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Autore Discussione: esiste l'incentivo al licenziamento?  (Letto 28264 volte)
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albus
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« Risposta #60 inserito:: Aprile 20, 2018, 05:41:34 »

Ti garantisco che è così . Abbandona pure la tua diffidenza e incredulità  Wink Wink

Nessuna diffidenza, ci mancherebbe!!  Grin
Grazie sia a te che a REBI per la spiegazione.
Cercavo solo, come avevo detto,  di capire come si conciliasse la definizione di sede protetta data nella normativa con confindustria e mi avete chiarito che viene assimilata a sede sindacale.
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« Risposta #61 inserito:: Aprile 20, 2018, 06:43:41 »

Per fabio 86

Se hai cosi' poca anzianità la tua situazione e' diversa, innanzitutto non sarà un'uscita verso il pensionamento ma un'uscita dall'azienda tesa a capitalizzare una cifra utile a te stesso da utilizzare come tu credi, in ogni caso io ho conosciuto alcuni colleghi, uno andato a fare il tassista ed un altro l'ambulante, che con poca anzianità hanno concordato una cifra per andarsene, la cifra cui fai riferimento mi sembra molto bassa , tieni conto che l'azienda per la tua fuoriuscita risparmia parecchi soldi e devi puntare su questo, io proverei ad intavolare un discorso del genere se tu sei veramente  interessato, di questi tempi non vedono l'ora, stai tranquillo.
Non voglio illudere nessuno , ma presentati con una proiezione di costo aziendale che graverebbe sull'azienda da qui alla tua data di pensionamento, vedrai che rizzeranno le antenne...
« Ultima modifica: Aprile 20, 2018, 06:45:06 da REBI_P@LIBERO.IT » Registrato
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« Risposta #62 inserito:: Aprile 20, 2018, 09:36:06 »

Per fabio 86

Se hai cosi' poca anzianità la tua situazione e' diversa, innanzitutto non sarà un'uscita verso il pensionamento ma un'uscita dall'azienda tesa a capitalizzare una cifra utile a te stesso da utilizzare come tu credi, in ogni caso io ho conosciuto alcuni colleghi, uno andato a fare il tassista ed un altro l'ambulante, che con poca anzianità hanno concordato una cifra per andarsene, la cifra cui fai riferimento mi sembra molto bassa , tieni conto che l'azienda per la tua fuoriuscita risparmia parecchi soldi e devi puntare su questo, io proverei ad intavolare un discorso del genere se tu sei veramente  interessato, di questi tempi non vedono l'ora, stai tranquillo.
Non voglio illudere nessuno , ma presentati con una proiezione di costo aziendale che graverebbe sull'azienda da qui alla tua data di pensionamento, vedrai che rizzeranno le antenne...

Infatti è esattamente così. L'anzianità è ininfluente, nel senso che queste sono scelte personali di cui ognuno conosce le motivazioni, in sostanza vi è chi ha una situazione economica alternativa favorevole  oppure preferisce intraprendere un'attività differente, oppure, oppure... Visto che comunque si tratta di una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro bisogna ovviamente puntare ad andare via nelle migliori condizioni possibili
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« Risposta #63 inserito:: Aprile 20, 2018, 17:51:54 »

quindi, in buona sostanza, confindustria verrebbe considerata alla stregua di una "succursale" della direzione territoriale del lavoro?
hai quindi esperienza diretta di dipendenti non dirigenti che hanno effettuato la risoluzione consensuale in confindustria?
grazie

si l'ultimo che ha firmato, cioè a gennaio, è andato in confindustria. e ha firmato un licenziamento volontario, concordato evidentemente, ma sempre di licenziamento si tratta.
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« Risposta #64 inserito:: Aprile 20, 2018, 19:17:28 »

si l'ultimo che ha firmato, cioè a gennaio, è andato in confindustria. e ha firmato un licenziamento volontario, concordato evidentemente, ma sempre di licenziamento si tratta.

Quindi ha rinunciato anche alla pensione ?
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« Risposta #65 inserito:: Aprile 21, 2018, 05:41:14 »

Quindi ha rinunciato anche alla pensione ?
tu dici?
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« Risposta #66 inserito:: Aprile 21, 2018, 06:43:46 »

Scusate cosa vuole dire rinunciare alla pensione ? Chiaramente i contributi versati non sono andati persi, adesso lui ha due possibilità, intraprendere una nuova attività da dipendente o autonomo con conseguente obbligo di versamento di  ritenute previdenziali da parte del nuovo datore di lavoro o in via autonoma, oppure non fare niente ed aspettare l'età pensionabile sulla base dei versamenti già effettuati, non capisco cosa significhi rinunciare alla pensione, i versamenti già eseguiti sono un diritto acquisito che nessuno può disconoscere.
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« Risposta #67 inserito:: Aprile 21, 2018, 08:50:24 »

tu dici?

Non so, se sei in grado di rispondermi, fallo
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« Risposta #68 inserito:: Aprile 21, 2018, 08:59:00 »

si l'ultimo che ha firmato, cioè a gennaio, è andato in confindustria. e ha firmato un licenziamento volontario, concordato evidentemente, ma sempre di licenziamento si tratta.

Te lo ripeto per l'ultima volta, poi abbandono, visto che a lavare la testa all'asino si spreca soltanto acqua e sapone:
 forse è necessaria una  precisazione che non credo sia soltanto terminologica : il lavoratore non “si licenzia” mai, ma “si dimette”. Il verbo licenziare si usa, infatti, quando a recedere dal rapporto di lavoro è l’azienda, unilateralmente,mentre il verbo dimettersi è quando a fare la scelta è il dipendente. E' più chiaro così ??
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« Risposta #69 inserito:: Aprile 21, 2018, 09:01:18 »

Scusate cosa vuole dire rinunciare alla pensione ? Chiaramente i contributi versati non sono andati persi, adesso lui ha due possibilità, intraprendere una nuova attività da dipendente o autonomo con conseguente obbligo di versamento di  ritenute previdenziali da parte del nuovo datore di lavoro o in via autonoma, oppure non fare niente ed aspettare l'età pensionabile sulla base dei versamenti già effettuati, non capisco cosa significhi rinunciare alla pensione, i versamenti già eseguiti sono un diritto acquisito che nessuno può disconoscere.

Hai perfettamente ragione, ma purtroppo ho fatto una confusione involontaria, sorry  Embarrassed
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« Risposta #70 inserito:: Aprile 21, 2018, 10:20:14 »

Figurati, era solo per cercare di capire cosa si intendeva, comunque seguendo questa discussione sembra che tutto questo succeda solo da ora mentre vi posso assicurare che e' da circa 10 anni che l'azienda mette in prassi questa pratica, non vorrei sbagliarmi ma un collega del  mio ufficio fu ancora pagato in lire, percio' andiamo al 2001/2002.
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« Risposta #71 inserito:: Aprile 21, 2018, 15:31:08 »

Te lo ripeto per l'ultima volta, poi abbandono, visto che a lavare la testa all'asino si spreca soltanto acqua e sapone:
 forse è necessaria una  precisazione che non credo sia soltanto terminologica : il lavoratore non “si licenzia” mai, ma “si dimette”. Il verbo licenziare si usa, infatti, quando a recedere dal rapporto di lavoro è l’azienda, unilateralmente,mentre il verbo dimettersi è quando a fare la scelta è il dipendente. E' più chiaro così ??


 angel smitten
guarda, ti ringrazio della tua indubbia lezione di lessico italiano degno della crusca, ma io, che ho fatto le scuole basse, a 63 anni , ho sempre sentito dire, dal popolino secondo alcuni, che quando uno lascia il lavoro si è llicenziato e allo stesso modo quando viene allontanato dal datore di lavoro viene licenziato. cerca di capire, mica tutti nascono "imparati", si cerca di essere meno ignoranti apprendendo da chi è più istruito certi concetti o certe espressioni di italiano cotrretto, ma io, che sono poco avvezzo ad esprimermi forbitamente, uso un gergo che tutti riescono a capire, istruiti e meno istruiti.

da qui quando uno viene mandato via doico lo "hanno licenziato" e allo stesso modo quando uno se ne va dico " si è licenziato.

detto ciò faro, quando ne avrò tempo e voglia , una ricerca presso l'accademia della crusca in modo da poter essere più preciso, e non causare il tuo puntiglioso rimprovero.

per quanto riguarda gli asini ed il sapone: qui in zona c'è una fattoria didattica che con gli asini ci fa scuola ai bimbi disabili e ti assicuro che sono meglio loro che certi uomini.
tra le altre cose li lavano sovente con sapone bio e l'acqua viene riciclata per ulteriori utilizzi.

se poi, credi che sia il caso che tu non mi rivolga più la parola, beh, stasera piangerò nel silenzio del mio letto e pregherò per te.

ciao, e buona pensione.

ps: ho chiesto che mi facciano i conti e se ci riesco me ne vado, poi, quando sarà il momento,se vuoi ti farò sapere.
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« Risposta #72 inserito:: Aprile 21, 2018, 17:29:33 »

Gianni per me tu resti SEMPRE un gran signore! Non bai bisogno di sciorinare titoli di nessun genere, la tua intelligenza, la tua saggezza, la tua semplicità e la tua disponibilità verso gli altri parlano da sole. smitten
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« Risposta #73 inserito:: Aprile 21, 2018, 17:40:16 »

Vorrei informare che esiste anche l'incentivo per rimanere e non solo i dup. Perciò non darei tutto per scontato.
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« Risposta #74 inserito:: Aprile 21, 2018, 18:09:36 »

Gianni per me tu resti SEMPRE un gran signore! Non bai bisogno di sciorinare titoli di nessun genere, la tua intelligenza, la tua saggezza, la tua semplicità e la tua disponibilità verso gli altri parlano da sole. smitten

 smitten smitten smitten smitten smitten smitten smitten smitten smitten smitten smitten
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« Risposta #75 inserito:: Aprile 22, 2018, 18:47:37 »

Per fabio 86

Se hai cosi' poca anzianità la tua situazione e' diversa, innanzitutto non sarà un'uscita verso il pensionamento ma un'uscita dall'azienda tesa a capitalizzare una cifra utile a te stesso da utilizzare come tu credi, in ogni caso io ho conosciuto alcuni colleghi, uno andato a fare il tassista ed un altro l'ambulante, che con poca anzianità hanno concordato una cifra per andarsene, la cifra cui fai riferimento mi sembra molto bassa , tieni conto che l'azienda per la tua fuoriuscita risparmia parecchi soldi e devi puntare su questo, io proverei ad intavolare un discorso del genere se tu sei veramente  interessato, di questi tempi non vedono l'ora, stai tranquillo.
Non voglio illudere nessuno , ma presentati con una proiezione di costo aziendale che graverebbe sull'azienda da qui alla tua data di pensionamento, vedrai che rizzeranno le antenne...
eh ma nel caso con chi dovrei discuterne?
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« Risposta #76 inserito:: Aprile 23, 2018, 06:39:06 »

Con lo stesso referente che gestisce gli esodi per chi ha l'anzianità per accedere ad un esodo incentivato,  dove sono io se ne occupano le risorse umane regionali, chiedi un appuntamento ed inizia ad intavolare il discorso, in questo caso se tu che hai il coltello dalla parte del manico , tieni conto che un livello C  tra 14' mensilità, premio di risultato, contributi  Inps ed Inail , costo Irap ed accantonamento TFR  , all'azienda costa 50 mila euro ed oltre, percio' vedi te, loro a chi mancano tre anni danno circa 95 mila lordi risparmiando cosi' il 50% per ogni esodo incentivato. Io non so poi se sei iscritto ad un sindacato , se lo sei consultati anche con loro, ma anche se no lo sei,un delegato di reparto o un RSU deve comunque darti udienza e consigiliarti in merito.
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« Risposta #77 inserito:: Aprile 23, 2018, 06:59:49 »

... e ha firmato un licenziamento volontario, concordato evidentemente, ma sempre di licenziamento si tratta.

Temo, Gianni, che tu abbia torto ed abbia ragione Benito Wink
si tratta di risoluzione consensuale e in questo modo è normata...
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« Risposta #78 inserito:: Aprile 23, 2018, 14:39:42 »

Temo, Gianni, che tu abbia torto ed abbia ragione Benito Wink
si tratta di risoluzione consensuale e in questo modo è normata...

come ho già spiegato, ma lo ripeto nel caso non mi sia spiegato bene, PER ME quando uno se ne va da un lavoro volontariamente si licenzia, se invece lo mandano via VIENE licenziato.

e la cosa finiamola li. sarà che non ho fatto le scuole alte e certe parole le trovo più adatte ad un linguaggio tecnico che a quello volgare, da vulgo cioà del popolo, ma ripeto, se me ne vado da un posto di lavoro MI licenzio, se mi mandano VIA vengo licenziato.

chiedo umilmente venia per il mio italiano da strada o da bar, ma cosi è e cosi sarà.
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« Risposta #79 inserito:: Aprile 24, 2018, 10:28:43 »

come ho già spiegato, ma lo ripeto nel caso non mi sia spiegato bene, PER ME quando uno se ne va da un lavoro volontariamente si licenzia, se invece lo mandano via VIENE licenziato.

Appunto, per TE è così, ma ciò non lo rende una verità assoluta: hai torto sul ragionamento di fondo che ha alla base una terminologia ben precisa e che è opportuno utilizzare come tale anche per evitare fraintendimenti a chi cerca di capire


sarà che non ho fatto le scuole alte e certe parole le trovo più adatte ad un linguaggio tecnico che a quello volgare, da vulgo cioà del popolo, ma ripeto, se me ne vado da un posto di lavoro MI licenzio, se mi mandano VIA vengo licenziato.
chiedo umilmente venia per il mio italiano da strada o da bar, ma cosi è e cosi sarà.

nessun problema con il tuo italiano che è più che corretto, ma la sostanza è quella spiegata sopra, come ti hanno detto anche altri (...magari un tantino bruscamente  Wink).
« Ultima modifica: Aprile 24, 2018, 10:29:37 da albus » Registrato
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« Risposta #80 inserito:: Aprile 24, 2018, 20:26:37 »

io ho capito, ma parlando anche oggi con i colleghi in turno la parola dimissioni non l 'ha pronunciata nessuno. non eravamo in molti, questo è vero. ma..........
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« Risposta #81 inserito:: Aprile 25, 2018, 16:20:41 »

Nessuna diffidenza, ci mancherebbe!!  Grin
Grazie sia a te che a REBI per la spiegazione.
Cercavo solo, come avevo detto,  di capire come si conciliasse la definizione di sede protetta data nella normativa con confindustria e mi avete chiarito che viene assimilata a sede sindacale.
gli accordi vengono  definiti all'ispettorato del lavoro.
ed il sindacato non ha voce in capitolo trattasi di accordi individuali.
« Ultima modifica: Aprile 25, 2018, 16:22:49 da yin yang » Registrato
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« Risposta #82 inserito:: Aprile 26, 2018, 10:01:53 »

gli accordi vengono  definiti all'ispettorato del lavoro.
e infatti l'ispettorato è una "sede protetta",  ma anche confindustria deve essere perlomeno assimilata a sede protetta visto che anche presso quella sede i lavoratori vanno (come ci ha detto per esempio Gianni) per firmare gli accordi di risoluzione consensuale per esodo incentivato.

Non essendo confindustria una succursale dell'ispettorato del lavoro (o forse lo è?  Shocked), avevo dedotto, dalle risposte dei colleghi, che si configurasse come "sede sindacale" in quanto, secondo normativa, solo in queste due sedi è possibile portare a termine il processo di risoluzione consensuale derogando dalla "disciplina di convalida" (vedi precedente post http://www.mondoposte.it/smf/index.php?topic=13751.msg223369#msg223369)

hai una spiegazione più precisa sul perchè si firmano gli accordi di risoluzione consensuale anche in confindustria?

ed il sindacato non ha voce in capitolo trattasi di accordi individuali.
certamente il sindacato non metta bocca sul contenuto di un accordo individuale, ma chi deve portare a termine il processo di risoluzione consensuale ha la necessità di espletare il processo di convalida (che avviene in modalità telematica) e, secondo la normativa, può farlo direttamente o facendosi assistere da un soggetto abilitato, per esempio un rappresentante sindacale. In sede protetta sarà un funzionario della medesima ad espletare le procedure di convalida telematica.
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« Risposta #83 inserito:: Aprile 26, 2018, 19:02:34 »

e infatti l'ispettorato è una "sede protetta",  ma anche confindustria deve essere perlomeno assimilata a sede protetta visto che anche presso quella sede i lavoratori vanno (come ci ha detto per esempio Gianni) per firmare gli accordi di risoluzione consensuale per esodo incentivato.

Non essendo confindustria una succursale dell'ispettorato del lavoro (o forse lo è?  Shocked), avevo dedotto, dalle risposte dei colleghi, che si configurasse come "sede sindacale" in quanto, secondo normativa, solo in queste due sedi è possibile portare a termine il processo di risoluzione consensuale derogando dalla "disciplina di convalida" (vedi precedente post http://www.mondoposte.it/smf/index.php?topic=13751.msg223369#msg223369)

hai una spiegazione più precisa sul perchè si firmano gli accordi di risoluzione consensuale anche in confindustria?
certamente il sindacato non metta bocca sul contenuto di un accordo individuale, ma chi deve portare a termine il processo di risoluzione consensuale ha la necessità di espletare il processo di convalida (che avviene in modalità telematica) e, secondo la normativa, può farlo direttamente o facendosi assistere da un soggetto abilitato, per esempio un rappresentante sindacale. In sede protetta sarà un funzionario della medesima ad espletare le procedure di convalida telematica.

IL VERBALE DI CONCILIAZIONE IN SEDE SINDACALE
Molti Colleghi ci chiedono cosa firmeranno quando andremo insieme nella sede provinciale della Confindustria o in quella della Direzione Provinciale del Lavoro e quali saranno i loro diritti prima e dopo la firma del documento.
L’incentivo all’esodo comporta, da parte del datore di lavoro, un’offerta di somme aggiuntive, rispetto al TFR, al dipendente che accetta di risolvere consensualmente il rapporto di lavoro (dimissioni volontarie).
Premessa.
La trattativa è privata e può essere richiesta dal dipendente o proposta direttamente dall’azienda. Gli attori principali sono il lavoratore e il rappresentante aziendale (Risorse Umane Regionale) i quali spesso (non è detto che ciò avvenga sempre) trovano un accordo sulle modalità di risoluzione del Contratto di Lavoro in essere e sulla somma che verrà corrisposta dall’azienda Poste Italiane S.p.A. a titolo di incentivo all’esodo.
L’importo è determinato da vari fattori ed è praticamente impossibile da prevedere poiché spesso a parità di anzianità di servizio, età anagrafica e di livello l’azienda ha proposto cifre diverse.
Non è mai stata presentata, nè tantomeno concordata con il Sindacato, una possibile tabella di calcolo per tale incentivo.
Una cosa è certa: qualsiasi somma venga proposta al Dipendente è da ritenersi al lordo.
Incentivazioni all’esodo: chiarimenti sul regime di tassazione
Come noto, il D.L. 4 luglio 2006, n. 223, convertito in legge, con modificazioni, con Legge 4 agosto 2006, n. 248, ha abrogato la disposizione normativa che, in materia di determinazione delle imposte dovute sui redditi di lavoro dipendente, stabiliva l’applicazione sulle somme corrisposte dal datore di lavoro in occasione della cessazione del rapporto di lavoro, per incentivare l’esodo di lavoratrici e di lavoratori di età superiore, rispettivamente, a 50 anni e 55 anni, all’epoca dell’interruzione del rapporto di lavoro, della medesima aliquota calcolata per la tassazione del trattamento di fine rapporto ridotta alla metà (art. 19, comma 4-bis, DPR 22 dicembre 1986, n. 917). Tale abrogazione è stata disposta in ottemperanza alle previsioni della normativa comunitaria (Trattato istitutivo della CEE, art. 141 e Direttiva 9 febbraio 1976, n. 76/207/CEE) e alla pronuncia della Corte di Giustizia delle Comunità Europee che, con sentenza 21 luglio 2005, n. C-207/04, ha affermato la violazione per effetto della disposizione tributaria in argomento del principio della parità di trattamento tra uomini e donne con riguardo all’accesso al lavoro, alla formazione, alla promozione professionale e alle condizioni di lavoro, sancito appunto dalla normativa comunitaria. La pronuncia della Corte di Giustizia sancisce, in particolare, l’illegittima previsione di condizioni differenti tra uomini e donne ai fini della fruizione del beneficio fiscale, non già l’estensione del più favorevole limite di età (50 anni) agli uomini o un’applicazione più restrittiva dell’agevolazione estendendo alle donne il più elevato limite di età (55 anni). Muovendo da tali considerazioni, l’Agenzia delle Entrate, con Risoluzione 13 ottobre 2006, n. 112, ha ritenuto che il datore di lavoro, in qualità di sostituto d’imposta, è tenuto, nel periodo di vigenza transitoria della norma abrogata, ad operare la ritenuta sulle somme corrisposte a titolo di incentivazione all’esodo ad uomini di età compresa tra i 50 e i 55 anni nella misura intera pari all’aliquota di tassazione del TFR.
 Di seguito proponiamo un fac-simile del verbale di conciliazione in sede sindacale.
 VERBALE DI CONCILIAZIONE IN SEDE SINDACALE
    Addì
e il/la Sig./Sig.ra
sig./sig.ra
Matr.
rappresentanza, nella loro qualità di Conciliatori designati rispettivamente dalla
presso la sede   di , il Dr.
(data) della Confindustria o D.P.L. (indirizzo)
   (Nome e Cognome)
  (Nome e Cognome) (Nome e Cognome)
(numero di matricola) Confindustria o D.P.L. (Provincia)
(rappresentante sindacale) (data di nascita)
(Sigla) (Nome e Cognome)
alla quale il/la con il presente atto conferma/conferisce mandato ai fini della di   e dal Sindacato   , hanno esperito il tentativo di
conciliazione in sede sindacale fra il/la sig./sig.ra Italiane S.p.A. in persona del Dr.
I CONCILIATORI
e la Società Poste , giusta procura in atti.
nato/a il   C.F:
Accertata l'identità delle Parti, la capacità ed il potere di ciascuna di esse di conciliare, hanno preventivamente provveduto ad avvertire le Parti stesse circa gli effetti propri della conciliazione in sede sindacale ai sensi della   .
I predetti hanno quindi esperito la amichevole e definitiva composizione della vicenda risoltasi nei seguenti termini:
PREMESSO CHE
A. intendono risolvere consensualmente il rapporto di lavoro in essere;
B. intendono inoltre definire ai sensi dell'art. 1965 c.c. e seguenti, anche in via generale e
novativa, ogni e qualsiasi pretesa che possa derivare, sia in via causale sia in via meramente occasionale, dal rapporto di lavoro e dalla sua cessazione anche ai sensi dell'
comma 4 e dell'art. 411 c.p.c., 3 comma, dichiarano di aver raggiunto una complessiva intesa articolata nelle seguenti immodificabili
(Provincia) ,
(rappresentante Confindustria o D.P.L.)
(
  (codice fiscale)
  della
   (Nome e Cognome)
Legge n. 533 del 1973
   art. 2113 c.c.
,
   CONDIZIONI
1. Le premesse costituiscono parte integrante del presente verbale e sono esse stesse patto.
2. Il rapporto di lavoro intercorrente con il/la sig./sig.ra (Nome e Cognome) - assunto/a in ruolo il (data) si risolverà consensualmente - e, dunque, con reciproco esonero dal
preavviso, non spettante - con decorrenza (data) (pertanto dal (data) il/la
sig./sig.ra (Nome e Cognome) non farà più parte degli organici della Società).
3. In relazione alla risoluzione consensuale indicata nel punto 2) che precede, Poste Italiane S.p.A. si impegna ed obbliga a liquidare al/alla il/la sig./sig.ra (Nome e Cognome) , a titolo
di incentivo per l'esodo volontario anticipato, la somma lorda di €. 00.000,00)=(importo in lettere AAAAAAAAAA,00) - corrisposta ai sensi e per gli effetti degli artt. 17 e 19 del vigente T.U.I.R. e art. 12, c. 4 lett. B) L. 153/69 così come modificata dall'art. 6 del DLgvo 314/97, che verrà erogata contestualmente alle competenze di fine
       (importo in cifre
     
 rapporto e, comunque, non oltre 60 giorni dalla risoluzione del rapporto di lavoro a mezzo
prospetto paga.
4. Il/La sig./sig.ra (Nome e Cognome) accetta la somma al lordo delle ritenute di legge
di cui al precedente punto 3) sia quanto al suo ammontare che al titolo ed ai termini di erogazione. Inoltre, a fronte della suddetta risoluzione del rapporto di lavoro, si impegna a restituire, entro e non oltre la data del (data) , le varie "dotazioni di servizio" fornite a suo tempo dall'azienda e, come tali, non più detenibili ad alcun titolo.
5. Con l'occasione, inoltre, in coerenza con quanto risultante sub punto B) della premessa il/la sig./sig.ra (Nome e Cognome) e Poste Italiane S.p.A. confermano di voler comporre, anche ai sensi dell'art. 1965 c.c. 1° comma, ogni possibile contesa comunque connessa al rapporto di lavoro ed alla sua risoluzione.
6. In tale quadro, con la firma del presente verbale, il/la sig./sig.ra
carico dell’IPOST fino al 28 febbraio 1998 - espressamente ed incondizionatamente:
      dichiara, comunque, di rinunciare - fatto salvo il diritto alla Indennità di Buonuscita, a totale
(Nome e Cognome)
  6.1 a qualsiasi diritto, credito o pretesa, dedotta e/o deducibile, anche di natura risarcitoria, comunque correlata al rapporto di lavoro intercorso ed alla sua risoluzione e quantunque non esplicitata o fatta valere prima d'ora;
6.2 ad azionare eventuali ulteriori diritti o pretese - rivendicati o rivendicabili a qualsiasi titolo, anche di carattere risarcitorio - direttamente o indirettamente connessi o comunque riferibili o causalmente ricollegabili al rapporto di lavoro intercorso con la società Poste Italiane S.p.A. che potrebbero trovare fonte nella legge, nel C.C.N.L. (sia con riferimento alle previsioni della parte economica che di quella normativa) o in qualsiasi altra fonte regolamentare e/o pattizia del rapporto di lavoro - delle quali tutte dichiara di conoscere il contenuto - tra cui rientrano: indennità di vacanza contrattuale; perdita di chance; difforme inquadramento; mancato riconoscimento di posizioni economiche differenziate; premi di produttività dovuti e non corrisposti; differenze retributive a qualsiasi titolo dovute e non corrisposte; eventuale straordinario non pagato; gratifiche, premi e incentivi; diarie; trattamento di trasferimento; integrazioni del trattamento di fine rapporto relative a diritti, crediti e pretese come sopra rinunciati - e quant'altro non fosse stato già erogato nel corso del rapporto di lavoro nonché in relazione alla suddetta risoluzione dello stesso,
dichiarando di essere pienamente soddisfatta in ogni sua pretesa e di non aver null'altro a pretendere, per qualsiasi titolo, ragione o causa, derivante o connessa direttamente e/o indirettamente al rapporto di lavoro medesimo, fatti sia i diritti maturandi dalla data di sottoscrizione del presente verbale fino alla risoluzione del rapporto di lavoro che quelli con quest'ultima connessi, comprese le ferie maturate e non godute all'atto della cessazione del rapporto di lavoro.
 
 Poste Italiane S.p.A., pur consapevole della piena correttezza del proprio operato, prende atto ed accetta in ogni caso le ampie rinunce comunque formulate nel precedente punto 6) dal/dalla sig./sig.ra (Nome e Cognome) e si impegna, comunque, a corrispondere allo/a stesso/a - non oltre 60 giorni dalla risoluzione del rapporto di lavoro la somma lorda di € X.XXX,XX)=(importo in lettere YYYYYYY,YY) , a mezzo prospetto paga ed a mero titolo transattivo, all'esito della ratifica del presente verbale presso la DPL o Unione Industriali competente.
Il/La sig./sig.ra (Nome e Cognome) , accetta la somma di cui al punto che precede sia quanto alla entità che al titolo ed alla modalità di erogazione.
Il/La sig./sig.ra (Nome e Cognome) , da un lato, e Poste Italiane S.p.A. dall’altro, si danno vicendevolmente atto che il presente verbale costituisce un insieme "integrato ed inscindibile". le cui clausole sono inderogabili a favore dì entrambe le parti.
Letto, confermato e sottoscritto. (luogo) ) li, (data) )
  (importo in cifre
           Il/La sig./sig.ra
(Nome e Cognome) )
(firma per esteso leggibile del dipendente)
per Poste Italiane S.p.A.
(Titolo Nome e Cognome) ) (firma per esteso leggibile del funzionario)
       per l’Organizzazione Sindacale
(Titolo Nome e Cognome) ) (firma per esteso leggibile del rappresentante)
II presente verbale di conciliazione in sede sindacale viene depositato, a cura di Confindustria di ((luogo)), presso la D.P.L. di ((luogo))
oppure
II presente verbale di conciliazione in sede sindacale viene depositato presso la D.P.L. di
((luogo))
Nota: il documento dovrà essere siglato nel primo foglio e firmato per esteso nell’ultimo
per Confindustria o D.P.L. .
  (Titolo Nome e Cognome) )
(firma per esteso leggibile del funzionario)
         
Note: di seguito si riportano gli articoli delle leggi e dei codici citati nel documento di conciliazione. Legge 11 agosto 1973, n. 533
(Gazzetta Ufficiale n. 237 del 13 settembre 1973)
Disciplina delle controversie individuali di lavoro e delle controversie in materia di previdenza e di assistenza obbligatorie.
Art. 1.
Il titolo IV del libro secondo del codice di procedura civile approvato con regio decreto 28 ottobre 1940, n. 1443, è sostituito dal seguente:
Titolo IV
Norme per le controversie in materia di lavoro.
Capo I
DELLE CONTROVERSIE INDIVIDUALI DI LAVORO
Sezione I
Disposizioni generali
Art. 409. (Controversie individuali di lavoro). - Si osservano le disposizioni del presente capo nelle controversie relative a:
1) rapporti di lavoro subordinato privato, anche se non inerenti all'esercizio di una impresa; ...omissis...(In un atto pubblico che riproduce in estratto un documento, indica parole o frasi omesse perché coperte da segreto o giudicate non necessarie alla comprensione e all'uso dell'atto stesso)
Art. 410. (Tentativo facoltativo di conciliazione). - Chi intende proporre in giudizio una domanda relativa ai rapporti previsti dall'articolo precedente, e non ritiene di avvalersi delle procedure di conciliazione previste dai contratti e accordi collettivi, può promuovere anche tramite una associazione sindacale il tentativo di conciliazione presso la commissione di conciliazione, nella cui circoscrizione si trova l'azienda o una qualsiasi dipendenza di questa, alla quale è addetto il lavoratore, o presso la quale egli prestava la sua opera al momento della fine del rapporto.
La commissione, ricevuta la richiesta, tenta la conciliazione della controversia, convocando le parti, per una riunione da tenersi non oltre dieci giorni dal ricevimento della richiesta.
Con provvedimento del direttore dell'ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione è istituita in ogni provincia, presso l'ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione, una commissione provinciale di conciliazione composta dal direttore dell'ufficio stesso o da un suo delegato, in qualità di presidente, da quattro rappresentanti effettivi e da quattro supplenti dei datori di lavoro e da quattro rappresentanti effettivi e da quattro supplenti dei lavoratori, designati dalle rispettive organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative su base nazionale. Commissioni di conciliazione possono essere istituite, con le stesse modalità e con la medesima composizione di cui al precedente comma, anche presso le sezioni zonali degli uffici provinciali del lavoro e della massima occupazione.
Le commissioni, quando se ne ravvisi la necessità, affidano il tentativo di conciliazione a proprie sottocommissioni, presiedute dal direttore dell'ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione o da un suo delegato, che rispecchino la composizione prevista dal precedente terzo comma.
In ogni caso per la validità della riunione è necessaria la presenza del presidente e di almeno un rappresentante dei datori di lavoro e di uno dei lavoratori.
Ove la riunione della commissione non sia possibile per la mancata presenza di almeno uno dei componenti di cui al precedente comma, il direttore dell'ufficio provinciale del lavoro certifica l'impossibilità di procedere al tentativo di conciliazione.
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« Risposta #84 inserito:: Aprile 27, 2018, 07:06:46 »

Grazie per aver postato il documento!!  Wink
sicuramente sarà di utilità per molti per orientarsi.

quindi in effetti, come dicevamo qualche post fa, agli effetti della normativa attuale si tratta di sede sindacale anche per confindustria.

per quanto riguarda la tematica della tassazione consiglio di dare un'occhiata al post http://www.mondoposte.it/smf/index.php?topic=15172.msg223049#msg223049
« Ultima modifica: Aprile 27, 2018, 07:13:48 da albus » Registrato
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« Risposta #85 inserito:: Gennaio 25, 2019, 16:29:03 »

Salute a tutti/e,
Mi presento... senza farmi riconoscere proprio del tutto :-)...
Marco, 50 primavere in Roma. Da 19 anni in Gruppo Poste (di cui 2 in Poste). Sindacalista cgil sino a qualche mese fa. Di quelli che non fanno carriera né in azienda né nel sindacato. Poche, scarne parole, che però tanto dicono a chi già sa...  Cool   Invalido al 75% da qualche anno. Non mi fanno lavorare da più di due anni. Già provato con job posting e colloqui vari...
Vedo che qui c'è gente ben informata, perciò sarò schietto: mi serve (come il pane!) un aggiornamento sulla materia in oggetto, e, precisamente, una cifra plausibile ed una percentuale, se valutabile, di successo della trattativa alla data odierna. Perché fra un mese mi presenterò al capo del personale con la seguente triade di opzioni: 1) una bella causa di servizio 2) una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro 3) una attribuzione di funzioni lavorative congrue ed il riconoscimento almeno parziale del "maltolto".
Spero di leggervi!
Grazie,
marcop
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« Risposta #86 inserito:: Gennaio 25, 2019, 18:32:06 »

Salute a tutti/e,
Mi presento... senza farmi riconoscere proprio del tutto :-)...
Marco, 50 primavere in Roma. Da 19 anni in Gruppo Poste (di cui 2 in Poste). Sindacalista cgil sino a qualche mese fa. Di quelli che non fanno carriera né in azienda né nel sindacato. Poche, scarne parole, che però tanto dicono a chi già sa...  Cool   Invalido al 75% da qualche anno. Non mi fanno lavorare da più di due anni. Già provato con job posting e colloqui vari...
Vedo che qui c'è gente ben informata, perciò sarò schietto: mi serve (come il pane!) un aggiornamento sulla materia in oggetto, e, precisamente, una cifra plausibile ed una percentuale, se valutabile, di successo della trattativa alla data odierna. Perché fra un mese mi presenterò al capo del personale con la seguente triade di opzioni: 1) una bella causa di servizio 2) una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro 3) una attribuzione di funzioni lavorative congrue ed il riconoscimento almeno parziale del "maltolto".
Spero di leggervi!
Grazie,
marcop

Questi sono i tuoi diritti.......:

Invalidità 75%: quali diritti?
Veniamo finalmente al tuo caso: ti è stata riconosciuta un’invalidità pari al 75% e vuoi sapere cosa ti spetta. Di seguito troverai le agevolazioni che la legge riconosce all’invalido al 75%:

se sei in possesso dei requisiti contributivi minimi, hai innanzitutto diritto all’assegno ordinario di invalidità (aoi). Per accedere a tale assegno devi possedere, in una delle gestioni facenti capo all’Inps (fondo pensione lavoratori dipendenti, artigiani, commercianti, coltivatori, gestione Separata, ex Inpdap, ex Enpals), almeno cinque anni di contributi, di cui tre versati nell’ultimo quinquennio.  L’assegno è calcolato in base ai contributi versati, come se si trattasse della pensione, ma senza maggiorazioni (come invece avviene per la pensione per assoluta e permanente inabilità a qualsiasi attività lavorativa), e viene ridotto se il reddito supera di quattro volte il trattamento minimo. L’assegno ordinario d’invalidità è compatibile con l’attività lavorativa, al contrario della pensione per assoluta e permanente inabilità;
se non possiedi i requisiti contributivi sopra indicati, puoi avere diritto all’assegno di assistenza, che spetta se il tuo reddito è inferiore a 4.805,19 euro e l’invalidità riconosciuta supera la percentuale del 74%. Al compimento dell’età pensionabile, la pensione d’invalidità civile viene convertita in assegno sociale;
al di fuori dei benefici economici, con il 75% di invalidità hai anche diritto all’esenzione totale dal ticket sulle prestazioni specialistiche e di diagnosi strumentale;
se lavoratore con invalidità superiore ai due terzi, l’invalido al 75% che sia dipendente pubblico ha diritto di scelta prioritaria tra le sedi di lavoro disponibili;
hai diritto al beneficio pensionistico dei contributi figurativi, o maggiorazione contributiva: per ogni anno lavorato alle dipendenze di un datore di lavoro pubblico o privato sono accreditati due mesi di contributi figurativi in più, sino ad un massimo di cinque anni. La maggiorazione è utile anche per raggiungere il requisito contributivo, o la maggiore anzianità in assenza del requisito anagrafico, per la pensione di anzianità o anticipata. Il beneficio nella misura di due mesi per ogni anno di lavoro fino ad un massimo di cinque anni è riconosciuto entro l’anzianità contributiva massima di 40 anni per il calcolo della pensione con il sistema di calcolo retributivo. I due mesi di contributi in più non assumono rilevanza nel calcolo della quota di pensione contributiva (per le pensioni a calcolo misto), né nel calcolo della pensione da liquidare integralmente con il sistema contributivo;
l’invalido al 75% può accedere all’Ape sociale, cioè ad un assegno che accompagna il lavoratore dai 63 anni di età (o dalla posteriore data della domanda di prestazione) sino al perfezionamento del requisito della pensione di vecchiaia. L’assegno è calcolato allo stesso modo della futura pensione, ma non può superare i 1500 euro mensili. All’Ape sociale si può accedere con 30 o 36 anni di contributi (tra tutte le gestioni Inps, considerando anche eventuali contributi esteri, come chiarito da un nuovo messaggio Inps), a seconda della categoria di appartenenza. Coloro che possiedono un’invalidità riconosciuta almeno pari al 74% raggiungono la prestazione con un minimo di 30 anni di contributi. Per ottenere l’Ape sociale si deve cessare l’attività lavorativa; ci si può reimpiegare in seguito, ma non si deve superare il reddito annuo di 8mila euro, se si viene reimpiegati come dipendenti o parasubordinati, o di 4800 euro, se la nuova attività è di lavoro autonomo. La prestazione è incompatibile con i sussidi di disoccupazione e con qualsiasi pensione diretta;
con invalidità al 75% puoi anche fruire di un congedo per cure relative all’infermità riconosciuta, per un periodo non superiore a trenta giorni l’anno;
hai inoltre la possibilità di usufruire del collocamento mirato. Si tratta dell’accesso ai servizi di sostegno e di collocamento dedicati alle categorie protette: per usufruirne, devi recarti presso il centro per l’impiego, presentando, oltre al verbale di invalidità, la relazione conclusiva rilasciata dalla preposta Commissione dell’Asl. L’invalido al 75% può, inoltre, essere incluso dall’azienda nelle quote di riserva relative alla legge sul collocamento obbligatorio, cioè nei posti che l’azienda deve per legge mettere a disposizione delle categorie protette;
l’invalido al 75%  ha altresì diritto a protesi ed ausili eventualmente necessari per la patologia riconosciuta nel verbale di accertamento della commissione medica;
a prescindere dalla percentuale di riduzione della capacità lavorativa e a seconda della menomazione posseduta, la commissione medica potrebbe indicare sul verbale il diritto al contrassegno per usufruire dei parcheggi per disabili.
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« Risposta #87 inserito:: Gennaio 30, 2019, 14:42:00 »

Grazie Reds,
Però mi spiace doverti dire che sei andato completamente fuori tema!
Se leggi la mia mail, le domande sono precise e su tutt'altra materia.
Con l'occasione debbo dare una informazione a tutti voi... L'Assegno Ordinario di Invalidità è solo una chimera per noi postacei. Ovvero: col pretesto che siamo ex IPOST INPS non lo riconosce ai dipendenti di Poste Italiane e società del gruppo. Se mi chiedete i dettagli del motivo per cui questa informazione è SICURA come la morte... tanto vale che vi dico nome e cognome del Sottoscritto, dopo di che una semplice ricerca su google fugherà ogni eventuale dubbio residuo.
Saluti!
marcop
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« Risposta #88 inserito:: Gennaio 30, 2019, 16:56:12 »

Hai ragione, per noi postali non esiste aoi, pero' un mio collega e' stato riconosciuto " inidoneo permanente in modo assoluto al servizio d'istituto" , percepisce la pensione calcolata secondo gli anni di contribuzione.
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« Risposta #89 inserito:: Gennaio 30, 2019, 17:45:20 »

Già. Questa è l'unica strada. Ma secondo le mie info, bisogna esser conciati molto male.
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