZIO INTERNO DELLA FORNITRICE, E CIOÈ AL CASO IN CUI QUESTA NON SIA ..TRA I SOGGETTI ABILITATI ALL’ATTIVITÀ DI FORNITURA DI LAVORO TEMPORANEO, NEPPURE IN TAL CASO IL CONTRATTO SI INSTAURA DIRETTAMENTE TRA LAVORATORE E UTILIZZATORE>>.

Sembra logico, invece, ritenere che il vizio interno all'azienda fornitrice sia cosa ben diversa dal vizio interno dell'azienda utilizzatrice, considerato che è presso quest'ultimo che si materializza il rapporto di lavoro in causa. Appare anche logico contemplare la possibilità che l'utilizzatore, nel ricorrere alla somministrazione, possa essere all'oscuro della ricorrenza o meno dei requisiti professionali in capo alla fornitrice, ed è altresì evidente che, a prescindere dalla regolare abilitazione di quest'ultima, la questione verte sul rapporto di lavoro concretamente consumatosi presso l'utilizzatore, ambito nel quale la prescrizione di un limite percentuale delle assunzioni costituisce l'essenza stessa della tutela prevista in favore del lavoratore, e non può considerarsi estranea, o IGNOTA, alle parti somministratrice ed utilizzatrice in sede di contratto (strettamente) commerciale.

Dello stesso parere è il Giudice Francesco Perrone, del Tribunale di Padova, la cui lettura della disciplina della somministrazione risulta di gran lunga più equilibrata di quella offerta dalla Cass./2012, e merita maggior spazio:

TRIBUNALE DI PADOVA
Sent. del 13-31/7/2010

<<..È PUR VERO CHE IL CONTRATTO DI SOMMINISTRAZIONE, STIPULATO TRA SOCIETÀ SOMMINISTRANTE E SOCIETÀ UTILIZZATRICE, HA NATURA DI PER SÉ COMMERCIALE, ESSENDO RICONDUCIBILE ALLA TIPOLOGIA PROPRIA DEL LAVORO SUBORDINATO IL SOLO RAPPORTO INTERCORRENTE TRA LAVORATORE E SOCIETÀ DI LAVORO TEMPORANEO. È ALTRETTANTO VERO, TUTTAVIA, CHE L'ISTITUTO DELLA SOMMINISTRAZIONE DI LAVORO A TERMINE PRESENTA, SOTTO IL PROFILO SOSTANZIALE, LE MEDESIME RAGIONI DI TUTELA CHE IL LEGISLATORE SIA NAZIONALE CHE COMUNITARIO RAVVISA, IN GENERALE, NEI RAPPORTI DI LAVORO A TEMPO DETERMINATO, TANTO DA PRETENDERE CHE LA SOMMINISTRAZIONE DI LAVORO A TEMPO DETERMINATO DEBBA ESSERE INDEROGABILMENTE ASSISTITA DALLE RAGIONI OGGETTIVE INDICATE SUB ART. 20 COMMA 4 DEL D. LGS. N. 276 DEL 2003, CON UNA ELOQUENTE SIMMETRIA DI FORMULAZIONE RISPETTO ALL'ART. 1 COMMA 1 DEL D. LGS. N. [368] DEL 2001.

RILEVA LA DIFESA DELLA RESISTENTE, CHE L'ASSIMILAZIONE TRA LA DISCIPLINA DEL LAVORO SOMMINISTRATO E LA DISCIPLINA DEL LAVORO A TERMINE SAREBBE INDEBITA ANCHE SOTTO IL SEGUENTE ULTERIORE PROFILO: DA UN LATO LA NORMATIVA SUL LAVORO A TERMINE RICHIEDE CHE LE ESIGENZE OGGETTIVE PREVISTE DALLA LEGGE SIANO «SPECIFICATE», DALL'ALTRO LATO LA NORMATIVA SUL LAVORO SOMMINISTRATO RICHIEDE CHE LE ESIGENZE MEDESIME SIANO PIÙ SEMPLICEMENTE «INDICATE». IL GIUDICE RITIENE CHE LA DIFFERENTE OPZIONE SEMANTICA OPERATA DAL LEGISLATORE NON SIA DI PER SÉ ARGOMENTO SUFFICIENTE A RITENERE SUPERATA LA NECESSITÀ CHE NEL CONTRATTO DI SOMMINISTRAZIONE SIANO INDICATE CON SUFFICIENTE LIVELLO DI DETERMINATEZZA DA UN LATO LE OGGETTIVE ESIGENZE PRODUTTIVE, ORGANIZZATIVE E GESTIONALI GIUSTIFICANTI LA SOMMINISTRAZIONE, DALL'ALTRO LATO LE CARATTERISTICHE PROPRIE DELLE MANSIONI ASSEGNATE AL LAVORATORE SOMMINISTRATO, COSÌ DA POTER IDENTIFICARE EX ANTE IL NESSO DI STRUMENTALITÀ INTERCORRENTE TRA QUESTE ULTIME E LE ESIGENZE DA SODDISFARE. DEL RESTO, ADERENDO AD UN'OPINIONE AUTOREVOLMENTE ESPRESSA IN DOTTRINA, LA VALORIZZAZIONE DEL DIVERSO VALORE SEMANTICO CHE NELLA LINGUA ITALIANA ASSUMEREBBE IL VERBO "INDICARE" RISPETTO AL VERBO "SPECIFICARE" NON È ARGOMENTO DI PREGNANZA SUFFICIENTE A SUPERARE LE CONSEGUENZE LOGICHE CHE DERIVANO DALL'APPLICAZIONE DEI PRINCIPI GENERALI DI DERIVAZIONE NAZIONALE E COMUNITARIA REGOLATORI DELLA MATERIA, I QUALI, COME DETTO, VALORIZZANO IN MODO PARTICOLARMENTE INTENSO LE RAGIONI DELL'ASSIMILAZIONE TRA GLI ISTITUTI IN ESAME, PIUTTOSTO CHE QUELLE DELLA DISSIMILAZIONE..

PER ALTRO VERSO È LO STESSO LEGISLATORE A DIMOSTRARE DI VOLER ASSIMILARE, ALMENO IN PARTE, LE RAGIONI DI TUTELA SOTTESE DA UN LATO ALL'ISTITUTO DELLA SOMMINISTRAZIONE DI LAVORO A TERMINE, DALL'ALTRO LATO AL LAVORO A TEMPO DETERMINATO: SIA PRETENDENDO CHE LA SOMMINISTRAZIONE DI LAVORO DEBBA ESSERE INDEROGABILMENTE ASSISTITA DALLE MEDESIME RAGIONI OGGETTIVE GIÀ PREVISTE IN MATERIA DI LAVORO A TERMINE SUB ART. 1, COMMA 1 DEL D.LGS. N. [368] DEL 2001, SIA PREVEDENDO CHE LA SOMMINISTRAZIONE DI LAVORO IN FAVORE DELL'IMPRESA UTILIZZATRICE AVVENGA NECESSARIAMENTE A TEMPO DETERMINATO (EX L. 247/2007), SIA CONFIGURANDO UN MECCANISMO SANZIONATORIO TALE DA RIVERSARE A CARICO DELL'IMPRESA UTILIZZATRICE (TITOLARE DI UN RAPPORTO CONTRATTUALE DI NATURA DI PER SÈ COMMERCIALE) LA VIOLAZIONE DEI REQUISITI FORMALI E DEI PRESUPPOSTI SOSTANZIALI PREVISTI DALLA LEGGE PER IL RAPPORTO DI SOMMINISTRAZIONE INTERCORRENTE TRA SOGGETTI ESTRANEI AL RAPPORTO DI LAVORO, SIA INTRODUCENDO QUALE SANZIONE, TRA LE TANTE ASTRATTAMENTE POSSIBILI, PROPRIO QUELLA DELL'INSTAURAZIONE DI UN RAPPORTO DI LAVORO A TEMPO INDETERMINATO DIRETTAMENTE CON IL SOGGETTO UTILIZZATORE..
>>.

http://www.mdpassociati.it/downloads/SENTENZA_TRIBUNALE_DI_PADOVA.pdf


Peraltro, la sentenza di Padova si conclude con la dichiarazione di illegittimità del termine, MA senza la conseguente trasformazione del contratto, per la (erronea, secondo me) "rilevata" estinzione del rapporto per mutuo consenso (il giudice espone con dovizia una serie di precetti teorici su cui dovrebbe basarsi la presunzione di estinzione tacita del rapporto, ma in fatto non spende una parola nel merito del caso concreto e non individua altro elemento oggettivo se non il tempo - 38 mesi - atteso dal ricorrente prima di avviare la causa).
_ _ _ _

[1] La legge 24/6/1997 n. 196 ("Norme in materia di promozione dell'occupazione") , all'art. 1 ("Contratto di fornitura di prestazioni di lavoro temporaneo"), comma 8 recita:

<<I PRESTATORI DI LAVORO TEMPORANEO NON POSSONO SUPERARE LA PERCENTUALE DEI LAVORATORI, OCCUPATI DALL'IMPRESA UTILIZZATRICE IN FORZA DI CONTRATTO A TEMPO INDETERMINATO, STABILITA DAI CONTRATTI COLLETTIVI NAZIONALI DELLA CATEGORIA DI APPARTENENZA DELL'IMPRESA STESSA, STIPULATI DAI SINDACATI COMPARATIVAMENTE PIÙ RAPPRESENTATIVI.>>
« Ultima modifica: Maggio 13, 2012, 02:29:38 da luca_1966 » Registrato
luca_1966
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« Risposta #59 inserito:: Maggio 13, 2012, 13:01:33 »

Errata corrige: tutto ciò che nell'intervento precedente è scritto in rosso appartiene alla sentenza Cass. n. 5667 del 10/4/2012
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