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Autore Discussione: sentenze contratti interinali  (Letto 104104 volte)
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giudicimpostori
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« Risposta #90 inserito:: Ottobre 13, 2013, 16:19:56 »

Toscana Lavoro Giurisprudenza
http://www.tosclavgiur.it/?p=3263


Collegato lavoro – Decadenza impugnazione contratti di somministrazione – Irretroattività

Tribunale Firenze Ordinanza 10 10 2013 Est. Davia

I termini di decadenza della impugnazione di un contratto di somministrazione irregolare, introdotti dalla L. 183/2010, non sono applicabili retroattivamente ai “licenziamenti” intimati ai lavoratori somministrati prima della entrata in vigore del Collegato Lavoro.

Ordinanza 10.10.2013 Trib Fi
http://www.tosclavgiur.it/wp-content/uploads/2013/10/Ordinanza-10.10.2013-Trib-Fi.pdf
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giudicimpostori
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« Risposta #91 inserito:: Ottobre 14, 2013, 12:08:59 »

Questa sentenza propone, tra le argomentazioni credo opinabili poste alla base della soccombenza, una considerazione sullo IUS VARIANDI. Anche il Giudice P. Coppola di Napoli ritiene parimenti possibile, per la società Poste Italiane SpA, l'assunzione ex art. 2 comma 1 bis per sopperire a qualunque carenza d'organico, anche non inerente il recapito, ma, contrariamente al Giudice Santo, a patto che il 15% sia parametrato al solo organico del recapito. Solo in questo modo la norma speciale prevista per il SETTORE postale può ritenersi correttamente applicata, agevolando l'assegnataria del servizio universale in misura congrua rispetto al personale ad esso strettamente adibito [1].

SOMMINISTRAZIONE
 - Adecco SpA,
16.3.2005-20.6.2005 per... "sistema di gestione code (attese)";
 - Interim 25 Italia,
6.7.2005-30.9.2005;
1.10.2005-31.1.2006 per... "progetto gestione cliente";
 - Adecco SpA,
31.1.2006-31.5.2006;
1.6.2006-30.6.2006 per... "sistema di gestione code (attese)";

"Successivamente ...ASSUNTO DIRETTAMENTE da Poste Ialiane SpA

4.7.2006-31.10.2006 e
1.2.2007-31.3.2007 [ex] art. 2 comma 1-bis;
13.10.2007-29.2.2008 [ex] art. 1  per ragioni di carattere organizzativo per far fronte alla temporanea carenza di personale;
4.4.2008-30.6.2008 [ex] art. 2 comma 1-bis;

ricorso dep. 9/11/2010


TRIBUNALE DI LECCE
Sent. n. 964 del 1/2/2013
Giud. Luisa Santo


<<...Riteneva l'istante che le motivazioni indicate in tutti i contratti di somministrazione erano da considerarsi assolutamente non rispondenti alla realtà in quanto esso istante non era mai stato interessato ad alcun progetto di gestione clienti o di gestione code.

Quanto ai contratti sottoscritti con POSTE ITALIANE s.p.a. in forza dell'art. 2 comma 1 bis, riteneva la illegittimità della clausola di apposizione del termine perché indeterminata e in contrasto con la Direttiva comunitaria 1999/70/CE...; il contratto avrebbe dovuto specificare ...le reali ragioni sottese all'apposizione del termine nella specifica realtà aziendale;

eccepiva, altresì, la nullità del contratto per il mancato rispetto della clausola di contingentamento.

...nella specie, ritiene il giudicante che la clausola appositiva del termine apposta al contratto [di somministrazione] per cui è causa non soffra dei vizi formali di genericità lamentati da parte ricorrente, in quanto sono espressamente indicate le ragioni di carattere tecnico, organizzativo poste a base dei vari contratti di somministrazione, con specifico riferimento al "Progetto Gestione del Cliente", per alcuni, e al sistema di "Gestione code", per altri, intrapreso dalla società utilizzatrice (cfr. elencazione di cui in premessa).

Allo stesso modo deve ritenersi che le ragioni organizzative e produttive legate all'attuazione dei suddetti progetti fossero presenti e concrete presso gli Uffici Postali cui il riconente venne adibito (cfr. in proposito la deposizione del teste Monopoli Francesco, resa all'udienza del 20.1.2012), mentre


[IUS VARIANDI - vedi anche Giud. Paolo Coppola in una sentenza del 2012 [1]]

nessuna rilevanza ha il fatto che il ricorrente, nel periodo di espletamento dell'attività lavorativa, possa essere stato adibito a mansioni non propriamente rientranti nei Progetti in questione, atteso che l'assunzione di lavoratori a termine è correlata alle esigenze dell'Ufficio in relazione alla situazione contingente, ma non impone alla società utilizzatrice la concreta utilizzazione del lavoratore assunto nei compiti inerenti il progetto medesimo (ben potendo la società destinare a tali compiti lavoratori piu esperti e destinare il personale assunto a termine a ricoprire posti rimasti temporaneamente scoperti per tali ragioni).

Per quanto detto, l'eccezione relativa alla genericità della clausola e alla insussistenza dei motivi apposti ai contratti di somministrazione va rigettata...

...(.......) ...a proposito della censura relativa alla violazione della indicazione specifica del numero dei lavoratori richiesti da Poste Italiane s.p.a. a OBIETTIVO LAVORO, deve rilevarsi che tale ultima società non ha stipulato alcun contratto di lavoro con il ricorrente.
_ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _

...(.......) ...Quanto ai motivi di doglianza relativi ai contratti a termine stipulati direttamente con Poste Italiane s.p.a...., nella ipotesi disciplinata dall'art. 2 cit., ...l'apposizione del termine non richiede l'esistenza né l'esplicitazione di specifiche ragioni tecniche organizzative e produttive, poiché ...la ragione giustificatrice del termine è stata in via generale e preventiva valutata dal legislatore con riferimento alla peculiarità del settore.

...Quanto al rispetto dei limiti percentuali, la società resistente ha fornito la prova del rispetto dei limiti previsti per legge negli anni 2006, 2007 e 2008 (cfr. documenti a firma del Dirigente Francesco Lorenzo Rossi), senza che parte ricorrente abbia specificamente contestato siffatti prospetti..


[D'altronde, il Giudice Santo di Lecce è noto a questo forum per rigettare qualunque obiezione a proposito sia della necessità di calcolare il 15% sull'organico addetto al solo recapito, sia, in subordine, all'obbligo di applicare il Dlgs 61/2000, art. 6, per il detto calcolo, considerando l'organico stabile in termini di full-time equivalent e non per teste]

..con l'effetto che, anche sotto tale profilo, i contratti stipulati dalla società resistente appaiono legittimi.

...(......) ...il ricorso va rigettato.

Stante il contrasto giurisprudenziale registrato in argomento, appare equo compensare tra le parti le spese di giudizio.
>>.

fonte SALENTO LAVORO/Avv. L. Renna
http://www.salentolavoro.it/


[1]

Trib. NA, sent. del 4/7/2012, Giud. P. Coppola: <<IL CALCOLO DEL 15% DEVE ...ESSERE EFFETTUATO SOLO IN RELAZIONE AGLI ADDETTI AL SERVIZIO POSTALE. LA CONVENUTA PUÒ QUINDI ASSUMERE NEL SETTORE, AZIENDA, SERVIZIO CHE MEGLIO RITIENE, MA NON PUÒ SUPERARE IL 15% DEGLI ADDETTI AL SERVIZIO POSTALE.>>.

interv. #38
http://www.mondoposte.it/smf/index.php?topic=4549.30
« Ultima modifica: Ottobre 14, 2013, 12:31:11 da giudicimpostori » Registrato
giudicimpostori
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« Risposta #92 inserito:: Dicembre 05, 2013, 21:45:58 »

CASSAZIONE (2013): CLAUSOLE DI CONTINGENTAMENTO E SOMMINISTRAZIONE

In questa sezione del forum si era pubblicata una sentenza della Cassazione [n. 5667 del 10/4/2012], relativa al lavoro interinale regolato dalla previgente normativa [L. 196/1997]), secondo la quale il mancato rispetto delle clausole di contingentamento rimesse ai contratti collettivi non comporterebbe la trasformazione del contratto tra lavoratore e somministratore in un contratto a tempo indeterminato con l'utilizzatore. Il riferimento alla vecchia disciplina non era parso, allora, di ostacolo ad una possibile estensione dello stesso principio anche al caso di somministrazione a termine ex Dlgs 276/2003.

Anche un avvocato osservava:

<<Nel caso in cui l’impresa utilizzatrice di lavoro interinale (L. 196/1997) stipuli con l’impresa fornitrice contratti di fornitura di lavoro temporaneo oltre le percentuali stabilite dal CCNL (cd. clausole di contingentamento), non si instaura un ordinario rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato tra lavoratore eccedente e utilizzatrice.

...La Corte [Cass. n. 5667 del 10/4/2012] fa leva sulla tassatività del sistema sanzionatorio ...[ex] L. 196/1997. La violazione è vizio interno all’utilizzatrice, che non inficia il rapporto tra lavoratore e fornitrice; questa rimane la sola obbligata per la retribuzione e i contributi.

L’abrogazione degli artt. 1-11 L. 196/1997 non fa venir meno l’interesse per questa pronuncia, atteso l’elevato numero di cause, tuttora pendenti, relative alla previgente disciplina, e la discussa possibilità di estendere la motivazione della Corte alla somministrazione di lavoro a termine (D. Lgs. 276/2003).
>>.

pag. 6
http://www.ahk-italien.it/fileadmin/ahk_italien/Dokumente/Recht_und_Steuern/Newsletter_ab_2011/70_Newsletter_Norme___Tributi.pdf


Successivamente, la Cassazione ha offerto una lettura più garantista (di quanto prevedibile) a favore del lavoratore somministrato (ai sensi della Legge Biagi - Dlgs 276/2003).

La più recente sentenza che tratta di somministrazione in relazione al mancato rispetto delle clausole di contingentamento (rimesse ai CCNL) è questa:

Cass., sent. n. 26654 del 28/10/2013

<<Nell'ipotesi all’esame è pacifico che sia stato superato il limite numerico previsto dal comma 4° dell’art. 20 d. Igs 276/2003, che, nello stabilire le condizioni di liceità del contratto di somministrazione, ha previsto, tra l’altro, "l'individuazione, anche in misura non uniforme, di limiti quantitativi di utilizzazione della somministrazione a tempo determinato" che "è affidata ai contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati da sindacati comparativamente più rappresentativi in conformità alla disciplina di cui all’art. 10 del decreto legislativo 6 settembre 2001 n. 368". L’art. 21, con riferimento alla forma del contratto, dispone che lo stesso, stipulato in forma scritta, contenga, tra l'altro, come previsto alla lettera b), l'indicazione del numero dei lavoratori da somministrare.
.....
In definitiva, oltre ai casi di nullità del contratto di somministrazione privo di forma scritta ai sensi dell'art. 21, comma 4, o di somministrazione fraudolenta, ai sensi dell’art. 28, su relative sanzioni penali ed amministrative (....), È CONTEMPLATA LA POSSIBILITÀ DI COSTITUZIONE DEL RAPPORTO LAVORATIVO IN CAPO ALL’UTILIZZATORE NELL'IPOTESI DI SOMMINISTRAZIONE IRREGOLARE, CHE SI VERIFICA, così come previsto dal combinato disposto del D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 27, comma 1, artt. 20 e 21, comma 1, lett. a), b), c), d) ed e), nei casi di

contratto di somministrazione concluso da un soggetto privo di autorizzazione o senza che ne siano indicati gli estremi,

nei casi di inosservanza delle ragioni giustificative indicate all'art. 20, comma 4, per la somministrazione a termine,

nei casi in cui si prescinda dalle esigenze indicate all'art. 20, comma 3 o di mancata indicazione delle stesse nel contratto, per la somministrazione a tempo indeterminato,

NEI CASI DI VIOLAZIONE DEI LIMITI QUANTITATIVI indicati dalla contrattazione collettiva (CD. CLAUSOLE DI CONTINGENTAMENTO), O DI MANCATA INDICAZIONE DI TALI LIMITI, NEL CONTRATTO DI SOMMINISTRAZIONE A TEMPO DETERMINATO,

qualora non venga indicata nel contratto di somministrazione la presenza di eventuali rischi per l'integrità e la salute del lavoratore e di relative misure di prevenzione ed, infine,

quando nello stesso manchi l'indicazione della data di inizio e della durata prevista.
.....

La previsione di cui al comma 4 dell'art. 20 è relativa specificamente all'ipotesi di somministrazione a tempo determinato, che, come tale, è ancorata alla riscontrabile sussistenza di ragioni di carattere tecnico, produttivo organizzativo o sostitutivo, anche se riferibili all’ordinaria attività dell’utilizzatore, e, proprio per l’ampiezza della possibilità di utilizzo di tale tipologia contrattuale, è previsto, quale contemperamento alla stessa, il rispetto di un limite numerico nelle assunzioni...
>>.

http://www.teleconsul.it/leggiArticolo.aspx?id=272306&tip=ul
« Ultima modifica: Dicembre 05, 2013, 21:53:59 da giudicimpostori » Registrato
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« Risposta #93 inserito:: Dicembre 24, 2013, 13:54:28 »

Cass. 9/9/13 n. 20598

<<...ove la somministrazione sia fatta con riferimento ad una determinata sede di lavoro..., l’assegnazione del lavoratore ad altra sede implica la violazione delle condizioni legali della somministrazione e la costituzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con l’utilizzatore..., restando irrilevante che nel contratto di assunzione sia stata indicata la sede di effettiva utilizzazione.>>.

http://avvdonatelloesposito.blogspot.it/
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« Risposta #94 inserito:: Gennaio 31, 2014, 22:03:57 »



App RM - interinali anche senza il vincolo della temporaneità
http://www.giustizia-amministrativa.it/rassegna_web/140116/2dj2s7.pdf








Francesco: <<Internet è un dono di Dio>>

Garante della Privacy (Boll. n. 122 del 2/12/2010): <<La diffusione dei provvedimenti giurisdizionali costituisce fonte preziosa per lo studio e l'accrescimento della cultura giuridica e strumento indispensabile di controllo da parte dei cittadini dell'esercizio del potere giurisdizionale. ..Il Codice favorisce la più ampia diffusione delle sentenze e degli altri provvedimenti dell'Autorità giudiziaria per i quali sia stato assolto, mediante il deposito nella cancellerie e nelle segreterie giudiziarie, l'onere della pubblicazione..>>.

Le sentenze della Corte Costituzionale - spesso ineccepibili - sono liberamente consultabili nell'omonimo sito ufficiale. Quelle della Cassazione sono pubblicate con discontinuità. Gli strafalcioni talvolta meditati di tanti giudici di merito restano quasi sempre impressi nella sola memoria degli sfortunati beneficiari..

http://www.mondoposte.it/smf/index.php?topic=5049.0


come pubblicare una sentenza
http://www.mondoposte.it/smf/index.php?topic=7857.msg131780#msg131780

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« Risposta #95 inserito:: Febbraio 05, 2014, 21:09:13 »

(...) La richiesta di documentazioni da parte del relatore d'appello inerenti l'occupazione presso terzi nel periodo successivo al termine illegittimo (successione di contratti in somministrazione) potrebbe corrispondere ad una mera necessità istruttoria del processo, cioè ad una raccolta preventiva di dati idonei a quantificare l'aliunde perceptum, nell'ipotesi (solo) eventuale di accoglimento del ricorso e quindi di reintegrazione in organico di tua figlia. Pare comunque un segnale positivo, in generale, il fatto che il giudice d'appello Tiziana Orrù ritenga (a metà del 2013) di non dover applicare, in caso di reintegro, l'art. 32 della legge 183 e la relativa misura forfetizzata del risarcimento pecuniario del danno, sulla base di considerazioni che sembrano meglio fondate di quelle di segno opposto, spese dalla Cassazione in recenti sentenze. Il fatto, poi, che l'applicazione dell'art. 32 costituisca, per questo giudice, un arretramento di tutela, è già un dato da non sottovalutare, visto che nella sentenza C.Cost. n. 303/2011 la Consulta contrappesava i solo ipotetici svantaggi della forfetizzazione con una serie di fantomatici vantaggi introdotti dalla novella, come l'abolizione dell'obbligo di messa in mora o l'eventualità che in certi casi l'art. 32 conferirebbe al lavoratore un'indennità addirittura superiore a quanto precedentemente riconosciuto calcolando le mensilità spettanti e detraendo a queste il predetto aliunde perceptum. Alchimismi del Mazzella, secondo me...

(NB: Ho letto la relazione seguente una sola volta)  

Il pensiero di Tiziana Orrù


<<AL LAVORO SOMMINISTRATO NON SI APPLICANO LE REGOLE DEL LAVORO A TERMINE. PRIME NOTE A MARGINE DI CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA 11.04.2013 CAUSA C-290/2012

di Tiziana Assunta Orrù, Consigliere, Corte di Appello di Roma, sezione lavoro

(........)

...merita menzione l’art. 22 comma 2 d. lgs. n. 276 del 2003 che stabilisce: «in caso di somministrazione a tempo determinato il rapporto di lavoro tra somministratore e prestatore di lavoro è soggetto alla disciplina di cui al decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368, per quanto compatibile, e in ogni caso con esclusione delle disposizioni di cui all'articolo 5, commi 3 e 4……..».
 
La deroga di cui al comma 5 è disposta con riferimento al regime sanzionatorio previsto dal d.lgs. 368/01 per le ipotesi di riassunzione a termine, ai sensi dell'articolo 1, ovvero  nel caso di due assunzioni successive a termine, intendendosi per tali quelle effettuate senza alcuna soluzione di continuità.
 
In entrambi i casi il rapporto di lavoro si considera a tempo indeterminato.
 
In sostanza la reiterazione delle assunzioni a termine nel sistema delineato dal d.lgs. 276/03  non  soggiace alla disciplina limitativa della possibilità di ricorrere  ad una successione di contratti o rapporti di lavoro a tempo determinato, considerato, dalla clausola 5 dell’Accordo Quadro  come una potenziale fonte di abuso in danno dei lavoratori.

Il tribunale di Napoli,  al quale era stata prospettata dal ricorrente la genericità  e la insussistenza  dei motivi di ricorso alla somministrazione di lavoro a tempo determinato e perciò, una ipotesi di  somministrazione  irregolare alla luce degli articoli 20, 21 e 27 del d.lgs. 276/2003,  ha dubitato della compatibilità di tale normativa con la clausola 5 dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato in quanto, a differenza  della disciplina ordinaria in materia di contratti di lavoro a tempo determinato così come prevista dal d.lgs. 368/01,  il d.lgs. 276/03,  non pone limitazioni alla reiterazione di contratti di lavoro a termine per le agenzie di lavoro interinale.
 
Inoltre,  il giudice remittente ha  rilevato che, mentre il decreto legislativo n. 368/01 prevede che la causalità del contratto e della sua proroga attengano alle esigenze del datore di lavoro, il decreto legislativo n. 276/03 consente la conclusione di contratti di lavoro a termine, ove il contratto di somministrazione di lavoro sia stato anch’esso concluso a termine.
 
Per questi motivi  il tribunale di Napoli (24) ha ritenuto  che sia anzitutto necessario chiedersi se il rapporto di lavoro tra l’agenzia di lavoro interinale e il lavoratore interinale o quello tra quest’ultimo e l’impresa utilizzatrice rientrino nell’ambito di applicazione dell’accordo quadro….  E quindi se la direttiva CE 1999/70  regoli (anche) il rapporto di lavoro a termine tra lavoratore somministrato ed agenzia di lavoro interinale ovvero tra lavoratore somministrato ed utilizzatore.

(........)

La Corte di Giustizia europea,  ha rilevato che ...i rapporti di lavoro interinale a termine, dedotti nel giudizio..., rientrano nell’ambito della direttiva  2008/104/CE ....relativa al lavoro tramite agenzia interinale (attuata  in Italia con il decreto legislativo n° 24 del ...2012) e sono perciò esclusi dall’ambito di applicazione della direttiva 1999/70 e dell’accordo quadro sul lavoro a termine...

L’esclusione  discende  innanzitutto  dalla previsione del quarto comma del preambolo  dello stesso accordo quadro,  dal quale risulta espressamente che esso non si applica ai lavoratori a tempo determinato messi a disposizione di un’azienda utilizzatrice da parte di un’agenzia di lavoro interinale.

(....)

In conclusione per la Corte di Giustizia il lavoro a termine e la somministrazione di manodopera sono due  fattispecie giuridiche regolate in maniera diversa dal diritto comunitario e per tale motivo non è possibile  applicare al lavoratore interinale la medesima disciplina prevista per il lavoratore a termine dall’accordo quadro.
 
In particolare resta inapplicabile la  clausola 5 dell’accordo quadro.

_ _ _ _


Occorre a questo punto chiedersi se ...l'art. 22  d.lgs. 276/03 che, di fatto, consente la reiterazione del ...termine ...al contratto di lavoro con un’agenzia di lavoro ...sia compatibile con ...la specifica direttiva in materia che ha regolato per la prima volta ...il contratto di somministrazione. (Direttiva 2008/104 CE).
 
Il d.lgs. n. 24/2012 di attuazione, ha apportato alcune modifiche alle norme contenute nel d.lgs 276/03 inerenti la somministrazione.
 
Le principali novità riguardano la possibilità di ricorrere ala somministrazione, in alcuni casi, ed anche con riferimento alle missioni successive alla prima senza indicare la causale (per esempio, per i “disoccupati percettori dell’indennità ordinaria di disoccupazione non agricola con requisiti normali o ridotti da almeno sei mesi”, per i soggetti percettori di ammortizzatori sociali, anche in deroga, da almeno sei mesi, per i lavoratori definiti svantaggiati o molto svantaggiati ai sensi del regolamento 800/2008 CE);
 
viene ribadito il principio che per tutta la durata della missione i lavoratori dipendenti dell’agenzia hanno diritto a condizioni di base di lavoro e di occupazione che non possono essere complessivamente inferiori a quelle dei dipendenti di pari livello dell’impresa in cui si presta lavoro, a parità di mansioni svolte;
 
è regolamentato l’orario di lavoro, lo straordinario, le pause, i periodi di riposo, il lavoro notturno, le ferie e i giorni festivi, nonché la protezione per le donne in stato di gravidanza, la parità di trattamento fra uomo e donna ed altre misure volte ad evitare ogni forma di discriminazione;
 
e’ prevista espressamente la possibilità di stipulare contratti di assunzione tra Agenzia e lavoratore a tempo parziale (in tal caso, trovano applicazione le disposizioni del D.lgs. 61/2000 in quanto compatibili);
 
è,  previsto che i lavoratori dipendenti dall’agenzia di lavoro siano informati dall’impresa, presso la quale svolgono il servizio, circa i posti vacanti, affinché possano aspirare, al pari dei dipendenti della medesima impresa, a ricoprire posti di lavoro a tempo indeterminato.
 
Nessuna previsione è stata fatta con riferimento alla possibilità di reiterazione delle “missioni” ossia dei  periodi  durante i  quali il lavoratore tramite agenzia interinale è messo a disposizione di un’impresa utilizzatrice affinché presti temporaneamente la propria opera sotto il controllo e la direzione della stessa.
 
La carenza normativa, deve essere valutata, con particolare riferimento all’art. 5 della Direttiva rubricato:

Principio della parità di trattamento

«1. Per tutta la durata della missione presso un’impresa utilizzatrice, le condizioni di base di lavoro e d’occupazione dei lavoratori tramite agenzia interinale sono almeno identiche a quelle che si applicherebbero loro se fossero direttamente impiegati dalla stessa impresa per svolgervi il medesimo lavoro.».
 
Tra le condizioni di lavoro e di occupazione oggetto di parità di trattamento il legislatore nazionale NON ha previsto l’inserimento del divieto di reiterazione dei contratti a termine che invece è presente nelle disposizioni del d.lgs. 368/01 applicabili ai lavoratori assunti direttamente dall’utilizzatore.
 
L’osservazione è tanto più rilevante se messa in relazione con il quinto comma del medesimo art. 5, della Direttiva citata che testualmente dispone: «Gli Stati membri adottano le misure necessarie, conformemente alla legislazione e/o le pratiche nazionali, per evitare il ricorso abusivo all’applicazione del presente articolo e, in particolare, per prevenire missioni successive con lo scopo di eludere le disposizioni della presente direttiva. Essi informano la Commissione di qualsiasi misura in tal senso.».
 
La formulazione letterale della norma pare confermare la medesima finalità antielusiva propria della clausola 5 dell’accordo quadro attuata attraverso il divieto di discriminazioni o principio di parità di trattamento costituente uno dei principi cardine del diritto dell’Unione.
 
La possibilità di reiterazione delle assunzioni a termine, senza alcun limite, per il tramite di agenzie di lavoro interinale, potrebbe quindi non essere conforme ai principi e alle  finalità della Direttiva 2008/104 CE.
 
Tutto l’apparato normativo nazionale inerente il lavoro interinale deve essere interpretato in conformità alle finalità specifiche della Direttiva CE 2008/104:

«Articolo 2 - Finalità
La presente direttiva è volta a garantire la tutela dei lavoratori tramite agenzia interinale e migliorare la qualità del lavoro tramite agenzia interinale garantendo il rispetto del principio della parità di trattamento di cui all’articolo 5 nei confronti dei lavoratori tramite agenzia interinale e riconoscendo tali agenzie quali datori di lavoro, tenendo conto nel contempo della necessità di inquadrare adeguatamente il ricorso al lavoro tramite agenzia interinale al fine di contribuire efficacemente alla creazione di posti di lavoro e allo sviluppo di forme di lavoro flessibili...»,

con la conseguenza che l’art. 22 del d.lgs. 276/03 pare presentare qualche problema di compatibilità.
 
La pronuncia, oltre che con riferimento all’ambito di applicazione delimitato dalla specifica questione pregiudiziale decisa (possibilità di reiterazione delle assunzioni a termine) pare altresì destinata a favorire qualche ulteriore riflessione ermeneutica.
 
Sono molti, infatti, i profili di intersezione della disciplina prevista dal d.lgs. 368/01 per il lavoro a termine e quella dettata dal d.lgs. 276/03.
 
Le ragioni di confluenza e di divergenza normativa derivano senza dubbio ed in primo luogo dalle stesse previsioni di legge.
 
L’articolo 10 del decreto legislativo 368/2001, non innovato né dalla legge 183/2010, né dalla successiva 28 giugno 2012, n. 92, [che] prevede testualmente:
 
«1. Sono esclusi dal campo  di  applicazione  del  presente  decreto legislativo in quanto gia' disciplinati da specifiche normative:
a) i contratti di lavoro temporaneo  (l’inciso di cui alla legge  24  giugno 1997, n. 196, e successive modificazioni…»

deve intendersi abrogato in favore della disciplina di cui al d.lgs. 276/03  da parte dell’art. 85 del medesimo decreto legislativo).
 
E’ infatti opinione consolidata che al contratto di somministrazione,  in virtù del richiamo operato dall’articolo 10 del decreto legislativo 368/2001 non si applica l’intero blocco normativo, relativo alla disciplina del contratto a temine, contenuto nel medesimo decreto legislativo 368/01.
 
In tal senso è stato evidenziato (v. Corte Appello Roma 29.01.2013) che «l’esclusione…  ai sensi del richiamato articolo 10, comma 1, si riferisce al “campo di applicazione”, con ciò significando, il legislatore, che il lavoro temporaneo prima, la somministrazione in seguito, esulano totalmente dall’ambito applicativo di tutte le norme che regolano le conseguenze dell’illecita apposizione di un termine al contratto di lavoro».
 
L’opinione è ulteriormente confortata dal richiamo contenuto nell’art. 22 d.lgs. 276/03 per cui  «in caso di somministrazione a tempo determinato, il rapporto di lavoro tra somministratore e lavoratore  è soggetto alla disciplina di cui al decreto legislativo n. 368/01, per quanto compatibile, e in ogni caso con esclusione delle disposizioni di cui all’articolo 5, paragrafi 3 e seguenti di tale decreto legislativo. Il termine inizialmente posto al contratto di lavoro può in ogni caso essere prorogato, con il consenso del lavoratore e per atto scritto, nei casi e per la durata prevista dal contratto collettivo applicato dal somministratore».
 
Le recenti modifiche avviate in materia dal d.lgs. n. 24/2012, di attuazione della direttiva CE 2008/104,  come visto,  introducono alcuni elementi di novità e di approfondimento della disciplina, senza peraltro apportare alcun cambiamento alle norme contenute nel d.lgs. 276/03, applicabili alla somministrazione irregolare nei casi di omessa o insufficiente indicazione della causale, anche con riferimento al profilo sanzionatorio  previsto dall’art. 27 d.lgs. 276/03.
 
La decisione della Corte di Giustizia in commento pur avendo sottolineato e giustificato a livello normativo comunitario  la necessaria distinzione tra il corpus normativo relativo al lavoro a termine (contenuto nel d.lgs. 368/01) e quello relativo al lavoro interinale a termine (contenuto nel d.lgs. 276/03) non pare, tuttavia, incidere in alcun modo sulla disciplina nazionale sanzionatoria.
 
Tutto l’apparato normativo nazionale inerente il lavoro interinale deve essere interpretato in conformità alle finalità specifiche della Direttiva CE 2008/104, senza tuttavia restringere il campo di applicazione del d.lgs. 276/03 e ciò soprattutto nei casi in cui le norme ivi previste uniformano le fattispecie giuridiche e la disciplina sanzionatoria alle ipotesi già regolate per il lavoro a termine dalle disposizioni contenute nel d.lgs. 368/01.
 
Il riferimento specifico è alle ipotesi di somministrazione irregolare ed al relativo apparato sanzionatorio.
 
In tali casi, come visto, il legislatore ha operato una precisa scelta  -soprattutto con riferimento al profilo causale e di effettività  finalizzata alla verifica della  concreta  esistenza delle ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, anche se riferibili all'ordinaria attività dell'utilizzatore-  coerente con quella già adottata nel caso di contratto a termine stipulato direttamente dall’utilizzatore della prestazione.
 
L’ opzione legislativa contenuta nel d.lgs. 276/03 pare soddisfare la disciplina comunitaria.
 
L’art. 9 Direttiva 2008/104 CE espressamente prevede:

«Requisiti minimi
1. La presente direttiva lascia impregiudicato il diritto degli Stati membri di applicare o introdurre disposizioni legislative, regolamentari o amministrative più favorevoli ai lavoratori, o di agevolare o consentire contratti collettivi o accordi conclusi tra le parti sociali più favorevoli ai lavoratori.
2. In nessun caso l’attuazione della presente direttiva costituisce una ragione sufficiente per giustificare una riduzione del livello generale di protezione dei lavoratori rientranti nel suo ambito d’applicazione. La sua attuazione lascia impregiudicati i diritti degli Stati membri e/o delle parti sociali, tenuto conto di eventuali cambiamenti della situazione, di emettere disposizioni legislative, regolamentari o contrattuali diverse da quelle che  esistono al momento dell’adozione della presente direttiva, purché i requisiti minimi previsti dalla presente direttiva siano rispettati.».

Resta perciò del tutto irrilevante, che le ipotesi sanzionatorie previste dall’art. 27 d.lgs. 276/03  siano state mutuate da parte del legislatore italiano dalla disciplina prevista per il lavoro a termine, con il quale peraltro condividono le medesime esigenze di tutela del buon funzionamento del mercato e della prevenzione di abusi.
 
In tal senso può altresì essere aggiunto che le misure sanzionatorie previste dal d.lgs. 276/03 nel significato fatto proprio dall’interpretazione giurisprudenziale sopra richiamata paiono soddisfare in pieno il  requisito di garantire il buon funzionamento del mercato del lavoro e la prevenzione di abusi di cui all’art. 4 della Direttiva Ce 2008/104:

«Riesame dei divieti e delle restrizioni
1. I divieti o le restrizioni imposti quanto al ricorso al lavoro tramite agenzie di lavoro interinale sono giustificati soltanto da ragioni d’interesse generale che investono in particolare la tutela dei lavoratori tramite agenzia interinale, le prescrizioni in materia  di salute e sicurezza sul lavoro o la necessità di garantire il buon funzionamento del mercato del lavoro e la prevenzione di abusi.».
 
Più complesso appare verificare l’impatto della decisione della Corte di Giustizia in merito ad un altro profilo di disciplina sul quale attualmente si registrano delle difformità di orientamento sia in giurisprudenza che in dottrina: quello inerente l’applicazione dell’art. 32, comma 5 L. 183/2010 alla somministrazione di manodopera (per una ricostruzione della questione si veda su questa rivista il recente  commento alla sentenza della Corte di Appello di Roma del 19.01.2013 “Somministrazione, lavoro temporaneo e collegato lavoro”).
 
Sicuramente pare perdere significato uno degli argomenti utilizzati dai sostenitori dell’applicabilità del citato  art. 32, comma 5 alla somministrazione, fondato sulla disparità di trattamento con il lavoro a termine, in quanto i lavoratori assunti a termine dall’utilizzatore sarebbero meno garantiti sul piano economico, rispetto a quelli assunti per il tramite di un’agenzia interinale.

La pronuncia dei giudici di Lussemburgo  giustifica, infatti,  ampiamente  la differenza tra i due istituti e ciò può ragionevolmente comportare anche una equilibrata disparità di trattamento sul piano sanzionatorio, tenuto conto altresì che  la Direttiva 2008/104 CE nel prevedere il principio di parità di trattamento (art. 5) comunque «lascia impregiudicato il diritto degli Stati membri di applicare o introdurre disposizioni legislative, regolamentari o amministrative più favorevoli ai lavoratori» con la precisazione che «in nessun caso l’attuazione della direttiva costituisce una ragione sufficiente per giustificare una riduzione del livello generale di protezione dei lavoratori rientranti nel suo ambito d’applicazione.» (art. 9).
 
Al contrario pare assumere una maggiore rilevanza la ragione sostenuta da chi ritiene di non poter estendere la disciplina prevista dall’art. dell’art. 32, comma 5 per i casi di conversione o di ricostituzione del rapporto, al lavoro somministrato.
 
L’art. 27 del d.lgs. 276/03, facendo esplicito riferimento alla costituzione di un nuovo rapporto di lavoro con l’utilizzatore, non consente, infatti, di applicare le disposizioni espressamente ed  esclusivamente dettate per il contratto di lavoro a temine concluso tra il somministratore ed il lavoratore.
 
Non va, infatti, dimenticato che per l’art. 22 d.lgs. 276/03, in caso di somministrazione a tempo determinato, è  il rapporto di lavoro tra somministratore e lavoratore ad essere soggetto alla disciplina di cui al decreto legislativo n. 368/01, per quanto compatibile.
 
Come già detto la pronuncia della Corte di Giustizia, anche se non espressamente riferita alla disciplina sanzionatoria prevista dal d.lgs. 276/03, pare tuttavia porre dei limiti alla possibilità di applicare o di interpretare in via estensiva le norme dettate per il lavoro a termine con riferimento al lavoro somministrato, soprattutto se meno favorevoli al lavoratore.>>.
« Ultima modifica: Febbraio 05, 2014, 21:10:10 da giudicimpostori » Registrato
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« Risposta #96 inserito:: Febbraio 08, 2014, 01:56:14 »

Per la reiterazione del contratto in somministrazione <<con diversi soggetti>>,

la P. s.p.a. deve pagare:
€. 40.011,68 complessivi all'INPS e
€. 3.180,51 complessivi all'INAIL.

Questi importi esaudiscono la richiesta (da parte di INPS ed INAIL) di <<"recupero">>, a spese della P. s.p.a. (utilizzatore), <<della contribuzione ...omessa>> per <<i lavoratori utilizzati con contratto interinale>>, in quanto essi devono essere <<"considerati dipendenti" della P. s.p.a. stessa>>.

CORTE DI CASSAZIONE
Sent. 6 febbraio 2014, n. 2763


<<SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con tre distinti ricorsi, successivamente riuniti, la P. s.p.a. si rivolgeva al Tribunale di Teramo per impugnare sia il verbale di accertamento dell’INPS n. (...), redatto dagli Ispettori della sede di Teramo il 22 settembre 2003, sia le cartelle di pagamento che da esso traevano origine.

In particolare, col menzionato verbale di accertamento, si riteneva che la P. s.p.a., utilizzando lavoratori con contratto interinale in misura superiore e per finalità diverse da quelle previste dalla legge 24.6.1997 n. 196, fosse incorsa nella violazione della legge n. 1369\60, con la conseguenza che i lavoratori utilizzati con contratto interinale andavano "considerati dipendenti" della P. s.p.a. stessa, con conseguente "recupero" della contribuzione ritenuta omessa.

In particolare, a parere dell'INPS, il ricorso al lavoro interinale da parte della società sarebbe avvenuto al di fuori delle due ipotesi consentite dal contratto collettivo applicato ("Carta-Industria" del 13.7.2001) e cioè (cfr. art. 10), per:
1) esecuzione di un'opera o di un servizio definito o predeterminato nel tempo;
2) aumento temporaneo delle attività.

La P. s.p.a., quindi:
a) con ricorso del 29.6.2004 impugnava il verbale di accertamento sopra richiamato, chiedendo che venisse accertata e dichiarata la LEGITTIMITÀ dei contratti di lavoro "interinale" stipulati con diversi soggetti, con conseguente ACCERTAMENTO NEGATIVO DEL CREDITO VANTATO DALL'INPS;
b) con ricorso del 19.4.2004 impugnava la cartella di pagamento n. (...) dell'importo di €. 40.011,68 emessa per i relativi CREDITI CONTRIBUTIVI;
c) con ricorso del 1.4.2006 impugnava la cartella di pagamento n. (...) dell’importo di €. 3.180,51 emessa per CREDITI INAIL derivanti dalla stessa causale di cui al verbale di accertamento richiamato.

Il Tribunale di Teramo accoglieva le opposizioni e dichiarava non dovuti, sia all’INPS che all'INAIL, i CONTRIBUTI E PREMI ASSICURATIVI richiesti.
_ _ _ _

Avverso tale sentenza proponeva appello l’INPS; resistevano la società P. e l’INAIL, quest'ultimo proponendo appello incidentale.

Con sentenza depositata il 9 dicembre 2009, la Corte d'appello dell'Aquila accoglieva sia l'appello principale che quello incidentale, rigettando le opposizioni in questione.

_ _ _ _

[cioè: la C. d'App. ha ritenuto che la P. s.p.a. dovesse versare ad INPS e INAIL i contributi <<omessi>>].
_ _ _ _

Per la cassazione propone ricorso la P. s.p.a.,
_ _ _ _

[La P. s.p.a. non vorrebbe regolarizzare le posizioni contributive ed assicurative dei ricorrenti originari]
_ _ _ _

affidato ad unico motivo.

Resistono sia l'INPS che l'INAIL con distinti controricorsi.

MOTIVI DELLA DECISIONE

1.- La ricorrente [l'"utilizzatore", P. s.p.a.] denuncia la violazione e falsa applicazione degli artt. 1 e 10 della L. n. 196\97, nonché dell'art. 1, comma 5, della L. n. 1369\60 (art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.).

Lamenta che la Corte aquilana decise la controversia in netto contrasto con quanto affermato da Cass. n. 2488\08, che escluse che per le violazioni in questione la sanzione fosse quella dell'imputazione del rapporto di lavoro in capo all'effettivo utilizzatore, tanto meno con la trasformazione del rapporto a tempo indeterminato.

2 - Il ricorso è infondato.

Questa Corte ha già osservato (Cass. 2 luglio 2009 n. 15515) che nel caso di più contratti per prestazioni temporanee, che siano stati ripetutamente reiterati in maniera continuativa, è legittima la conversione in un unico rapporto di lavoro a tempo indeterminato con l'utilizzatore, per violazione delle disposizioni della legge n. 1369 del 1960.

L'orientamento risulta confermato dalla successiva giurisprudenza (Cass. 1° febbraio 2013 n. 2413; Cass. 12 gennaio 2012 n. 232), secondo cui in materia di rapporto di lavoro interinale, la mancanza o la generica previsione, nel contratto intercorrente tra l’impresa fornitrice e il singolo lavoratore, dei casi in cui - e dunque delle esigenze per le quali - è possibile ricorrere a prestazioni di lavoro temporaneo, in base ai contratti collettivi dell’impresa utilizzatrice, ovvero l'insussistenza in concreto delle suddette ipotesi, spezza l'unitarietà della fattispecie complessa voluta dal legislatore per favorire la flessibilità dell'offerta di lavoro nella salvaguardia dei diritti del lavoratore, e fa venir meno la presunzione di legittimità del contratto interinale stesso.

Ne consegue che, per escludere che il contratto di lavoro con il fornitore interposto si consideri instaurato con l'utilizzatore interponente a tempo indeterminato, non è sufficiente arrestarsi alla verifica del dato formale del rispetto della contrattazione collettiva quanto al numero delle proroghe consentite, senza verificare l’effettiva persistenza delle esigenze di carattere temporaneo, in modo tanto più penetrante quanto più durevole e ripetuto sia il ricorso a tale fattispecie contrattuale. L'evoluzione interpretativa in argomento è già contenuta nella sentenza 23 novembre 2010 n. 23684, che, pur contigua alle argomentazioni svolte nella precedente pronuncia n. 2488\08 invocata dalla ricorrente, affermato che,

in materia di rapporto di lavoro "interinale", la mancata previsione nella legge 24 giugno 1997 n. 196 di un divieto di reiterazione dei contratti di fornitura di prestazioni di lavoro temporaneo conclusi con lo stesso lavoratore avviato presso la medesima impresa utilizzatrice non esclude che per la valida stipulazione del contratto di fornitura di lavoro temporaneo occorrano in ogni caso esigenze produttive temporanee, essendo ciò imposto non dall'interpretazione della citata legge alla luce della sopravvenuta direttiva comunitaria 1999/70/CEE (che ha previsto espressamente dei limiti all'istituto), ma dall'essenziale temporaneità dell'occasione di lavoro che in ogni caso connota la fattispecie, con la conseguenza che possono configurarsi ipotesi di contratti in frode alla legge (art. 1344 cod. civ.) allorché la reiterazione costituisca il mezzo, anche attraverso intese, esplicite o implicite, tra impresa fornitrice e impresa utilizzatrice concernenti la medesima persona del prestatore, per eludere la regola dall'essenziale temporaneità dell'occasione di lavoro.

L'art. 10, comma 1, della legge n. 196\97 prevede, nel caso di contratto di fornitura ingiustificato, che continua a trovare applicazione la legge n. 1369\60, con la conseguenza che il contratto di lavoro con il fornitore interposto si considera a tutti gli effetti instaurato con l'utilizzatore - interponente.

Né può ritenersi che l'espressione "contratto a tempo indeterminato" è contenuta solo nell'art. 10, comma 2, sicché tale conseguenza non potrebbe derivare anche dal precedente comma 1. Invero il richiamo del comma 1 alla legge n.1369/60 implica di per sé la dichiarazione di un contratto a tempo indeterminato con l'utilizzatore-interponente in caso di fornitura ingiustificata.

Mentre l'espressa previsione del comma 2 deriva solo dall'esigenza di regolare appositamente il vizio di forma, distinguendo due ipotesi:
- se il vizio di forma riguarda il contratto di fornitura stipulato dall'utilizzatore il contratto di lavoro a tempo indeterminato si costituisce in capo a quest'ultimo, consapevole del vizio stesso in quanto stipulante;
- se il vizio di forma riguarda il contratto di lavoro temporaneo questo si trasforma in contratto a tempo indeterminato con la impresa fornitrice, essendo l'utilizzatore estraneo a questo vizio.


Tale interpretazione non risulta in contrasto con la recente sentenza della C.G.E. 11.4.13 (C-290\12) laddove ha affermato che la direttiva 1999\70 CE del 28 giugno 1999, e l'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato concluso il 18 marzo 1999, debbono essere interpretati nel senso che non si applicano né al rapporto di lavoro a tempo determinato tra un lavoratore interinale e un'agenzia di lavoro interinale, né al rapporto di lavoro a tempo determinato tra tale lavoratore e l'impresa utilizzatrice, posto che solo il rapporto di lavoro concluso "direttamente" con il datore di lavoro rientra nell'ambito del citato accordo quadro.

Ne consegue che, una volta escluso che la disciplina comunitaria in materia di contratti a termine (che non prevede specifiche sanzioni per la loro inosservanza, che sarebbero dunque inapplicabili al diverso caso del lavoro interinale, demandandone la previsione alle legislazioni nazionali) riguardi anche il lavoro interinale, non vi è alcuna preclusione per il giudice nazionale di stabilire l'esatta natura e portata delle obbligazioni nascenti da tale tipo di rapporto, evidenziandone l'intrinseca temporaneità con la conseguente configurabilità di ipotesi di contratti in frode alla legge (art. 1344 cod. civ.), allorché la reiterazione costituisca il mezzo, anche attraverso intese, esplicite o implicite, tra impresa fornitrice e impresa utilizzatrice concernenti la medesima persona del prestatore, per eludere la REGOLA DELL'ESSENZIALE TEMPORANEITÀ DELL'OCCASIONE DI LAVORO.

3.-Il ricorso deve pertanto rigettarsi.

Le spese di lite seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.>>.

http://www.teleconsul.it/leggiArticolo.aspx?cls=1&tip=ul&doc=LF274892.DOC&DocHits=
« Ultima modifica: Febbraio 08, 2014, 02:05:04 da giudicimpostori » Registrato
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« Risposta #97 inserito:: Febbraio 08, 2014, 02:13:34 »

Per la Corte d'appello di Bologna (settembre 2013) alla somministrazione non si applica l'art. 32, legge 183/2010.

<<17/09/2013 - C.APPELLO BO, Sentenza, est. BRUSATI
[APP TRIB BOLOGNA] Lavoro rapporto – Somministrazione – Contratto di lavoro a termine somministrato – Causale giustificatrice della somministrazione – Obbligo di specificazione – Mancato assolvimento - Costituzione di rapporto a tempo indeterminato a carico dell'utilizzatore – Aliunde perceptumDetrazione - Lavoro a termine: indennità risarcitoria - Somministrazione irregolare – Indennità risarcitoria onnicomprensiva ex art.32 L.183/2010 – Inapplicabilità - Rif.Leg. artt. 20, 21, 27 D.lgs 276/2003;>>.

AGGIORNAMENTO del 3 febbraio 2014
http://www.giuraemilia.it/
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« Risposta #98 inserito:: Febbraio 12, 2014, 01:45:29 »

SOMMINISTRAZIONE - CONSEGUENZE ECONOMICHE


Trib. di Roma, sent. del 24/10/13, Giud. Alessandro Coco


<<...consegue la nullità del contratto a termine...

...va pertanto dichiarata la sussistenza di un rapporto ...resistente sin dal 22/8/11 e conseguentemente va ordinato ...di riammettere la ricorrente nel posto ...precedentemente occupato, ...con la conseguente condanna al pagamento delle retribuzioni perdute dalla data dell'offerta delle prestazioni e della conseguente mora accipiendi del datore... (Cass. 17987/03).

Infatti, per quanto attiene ai diritti di natura economica discendenti dal riconoscimento della natura a tempo indeterminato del rapporto... deve evidenziarsi che l'obbligo retributivo... è escluso, per ormai consolidata giurisprudenza, ... durante gli intervalli non lavorati sul presupposto generale che al dipendente che cessi l'esecuzione della prestazione... alla scadenza del termine illegittim(o)... non spetta la retribuzione finché non provvede ad offrire la prestazione ...determinando una "mora accipiendi"... In base a tale principio si deve escludere, come richiesto dalla parte ricorrente, il diritto ...ad un risarcimento ...commisurato alle retribuzioni perdute per il periodo successivo alla cessazione del rapporto..., sulla base della regola della effettività e corrispettività delle prestazioni..., per la quale, al di fuori delle espresse deroghe legali o contrattuali, la retribuzione spetta soltanto se la prestazione viene eseguita, salvo che il datore versi in una situazione di mora accipiendi nei confronti del dipendente (Cass. 18354/03, 8352/03, 12697/01, 7186/01).

L'offerta dell'esecuzione ... deve avvenire..., per avere conseguenze sul piano patrimoniale, esclusivamente costituendo in mora il datore ...ex art. 1217 c.c.

...deve essere precisato che nel caso di illegittima apposizione del termine, vertendosi in ...ipotesi di inadempimento contrattuale e non di licenziamento, non può trovare applicazione la tutela ...contro i licenziamenti ingiustificati, ma si determina esclusivamente un'obbligazione a carattere risarcitorio con le conseguenze ...ex art. 1223 c.c.

...la ricorrente ha messo in mora la società... attraverso l'invio... del tentativo obbligatorio di conciliazione... Tale richiesta è pervenuta ...in data 28/2/12...

Da tale data sono dovute ...le retribuzioni determinate facendo riferimento al parametro mensile ...oltre alle mensilità aggiuntive e ogni altro elemento retributivo previsto dal contr. coll. del settore.

L'inapplicabilità del meccanismo di cui all'art. 18 Stat. Lav. comporta che il risarcimento ...dovrà essere corrisposto fino alla data di pubblicazione della sentenza, non essendo altrimenti possibile una condanna per il futuro.
>>.

http://www.lazio.cgil.it/ufficiovertenze/filelist_download.asp?id=23


Trib. Roma, Est. Masi, 20 marzo 2013, n. 4101

S.V. (Avv. Angala Stani) contro
E.L. S.p.A. (Avv. Manlio Abati).

<<In  caso di somministrazione irregolare non è applicabile l’art. 32, comma 5°, della L. 183/2010 nel quale si fa riferimento ai «casi di conversione del contratto a tempo determinato» e quindi ai contratti di lavoro a termine geneticamente subordinati tra due parti mentre nel lavoro somministrato si verte nell’ambito di un rapporto essenzialmente trilaterale in cui viene in discussione la stessa qualificazione del rapporto.>>.

http://www.lazio.cgil.it/ufficiovertenze/item.asp?ar=1&liv1=1&sz=4&sz2=4&se=2&st=6&pag=23&pg=1&liv4=4&liv3=2&liv2=6
« Ultima modifica: Febbraio 12, 2014, 01:50:10 da giudicimpostori » Registrato
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« Risposta #99 inserito:: Febbraio 20, 2014, 21:32:20 »


Gruppo Ferrovie

Written by Avvocato Emanuela Manini on febbraio 20th, 2014
http://www.avvocatibraschiemanini.it/blog/category/commenti-a-sentenze


<<INTERMEDIAZIONE ILLECITA DEGLI APPALTI FERROVIARI, REGIME DI TASSAZIONE DELLA SOMMA CORRISPOSTA DALLE SOCIETÀ FERROVIARIE QUALE PREZZO PER LA RINUNCIA ALLA POSTAZIONE DI LAVORO

INTERMEDIAZIONE ILLECITA NEGLI APPALTI FERROVIARI. RINUNCIA ALLA POSTAZIONE DI LAVORO DIETRO RIMESSA DI UNA SOMMA DI DENARO. SOTTOPOSIZIONE DELL’IMPORTO CORRISPOSTO DA TRENITALIA SPA E/O RFI SPA IN FAVORE DEL LAVORATORE A TITOLO TRANSATTIVO A TASSAZIONE SEPARATA E NON A TASSAZIONE ORDINARIA

(....)

Avv. Emanuela Manini>>.
« Ultima modifica: Febbraio 20, 2014, 21:32:55 da giudicimpostori » Registrato
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« Risposta #100 inserito:: Marzo 10, 2014, 23:02:46 »

Ecco un bell'esempio di "dialogo delle Corti" (ambientazione: Roma)

CORTE DI CASSAZIONE
Sent. n. 1148 del 17/1/2013

Presid. De Renzis, Relat. Curzio

<<In tema di lavoro interinale, l’indennità prevista dall’art. 32 della legge 4 novembre 2010, n. 183, nel significato chiarito dal comma 13 dell'art. 1 della legge 28 giugno 2012 n. 92, trova applicazione con riferimento a qualsiasi ipotesi di ricostituzione del rapporto di lavoro avente in origine un termine illegittimo e si applica anche nel caso di condanna del datore di lavoro al risarcimento del danno subito dal lavoratore a causa dell’illegittimità di un contratto per prestazioni di lavoro temporaneo a tempo determinato, ai sensi della lett. a) del primo comma, dell’art. 3 della legge 24 giugno 1997, n. 196, convertito in contratto a tempo indeterminato tra lavoratore e utilizzatore della prestazione.>>.

(commento a cura dello St. L. Marazza & Ass. [1]) <<...il concetto di “conversione del rapporto” va letto anche alla luce dell’interpretazione autentica offerta dalla recente L. n. 92/2012 che all’art. 1, comma 13, prevede che l'indennità ristora per intero il pregiudizio subito dal lavoratore, fino alla “pronuncia del provvedimento con il quale il giudice abbia ordinato la ricostituzione del rapporto di lavoro". Il concetto di conversione per la Cassazione “comprende non solo provvedimenti di natura dichiarativa, ma anche di natura costitutiva, quale potrebbe essere considerato quello previsto dal D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 27, con riferimento alla somministrazione irregolare.”.>>.

[1] Relazione di M. MANICASTRI - M. MARAZZA - P. MORMILE
http://www.aidp.it/aidp/ALLEGATI/OTHER/4220.pdf
_ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _

CORTE D'APPELLO DI ROMA (Coll. 4)
Sent. n. 571 del 21/1/2013, dep. 8/4/2013

Giud. Francescopaolo Panariello [1]

<<Il comma 5 [2] dell'art. 32 l. n. 183/2010 ha una portata ampia, come tale idonea a ricomprendere tutti i casi in cui si ha la trasformazione del contratto di lavoro a tempo determinato in uno a tempo indeterminato, anche se ciò sia la conseguenza di vizi che, sul piano genetico, afferiscono al contratto di somministrazione di manodopera.>>.

http://www.diritto-civile.it/I-Contratti/contratti-di-lavoro-con-termine-e-risarcimento-del-danno.html

[1] http://pst.giustizia.it/PST/it/pst_2_6_2.wp?actionPath=/ExtStr2/do/consultazionepubblica/sicid/dirlavoro/detail.action&currentFrame=10&idfascicolo=96923&numeroregistro=00008818&annoregistro=2008&regioneRicerca=7&ufficioRicerca=0580910065&registroRicerca=LAV

[2] L. 183/10, art. 32, c. 5 <<Nei casi di conversione del contratto a tempo determinato, il giudice condanna il datore di lavoro al risarcimento del lavoratore stabilendo un'indennità onnicomprensiva nella misura compresa tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 12 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo ai criteri indicati nell'articolo 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604.>>.

http://www.uil.it/politiche_lavoro/coll-lavoro2011.pdf
_ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _

CORTE D'APPELLO DI ROMA (Coll. 2)
Sent. n. 1174 del 5/2/2013, dep. 21/03/2013

Amelia Torrice Presid.
Glauco Zaccardi Rel.

<<...Poiché, per effetto di tale “conversione”, il rapporto di lavoro deve considerarsi instaurato ex tunc con l’impresa utilizzatrice, al fine di individuare il trattamento economico da assumere quale parametro cui commisurare il risarcimento del danno, deve aversi riguardo esclusivamente al trattamento economico e normativo che sarebbe spettato al lavoratore ove il rapporto fosse stato sin dall’origine formalmente instaurato con l’appellata. Pertanto, non può assumere rilievo il diverso trattamento economico percepito di fatto dall’impresa fornitrice, in quanto erogato in forza di un contratto nullo per contrarietà a norme imperative, che l’appellante non può pretendere di conservare per il futuro.

Sul punto, non risulta specificamente contestata l’allegazione del ricorrente attuale appellante che l’ultima retribuzione dovuta al medesimo XXX corrispondesse a € 1.146,08.

Non trova applicazione, infine, a giudizio di questa Corte, l’art. 32, comma 5, della legge 4 novembre 2010, n. 183.
>>.

http://www.magistraturademocratica.it/mdem/qg/doc/Corte_di_Appello_Roma_sentenza_5_febbraio_2013.pdf
« Ultima modifica: Marzo 10, 2014, 23:07:03 da giudicimpostori » Registrato
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« Risposta #101 inserito:: Marzo 10, 2014, 23:47:53 »

Da questa sentenza pare che sia possibile riproporre ricorso secondo il rito ordinario, data l'impossibilità di procedere col rito abbreviato ex l. 92/12 (Riforma Fornero). In un'altra sentenza si leggeva che il ricorso era inammissibile punto, con conseguente soccombenza.

Trib. Roma, Est. Leone, 21/2/2013

<<Rilevato che la determinazione del rito utilizzabile è diretta conseguenza della prospettazione della domanda, ove questa abbia ad oggetto l’accertamento dell’illegittimità di un contratto di somministrazione e del termine ad esso apposto e l’attuale esistenza del rapporto di lavoro subordinato alle dipendenze dell’utilizzatore, deve escludersi che la controversia abbia ad oggetto l’impugnativa di un licenziamento regolato dall’art. 18 Stat. lav. e che possa, quindi, essere utilizzato lo speciale procedimento di cui all’art. 1, comma 47 ss. l. n. 92 del 2012, con conseguente necessità di disporre il mutamento del rito in quello ordinario previsto per le controversie di lavoro.>>.

https://sites.google.com/site/studiolegalemuggiaorlando/sentenze-2/somministrazione/tribroma21-2-2013estleonesomministrazioneeleggefornero
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Trib. di Mantova - somministrazione - art. 32 l. 183/10 - si applica
http://www.studiolegalestrullato.it/public/Giurisprudenza/Sentenza_16.10.2013.pdf
« Ultima modifica: Marzo 10, 2014, 23:49:28 da giudicimpostori » Registrato
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« Risposta #102 inserito:: Marzo 12, 2014, 22:11:30 »

Da questa sentenza pare che sia possibile riproporre ricorso secondo il rito ordinario, data l'impossibilità di procedere col rito abbreviato ex l. 92/12 (Riforma Fornero). In un'altra sentenza si leggeva che il ricorso era inammissibile punto, con conseguente soccombenza...

(...)

Tanta ragione, ma un vizio...

L'atto di recesso che conferma l'efficacia della scadenza del termine non configura un licenziamento e pertanto non può essere impugnato ex legge 92/2012. Nel caso di specie è vero che il contratto di formazione era viziato da nullità del termine per la non conformità delle mansioni svolte rispetto al progetto formativo annunciato, ma il ricorso è inammissibile. Compensa le spese.

(Trib. Mantova, Giud. Luigi Bettini, sent. 12/12/12)

http://www.studiolegalestrullato.it/public/Giurisprudenza/Ordinanza_12.12.2012.pdf
« Ultima modifica: Marzo 12, 2014, 22:14:25 da giudicimpostori » Registrato
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« Risposta #103 inserito:: Marzo 21, 2014, 13:11:13 »

Primo commento alle misure sul lavoro varate dal Consiglio dei Ministri del 12 marzo 2014

(........)

Luigi Oliveri:

<<...Inoltre occorrerebbe una valutazione dell’impatto di queste riforme sulla somministrazione. Un rapporto a termine totalmente acausale e molto facile da prorogare e rinnovare potrebbe, infatti, mettere completamente nell’angolo la somministrazione, privata di quel requisito di estrema flessibilità operativa che fin qui l’ha caratterizzata. A meno che non si estenda l’acausalità anche alla somministrazione...>>.

http://moodle.adaptland.it/pluginfile.php/16925/mod_resource/intro/ebook_vol_21.pdf
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« Risposta #104 inserito:: Agosto 05, 2014, 22:06:14 »

SOMMINISTRAZIONE LIBERA, DOPING LEGALE

Scambio epistolare CGIL/Poste Italiane con riflesso sulla stabilizzazione di alcuni precari presso sedi ufficialmente "eccedentarie". Chiarimenti del menga.

CGIL-SLC

Roma, 17 Aprile 2014

Dr. Paolo Faieta, Risorse Umane e Org.ne – R.I., Poste Italiane S.p.A.

Oggetto: ricorso a contratti di somministrazione.

Nella giornata di ieri 16/4/2014 abbiamo ufficialmente appreso che Poste Italiane fa ed ha fatto ricorso negli ultimi anni a contratti di somministrazione sulla divisione MP. A tal proposito ricordiamo che mesi fa inviammo una lettera a Poste Italiane S.P.A. chiedendo quali fossero le forme di reclutamento esterno del personale, lettera a cui non fu data compiuta risposta. Oggi chiediamo quindi, come già evidenziato ieri al tavolo di contrattazione, che si dia corso a quanto previsto dall’art 26 del CCNL e che quindi si comunichino alle OO.SS. ed alle RSU dei territori interessati il numero, le collocazioni e le ragioni tecnico organizzative che hanno comportato il ricorso ai contratti di somministrazione, recuperando gli omessi passaggi informativi relativi agli anni precedenti.

Chiediamo
inoltre conto delle avvenute trasformazioni dei contratti in oggetto in contratti a tempo indeterminato.

Segnaliamo infine che, laddove si sia provveduto alle stabilizzazioni di personale in regime di full time, deve essere indicato se è stato esperito il dettato contrattuale così come previsto dall’art.23 comma 4. Laddove poi queste assunzioni fossero avvenute in regioni ufficialmente eccedentarie o verso
le quali siano presenti domande di mobilità volontaria in entrata, è evidente che si palesa la necessità di una rivisitazione degli equilibri occupazionali.
Certi di sollecito e cortese riscontro porgiamo distinti saluti.

per. La Segreteria Nazionale
Cinzia Maiolini

http://www.slc-cgil.it/wp-content/uploads/2014/05/lettera-dott-Faieta-Ricorso-a-contratti-di-somministrazione.pdf
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Poste Italiane, Risorse Umane e Organizzazione - Relazioni Industriali


Roma, 06 Maggio 2014

Alla Segreteria Nazionale della O.S. SLC-CGIL

Oggetto: ricorso a contratti di somministrazione

Facciamo riferimento alla Vostra nota del 17 aprile 2014 relativa all’utilizzo dei contratti di somministrazione nell’ambito della Funzione Mercato Privati. Al riguardo, occorre preliminarmente evidenziare che Poste italiane utilizza i contratti di somministrazione al pari delle altre tipologie contrattuali previste dalla legge e dal Contratto Collettivo, in relazione alle specifiche esigenze volta per volta riscontrate. Tenuto conto del ricorso del tutto residuale all’istituto contrattuale in questione, l’Azienda, con cadenza semestrale nell’ambito della informativa di cui all’articolo 4 CCNL, provvede a comunicare alle OO.SS. e alle Rappresentanze Sindacali Unitarie i dati relativi ai contratti di somministrazione stipulati, ritenendo l’informativa medesima esaustiva rispetto agli adempimenti previsti.

Con riferimento, infine, alle assunzioni di personale precedentemente utilizzato con contratto di somministrazione, Vi informiamo che gli inserimenti in questione sono avvenuti con contratto di lavoro subordinato a tempo parziale. Tale circostanza esclude eventuali violazioni rispetto al diritto di precedenza in capo ai lavoratori part-time già occupati in Azienda. Cordiali saluti.

Paolo Faieta

http://www.slc-cgil.it/wp-content/uploads/2014/05/Riscontro-CGIL-somministrati.pdf
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CGIL-SLC

Roma, 14 maggio 2014

Dr. Paolo Faieta, Risorse Umane e Org.ne – R.I., Poste Italiane S.p.A.

Egregio Dott. Faieta, come già evidenziato nella missiva del 17/4/2014, il ricorso a lavoratori somministrati prevede il coinvolgimento preventivo delle OO.SS e delle RSU di unità produttiva, ex art. 26 CCNL, il che è dimostrato de facto dall'avvenuta convocazione delle OO.SS. della Valle d'Aosta sul tema, esattamente a seguito dell'invio della nostra precedente comunicazione. Dunque, in considerazione della mancata informativa da parte aziendale rispetto alle assunzioni che l'Azienda dichiara di avere fatto, vi chiediamo nuovamente conto dell'utilizzo di contratti di somministrazione effettuato nel corso degli anni precedenti, con precisa indicazione delle unità produttive in cui si siano effettuati gli inserimenti.

In ordine poi alla trasformazione di alcuni di questi contratti di somministrazione in contratti subordinati a tempo indeterminato, la scrivente ritiene necessario che sia indicata la sede di tali trasformazioni, che risulterebbero essere state effettuate sia in regime di full time sia in zone geografiche che Poste Italiane dichiara eccedentarie.

Al fine di evitare ulteriori fraintendimenti, nel merito e nelle quantità, riteniamo necessario che siano consegnati alla richiedente i dati richiesti e dovuti in tempi utili e, per oggettiva necessaria trasparenza, siano parimenti consegnati i medesimi dati a tutte le OO.SS. firmatarie del CCNL ed alle RSU delle unità produttive interessate. Certi di sollecito riscontro porgiamo distinti saluti

per. La Segreteria Nazionale
Cinzia Maiolini
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Poste Italiane, Risorse Umane e Organizzazione - Relazioni Industriali

Alla Segreteria Nazionale della O.S. SLC-CGIL
p.c. Alle Segreterie Nazionali delle OO.SS. SLP CISL, UILPOSTE, FAILP CISAL, CONFSAL COM.NI, UGL COM.NI
 
Roma, 27 maggio 2014

Oggetto: ricorso a contratti di somministrazione

Facciamo riferimento alla Vostra ulteriore nota del 14 maggio 2014 relativa all’utilizzo dei contratti di somministrazione. Al riguardo - fermo restando quanto già comunicato con nostra lettera del 6 maggio u.s. - vi rappresentiamo che provvederemo ad integrare le modalità di informativa alle OO.SS. e alle RSU competenti, in stretta applicazione delle previsioni di cui all’art. 26, comma IV del vigente CCNL, in ordine all’eventuale ricorso a contratti di somministrazione.  In ragione della rappresentata modifica alla modalità di informativa adottata, la presente viene inviata per conoscenza alle altre OO.SS. stipulanti il CCNL. Per ogni ulteriore profilo si rinvia a quanto già evidenziato nella comunicazione citata.

Distinti saluti.
Paolo Faieta

http://www.slc-cgil.it/wp-content/uploads/2014/05/Riscontro-CGIL-somministrati-27-Maggio.pdf

http://www.slc-cgil.it/2014/05/poste-riscontro-lettera-slc-contratti-di-somministrazione/

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« Risposta #105 inserito:: Settembre 07, 2014, 19:24:14 »

Il perché della cooptazione dei somministrati nel novero dei precari assunti direttamente dall'utilizzatore ai fini della riduzione (rispetto al passato) del risarcimento del danno.

CASS. su art. 32 - somministrazione
http://www.dottrinalavoro.it/wp-content/uploads/2014/09/Cass17540_2014.pdf
« Ultima modifica: Settembre 07, 2014, 19:28:01 da primo secondo » Registrato
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« Risposta #106 inserito:: Settembre 09, 2014, 20:20:15 »

Il perché della cooptazione dei somministrati nel novero dei precari assunti direttamente dall'utilizzatore ai fini della riduzione (rispetto al passato) del risarcimento del danno.

CASS. su art. 32 - somministrazione
http://www.dottrinalavoro.it/wp-content/uploads/2014/09/Cass17540_2014.pdf

Nemmeno a farlo apposta, esce sull'argomento un articolo del Sole 24 Ore. Ma forse è più chiaro il testo originale della sentenza di riferimento:

Cass. n. 18861 pubblicata ieri

<<...7.- Con il sesto motivo l'ASAP denuncia la mancata applicazione dell'art. 32 L. n. 183\10 per l'ipotesi di conversione del contratto di somministrazione in contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, ricorrendone la medesima ratio, avendo invece la Corte di merito condannatola al pagamento di tutte le retribuzioni maturate dal luglio 2005 alla data della sentenza di secondo grado, oltre interessi e rivalutazione dalle scadenze al saldo.

Il motivo è fondato.

Essendo stata, la sentenza impugnata, decisa il 10 novembre 2011, e dunque dopo l'entrata in vigore della L. n. 183\10 (24.11.10), non v'è dubbio che essa avrebbe dovuto applicare, quanto alle conseguenze patrimoniali conseguenti l'acclarata illegittimità dei contratti di somministrazione a termine de quibus, l'art. 32 della legge in parola...

...Ribadendo quanto osservato con la sentenza n. 1148 del 2013, deve ritenersi che l'art. 32, comma 5 cit. riguardi anche il contratto per prestazioni di lavoro temporaneo previsto dalla L. 24 giugno 1997, n. 196, art. 3, comma 1, lett a).

...l’art. 32, comma 5 richiama l'istituto del contratto a tempo determinato in generale, non una o più regolamentazioni specifiche di tale contratto, come invece fa il comma 4 della medesima norma.

Nel comma 4, il legislatore è analitico e indica, per ciascuna ipotesi, la disciplina di riferimento. Il quinto comma, al contrario, contiene una formulazione unitaria, indistinta e generale. Si parla di "casi" di "conversione del contratto a tempo determinato" senza indicare normative di riferimento, nè aggiungere ulteriori elementi selettivi.

La conseguenza è che per sapere se si rientra nell'ambito di applicazione della norma dettata dal comma 5, bisogna verificare la sussistenza di due sole condizioni: la prima è che il contratto di lavoro deve essere a tempo determinato, la seconda è che si deve essere in presenza di un fenomeno di conversione.

Il "contratto per prestazioni di lavoro temporaneo" è previsto e regolato dalla L. 24 giugno 1997, n. 196, che così lo definisce nell'art. 3, comma 1: "...è il contratto con il quale l'impresa fornitrice assume il lavoratore: a) a tempo determinato corrispondente alla durata della prestazione lavorativa presso l'impresa utilizzatrice; b) a tempo indeterminato". 32. Quindi, la legge prevede due categorie di contratti per prestazioni di lavoro temporaneo: a tempo determinato e a tempo indeterminato.

Il contratto di lavoro temporaneo della prima categoria è espressamente qualificato dal legislatore come una forma di contratto di lavoro a tempo determinato. Rientra quindi nella categoria contratto di lavoro subordinato a tempo determinato. Anche la giurisprudenza europea conferma questa conclusione. La sentenza della CGE 11 aprile 2013, Della Rocca, ha escluso che la direttiva 1999/70/CE relativa all'accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato si applichi al contratto a tempo determinato che si accompagni ad un contratto interinale per una ragione esegetica di fondo, costituita dal fatto che le parti stipulanti l'accordo quadro hanno espressamente previsto che esso "si applica ai lavoratori a tempo determinato, ad eccezione di quelli messi a disposizione di un'azienda utilizzatrice da parte di un'agenzia di lavoro interinale". Da tale previsione si ricava che, anche per l'accordo quadro, e quindi per la direttiva che lo ha recepito, il contratto a termine che si accompagna ad un contratto di lavoro interinale rientra nella categoria del contratto a tempo determinato, tanto che il legislatore europeo, avendo intenzione di dedicare al lavoro interinale una regolamentazione specifica, ha ritenuto di dover operare una esclusione espressa, prevedendo quella che definisce una eccezione, in mancanza della quale l'accordo avrebbe coperto tale area. Se il legislatore europeo non avesse precisato "ad eccezione di quelli messi a disposizione di un'azienda utilizzatrice da parte da parte di un'agenzia di lavoro interinale", la disciplina del contratto a tempo determinato sarebbe stata applicabile al contratto di lavoro a tempo determinato collegato ad un contratto di fornitura di lavoro interinale. "A contrario" deve ritenersi che, quando il legislatore non prevede tale esclusione, la stessa non opera, è quanto è accaduto con la L. n. 183 del 2010, art. 32, comma 5, che ha fatto indistintamente riferimento ai contratti a tempo determinato, senza escludere i contratti a tempo determinato che si accompagnino ad un contratto di lavoro interinale...
>>.

Cass. 18861/sett. 2914
http://www.quotidianodiritto.ilsole24ore.com/pdf2010/Editrice/ILSOLE24ORE/QUOTIDIANO_DIRITTO/Online/_Oggetti_Correlati/Documenti/2014/09/09/sentenza-18861-2014.pdf

Articolo de Il Sole 24h
http://www.quotidianodiritto.ilsole24ore.com/art/civile/2014-09-08/lavoro-cassazione-n-18861-160812.php?uuid=ABEGufrB


commento estrapolato da altra discussione del forum:

...hanno sempre l'asso nella manica loro!...
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« Risposta #107 inserito:: Dicembre 18, 2014, 23:39:57 »

perso il ricorso i primo grado a roma con 5 contratti da interinale Cry Cry Cry Cry
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« Risposta #108 inserito:: Gennaio 02, 2015, 17:27:12 »

POSTAL1234 -perso il ricorso i primo grado a roma con 5 contratti da interinale.

  scusa il tuo ricorso su che cosa era stato impostato!  sulla successione?  oppure su altro...   
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« Risposta #109 inserito:: Gennaio 03, 2015, 15:56:01 »

Non di preciso comunque penso sul fatto della causale che era generica ... E invece il giudice ritiene che la causale non è generica ....era per il gestore code ...
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