Mondoposte.it
Gennaio 27, 2021, 16:47:37 *
Benvenuto! Accedi o registrati.
Hai dimenticato l'e-mail di attivazione?

Accesso con nome utente, password e durata della sessione
Notizie:
 
   Home   Guida Ricerca Accedi Registrati  
Pagine: [1]   Vai giù
  Stampa  
Autore Discussione: Poste verso la privatizzazione ! ?  (Letto 12882 volte)
0 utenti e 1 Utente non registrato stanno visualizzando questa discussione.
Angelo64
Hero Member
*****
Scollegato Scollegato

Sesso: Maschio
Messaggi: 7036



« inserito:: Aprile 30, 2015, 09:46:39 »

Risparmio Postale: Cdp paga, Poste prende, il Privato godrà…

Il risparmio postale è sempre più aggressivo. Buoni fruttiferi postali e libretti di risparmio, specialmente nelle versioni più evolute, seducono i portafogli dei risparmiatori italiani: 320 miliardi di euro, pari al 9% dell’ammontare totale del risparmio detenuto dalle famiglie sotto forma di attività finanziarie. Il forziere del tesoro è la Cdp, che si avvale del braccio operativo Poste Italiane. Poste Italiane riceve in cambio una quota fissa, stabilita con un contratto di servizio, per la raccolta del risparmio postale degli italiani. Pensionati, ragazzi, minori accorrono nella rete commerciale più capillare d’Italia per sottoscrivere i prodotti Cdp.

Quanto paga Cdp a Poste?
Gli ultimi dati a disposizione sono riportati nella relazione semestrale Cdp 2014. Il risparmio postale a bilancio ammonta a 244.770 milioni di €, in soli sei mesi Cdp ha versato  853 milioni di euro, della remunerazione riconosciuta dalla Capogruppo a Poste Italiane S.p.A. per il servizio di raccolta del Risparmio Postale. Si tratta di una commissione dello 0,7%.

Il Risparmio Postale costa caro a Cdp?
Una commissione dello 0,7% per il collocamento di un prodotto è modesta. Il collocamento delle obbligazioni Cdp, per esempio, era costato l’ 1,23%, e ItaliaSalva aveva gridato allo scandalo, accusando Cdp di aver regalato 16 milioni alle Banche. Ad una prima analisi dovremmo essere confortati dalla commissione per il risparmio postale, ma non è cosi. Il calcolo dell0 0,7% di commissioni è ipotizzato da un collocamento annuale dei prodotti: è come se ogni anno tutti i detentori di buoni fruttiferi liquidassero i vecchi buoni e sottoscrivessero i nuovi… La realtà è diversa, una volta sottoscritto un buono ce lo teniamo per parecchio tempo, in alcuni casi anche 20 anni. Se supponiamo che mediamente il risparmiatore italiano non “ruota” i proprio risparmi per 2/3/4 anni la commissione si raddoppia/triplica/quadruplica…

0,7% è una commissione MOLTO ALTA!!!
Il problema fino ad ora non si è posto poichè Cdp è una società a maggioranza pubblica (70% tesoro) e l’assetto proprietario di Poste Italiane vede la partecipazione totalitaria del Ministero dell’Economia e delle Finanze. I soldi uscivano da una tasca ed entrano nell’altra. La privatizzazione delle Poste pone il problema, il prezzo per gestire il risparmio postale non può essere concordato in sordina, ma dovrebbe essere oggetto di una gara pubblica. Tutte le banche e gli operatori finanziari italiani farebbero carte false per entrare nel business e sicuramente l’apertura al mercato consentirebbe a Cdp, quindi al cittadino, di risparmiare…

Sul piatto qualche centinaio di milioni, li vogliamo regalare ai nuovi azionisti di Poste?

http://www.italiasalva.it/2015/04/risparmio-postale-cdp-paga-poste-prende-il-privato-godra.html

« Ultima modifica: Aprile 30, 2015, 10:13:18 da Angelo64 » Registrato

la certezza è degli sciocchi, ma nel dubbio la precauzione è dei furbi
Angelo64
Hero Member
*****
Scollegato Scollegato

Sesso: Maschio
Messaggi: 7036



« Risposta #1 inserito:: Aprile 30, 2015, 10:29:11 »

Poste-Agcom, braccio di ferro sulle consegne a giorni alterni
Il piano: cinque passaggi ogni due settimane in 5 mila Comuni. L’Autorità ha chiesto che si applichi solo a 4 mila piccoli centri

francesco grignetti
roma

È divenuto troppo costoso portare la posta e allora le Poste avrebbero deciso di passare alla distribuzione per giorni alterni: una settimana consegneranno di lunedì, mercoledì e venerdì; la settimana seguente solo martedì e giovedì. Cinque passaggi ogni due settimane. Addio nostalgie. Altro che postini poetici come Massimo Troisi. E soprattutto scordatevi che i postini suonino più due volte. Di questo passo i postini italiani sono una razza in via d’estinzione. Il fatto è - sostiene Poste italiane - che gli italiani sono un popolo a bassa scolarizzazione e basso reddito, non scrivono né leggono, e per di più sono sparpagliati su un territorio complicato. Un messaggio brutale quello che è sotteso al suo piano presentato all’Agcom, l’Autorità per le comunicazioni, da cui deve venire il via libera alla riorganizzazione. Un primo parere favorevole l’Agcom l’ha dato due settimane fa: ora è sottoposto a consultazione pubblica. L’autorità ha però ridotto il numero di Comuni interessati, da oltre 5mila a poco più di 4 mila.

Non bastasse il piano di riorganizzazione sul territorio, insomma, con cui Poste italiane vorrebbe chiudere un bel numero di uffici nei Comuni più piccoli, e che è stato sospeso per due mesi in attesa di confronto che gli enti locali, dalla sforbiciata alle consegne ci si attende un risparmio che potrebbe andare dal 30 al 50% dei costi relativi. «Ma ai cittadini di questi piccoli centri ci pensa qualcuno?», s’interroga il viceministro della Giustizia, Enrico Costa, Ncd, che ha deciso di presentare una memoria contro il piano di Poste a titolo personale.
 

La riorganizzazione 
Qualche numero, per capire l’entità del piano: Poste era partita con la consegna a giorni alternati da farsi in 5296 Comuni su 8046, coinvolgendo 15,4 milioni di abitanti. Di questi, 778 soltanto in Piemonte (19,6% della popolazione regionale), 49 in Valle d’Aosta (45,5% della popolazione), 423 in Lombardia (29,4% della popolazione), 156 in Liguria (13,4% della popolazione). Il picco si tocca in Basilicata, dove il piano interessa 126 Comuni che rappresentano il 75,2% degli abitanti. Si consideri poi che l’Ue ammette una deroga al principio della posta universale e quindi la consegna a giorni alterni, ma solo in casi «particolari». E l’ultima legge di Stabilità, a sua volta, considera la consegna a giorni alterni come una eccezione alla regola, e comunque mai superando la soglia di ¼ della popolazione. Poste italiane, però, nel suo piano depositato a Agcom sogna ben altri traguardi, visto che porta ad esempio la Nuova Zelanda dove il 90% della popolazione riceve i prodotti postali a giorni alterni. 

Come la prenderebbero gli italiani? Secondo Poste, alcuni studi sulle preferenze dei consumatori, rilevano «che circa il 75% della popolazione italiana ritiene adeguato il recapito a giorni alterni e, quindi, non essenziale un recapito quotidiano. Poi, certo, Poste ammette che la consegna della posta prioritaria, dove si paga un francobollo costoso per avere la posta entro due giorni, va ripensata. E altrettanto francamente riconosce, incalzata dall’Agcom, che non possono non esserci ricadute sulla consegna dei quotidiani in abbonamento. Su questi due aspetti, Poste si ripromette di dare risposte più esaurienti. Il tutto confidando sulla digitalizzazione sempre più spinta delle comunicazioni.


Costa: «Tagli continui»
«Un tempo – scrive di contro il viceministro Costa - la corrispondenza era recapitata due volte al giorno, dal lunedì al sabato, tre volte nelle grandi città. Poi è stata ridotta a una sola volta al giorno. Come se non bastasse, da qualche anno, il sabato è divenuto festivo… l’adozione del criterio della densità comporterebbe la riduzione del servizio in zone già poco servite. E non parlateci di Internet: basti pensare alla difficoltà di avere la banda larga nei comuni montani».

http://www.lastampa.it/2015/04/21/italia/cronache/posteagcom-braccio-di-ferro-sulle-consegne-a-giorni-alterni-eSA93Mh7VJl2yee8XvEzRI/pagina.html

Registrato

la certezza è degli sciocchi, ma nel dubbio la precauzione è dei furbi
Angelo64
Hero Member
*****
Scollegato Scollegato

Sesso: Maschio
Messaggi: 7036



« Risposta #2 inserito:: Aprile 30, 2015, 10:43:31 »

Chiusura uffici postali: il Consiglio di Stato boccia i tagli di Poste Italiane
In Abruzzo 19 uffici a rischio chiusura

ABRUZZO. «Il servizio postale deve essere però garantito su tutto il territorio nazionale».
Lo ha affermato chiaramente pochi giorni fa il Consiglio di Stato, affermando che la copertura dovrà restare efficiente «attivando un congruo numero di punti di accesso, sulla base di criteri di ragionevolezza per soddisfare le esigenze dell’utenza».
Dunque la sentenza corre in aiuto ai sindaci italiani che da settimane contestano il piano di riorganizzazione di Poste Italiane e dal dispositivo si evince chiaramente che i criteri di valutazione presi in considerazione non sono sufficienti.
Solo in Abruzzo sono in totale 19 gli uffici a rischio chiusura (su 479), e precisamente 4 in provincia di Chieti (San Giacomo di Scerni, Guastameroli, Altino, Chieti), 5 in provincia dell’Aquila (Aragno, Assergi, Cese, Torrone di Sulmona, Civita di Oricola), 2 in provincia di Pescara (Piccianello, Roccafinadamo) e 7 in provincia di Teramo (Cologna, Faraone, Montepagano, Mutignano, Poggio Morello, Rocche di Civitella, Treciminiere).

Ci sono poi altri 35 uffici interessati dalla razionalizzazione.
Ma i giudici del Consiglio di Stato spiegano nella sentenza che la popolazione servita dal servizio postale dovrà essere pari al 92,5% della popolazione comunale. «Del resto – si legge nel testo -, l’espressione “accessibilità al servizio”, utilizzata dai criteri stabiliti dal predetto decreto ministeriale non può prescindere dall’effettiva e normale percorribilità delle strade di accesso agli uffici postali in termini di reale e conveniente fruibilità da parte dei cittadini. Ciò significa che le strade di accesso sono quelle percorribili in condizioni di sicurezza materiale e serviti da mezzi pubblici, in maniera che l’accesso non sia condizionato dalla disponibilità di mezzi privati».
La seconda considerazione, che trova fondamento anche in altre pronunce favorevoli ai Comuni, riguarda le motivazioni su cui è basata la chiusura dell'ufficio postale, che nel caso specifico hanno avuto riguardo al solo profilo economico e gestionale.

Poste Italiane, adombrano i giudici, non può fare spending review sulle spalle dei piccoli Comuni, determinando disservizi e disagi soprattutto alla popolazione anziana e a quella priva di strumenti tecnologici, «perché le chiusure devono tenere conto della dislocazione degli uffici postali, con particolare riguardo alle aree rurali e montane, ma anche delle conseguenze che la relativa presenza produce sull'utilità sociale».
Soddisfatto per questo pronunciamento Anci Abruzzo che proprio due giorni fa ha avuto un nuovo incontro con Poste Italiane con la partecipazione di Regione Abruzzo, insediando il tavolo di concertazione regionale, deciso in sede nazionale, sul piano di razionalizzazione degli uffici del territorio.
«Un incontro utile a mettere a fuoco e a rappresentare i disagi e le difficoltà che si produrrebbero con l’attuazione del piano per le popolazioni interessate, in particolare quelle dei comuni delle aree montane e rurali dell’Abruzzo – ha spiegato il presidente Luciano Lapenna - Abbiamo chiesto di fermare il provvedimento e fornirci i criteri che sono determinanti a generare la necessità e la modalità di razionalizzazione».

Poste Italiane prendendo atto delle argomentazioni di Anci ha dichiarato di trasferire quanto registrato nell’incontro ai vertici aziendali.

La Regione Abruzzo ha rappresentato la mozione approvata in Consiglio regionale, che impegna l’esecutivo a sostenere i comuni interessati in questa trattativa e come da richiesta di Anci Abruzzo, della disponibilità dei propri uffici legali a supporto delle esigenze di carattere giuridico amministrativo dei Comuni per la gestione dell’iter di attuazione del piano”

Il tavolo resta aperto, e il prossimo 20 marzo il direttivo regionale di Anci affronterà con i comuni interessati le ulteriori iniziative da intraprendere tenendo conto anche della sentenza del Consiglio di Stato che proprio nelle motivazioni mette in discussione i criteri di applicazione della delibera di Agicom a base del Piano di razionalizzazione.


http://www.primadanoi.it/news/abruzzo/557792/Chiusura-uffici-postali--il-Consiglio.html

Registrato

la certezza è degli sciocchi, ma nel dubbio la precauzione è dei furbi
Angelo64
Hero Member
*****
Scollegato Scollegato

Sesso: Maschio
Messaggi: 7036



« Risposta #3 inserito:: Aprile 30, 2015, 10:51:54 »

Questione di zeri
L’ad di Poste, Francesco Caio, contestato anche per il maxi stipendio. Intanto, c’è chi “lavora” facendo incetta dei tagliandini per i turni allo sportello

Ha fatto il giro del web il filmato in cui, qualche giorno fa a Milano, l’amministratore delegato di Poste italiane, Francesco Caio, prima viene incalzato da un sindacalista, probabilmente della Slp-Cisl, con una serie di domande ed affermazioni a raffica. E poi, quando lo stesso interlocutore gli chiede lo stipendio, ammette che prende 1,2 milioni all’anno (in realtà, non ha potuto finire la frase, poiché i presenti hanno cominciato ad urlare). Una cifra su cui riflettere, indipendentemente da ruoli e competenze. Soprattutto se paragonata ai 1.200 euro mensili guadagnati mediamente da un portalettere. Questione di zeri…

Nel frattempo si è fatta notare pure un’altra notizia: una donna ventinovenne è stata denunciata dai carabinieri per interruzione di servizio pubblico perché prendeva i bigliettini del taglia code presente al Napoli 20 e li rivendeva. Il prezzo segnalato dai media locali ammonta a 3,00 euro, in linea con quanto registrato negli ultimi tempi per situazioni analoghe. È sempre, comunque, questione di zeri…

http://www.vaccarinews.it/index.php?_id=18484&_print=1

Registrato

la certezza è degli sciocchi, ma nel dubbio la precauzione è dei furbi
Post-ale
Jr. Member
**
Scollegato Scollegato

Messaggi: 225


« Risposta #4 inserito:: Maggio 01, 2015, 14:14:50 »


http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2015-04-29/poste-cedola-250-milioni-il-tesoro-063850.shtml?uuid=ABPfCeXD

Registrato

Prima di discutere con qualcuno occorre sapere e capire fino a che punto quella persona può comprendere le nostre parole
Georges Ivanovič Gurdjieff
Tatola
Hero Member
*****
Scollegato Scollegato

Sesso: Femmina
Messaggi: 3462


.......


« Risposta #5 inserito:: Maggio 03, 2015, 18:55:45 »

http://recapito-di-roma.blogspot.it/2015/05/articolo-su-poste-patria-di-inabili.html?spref=fb&m=1
Registrato

Se7ven
Sr. Member
****
Scollegato Scollegato

Messaggi: 1832



« Risposta #6 inserito:: Maggio 03, 2015, 19:06:15 »


Hai sempre ragione Tatola..  smitten
Registrato

" Siamo ancora in tempo per convertirci e riparare i peccati del mondo, perché, come disse profeticamente una veggente di Kibeho, dopo sarà troppo tardi. Ma nessuno potrà dire di non essere stato avvertito" .
fr@ncy
Hero Member
*****
Scollegato Scollegato

Messaggi: 4531


« Risposta #7 inserito:: Maggio 03, 2015, 19:16:31 »

giuste riflessioni.
Registrato
Tatola
Hero Member
*****
Scollegato Scollegato

Sesso: Femmina
Messaggi: 3462


.......


« Risposta #8 inserito:: Maggio 03, 2015, 21:12:53 »

Hai sempre ragione Tatola..  smitten

dai.... Cheesy    grazie!!  Wink
Registrato

fabio_84
Jr. Member
**
Scollegato Scollegato

Messaggi: 154


« Risposta #9 inserito:: Maggio 12, 2015, 18:30:51 »

ma obbiettivamente ragazzi....con questa benedetta privatizzazione, rischieremo il posto di lavoro secondo voi??
Registrato
stefi84
Utente non iscritto
« Risposta #10 inserito:: Maggio 12, 2015, 18:39:29 »

probabilmente si, ma saranno i piu' vecchi a essere rottamati, vedrai.
Registrato
Se7ven
Sr. Member
****
Scollegato Scollegato

Messaggi: 1832



« Risposta #11 inserito:: Maggio 12, 2015, 19:17:30 »

probabilmente si, ma saranno i piu' vecchi a essere rottamati, vedrai.

Lo volesse il cielo.
Registrato

" Siamo ancora in tempo per convertirci e riparare i peccati del mondo, perché, come disse profeticamente una veggente di Kibeho, dopo sarà troppo tardi. Ma nessuno potrà dire di non essere stato avvertito" .
Tatola
Hero Member
*****
Scollegato Scollegato

Sesso: Femmina
Messaggi: 3462


.......


« Risposta #12 inserito:: Maggio 12, 2015, 20:59:31 »

probabilmente si, ma saranno i piu' vecchi a essere rottamati, vedrai.

l'importante è che a questi colleghi manchino al max 3 anni perchè se mancano di più son dolori
nel senso che dalla cifra che si avrà in mano si dovrà togliere i contributi volontari
di quel che rimane in mano (diviso 12 mensilità x gli anni che si resta a casa) ci sta da valutare se conviene o meno....
secondo i sindacalisti conviene se rimane una mensilità pari a 950€ minimo....
poi dipende sempre se non si han problemi (mutuo ad esempio) privati
Registrato

gianni il vecchio
Hero Member
*****
Scollegato Scollegato

Sesso: Maschio
Messaggi: 16283



« Risposta #13 inserito:: Maggio 13, 2015, 06:52:28 »

per 950 io non me ne vado. resto fino al massimo. e se posso anche di più
Registrato

La disperazione più grande che possa impadronirsi di una società è il dubbio che essere onesti sia inutile.
c.o.
Se7ven
Sr. Member
****
Scollegato Scollegato

Messaggi: 1832



« Risposta #14 inserito:: Maggio 13, 2015, 08:39:36 »

per 950 io non me ne vado. resto fino al massimo. e se posso anche di più

Bravissimo.

Abbiamo dato quasi quarant'anni di vita a poste, ed ora per una congiuntura economica creata da ladri ed amici di ladri e potentati economici politico/bancari, bisogna cercare di andare via alla chetichella con 4 soldi nella busta?
Come te io rimango fino all'ultimo giorno ed oltre: A meno che non mi facciano un offerta 'ECCEZZIONALE' .
Ma sapendo che questa e' cosa molto difficile, rimarro' anche fino a settant'anni ed oltre.
Chiaramente in maniera diversa da ora.

Quando sto male sto a casa.
Quando mi scassano i coglioni sto a casa.
Quando mi fanno qualche torto economico/lavorativo sto a casa.
Quando si avvicina qualche evento dove il country manager di turno " passa e bisogna sistemare tutto", sto a casa.

etc etc   Con buona pace dei "lavoratori" ..     https://www.youtube.com/watch?v=U94UrUekSsQ
Registrato

" Siamo ancora in tempo per convertirci e riparare i peccati del mondo, perché, come disse profeticamente una veggente di Kibeho, dopo sarà troppo tardi. Ma nessuno potrà dire di non essere stato avvertito" .
yin yang
Newbie
*
Scollegato Scollegato

Messaggi: 95


« Risposta #15 inserito:: Maggio 13, 2015, 09:12:42 »

probabilmente si, ma saranno i piu' vecchi a essere rottamati, vedrai.
se per rottamati intendi che l'azienda ti chiama e ti offre il prepensionamento volontario allora si,
altrimenti non sono i più vecchi a rischiare il posto bensì in base all'anzianità di servizio ed a parametri tipo se ai famiglia etcc!!!  saranno i più giovani a rischiare.
speriamo sia una cosa soft a vantaggio dei vecchietti che potranno godersi la pensione e specialmente dei giovani visto che lavoro c'è né poco.
Registrato
Tatola
Hero Member
*****
Scollegato Scollegato

Sesso: Femmina
Messaggi: 3462


.......


« Risposta #16 inserito:: Maggio 13, 2015, 09:53:48 »

se per rottamati intendi che l'azienda ti chiama e ti offre il prepensionamento volontario allora si,
altrimenti non sono i più vecchi a rischiare il posto bensì in base all'anzianità di servizio ed a parametri tipo se ai famiglia etcc!!!  saranno i più giovani a rischiare.
speriamo sia una cosa soft a vantaggio dei vecchietti che potranno godersi la pensione e specialmente dei giovani visto che lavoro c'è né poco.

infatti gli ultimi contratti di lavoro ai giovani son diversi
ho sentito dire che vi è una clausola sullo stesso che prevede la cessione del lavoratore ad altre ditte qualora l'azienda lo ritenga opportuno
praticamente come se da domani io smettessi di essere Poste Italiane e diventassi Ups
col fatto che cessano anche i privilegi (13', 14',  premi e premiati vari,  ferie,  mutua pagata fin dal 1'giorno,  certezza di lavorare e di farlo nello stesso centro.....)
essendo le altre cooperative in appalto e subappalto (Sda già è così....) ci sta ben poco da essere allegri
Registrato

stefi84
Utente non iscritto
« Risposta #17 inserito:: Maggio 13, 2015, 12:53:44 »

Yin yang, penso a una forma di mobilita' che accompagni alla pensione come nel 2008 con il fondo di solidarieta'. Infatti da gennaio 2014 hanno ripristinato l'apposita trattenuta in busta paga
Registrato
Azimutuno
Utente non iscritto
« Risposta #18 inserito:: Maggio 13, 2015, 13:04:32 »

per 950 io non me ne vado. resto fino al massimo. e se posso anche di più

Giusto, se hanno elargito svariati milioni di euri all'ex amministratore delegato per andarsene, quelle sono poche briciole.
Registrato
yin yang
Newbie
*
Scollegato Scollegato

Messaggi: 95


« Risposta #19 inserito:: Maggio 13, 2015, 17:19:46 »

infatti gli ultimi contratti di lavoro ai giovani son diversi
ho sentito dire che vi è una clausola sullo stesso che prevede la cessione del lavoratore ad altre ditte qualora l'azienda lo ritenga opportuno
praticamente come se da domani io smettessi di essere Poste Italiane e diventassi Ups
col fatto che cessano anche i privilegi (13', 14',  premi e premiati vari,  ferie,  mutua pagata fin dal 1'giorno,  certezza di lavorare e di farlo nello stesso centro.....)
essendo le altre cooperative in appalto e subappalto (Sda già è così....) ci sta ben poco da essere allegri
ai perfettamente ragione tatola infatti i contratti ai giovani fatti da qualche anno si ritrovano con questa clausola che possono essere spostati dove l'azienda vuole! e guarda cosa e successo all'sda di bologna dove 400 lavoratori sono arrivati al mattino e si sono trovati con lo stabilimento chiuso.
Registrato
Tatola
Hero Member
*****
Scollegato Scollegato

Sesso: Femmina
Messaggi: 3462


.......


« Risposta #20 inserito:: Maggio 24, 2015, 13:05:04 »

http://www.lastampa.it/2015/05/24/economia/in-pensione-prima-che-cosa-cambierebbe-7ThxkbSIuotRwmF4srqEAN/pagina.html

Il governo vuole dare spazio ai giovani al posto dei lavoratori anziani, ma per le stime Uil chi si ritira 4 anni in anticipo perderà più di una mensilità l’anno. E dal 2030 il taglio dell’assegno sarà più pesante.
Andare in pensione con un anticipo di 4 anni, perdendo però una mensilità abbondante ogni anno. E’ quel che accadrebbe applicando le penalità previste dal disegno di legge del duo Baretta-Damiano, che il governo sta seriamente prendendo in considerazione per favorire la «staffetta generazionale». Ossia consentire l’uscita anticipata ai lavoratori più anziani e costosi per fare largo ai giovani. Gli effetti li ha calcolati per La Stampa il Centro studi della Uil - politiche fiscali e previdenziali, applicando la sforbiciata del 2% l’anno prevista dal testo depositato alla Camera, che lascia libertà di andare a riposo già a 62 anni, anziché a 66 come da normativa vigente, ma con almeno 35 anni di contributi versati. La proposta prevede anche la possibilità di ritardare fino a 70 anni il pensionamento, in questo caso con un bonus sempre del 2% l’anno. Ma il governo non sembra intenzionato a mettere in pratica questa opzione, contraria alla politica del «largo ai giovani». 
Taglio del 3% l’anno 
In verità anche il “malus”, per ammissione dello stesso sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, potrebbe subire un ritocco all’insù, al 3% l’anno, per attenuare il costo dell’operazione. E tra le opzioni c’è anche quella buttata lì dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, di calcolare tutto con il contributivo il trattamento di chi va anticipatamente in quiescenza. Una possibilità che equivarrebbe a un taglio del 30%. Lo stesso previsto dall’opzione donne della legge Fornero, che fino ad oggi ha riscosso scarso successo tra le lavoratrici.
 
«La Uil è sempre stata favorevole al principio della flessibilità», ci tiene a ricordare il segretario confederale Domenico Proietti. Che però aggiunge: «Non ci devono essere penalizzazioni aggiuntive a quella già implicita del calcolo con il contributivo». 
 
Cerchiamo però di capire cosa accadrebbe a chi decidesse da qui a 15 anni di andare in pensione anticipatamente con i tagli ipotizzati dall’unica proposta già nero su bianco. Con uno stipendio di 30 mila euro lordi chi andrà in pensione nel 2020, percepirebbe un assegno mensile di 1.660 euro. Anticipando di 4 anni l’addio al lavoro l’incasso mensile scenderebbe a 1.527 euro, con una perdita di 133 euro. Nell’arco dell’anno una mensilità in meno. Se poi il taglio si inasprisse al 3% l’anno, l’assegno si ridurrebbe di ben 199 euro, scendendo a 1.328 euro.
 
Il nodo dei cinquantenni 
Mettiamo invece il caso di un lavoratore cinquantenne che in pensione ci andrà nel 2030, con la pensione calcolata integralmente con il meno vantaggioso sistema contributivo. Il taglio in termini percentuali sarà sempre lo stesso, ma si rivelerà meno sostenibile perché applicato su un trattamento più basso. Con il solito reddito di 30 mila euro l’assegno mensile a normativa vigente in questo caso scenderebbe a 1.328 euro, ai quali ne andrebbero detratti 106 con il taglio dell’8% previsto dalla «Baretta-Damiano» per chi anticipa di 4 anni l’addio al lavoro. L’assegno si ridurrebbe così a 1.222 euro, addirittura a 1.169 con il più probabile taglio del 3% annuo al quale sta pensando l’esecutivo. Insomma, per far quadrare i conti si rischia di rendere poco appetibile l’opzione dell’uscita anticipata. E proprio ieri la Cgia di Mestre ha diffuso numeri che parlano di una spesa previdenziale italiana da record europeo, pari al 16,8% del Pil e quattro volte superiore a quella per la scuola. Cifre che in realtà ricomprendono anche la voce assistenza, anche se dal 2001 al 2011 la spesa per le pensioni vere e proprie è lievitata di quasi 50 miliardi. E questa volta i numeri sono della Ragioneria.
Registrato

yin yang
Newbie
*
Scollegato Scollegato

Messaggi: 95


« Risposta #21 inserito:: Maggio 25, 2015, 19:41:29 »

http://www.lastampa.it/2015/05/24/economia/in-pensione-prima-che-cosa-cambierebbe-7ThxkbSIuotRwmF4srqEAN/pagina.html
ai detto bene l'assistenza con la previdenza non dovrebbe centrare niente, ma essere una voce del bilancio che lo stato stanzierebbe ogni anno ad hoc, altrimenti si à e si avrà sempre un buco senza fine nelle casse previdenziali.

Il governo vuole dare spazio ai giovani al posto dei lavoratori anziani, ma per le stime Uil chi si ritira 4 anni in anticipo perderà più di una mensilità l’anno. E dal 2030 il taglio dell’assegno sarà più pesante.
Andare in pensione con un anticipo di 4 anni, perdendo però una mensilità abbondante ogni anno. E’ quel che accadrebbe applicando le penalità previste dal disegno di legge del duo Baretta-Damiano, che il governo sta seriamente prendendo in considerazione per favorire la «staffetta generazionale». Ossia consentire l’uscita anticipata ai lavoratori più anziani e costosi per fare largo ai giovani. Gli effetti li ha calcolati per La Stampa il Centro studi della Uil - politiche fiscali e previdenziali, applicando la sforbiciata del 2% l’anno prevista dal testo depositato alla Camera, che lascia libertà di andare a riposo già a 62 anni, anziché a 66 come da normativa vigente, ma con almeno 35 anni di contributi versati. La proposta prevede anche la possibilità di ritardare fino a 70 anni il pensionamento, in questo caso con un bonus sempre del 2% l’anno. Ma il governo non sembra intenzionato a mettere in pratica questa opzione, contraria alla politica del «largo ai giovani». 
Taglio del 3% l’anno 
In verità anche il “malus”, per ammissione dello stesso sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, potrebbe subire un ritocco all’insù, al 3% l’anno, per attenuare il costo dell’operazione. E tra le opzioni c’è anche quella buttata lì dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, di calcolare tutto con il contributivo il trattamento di chi va anticipatamente in quiescenza. Una possibilità che equivarrebbe a un taglio del 30%. Lo stesso previsto dall’opzione donne della legge Fornero, che fino ad oggi ha riscosso scarso successo tra le lavoratrici.
 
«La Uil è sempre stata favorevole al principio della flessibilità», ci tiene a ricordare il segretario confederale Domenico Proietti. Che però aggiunge: «Non ci devono essere penalizzazioni aggiuntive a quella già implicita del calcolo con il contributivo». 
 
Cerchiamo però di capire cosa accadrebbe a chi decidesse da qui a 15 anni di andare in pensione anticipatamente con i tagli ipotizzati dall’unica proposta già nero su bianco. Con uno stipendio di 30 mila euro lordi chi andrà in pensione nel 2020, percepirebbe un assegno mensile di 1.660 euro. Anticipando di 4 anni l’addio al lavoro l’incasso mensile scenderebbe a 1.527 euro, con una perdita di 133 euro. Nell’arco dell’anno una mensilità in meno. Se poi il taglio si inasprisse al 3% l’anno, l’assegno si ridurrebbe di ben 199 euro, scendendo a 1.328 euro.
 
Il nodo dei cinquantenni 
Mettiamo invece il caso di un lavoratore cinquantenne che in pensione ci andrà nel 2030, con la pensione calcolata integralmente con il meno vantaggioso sistema contributivo. Il taglio in termini percentuali sarà sempre lo stesso, ma si rivelerà meno sostenibile perché applicato su un trattamento più basso. Con il solito reddito di 30 mila euro l’assegno mensile a normativa vigente in questo caso scenderebbe a 1.328 euro, ai quali ne andrebbero detratti 106 con il taglio dell’8% previsto dalla «Baretta-Damiano» per chi anticipa di 4 anni l’addio al lavoro. L’assegno si ridurrebbe così a 1.222 euro, addirittura a 1.169 con il più probabile taglio del 3% annuo al quale sta pensando l’esecutivo. Insomma, per far quadrare i conti si rischia di rendere poco appetibile l’opzione dell’uscita anticipata. E proprio ieri la Cgia di Mestre ha diffuso numeri che parlano di una spesa previdenziale italiana da record europeo, pari al 16,8% del Pil e quattro volte superiore a quella per la scuola. Cifre che in realtà ricomprendono anche la voce assistenza, anche se dal 2001 al 2011 la spesa per le pensioni vere e proprie è lievitata di quasi 50 miliardi. E questa volta i numeri sono della Ragioneria.
Registrato
Post-ale
Jr. Member
**
Scollegato Scollegato

Messaggi: 225


« Risposta #22 inserito:: Maggio 28, 2015, 10:55:23 »

Due giorni in prima pagina sul Fatto Quotidiano Ecco la versione online, ridotta,  del secondo giorno

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/05/27/poste-italiane-spiati-gli-utenti-campione-la-signora-non-ha-ancora-ritirato/1724847/#disqus_thread

Meglio non commentare.
Registrato

Prima di discutere con qualcuno occorre sapere e capire fino a che punto quella persona può comprendere le nostre parole
Georges Ivanovič Gurdjieff
Dorothy
Newbie
*
Scollegato Scollegato

Messaggi: 4


« Risposta #23 inserito:: Giugno 26, 2015, 07:53:42 »

«Vi spiego perché la privatizzazione delle Poste è una presa in giro»
Il governo cederà il 40 per cento della società, ma tra segmenti in perdita e poca chiarezza l'operazione potrebbe diventare molto rischiosa. L'intervista a Ugo Arrigo, docente di finanza pubblica all'Università di Milano Bicocca che ci spiega punto per punto perché non può funzionare

Il Consiglio dei ministri ha avviato il piano-privatizzazioni annunciato dal Presidente del Consiglio Enrico Letta e il ministro dell’economia Fabrizio Saccomanni. Parte del governo venderà sul mercato il 40% di Poste Italiane, società guidata da Massimo Sarmi. Nei comunicati da Palazzo Chigi si legge testulmente: «Viene regolamentata l’alienazione di una quota della partecipazione non superiore al 40%». Come? Attraverso un’offerta pubblica di vendita rivolta al pubblico dei «risparmiatori in Italia, inclusi i dipendenti del Gruppo Poste Italiane, e/o a investitori istituzionali italiani e internazionali». L’utile di Poste Italiane nel 2012 ha superato il miliardo di euro. Nel decreto, per favorire la partecipazione all’offerta, sono previste forme di incentivazione per i dipendenti del Gruppo Poste Italiane. Scopo del governo è raccogliere almeno 4 miliardi di euro per ridurre il debito pubblico. Peccato però che questo nostro caro debito si attesti oggi a 2.100 miliardi. Anche se aumenta il gruppo degli entusiasti per l’operazione c’è chi rimane perplesso sulla questione. I dubbi di diversi economisti in Italia sono molteplici. Conviene privatizzare con alcuni segmenti in perdita? Stiamo facendo una operazione simile a quella dei nostri colleghi olandesi e tedeschi? Quali sono i rischi reali in caso di accesso di privati al capitale? Proviamo a capirne di più con Ugo Arrigo, docente di finanza pubblica all’Università di Milano Bicocca.
Anzitutto si tratta davvero di privatizzazione?
È una privatizzazione “fittizia”. Noi italiani abbiamo un problema: non adottiamo le parole giuste con il loro significato e spesso mettiamo etichette che non sono quelle appropriate. Sarebbe privatizzazione, vendendo anche il 40 per cento, se poi questa fosse una prima tappa di step successivi che permettano di scendere sotto il 50 per cento rendendo quindi l’azienda almeno contendibile. Non dico di privatizzare il cento per cento, come avvenne vent’anni fa per le poste olandesi, ma almeno di rendere contendibile l’azienda rendendola comparabile ai privati. Sarebbe ragionevole se fosse la prima tappa di un processo di privatizzazione. Purtroppo però non possiamo definirla tale, perché non si può andare oltre.
Perché?
Perché lo Stato non intende cedere il controllo sulla parte di raccolta del risparmio postale che alimenta la Cassa depositi e prestiti (oltre 300 miliardi in attivo ndr). Questa può anche essere una scelta ragionevole, però lo Stato avrebbe potuto scindere l’azienda nei vari segmenti e quindi privatizzare, mettere sul mercato, quei “pezzi” che sono ragionevolmente privatizzabili. Ci sono tre attività principali in Poste Italiane. La prima, l’assicurazione, in cui l’azienda opera a regime di mercato, fa profitti. C’è una società autonoma: avrebbero potuto vendere quote di quella.
Diverse persone infatti criticano la mancata divisione. A proposito di scissione in Germania PostBank venne separata da Deutsche Post e ceduta alla banca privata Deutsche Bank…
Esatto. In Inghilterra hanno privatizzato una parte della Royal Mail ma si occupava perlopiù di recapito. L’unica posta europea che aveva appunto attività bancaria consistente era la Deutsche Post, prima della cessione. C’è anche quella francese che però è totalmente pubblica. La nostra è come una sorta di “mezza banca” molto grande. Mezza perché fa raccolta ma non un reale impiego bancario. Grande perché è una realtà molto estesa, con 14 mila sportelli in tutta la rete territoriale. L’Antitrust non lo permetterebbe mai, per qualsiasi banca.
Infatti si parla anche di rischio infrazioni con l’Unione Europea. Royal Mail risolse i suoi nodi prima della privatizzazione…
In Poste Italiane ci sono un sacco di cose che sono o problematiche o non chiare. Si tratta di una matassa ingarbugliata con tanti fili intrecciati. Qualche filo non è problematico ma bisognerebbe sbrogliarlo e qualche filo, problematico, una volta sbrogliato andrebbe restaurato. Con questa operazione si mette l’intera matassa nel frigo e si butta via la chiave. Rende insomma molto più difficile intervenire in futuro. Una volta che entrano i privati questi entrano con la redditività passata dell’azienda che è alta. E si aspettano che continui. Qualunque fosse il tentativo di sbrogliare la matassa questo peggiorerebbe la redditività dell’azienda. Io privatizzo con una prospettiva di reddività alta e se poi non la mantengo? Oggi i profitti sul mercato assicurativo sono corretti. L’unico rilievo è quanto Poste Vita versa a Poste “casa madre” per l’uso degli sportelli per collocare i prodotti. Bisognerebbe sapere se il prezzo interno che Poste Vita paga per i servizi che produce a Poste Spa sono commissioni ragionevoli o no. Il servizio ha un prezzo interno, se è basso i costi di Poste Vita saranno ridotti. Oggi i profitti di Poste sono profitti intragruppo. È come se pensassimo che Poste fosse posta in una grande holding pubblica. Poste fa tanti profitti perché c’è Banco Posta che a sua volta fa profitti perché ha un contratto molto favorevole con la Cassa depositi e prestiti. In condizioni di mercato se Cassa depositi e prestiti potesse collocare i suoi prodotti presso una rete bancaria normale pagherebbe di più o meno? Non lo sappiamo, ma sono cose che andrebbero valutate. Specie se questo cliente, ovvero Cassa Deposito e Prestiti, dovesse diventare meno remunerativo. Certo la commissione alta paga anche l’esclusiva. C’è un premio per una garanzia di risultato. Poste garantisce a Cassa Depositi una raccolta di circa 260 miliardi allo Stato. Non solo, la raccolta sui conti correnti postali non viene fatta per Cassa depositi e la giacenza viene usata da Poste Italiane per contare i titoli pubblici. Lì c’è una sorta di effetto spread. Più aumentano i titoli pubblici pià aumentano i profitti di Poste che ha titoli pubblici dentro e li finanzia con raccolta conto corrente a costo zero. Ci sono molti nodi ma non c’è alcuna intenzione di dirimerli. Non solo, si creano le condizioni per non poterlo fare neanche un domani.
Privatizzando quali sarebbero i rischi reali?
Tutti i nodi visti finora riguardano la remunerazione e quindi la profittabilità dell’azienda che non hanno conseguenze sul personale. Il nodo più grosso è il recapito (raccolta, smistamento e consegna) che ha una quota molto alta di dipendenti. È una attività storicamente in perdita e sovvenzionata in modo alto dallo Stato. Se dovessimo riorganizzarlo in modo che non perda sono prevedibili degli esuberi.
A proposito di rapporto con il personale nel progetto si parla di una partecipazione del 10 per cento del capitale con i 145 mila dipendenti. Ma le azioni sarebbero attribuite a sconto del prezzo riservato al mercato…
Una specie di pedaggio che lo Stato paga ai sindacati. Questa cosa è atipica. Di solito le aziende che privatizzano offrono delle quote riservate ai dipendenti con forme agevolate di prezzo ma con dei vincoli. Per esempio vincoli pluriennali senza possibilità di vendita e con sconti del 20 e 30 per cento. Oppure c’è l’acquisto gratuito di azioni ogni tot di azioni comprate: per esempio sono dipendente, ho dieci azioni e me ne “regalano” tre. Non solo, in questi casi i dipendenti sono obbligati a diventare azionisti. Chi mi garantisce che un giorno non possano vendere tutti insieme le loro quote?
Se proprio bisognava salvare Poste Italiane quale era allora il modello ideale, perlomeno da noi?
In Alitalia si davano azioni gratuite ai dipendenti in cambio di parti salariali non date che se concesse avrebbero pesato di più sull’azienda. Cosa si può fare ora? Vendere pezzi di azienda che possano funzionare bene ovvero la parte assicurativa oppure la rete di sportelli che potrebbe esser venduta. Il recapito non si può privatizzare perché è in perdita e ha diverse inefficienze. Si può fare una privatizzazione non verso i risparmiatori ma verso partner industriali. L’unica privatizzazione ideale per il segmento recapito sarebbe quella di far subentrare una altra azienda postale attiva in tutto il mondo che sappia far bene questo mestiere. Così come è entrata AirFrance in Alitalia dove nessuno ha gridato allo scandalo. Questo però non lo si può comunque fare. Perché? Perché metter mano in quel segmento potrebbe comportare esuberi che al mercato non piacciono. Abbiamo un eccesso di personale con un servizio che non è sempre allineato agli standard migliori.
Quindi si sta partendo con il piede sbagliato?
Con due per la verità. Non si potrebbe far di peggio. Per esempio qualche impresa europea o qualche competitor di Poste potrebbe far ricorso in Comunità europea per questo? Noi abbiamo recepito la normativa europea di liberalizzazione nel modo più favorevole possibile per le Poste Italiane. Questo servizio universale è oneroso e c’è il rischio che con la privatizzazione la sovvenzione richiesta per colmare il disavanzo del recapito cresca nel tempo. E questo alle banche creerebbe problemi di concorrenza. Oltretutto non si venga a dire che il debito pubblico si copre con i 4 miliardi dell’operazione. Negli ultimi tre anni il fabbisogno mensile medio nella pubblica amministrazione italiana viaggiava sui 5 miliardi di euro circa. Ho calcolato che lo Stato i proventi della privatizzazione li spende da un minimo di 22 ad un massimo di 28 giorni. Sarebbe meglio non privatizzare ora, dirimere qualche nodo e dato che l’azienda è in utile magari dare grossi dividendi anno per anno allo Stato. Come direbbe anche Carlo Stagnaro questa è una privatizzazione da manuale su come non bisognava fare una privatizzazione.
Registrato
Tatola
Hero Member
*****
Scollegato Scollegato

Sesso: Femmina
Messaggi: 3462


.......


« Risposta #24 inserito:: Giugno 26, 2015, 16:28:28 »

http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/Lo-schiaffo-delle-Poste-consegna-a-giorni-alterni-.aspx

Schiaffo delle Poste: consegna a giorni alterni   (quotidiano di oggi 26 giugno)

L’Agcom autorizza Poste Italiane a consegnare la posta a giorni alterni a un quarto dei cittadini. Ieri sera l’Autorità per le comunicazioni ha dato il via libera al piano Caio che, grazie alla riduzione del servizio universale di recapito della corrispondenza, potrà limare i costi della società, in vista della privatizzazione prevista per l’autunno. Proprio in autunno partirà la consegna a giorni alterni di lettere e giornali in centinaia di Comuni italiani. Si tratta di una 'rivoluzione' in tre fasi: primo ottobre 2015, primo aprile 2016 e febbraio 2017.

Il consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha concluso così l’istruttoria sulle modalità di recapito presentate dalle Poste: il parere positivo alla consegna a giorni alterni, adottato con il voto contrario del commissario Antonio Preto, contempla anche dei criteri che dovranno essere rispettati per individuare i Comuni interessati dalla misura.

L’attuazione del recapito a giorni alterni seguirà uno schema bisettimanale: lunedì, mercoledì, venerdì, e poi martedì, giovedì. La prima fase coinvolgerà una 'ristretta fascia di popolazione' (pari allo 0,6%): il 25% sarà raggiunto solo nella fase conclusiva. Dopo la prima fase, nel caso in cui si verifichino criticità, l’Agcom potrà intervenire «inibendo l’ulteriore prosecuzione del recapito a giorni alterni o stabilendo particolari condizioni volte a salvaguardare la regolarità del servizio o la realizzazione degli obiettivi previsti di contenimento dei costi».

Contro la proposta Caio si erano pronunciati in molti, soprattutto nel mondo editoriale e in quello delle autonomie locali. Anche la Commissione europea aveva fatto sapere di essere contraria. In relazione alle proteste formalizzate dalla Fieg e dalla Fisc, l’Agcom ha fatto sapere che chiederà a Poste italiane di «formulare una proposta specifica e migliorativa», specifica per i quotidiani, che sarà trattata nell’ambito di un tavolo con ministero dello Sviluppo economico e Dipartimento per l’editoria di Palazzo Chigi.

«Il fatto che il piano Caio sia stato approvato è comunque una pessima notizia – precisa Francesco Zanotti, presidente della Federazione Italiana dei Settimanali Cattolici – e ora tocca alla politica metterci una pezza. Il Governo e il Parlamento sono chiamati ad assumersi le loro responsabilità: se credono realmente nel diritto all’informazione di tutti i cittadini devono porsi il problema degli strumenti che lo garantiscono».

La decisione dell’Autorità riguarda anche il via libera del nuovo piano tariffario del servizio universale di corrispondenza. I prezzi applicati da Poste Italiane dovranno essere «ragionevoli, trasparenti, non discriminatori e accessibili all’insieme degli utenti».

L’Autorità si riserva la «facoltà di rimodulare i prezzi ove riscontri un degrado non occasionale della qualità dei servizi». In virtù del via libera ricevuto, dal primo ottobre 2015, Poste italiane praticherà, per il servizio di posta ordinaria formato standard un prezzo non superiore a 0,95 euro/ invio. Il nuovo servizio sarà caratterizzato da tempi di consegna entro il quarto giorno lavorativo e «assolverà le funzioni di corrispondenza di base, al momento assolte dal servizio di posta prioritaria»; quest’ultimo sarà sostituito da un nuovo servizio, il quale, oltre a garantire la consegna entro il primo giorno lavorativo, comprenderà un servizio accessorio di rendicontazione degli esiti.

La nuova posta prioritaria scatterà il primo ottobre 2016. L’Agcom ha anche deliberato i nuovi obiettivi statistici di qualità, che Poste italiane è tenuta a rispettare, e ha ritenuto opportuno rivedere, sottoponendole a consultazione, le regole di accesso alla rete di Poste.
Registrato

Azimutuno
Utente non iscritto
« Risposta #25 inserito:: Ottobre 03, 2015, 13:26:13 »

http://www.italiaunica.it/le-poste-in-borsa-una-svendita-pericolosa-per-i-conti-pubblici/
Registrato
birba94
Full Member
***
Scollegato Scollegato

Messaggi: 933


« Risposta #26 inserito:: Ottobre 03, 2015, 14:13:05 »

POSTE IN BORSA SVENDITA PERICOLOSA?
Passera.
 
Tutto chiaro! Poste l'hanno resa appetibile negli anni.Adesso  che  la torta montagna  e pronta- oggi i Dinosauri sono in agguato per come se la devono  divorare. Poi un domani tutti sotto inchiesta ! Perchè non si doveva fare la privatizzazione? I soldoni spariscono e chi siè visto,si è visto, e chi la prende nel sed... e il popolo e lavoratori di poste. Arraffatori  e faccendireri  di professione - sono in attesa.

 L'italia BENE COMUNE. 
Registrato
Pagine: [1]   Vai su
  Stampa  
 
Vai a:  

Powered by MySQL Powered by PHP Powered by SMF 1.1.19 | SMF © 2006-2009, Simple Machines XHTML 1.0 valido! CSS valido!