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Autore Discussione: Sindacato  (Letto 35013 volte)
0 utenti e 1 Utente non registrato stanno visualizzando questa discussione.
gianni il vecchio
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« Risposta #30 inserito:: Marzo 21, 2010, 21:07:07 »

mmmmm. ma a te o all'avvocato chi lo ha detto, cioe non ci girare intorno, lo sai o non lo sai come e cominciata sta storia, chi e stato il primo, quello che a dato il via a sta storia, tu da chi lo hai saputo, e chi lo ha detto a te da chi lo ha saputo.

insomma chi ha cominciato la storia dei ricorsi. il primo quello che tutti voi dovreste ringraziare per aver cominciato e che tutti hanno seguito.
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« Risposta #31 inserito:: Marzo 21, 2010, 21:10:37 »

Lalli.
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Il leccaculismo è una pratica sempre molto diffusa, cui si dedica una folta schiera di sbavanti mezzecalzette; donnette e uomini inclini al baciastivali.

Costoro, privi di qualsiasi decente dote per emergere, si rifugiano in quella che è diventata una vera e propria disciplina di vita: la leccata
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« Risposta #32 inserito:: Marzo 21, 2010, 21:46:36 »

Lalli.

Il 'papa' ' di tutti i ricorsisti insomma... Smiley
p.s.  secondo me'  era un figlio di sindacalista...    Grin
« Ultima modifica: Marzo 21, 2010, 21:46:57 da Se7en » Registrato
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« Risposta #33 inserito:: Marzo 21, 2010, 21:58:51 »

chi è lalli
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« Risposta #34 inserito:: Marzo 21, 2010, 22:02:55 »

chi è lalli

Chi ha inventato il ricorso.
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« Risposta #35 inserito:: Marzo 21, 2010, 22:05:10 »

Quello che si è fatto ricco alla spalle di poste e reintegrati.
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« Risposta #36 inserito:: Marzo 21, 2010, 22:06:05 »

Con benedizione UGL>SPOLVERINI>BERLUSCONI
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« Risposta #37 inserito:: Marzo 21, 2010, 22:21:26 »

questo lo avevo capito, ma chi é.

io sapevo che i primi ricorsi sono stati fatti dai cobas, se non ricordo male di milano
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« Risposta #38 inserito:: Marzo 22, 2010, 13:26:54 »

questo lo avevo capito, ma chi é.

io sapevo che i primi ricorsi sono stati fatti dai cobas, se non ricordo male di milano


Ecco chi è:

http://archiviostorico.corriere.it/2009/ottobre/16/Con_Claudio_Lalli_precariato_diventa_mo_0_091016071.shtml

http://www.studiolalli.it/

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« Risposta #39 inserito:: Marzo 22, 2010, 13:29:51 »

Non c'è traccia nè di sindacalai  nè di sindacato come lo definisci tu.
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« Risposta #40 inserito:: Marzo 22, 2010, 17:45:25 »

strano io avevo altre informazioni
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« Risposta #41 inserito:: Marzo 22, 2010, 22:03:31 »

vorrei ricordare che questo post è stato aperto da me e non da gianni il vecchio e con ben altri obiettivi ovvero la tutela del lavoratore ricorsista o accordatario sulposto di lavoro nn me ne frega nulla del percorso precedente, quindi coloro che stanno cercando di infangare ulteriormente (come se nn lo fosse già il sindacato italiano) si risparmino, la mia era solo una consioderazione per valutare quanto il giovane assunto sapesse che da solo in un cpd di 100 150 persone deve solo prenderla in quel posto e tacere, detto questo come al solito resto dell'idea che ognuno interpreta a modo suo sempree comunque!
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« Risposta #42 inserito:: Marzo 22, 2010, 22:21:13 »

un giovane fesso dici???
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« Risposta #43 inserito:: Marzo 22, 2010, 23:23:21 »

ho detto giovane assunto...che potrei essere anche io che di anni ne ho 40! dovevo forse usare il termine neo assunto, chiedo venia!
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« Risposta #44 inserito:: Marzo 23, 2010, 07:21:46 »

un neo assunto fesso allora...
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« Risposta #45 inserito:: Marzo 23, 2010, 22:48:48 »

Presi da discussioni devianti, vi siete distratti dal sondaggio.
La popolazione votante è scarsa quindi ritengo il dato poco attendibile.
Però è ecclatante il risultato per quanto riguarda la % dei non iscritti.
Non me lo aspettavo.
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« Risposta #46 inserito:: Marzo 25, 2010, 12:23:52 »

questo lo avevo capito, ma chi é.

io sapevo che i primi ricorsi sono stati fatti dai cobas, se non ricordo male di milano


e mi sa che molto probailmente ricordi bene..
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« Risposta #47 inserito:: Marzo 25, 2010, 13:25:55 »

Come detto in altra discussione, ho fatto parte (attivamente) del sindacato in passato ed ora non sono più iscritto. Per giusta informazione, ho superato la cinquantuina e i miei due figli (1980 e 1982) non lavorano in Posta. Lo dico per tranquillizzare coloro che pensano al sindacato come ad un sinonimo di nepotismo.

Fatta questa doverosa premessa, non so se piangere o se ridere; davvero mi viene da allargare le braccia leggendo alcuni interventi. Ovviamente io sono del tutto d'accordo con Gianni il Vecchio, ma questo è per via del fatto che il nostro punto di vista è più ampio, presenta il vantaggio di aver visto di tutto.
Quindi non mi stupisco più di nulla e nemmeno voglio commentare certe frasi imbarazzanti.

Vorrei, invece, prendere spunto da questi interventi per fare alcune considerazioni insieme all'autore del post e a Gianni il Vecchio soprattutto, ma anche insieme agli altri - solo volessero per un attimo rendersi conto di quanto sia importante l'organizzazione della categoria (tutta).
E' cambiato tutto, la Società oggi ci propone un modello più individualista e quindi non possiamo stupirci se i nuovi assunti (spero non tutti) hanno come slogan "sono io il sindacalista di me stesso".
Questo è un aspetto, generato dalla politica degli ultimi 17 anni, una politica che ha diviso il Paese e che per almeno una parte del Paese medesimo, identifica il sindacato come alleato dell'altra forza politica, avversaria.

Chi si lamenta del sindacato o peggio ancora ritiene possa essere abolito, indebolisce la nostra categoria di lavoratori. I lavoratori hanno la necessità di organizzarsi, questo da sostegno e forza, sia chiaro.
Un Sindacato che non ha un forte sostegno alle spalle è un Sindacato disarmato.

Per fortuna da noi ci si lamenta ancora del brodo grasso, non abbiamo ancora mai avuto il problema della CIG o del licenziamento. E speriamo, caro Gianni il Vecchio, che non ce ne sia mai il bisogno, perchè se a difendere gli eventuali interessi ci dovessero mai andare - e Dio non voglia - queste bandiere individualiste, saremmo nella stramerda fino alla fronte, altro che collo.
Sono certo, però, che il tempo aiuterà a far riflettere e a far cambiare opinione a coloro che oggi hanno tutte queste certezze.
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« Risposta #48 inserito:: Marzo 25, 2010, 15:56:27 »

generazione58 in teoria hai pienamente ragione ma se poi ti capita di essere iscritto ad un sindacato, come e' successo per me, e chiedere un supporto per degli affronti che il tuo capo ti fa senza alcun motivo (e sottolineo senza alcun motivo), e questo qui non fa nulla solo xke il tuo capo è una sua amica, dimmi tu se è vantaggioso o meno..bisogna tutelare i avoratori dalle aziende, dai licenziamenti e cose del genere, ma nel piccolo anche dagli "amici"
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« Risposta #49 inserito:: Marzo 25, 2010, 17:57:21 »

Apprezzo, non con ironia, ma molto sinceramente, la difesa di generazione58 (c'è passione in quello che dici), però...c'è un però.
Il mio però non lo rivolgo solo al sindacato, ma lo estendo a tutti i livelli.
Quando uno appartiene a qualcosa, s'incazza, s'infervora, trova diecimila argomentazioni per "difendere" il suo spirito di appartenenza.
Però uno non "deve" appartenere, deve "voler appertenere".
Non devo essere iscritto ad un sindacato perchè sono un lavoratore dipendente. Non devo essere iscritto alla confcommercio perchè ho la mia attività commerciale.
Questo è un aspetto, generato dalla politica degli ultimi 17 anni, una politica che ha diviso il Paese e che per almeno una parte del Paese medesimo, identifica il sindacato come alleato dell'altra forza politica, avversaria
Lo spirito di appartenenza nasce da una visione chiara e convincente che l'organizzazione con il suo leader riesce a darti.
Quale visione ci ha dato il sindacato, ma non solo? il discorso può essere esteso in tutti i campi.
Questo caro generazione58 non è un problema sindacale, ma un problema morale ed etico, due cose che negli ultimi anni in Italia sono state calpestate e dimenticate.
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« Risposta #50 inserito:: Marzo 25, 2010, 18:26:26 »

generazione58 in teoria hai pienamente ragione ma se poi ti capita di essere iscritto ad un sindacato, come e' successo per me, e chiedere un supporto per degli affronti che il tuo capo ti fa senza alcun motivo (e sottolineo senza alcun motivo), e questo qui non fa nulla solo xke il tuo capo è una sua amica, dimmi tu se è vantaggioso o meno..bisogna tutelare i avoratori dalle aziende, dai licenziamenti e cose del genere, ma nel piccolo anche dagli "amici"


Giggiola,
tu mi parli di un caso personale, io ovviamente non posso dire nulla perchè non posso mettere in dubbio le tue affermazioni e perchè avrei bisogno di sentire anche l'altra campana.
Tuttavia si tratta di un caso personale, quando parlo di organizzazione dei lavoratori mi riferisco ad altro e non al rapporto interpersonale "lavoratore-sindacalista di riferimento". Anche perchè in un caso come il tuo c'è sempre una conflittualità di interessi, anche il tuo capo è un dipendente come te, per intenderci e anche lui/lei avrà un suo punto di vista.

Guardate, carissimi colleghi, che nel percorso della vostra attività lavorativa troverete un sacco di problemi, alcuni sarete in grado di risolverli da soli, per altri è impensabile poterlo fare senza un'organizzazione della categoria. Mi riferisco alla contrattazione, soprattutto alla parte riguardante la normativa, mi riferisco alle previsioni previdenziali, alla sicurezza sul posto di lavoro, alle difese economico-politiche che si affrontano in regime di concorrenza. Mille cose.

Mille cose che non si possono archiviare con alzata di spalle e un "sono tutti dei parassiti". Queste sono fesserie belle e buone.
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« Risposta #51 inserito:: Marzo 25, 2010, 18:33:00 »

non mettiamoci a parlare di politica, almeno qui. il sindacato è l'unione di tante persone con lo stesso scopo o ideale. e nella natura dell'uomo aprofittare degli ingenui o dei creduloni o semplicemente di chi ha bisogno.
in qualsiasi maniera la pensiate l'unione fa la forza, e una categoria di persone riunite hanno piu "potere" di un paio di singoli.

son convinto che lamentarsi e poi non fare nulla non serve a niente, percui se non si apprezza il sindacalista di turno lo si puo cambiare , le elezioni  delle RSU servono a quello. ci si candida, si spodesta il sindacalaaio e si cerca di fare quello che lui non faceva.

non aderire a un movimento e indubbiamente una scelta che va rispettata, ma poi pero non si deve criticare se chi e andato a roma per discutere le modalita del trasferimento non ha abbastanza numeri dietro per poter avere la forza di contrastare l'azienda. e non dico decidere, perche non e compito suo, ma contrastare  e contrattare si.

del resto  a fronte di un sindacato, grande, che non ottiene nulla non credo che "il sindacalista di se stesso" possa ottenere di piu
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« Risposta #52 inserito:: Marzo 25, 2010, 18:42:13 »


Il mio però non lo rivolgo solo al sindacato, ma lo estendo a tutti i livelli.
Quando uno appartiene a qualcosa, s'incazza, s'infervora, trova diecimila argomentazioni per "difendere" il suo spirito di appartenenza.
Però uno non "deve" appartenere, deve "voler appertenere".
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Lo spirito di appartenenza nasce da una visione chiara e convincente che l'organizzazione con il suo leader riesce a darti.
Quale visione ci ha dato il sindacato, ma non solo? il discorso può essere esteso in tutti i campi.
Questo caro generazione58 non è un problema sindacale, ma un problema morale ed etico, due cose che negli ultimi anni in Italia sono state calpestate e dimenticate.


Ti capisco benissimo, anzi condivido pienamente - al punto di sottolineare il fatto che io non sono più iscritto al sindacato.  Il sindacato è cambiato moltissimo in 34 anni (la mia anzianità in ruolo), sono stati commessi moltissimi errori (io rimango ancora convinto che una società di servizi come la Posta dovrebbe mantenere larghi settori
statalizzati - soprattutto per quanto riguarda il settore postale dove nessuno si vorrebbe occupare dei rami secchi e sconvenienti), però la nostra azienda è una delle più solide a livello europeo, questo significa che i lavoratori e chi li rappresenta ha lavorato bene, facendo sacrifici enormi e ponendo poi le basi per le assunzioni di personale (che stanno scrivendo manifestando il loro disprezzo anche nel post) che altrove si sognano.
Certo, ci sono state delusioni, ma quella che più mi fa soffrire è vedere i giovani, soprattutto loro, senza quella voglia di appartenere; voglia, dovere, volere, potere: quello che preferisci, ma a me piace pensare alla nostra comunità come ad una grandissima famiglia dove si condividono problemi e soddisfazioni.

Sono d'accordo con te, ci si deve incazzare, soprattutto è necessario mantenere delle pretese. Però, permettimi, io trovo stupido chi fa uso smisurato di luogo comune, alla pari di chi entra in un ufficio postale senza capire un emerito belino e la prima cosa che dice/pensa è che i postali sono dei vagabondi che non fanno un caxxo dalla mattina alle sera. Ecco, chi scrive "sono tutti dei parassiti" fa la stessa - imbarazzante - figura.
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« Risposta #53 inserito:: Marzo 25, 2010, 18:49:46 »

non mettiamoci a parlare di politica, almeno qui. il sindacato è l'unione di tante persone con lo stesso scopo o ideale. e nella natura dell'uomo aprofittare degli ingenui o dei creduloni o semplicemente di chi ha bisogno.



Caro Gianni,
non è possibile fare considerazioni su una frase "individualista" senza chiamare in causa la politica e i cambiamenti sociali che sono evidenti.
30 anni fa certi discorsi non li avresti sentiti, 30 anni fa quando ci si metteva in stato di agitazione (orrendo) il 95% dei lavoratori sosteneva l'iniziativa. Oggi non puoi fare a braccio di ferro con la controparte senza nessuna forza alle spalle, dai.
Una società più "socialista" (non c'entra il partito, mi riferisco a quello che oggi chiamano welfare) è diventata una società individualista. Con tutte le controindicazioni che ha comportato.
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« Risposta #54 inserito:: Marzo 25, 2010, 18:54:39 »

condivido.
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« Risposta #55 inserito:: Marzo 25, 2010, 19:12:23 »

il sindacato è l'unione di tante persone con lo stesso scopo o ideale.

Il punto che voglio rimarcare sta proprio qua, e non è riferibile solo al sindacato.
L'assenza di una visione chiara di uno scopo comune e condiviso, non genera aggregazione e unione di valori, ma disaggregazione (ogniuno pensa per proprio conto non è legato da uno scopo comune).
Per questo
è diventata una società individualista. Con tutte le controindicazioni che ha comportato.
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« Risposta #56 inserito:: Marzo 25, 2010, 19:25:31 »

condivido, ma permetti che questi individualisti mi irritano quando si lamentano accusando i tanti di non contare nulla
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« Risposta #57 inserito:: Marzo 25, 2010, 19:25:40 »

Il punto che voglio rimarcare sta proprio qua, e non è riferibile solo al sindacato.
L'assenza di una visione chiara di uno scopo comune e condiviso, non genera aggregazione e unione di valori, ma disaggregazione (ogniuno pensa per proprio conto non è legato da uno scopo comune).
Per questo

chapeau
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« Risposta #58 inserito:: Marzo 25, 2010, 19:32:54 »

condivido, ma permetti che questi individualisti mi irritano quando si lamentano accusando i tanti di non contare nulla
Non deve irritare, o perlomeno quella dovrebbe essere solo la prima fisiologica reazione iniziale, superata la fase dello sfogo, dovrbbe portare a riflettere sul perchè?
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« Risposta #59 inserito:: Marzo 25, 2010, 19:40:19 »

E' cambiato tutto, la Società oggi ci propone un modello più individualista e quindi non possiamo stupirci se i nuovi assunti (spero non tutti) hanno come slogan "sono io il sindacalista di me stesso".

Concordo e per lo stesso motivo, non esistono più buoni sindacati ma solo buoni sindacalisti. Ergo, oggi non è possibile fare affidamento a nessuna sigla sindacale. Le sigle sono notoriamente vendute ed il manipolo di buoni sindacalisti, conta come il 2 di coppe con la briscola a bastoni.

Chi si lamenta del sindacato o peggio ancora ritiene possa essere abolito, indebolisce la nostra categoria di lavoratori. I lavoratori hanno la necessità di organizzarsi, questo da sostegno e forza, sia chiaro.
Un Sindacato che non ha un forte sostegno alle spalle è un Sindacato disarmato.

Avrebbe un senso se, sulla scia di quanto ho scritto prima, esistesse ancora un sindacato postale che tuteli veramente i lavoratori ma ormai è solo mera operazione di propaganda ( nella miglior tradizione politica odierna )... e poco conta quanto è stato fatto in passato, se non torna utile nel presente.
Qui l'unico bisogno è solo quello di organizzarCI e spero vivamente che la generazione futura dei postali ( sempre ammesso che ancora esisterà ), abbia modo di utilizzare gli strumenti interattivi, meglio di quanto non si stia facendo adesso.

Per fortuna da noi ci si lamenta ancora del brodo grasso, non abbiamo ancora mai avuto il problema della CIG o del licenziamento. E speriamo,(cut), che non ce ne sia mai il bisogno

Perchè mai dovremmo avere paura della CIG o del lincenziamento, all'interno di un azienda che vanta un utile netto di 900 milioni di Euro? ( e dove aprirei un thread specifico sulle politiche che lo hanno permesso ).
Semmai, in vista della liberalizzazione, mi preoccuperei della cessione a terzi, dei settori "scomodi".



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