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Autore Discussione: sentenze art.25 anno 2001  (Letto 11627 volte)
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« inserito:: Novembre 17, 2009, 15:01:10 »

sentenza del tribunale di Ancona del 2008 su un contratto art.25 in cui si tiene conto della soglia del 5%


Citazione
TRIBUNALE DI ANCONA
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

II Tribunate di Ancona in composizione monocratica nella persona della xxx, quale giudice del lavoro ha emesso la seguente

SENTENZA

nella causa civile di primo grado iscritta al n° xxx, discussa all'udienza del  giorno xxx 2008 e vertente tra le seguenti parti:

RICORRENTE

XXX elettivamente domiciliata presso lo studio dell'avv. Xxx e rappresentato e difeso dall'avv: xxx giusta procura posta a margine del ricorso introduttivo;

RESISTENTE
POSTE ITALIANE, SPA IN PERSONA DEL LEGALE RAPPRESIATANTE PRO-TEMPORE
Rappresentata e difesa dall'avv. xxx come da procura a margine della memoria di costituzione.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso del 13.03.2007 il ricorrente sopra indicato allegava di aver lavorato alle dipendenze delle Poste Italiane dal 01.06.2001 al 30.09.2001, in virtù di contratto stipulato il 30.05.2001; che in particolare l'assunzione con contratto a termine era stata effettuata con generico richiamo alla disciplina di cui all'art. 8 del CCNI. del 26.11.1994 e di cui all'art. 25 CCNI... 11.01.2001.
Assumeva il ricorrente la illegittimità del contratto a termine stipulato con la società resistente, per contratto con la Legge del 1962 n. 230 della legge 56/1987; eccepiva il mancato rispetto da parte della società resistente del limite delle assunzioni a tempo determinato, previsto dall'art. 25, comma 3, CCNL 11.01.2001 del 5% su base regionale rispetto al numero dei lavoratori risultanti assunti a tempo indeterminato alla data del 31 dicembre dell'anno precedente.
Chiedeva, pertanto. la declaratoria di illegittimità del contratto a termine stipulato con i consequenziali effetti giuridici ed economici.
La parte convenuta si costituiva in giudizio e con memoria, depositata nei termini di legge, eccepiva, in primo luogo, la risoluzione del contralto per mutuo consenso, contestava quanto ex adverso dedotto dalla parte attrice e, nel merito, chiedeva il rigetto della domanda perché infondata in fatto presupposto della piena legittimità del contratto stipulato in alla Legge  e agli accordi collettivi susseguitisi net tempo.
La causa veniva discussa e decisa all'udienza del xxx con dispositivo di cui si dava lettura.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Riguardo alla eccezione di risoluzione del contratto per mutuo consenso, va  detto che sul punto che Corte di Cassazione ha statuito che è configurabile la risoluzione per mutuo consenso del rapporto di lavoro ai sensi dell'art. 1372 cc anche in presenza non di dichiarazioni, ma di comportamenti significativi tenuti dalle parti (v. Cass. 143.03.1997 ti. 2290).
Parimenti la Suprema Corte con una sentenza del 11.09.2003 n. 13370 ha affermato il medesimo principio, deducendo che è suscettibile di una qualificazione in tal senso il comportamento delle parti che, in relazione alla scadenza del termine illegittimamente apposto al contratto, determina la cessazione della funzionalità di fatto per una durata e con modalità tali da evidenziare il completo disinteresse alla sua attuazione (nella specie la S. C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva ritenuto risolto consensualmente un rapporto in una situazione in cui l'azione per il riconoscimento della nullità dell'apposizione del termine e la sussistenza di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato era stata proposta a circa sette anni dalla conclusione di facto del rapporto ed il lavoratore aveva in quel periodo svolto attività lavorativa presso altro datore di lavoro in una diversa sede e in condizioni di maggior aggravio rispetto al rapporto precedente).
Leggendo nel complesso la citata sentenza della Suprema Corte si desume che non è possibile attribuire effetti negoziali risolutivi alla meta inerzia, essendo necessario individuare gli elementi che inducono a ritenere perfezionata la fattispecie negoziale della risoluzione per mutuo consenso, sicchè l'onere di provare detti elementi incombe in capo a chi invoca l'effetto estintivo (v. cass. 27.04.1992 n. 5012).
Ne deriva che nel giudizio instaurato ai fini del riconoscimento di un contratto a tempo indeterminato o tendente ad ottenere la declaratoria di illegittimità del termine apposto al contratto di lavoro, ai fini della configurabilità della fattispecie della risoluzione per mutuo consenso non può bastare l'inerzia o il mero decorso del tempo, quale elemento significativo della volontà di risolvere il rapporto, ma occorre esaminare, oltre il lasso di tempo trascorso, il comportamento tenuto dalle parti medio tempore ed altre significative circostanze, dalle quali possa desumersi una volontà chiara a certa di voler pone definitivamente fine al loro rapporto (v. Cass. 11.12.2001 n. ,1562..
 Nel caso specifico non può ritenersi sufficiente o assumere una
significativa rilevanza, ai fini della configurabilità della risoluzione per mutuo
consenso, il semplice decorso del tempo (v. anche cass. 02.12.2002 17070: cass. 17.12.2004 23554)), né la parte convenuta ha fornito prova di ulteriori e significativi elementi, atti a dimostrare la precisa volontà delle parti di risolvere il contralto.
Quanto al merito, va innanzitutto precisato che l’assunzione del ricorrente con contratto stipulato il 30.05.2001 è avvenuta ai sensi della disciplina dell'art. 25 CCNI, 11.01.2001 per le denunciate “esigenze di carattere straordinario conseguenti a processi di riorganizzazione, ivi comprendendo un più funzionale riposizionamento di risorse sul territorio anche derivanti da innovazioni tecnologiche, ovvero conseguenti all’introduzione e/o sperimentazione di nuove tecnologie, prodotti e servizi”
La norma di riferimento nel caso specifico è costituita dalla Legge 28.02.1987 n. 56 recante norme sull'organizzazione del mercato del lavoro, la quale ha innovato in maniera significativa la disciplina del contratto di lavoro a tempo determinato dettata dalla legge 18.04.1962 n. 230, prevedendo all'art. 23 che l'apposizione di un termine alla durata di un contratto, oltre che nelle ipotesi di cui all'art. 1 della legge del 1962, è consentita nelle ipotesi individuate nei contratti collettivi di lavoro stipulati con i sindacati nazionali a locali aderenti alla confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale . I contratti collettivi, dal loro canto, stabiliscono il numero, in percentuale, dei lavoratori che possono essere assunti con i contratti a termine, rispetto ai lavoratori impegnati a tempo indeterminato.
Vale a dire che l’art. 23 della legge 56/87 ha stabilito che le parti collettive possano stabilire le ipotesi, oltre quelle previste dalla legge, nelle quali è legittimo stipulare contratti di lavoro subordinato a tempo determinato.
Ed invero, mentre la legge 230 del 1962 disponeva che il contratto di lavoro si reputa a tempo indeterminato, salvo le eccezioni appresso indicate. E' consentita l'apposizione di un termine alla durata del contratto: quando -..” la legge 28 febbraio 1987, n. 56, nel delineare una nuova disciplina giuridica del mercato del lavoro, ha stabilito (art. 23) che l'apposizione di un termine alla durata del contratto di lavoro", oltre che nelle ipotesi previste dalla legge del 1962 e successive integrazioni, 8 consentita nelle ipotesi individuate nei contratti collettivi di lavoro stipulati con i sindacati nazionali o locali aderenti alle confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale”. I contratti collettivi -aggiunge la norma- stabiliscono il numero in percentuale dei lavoratori che possono essere assunti con contratto di lavoro a termine rispetto al numero dei lavoratori impegnati a tempo indeterminato.
La disciplina del contratto a termine è stata, poi, ridisegnata con la legge delega 29 dicembre 2000, n. 422 e il decreto legislativo di attuazione n. 368 del 2001.
L’art. 1 del decreto delegato cosi dispone: è consentita l’apposizione di un termine alla durata del contratto di lavoro subordinato a fronte di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo".
Come è agevole evincere, leggendo quest’ultima norma, il legislatore non ha voluto porre sullo stesso piano lavoro a termine e lavoro a tempo indeterminato, affidando la scelta alla preferenza del datore di lavoro per l'una o per l'altra soluzione, ma ha inteso sancire che si può ricorrere al lavoro a termine solo a fronte di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo... Tali ragioni non possono essere dilatate a tal punto da essere identificate con le preferenze insindacabili del datore di lavoro. In tal modo la norma perderebbe qualsiasi senso e comporterebbe la possibilità di una scelta sostanzialmente arbitraria. Di “ragioni”  si deve trattare. E non di ragioni di mera convenienza economica, ma di ragioni tecniche, produttive, organizzative o sostitutive. Ma soprattutto si deve trattare di ragioni che giustificano la scelta del contralto a termine, altrimenti non consentita. Quindi, ragioni della assoggettabilità ad un termine del contratto. Il che significa che il contralto deve rispondere ad un'oggettiva esigenza (tecnica, produttiva, organizzativa o sostitutiva) di temporaneità del rapporto e non ad una scelta di politica aziendale assunzioni e (conseguentemente) della gestione dei rapporti di lavoro.
La norma, superando la tipizzazione e introducendo una clausola generale, ha probabilmente ampliato l'area della deroga al principio per cui il contratto di lavoro e a tempo indeterminato, ma sempre di una deroga si tratta e di una deroga che deve essere collegata a ragioni che giustifichino la scelta di assumere a termine. Non una qualsiasi ragione ma una ragione giustificativa del termine.
Quindi, secondo la disciplina dettata da ultimo dal del. Leg.vo 368/01 il datore di lavoro che voglia assumere con contratto a termine può farlo in presenza di ragioni tecniche, produttive, organizzative o sostitutive che giustifichino la apposizione del termine. Si deve trattare di ragioni oggettive che, in quanto tali, possono c devono essere dimostrabili e verificabili.
Dunque, ripercorrendo le vane tappe legislative, si pub dire che Legislatore ha sempre guardato con sospetto alla possibilità di consentire al ricorso indiscriminato del termine ed ha stabilito l'inefficacia del contralto di 1avoro a termine e la trasformazione del contratto a tempo indeterminato , ove la stessa non sia avvenuta per iscritto e, non essendo giustificata dalla specialità del caso risulti apposta per eludere le disposizioni riguardanti il lavoro a tempo :. indeterminato. ,   Su questa scia si è posta la legge del 1962 n. 230 , che tenuto fermo il Principio che la stipulazione dei contratti a termine è ammessa solo in casi
eccezionali e che, al di fuori dei casi tassativamente previsti, i contratti a termine sono trasfomiati in contratti a tempo indeterminato, ha acconsentito l'apposizione del termine in determinate, eccezionali ipotesi della vita dell’azienda.
Successivamente, constatati gli inconvenienti di un sistema cosi rigido, il legislatore ha consentito nuovi casi di contratti di lavoro a tempo determinate sino ad arrivare all'art. 23 della legge del 1987 n. 56, con la quale legge ha mandato all'autonomia collettiva il potere di individuare altri casi di deroga e di fissare  la percentuale dei lavoratori assumibili a termine rispetto agli occupati a tempo  indeterminato.
Si è poi arrivati al decreto legislativo del 2001 n. 368 che ha abbandonato il metodo di far riferimento ad un elenco tassativo di fattispecie giustificatrici ed esteso la deroga al divieto a tutti i casi di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo e sostitutivo.
Orbene, considerato che il rapporto contrattuale oggetto del nostro esame venuto in essere e cessato prima dell'entrata in vigore della legge 368/01, che ha ampliato l'area dei contratti a terrine consentiti, è da escludere che detta norma si applichi alle fattispecie in oggetto, non potendo attribuirsi alla stessa una efficacia retroattiva non desumibile da alcuna delle disposizioni in essa contenute, derivandone che alla presente fattispecie non può che applicarsi la legge 56/87, che fa a sua volta riferimento ai contratti collettivi di categoria.
Tuttavia non può non rilevarsi, alla luce degli interventi legislativi succedutisi nel tempo, che il rapporto tra il contratto a tempo indeterminato e quello a termine non è più di genere a specie e che la necessità di contemperare l'esigenza, da un lato, di non soffocare la libertà organizzativa delle aziende con quella, dall'altro, di impedire una troppo facile elusione della normativa vincolistica posta alla tutela del lavoratore, ha imposto di estendere l’ambito di applicazione del contratto di lavoro a tempo determinate.
Dunque, se è vero che vi è stato un allargamento delle possibilità di stipulare contratti di lavoro a termine è anche vero che detti contratti devono rimanere nell'ambito di determinati limiti e devono essere giustificati da specifiche esigenze al fine di evitare che il datore di lavoro ricorra al sistema del contratto a termine per sottrarsi ai vincoli della normativa di tutela del lavoratore.
Posti detti principi generali, va detto che nel caso specifico è incontroverso tra le parti che il ricorrente sia stato assunto dalle Poste ltaliane con contratto a termine in applicazione dell'art. 25 CCNL 11.01.2001.
L'art. 25 CCNL 11.01.2001 ha previsto la possibilità di ricorrere alla stipula di contratti a tempo determinato in caso di :
- necessità di espletamento del servizio in concomitanza di assenza per ferie nel periodo giugno/settembre;
incrementi di attività in dipendenza di eventi eccezionali od esigenze produttive particolari c di carattere temporaneo the non sia possibile soddisfare con il personale in servizio nell'unità produttiva interessata;
- punte di più intensa attività stagionale;
- sostituzione di lavoratori partecipanti a corsi di riqualificazione personale; esigenze di carattere straordinario conseguenti a processi di riorganizzazione ivi comprendendo un più funzionale riposizionamento di risorse sul territorio, anche derivanti da innovazioni tecnologiche, ovvero conseguenti all’introduzione c/o sperimentazione di nuove tecnologie, prodotti e servizi.
Orbene, innanzitutto va detto che, in linea astratta, il contralto stipulato
con il ricorrente rientra tra le ipotesi in relazioni alle quali la disciplina collettiva
pattizia ha disposto l’autorizzazione alla stipula del contratti di lavoro a tempo
determinato.
Il problema è la verifica in concreto della sussistenza delle situazioni legittimanti il ricorso al contratto a termine. vale a dire: 1) esigenze di carattere straordinario conseguenti a processi di riorganizzazione, ivi comprendendo un più funzionale riposizionamento di risorse sul territorio anche derivanti da innovazioni tecnologiche, ovvero conseguenti all' introduzione e/o sperimentazione di nuove tecnologie, prodotti e servizi e 2) necessità di espletamento del servizio in concomitanza di assenza per ferie nel periodo giugno/settembre.
 È indubbio che almeno una delle ragioni giustificatrici del contratto a termine oggetto d'esame, cioè la sostituzione di personale in ferie risulta dimostrata dalla produzione dei fogli winprass.
Senonchè nel caso di specie il ricorrente ha dedotto, tra l'altro, la illegittimità del contralto a termine per violazione del limite fissato dall'art. 25, comma 3, CCNL 1101.2001.
Sul punto la società convenuta nulla ha provato, limitandosi a dedurre che incombeva sul lavoratore la prova del superamento della percentuale fissata dall'art. 25 citato.
Riguardo, poi, alla deduzione secondo cui il documento prodotto da parte ricorrente a sostegno della eccezione si riferisce anche a dipendenti part- time, sicchè ai fini della determinazione del rispetto della percentuale del 5% dovrebbe considerarsi che due contratti part-time equivalgono ad un contratto full-time, va rilevata la genericità è l'assenza di prova.
La società datrice di lavoro, invero, è onerata di fornire la prova delle ragioni che giustificano l'apposizione del termine e quindi anche la prova di aver rispettato le prescrizioni contenute nella norma pattizia.
Il limite percentuale fissato dall'art. 25 è imposto al datore di lavoro, per cui a fronte della eccezione della inosservanza di detto limite, e il datore di lavoro che deve provare di averlo osservato; tra l'altro, l'ipotesi contraria comporterebbe in capo al lavoratore una prova eccessivamente gravosa.
Dove ritenersi, quindi, che non sia stata dimostrata da parte della società resistente la sussistenza di tutti gli elementi previsti dalla norma contrattuale ai fini della legittimità del contratto a termine stipulato.
L'assenza dei presupposti per la legittima apposizione della clausola del termine
ne comporta la nullità, con residua validità del contratto che deve ritenersi a tempo indeterminato ed ancora in essere.
La società resistente va, quindi condannata alla ricostituzione del rapporto di lavoro sin dall'origine.
Per quanto afferisce alle conseguenze economiche va detto che in forza di quanto statuito dalla cassazione (v. cass. 14381/02 e cass. 15331/04) il diritto al compenso spetta al dipendente che abbia cessato il lavoro per scadenza del termine illegittimo solo a seguito di offerta della prestazione, che determina la mora accipiendi del datore di lavoro, la quale offerta nel caso specifico può farsi coincidere con l'atto di messa in mora del 06.12.2006.
II compenso, quindi, andrà calcolato dalla suddetta data e sulla sorte capitale andranno calcolati gli interessi e la rivalutazione dovuti dalla sopra detta data sino al soddisfo.
Quanto alla diminuzione del danno per l'aliunde perceptum, non può essere riconosciuta, atteso che gli emolumenti percepiti a seguito di stage per attività di studio non possono considerarsi di natura retributiva e tali da diminuire il danno patrimoniale subito.
Il regime delle spese viene regolato secondo la soccombenza.

P.Q.M.

Il Tribunale di Ancona in composizione monocratica in persona della xxx,
definitivamente pronunciando, ogni altra istanza disattesa, dichiara la nullità della clausola relativa all'apposizione del termine nel contratto di assunzione stipulato tra il ricorrente e la resistente il 30.05.2001, con decorrenza 01.06.2001 e scadenza il 30.09.2001.
Dichiara che il rapporto di lavoro intercorso tra il ricorrente e la società Poste Italiane deve considerarsi a tempo indeterminato sin dall'origine e deve considerarsi ancora in corso.
Condanna la resistente al ripristino del rapporto di lavoro nella stessa sede e con le stesse mansioni a qualifica originarie.
Condanna la società poste italiane a corrispondere a favore del ricorrente le relative retribuzioni con decorrenza dalla data dell'offerta di svolgimento della prestazione lavorativa, con interessi e rivalutazione monetaria come per legge e con relativi versamenti contributivi.
Condanna la resistente alla rifusione nei confronti del ricorrente delle spese di lite, che liquida in euro 1967,00 per diritti e 1500,00 per onorari, niente rimborso spese generali, IVA e CPA come per legge.
Ancona 2008

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« Risposta #1 inserito:: Novembre 17, 2009, 15:01:33 »

contratto art.25 stipulato nel periodo 11 gennaio 2001 ma precedente al 24 ottobre 2001 ritenuto legittimo


Citazione
CORTE D'APPELLO di Bari - Sentenza 24 gennaio 2008

Lavoro (Contratto collettivo) - In genere - A termine - Esigenze di carattere straordinario - Riorganizzazione - Mancanza di causale nella lettera di assunzione - Illegittimità dei termini.

Le Organizzazioni sindacali dei lavoratori e la S.p.a. Poste italiane con il contratto collettivo dell'11 gennaio 2001 hanno riformulato la disciplina collettiva del lavoro a tempo determinato. L'art. 25, comma secondo, di questa previsione contrattuale prevede la possibilità di stipulare contratti a termine per esigenze di carattere straordinario conseguenti a processi di riorganizzazione, comprendendo un più funzionale riposizionamento di risorse sul territorio, anche derivanti da innovazioni tecnologiche ovvero conseguenti all'introduzione e/o sperimentazione di nuove tecnologie, prodotti o servizi. La norma aggiunge che prima di dare corso alle conseguenti assunzioni, la materia formerà oggetto di confronto a livello nazionale e a livello locale, qualora risulti interessata una sola regione. In tale ambito non possono essere considerati illegittimi i termini apposti ai contratti in esame a causa della mancata specificazione nella lettera di assunzione di una causale che consenta di ricollegare eziologicamente l'assunzione a termine dei lavoratori con esigenze di carattere straordinario conseguenti a processi di riorganizzazione, e comunque alla carente dimostrazione, del nesso di causalità tra le esigenze riorganizzative e la singola assunzione a termine. Invero, proprio la sopra evidenziata ampiezza della delega alle parti sociali porta a ritenere che sia stata in generale ammessa la possibilità di individuare in astratto le condizioni per il ricorso alle assunzioni a termine, avendo il legislatore ritenuto costituire sufficiente garanzia di legalità la valutazione operata da parti sociali particolarmente qualificate e l'imposizione di un tetto percentuale alle assunzioni.


Svolgimento del processo

Con ricorso depositato il 21 febbraio 2003 R. C. conveniva in giudizio, innanzi al giudice del lavoro del Tribunale di Foggia, la società Poste Italiane S.p.a.

Esponeva di aver lavorato per le Poste dal 16 ottobre 2001 al 31 gennaio 2002, con le mansioni di "portalettere" (area operativa) presso l'ufficio di Sannicandro Garganico, in forza di un contratto di lavoro a tempo determinato, sottoscritto in data 15 ottobre 2001 e concluso ai sensi dell'art. 25 del c.c.n.l. 11 gennaio 2001 (e successivi accordi integrativi).

Assumeva, in sostanza, che il predetto contratto era da ritenersi privo dei requisiti sostanziali e formali richiesti dalla legge e dalla contrattazione collettiva ai fini della valida apposizione del termine, con la conseguenza che il rapporto di lavoro tra essa ricorrente e la società Poste Italiane doveva ritenersi tuttora persistente, perché convertito ab origine in rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

Chiedeva, pertanto, che, previa declaratoria di nullità del termine apposto al citato contratto e la conseguente dichiarazione di sussistenza di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato a far data dal 16 ottobre 2001, la S.p.a. Poste italiane fosse condannata a riammetterla in servizio e a pagarle le retribuzioni maturate dalla data di inizio del rapporto di lavoro ovvero dal momento in cui aveva posto a disposizione della società le sue energie lavorative, con gli arretrati maggiorati di rivalutazione ed interessi legali.

La società si costituiva in giudizio, affermando la piena legittimità dell'apposizione del termine e chiedendo il rigetto della domanda attorea.

In via subordinata la resistente assumeva anche che, in ogni caso, gli effetti della ricostituzione del rapporto di lavoro non avrebbero potuto essere retrodatati al di là del momento in cui si era venuta a configurare in capo al datore di lavoro una situazione di mora accipiendi ed eccepiva "la possibilità che il ricorrente avesse espletato attività lavorativa retribuita da terzi", con la conseguente necessità di detrarre l'"aliunde perceptum".

Con sentenza del 30 gennaio 2004 il giudice di prime cure riteneva la validità ed efficacia del termine apposto al contratto de quo e rigettava il ricorso.

Avverso tale decisione il R. ha proposto appello, contestando tutti i passaggi della motivazione del Tribunale di Foggia, chiedendo la riforma integrale della sentenza ed insistendo per l'accoglimento della propria iniziale domanda.

La società Poste Italiane S.p.a. ha resistito al gravame, difendendo le tesi sostenute nella decisione censurata, riproponendo le prospettazioni già rappresentate in primo grado e chiedendo, infine, il rigetto dell'impugnazione.

All'udienza odierna la controversia veniva discussa e decisa, come da separato dispositivo.


MOTIVI DELLA DECISIONE


R. C. ha avuto con la società convenuta un rapporto di lavoro a termine, in virtù di un contratto stipulato in data 15 ottobre 2001, per far fronte ad "'esigenze di carattere straordinario conseguenti a processi di riorganizzazione comprendendo un più funzionale riposizionamento di risorse sul territorio, anche derivanti da innovazioni tecnologiche, ovvero conseguenti all'introduzione sperimentazione di nuove tecnologie, prodotti o servizi".

Il Tribunale di Foggia ha ritenuto la legittimità di tale contratto considerando infondate sia la pretesa insussistenza del nesso di causalità tra l'assunzione del lavoratore e le esigenze (legittimanti l'apposizione del termine) indicate nel contratto individuale di lavoro sia la pretesa genericità delle prescrizioni di quest'ultimo, affermando che l'art. 8 del richiamato c.c.n.l. non sanciva alcun limite temporale nel ricorso allo strumento del contratto a termine e non ne circoscrive l'utilizzo a determinati settori aziendali.

Tali argomentazioni sono condivisibili solo in parte e debbono, perciò, essere integrate dalle considerazioni che seguono.

Alla luce delle stesse si può ritenere non fondata l'impugnazione in rassegna, che, pertanto, dovrà essere respinta.

Il contratto de quo fu stipulato il 15 ottobre 2001. Il R. fu assunto in qualità di portalettere ed assegnato alla sede di Sannicandro Garganico, con decorrenza del rapporto lavorativo dal 16 ottobre 2001. Al contratto le Poste posero il termine del 31 gennaio 2002. Nella lettera di assunzione si afferma testualmente: "... è stata decisa la sua assunzione alle dipendenze di questa società con contratto di lavoro a tempo determinato e con inquadramento nell'Area operativa di cui all'art. 24 del c.c.n.l. 11 gennaio 2001... - Omissis - ... il suo rapporto di lavoro, disciplinato dal citato c.c.n.l., decorre dal 16 ottobre 2001 e cesserà, senza, necessità di preavviso, il 31 gennaio 2002".

La motivazione della scelta di un'assunzione a tempo determinato fu la seguente: "la sua assunzione viene effettuata ai sensi della disciplina legale vigente e a nonna di quanto disposto dall'art. 25 del c.c.n.l., dell'11 gennaio 2001, per esigenze di carattere straordinario conseguenti a processi di riorganizzazione comprendendo un più funzionale riposizionamento di risorse sul territorio, anche derivanti da innovazioni tecnologiche, ovvero conseguenti all'introduzione sperimentazione di nuove tecnologie, prodotti o servizi".

Questo contratto, pertanto, è disciplinato dalla normativa previgente all'introduzione del decreto legislativo n. 368/2001.

Come è noto, la legge n. 230/1962 disponeva "il contratto di lavoro si reputa a tempo indeterminato, salvo le eccezioni appresso indicate. E' consentita l'apposizione di un termine alla durata del contratto: quando ...".

La legge 28 febbraio 1987, n. 56, nel delineare una nuova disciplina giuridica del mercato del lavoro, stabilì (art. 23) che "l'apposizione di un termine alla durata del contratto di lavoro", oltre che nelle ipotesi previste dalla legge del 1962 e successive integrazioni, "è consentita nelle ipotesi individuate nei contratti collettivi di lavoro stipulati con i Sindacati nazionali o locali aderenti alle Confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale". "I contratti collettivi - aggiunge la norma - stabiliscono il numero in percentuale dei lavoratori che possono essere assunti con contratto di lavoro a termine rispetto al numero dei lavoratori impegnati a tempo indeterminato".

Per le Poste il contratto collettivo che compì questa operazione, è il c.c.n.l. del 26 novembre 1994, il cui art. 8, secondo comma, così recita: "In attuazione di quanto previsto dall'art. 23, punto 1), della legge 28 febbraio 1987, n. 56, l'ente potrà assumere con contratto a tempo determinato, oltre che nelle ipotesi previste dalle leggi di cui al comma precedente, nei seguenti casi:

- necessità di espletamento del servizio in concomitanza di assenze per ferie nel periodo giugno-settembre:

- incrementi di attività in dipendenza di eventi eccezionali o esigenze produttive particolari e di carattere temporaneo che non sia possibile soddisfare con il normale organico;

- punte di più intensa attività stagionale.

Il numero dei lavoratori assunti con contratto a termine non potrà superare la quota percentuale massima del 10% rispetto al numero dei lavoratori impegnati a tempo indeterminato".

In data 25 settembre 1997 le Poste e le Organizzazioni sindacali stipularono un accordo intitolato "Integrazione dell'art. 8, c.c.n.l. 26 novembre 1994". Il testo è il seguente: "Il comma 2 dell'art. 8 del c.c.n.l. 26 novembre 1994, dopo le ipotesi già previste, è così integrato:

- Esigenze eccezionali conseguenti alla fase di ristrutturazione e di rimodulazione degli assetti occupazionali in corso, quale condizione per la trasformazione della natura giuridica dell'ente ed in ragione della graduale introduzione di nuovi processi produttivi, di sperimentazione di nuovi servizi ed in attesa dell'attuazione del progressivo e completo equilibrio sul territorio delle risorse umane".

Pertanto l'accordo integrativo del 1997 aggiunse una quarta ipotesi a quelle previste dal c.c.n.l. del 1994.

Questa ipotesi faceva riferimento ad una situazione per definizione transeunte, costituita da "esigenze eccezionali conseguenti alla fase di ristrutturazione e di rimodulazione in corso". Non una situazione strutturale e destinata a riproporsi nel tempo in via indeterminata (come ad esempio nelle ipotesi delle punte di più intensa attività stagionale e nel caso della sostituzione di lavoratori in ferie), ma una situazione die si sarebbe esaurita con l'esaurirsi degli effetti della fase di ristrutturazione.

Il carattere temporalmente contingente di questa quarta ipotesi spiega perché Poste ed Organizzazioni sindacali si siano quello stesso giorno date atto della persistenza di tali esigenze eccezionali idonee a giustificare assunzioni con contratti a termine. Infatti sempre con atto del 25 settembre 1997 "le parti si danno atto che fino al 31 gennaio 1998 l'impresa si trova nella situazione di cui al punto che precede, dovendo affrontare il processo di trasformazione della sua natura giuridica con conseguente ristrutturazione aziendale e rimodulazione degli assetti occupazionali in corso di trattativa. In conseguenza di ciò e per far fronte alle predette esigenze si potrà procedere ad assunzioni di personale straordinario con contratto a tempo indeterminato".

Con un successivo accordo sindacale ancora una volta le parti collettive si diedero atto "che l'impresa continua a trovarsi nella situazione di cui alla integrazione stessa dovendo concludere il processo di trasformazione della sua natura giuridica e della conseguente ristrutturazione aziendale e di rimodulazione degli assetti occupazionali in corso di trattativa. In conseguenza di ciò e per far fronte alle predette esigenze si potrà procedere ad assunzioni di personale straordinario con contratto a tempo determinato fino al 31 marzo 1998".

Ancora una volta il 18 gennaio 1998 le parti si incontrarono e prorogarono la durata della ipotesi aggiuntiva sino al 30 aprile 1998 ("le parti si danno atto che l'impresa continua a trovarsi nella situazione di cui all'integrazione stessa dovendo concludere il processo di trasformazione della sua natura giuridica e della conseguente ristrutturazione aziendale e di rimodulazione degli assetti occupazionali in corso di trattativa. In conseguenza, di ciò e per far fronte alle predette esigenze si potrà procedere ad assunzioni di personale straordinario con contratto a tempo indeterminato fino al 30 aprile 1998").

In data 27 aprile 1998, venne stipulato un "Accordo modificativo dell'art. 14 del c.c.n.l. del 1994", con il quale, oltre ad estendere anche al mese di maggio le assunzioni per il periodo di ferie, le parti si danno atto che l'azienda si trova a dover fronteggiare esigenze imprevedibili e contingenti scaturite dai nuovi processi di ristrutturazione e riorganizzazione, e "pertanto convengono" che per far fronte a tali esigenze l'azienda disporrà la proroga di trenta giorni dei contratti a termine in scadenza il 30 aprile 1998.

Infine, nel settembre 1998, venne stipulato un accordo relativo al part-time, intitolato "Part-time. "Addendum" dell'art. 7 del c.c.n.l. 26 novembre 1994", con il quale venne modificata l'originaria disciplina collettiva dei contratti di lavoro a tempo determinato part-time stabilendo altresì che "le assunzioni di cui al presente accordo" (quindi al tempo stesso a part-time e a termine) "si effettueranno a partire dal 1º ottobre 1998" ed avvengono in applicazione dell'accordo sottoscritto il 25 settembre 1997, come successivamente integrato, che si intende pertanto prorogato a tutto il 31 dicembre 1998".

Alla luce di questa ricostruzione deve ritenersi che i contratti a termine stipulati con la motivazione delle esigenze eccezionali conseguenti alla fase di ristrutturazione aziendale stipulati oltre la data del 30 aprile 1998 e quelli part-time a termine stipulati oltre la data del 31 dicembre 1998, sono fuori dall'area delineata dalla contrattazione collettiva e quindi sono illegittimi.

Tanto premesso va, però, detto che le Organizzazioni sindacali dei lavoratori e la S.p.a. Poste italiane con il contratto collettivo dell'11 gennaio 2001 hanno riformulato la disciplina collettiva del lavoro a tempo determinato (art. 25).

Il secondo comma di questa previsione contrattuale prevede la possibilità di stipulare contratti a termine per "esigenze di carattere straordinario conseguenti a processi di riorganizzazione, comprendendo un più funzionale riposizionamento di risorse sul territorio, anche derivanti da innovazioni tecnologiche ovvero conseguenti all'introduzione e/o sperimentazione di nuove tecnologie, prodotti o servizi".

La norma aggiunge che '"prima di dare corso alle conseguenti assunzioni, la materia formerà oggetto di confronto: a) a livello nazionale, b) a livello locale, qualora risulti interessata una sola regione".

E' chiaro che si tratta di una norma contrattuale che ri-disciplina la materia per il futuro.

Non vale per il passato (come si è precisato nella decisione Corte d'appello di Bari 2 novembre 2006, Do. c/o Poste), ma si applica al contratto a tempo determinato (dal 1º ottobre 2001 al 31 gennaio 2002), stipulato con la R. in data 25 settembre 2001.

Giudicando di situazioni del tutto analoghe (sul piano cronologico e contenutistico) a quella in esame, la Corte d'appello di Firenze dichiarò la illegittimità della apposizione del termine.

Queste decisioni sono state riformate dalla Corte di cassazione.

Con una serie di sentenze dell'agosto 2006 (cfr., tra le altre, Cass. 28 agosto 2006, n. 18602) la Corte ha ritenuto "non condivisibile la statuizione contenuta nella sentenza (della Corte di Firenze) impugnata nel punto in cui afferma la illegittimità dei termini apposti ai contratti in esame a causa della mancata specificazione nella lettera di assunzione di una causale che consenta di ricollegare eziologicamente l'assunzione a termine dei lavoratori con esigenze di carattere straordinario conseguenti a processi di riorganizzazione, e comunque alla carente dimostrazione, del nesso di causalità tra le esigenze riorganizzative e la singola assunzione a termine".

La Corte di legittimità motiva la sua scelta con uno specifico argomento: "Invero, proprio la sopra evidenziata ampiezza della, delega alle parti sociali porta a ritenere che sia stata in generale ammessa la possibilità di individuare in astratto le condizioni per il ricorso alle assunzioni a termine, avendo il legislatore ritenuto costituire sufficiente garanzia di legalità la valutazione operata da parti sociali particolarmente qualificate e l'imposizione di un tetto percentuale alle assunzioni".

Quindi la Corte ritiene che il controllo affidato alle parti sociali nel sistema delineato dalla legge n. 56/1987 costituisca valida garanzia di un'adeguata tutela della posizione dei lavoratori assunti a termine.

Questo passaggio è cruciale nella sentenza e viene ribadito laddove la Cassazione afferma, ancora più nettamente, che l'intento del legislatore del 1987 è di "considerare l'esame congiunto delle parti sociali sulle necessità del mercato del lavoro idonea garanzia per i lavoratori ed efficace salvaguardia per i loro diritti ... e prescinde pertanto dalla necessità di individuare ipotesi specifiche di collegamento fra contratti ed esigenze aziendali o di riferirsi a condizioni oggettive di lavoro o soggettive dei lavoratori" (Cass. cit.).

In ragione di questa scelta la Corte di cassazione ha ritenuto legittimo un contratto a tempo determinato stipulato tra le Poste ed un lavoratore con una motivazione identica a quella contenuta nel contratto stipulato con il R. e per un periodo di lavoro, come nel caso de quo, successivo all'entrata in vigore del c.c.n.l. 11 gennaio 2001 ma precedente al 24 ottobre 2001, data di entrata in vigore della legge n. 368/2001 (che ha riscritto la materia, abbandonando la via della regolamentazione mediante delega alle Organizzazioni sindacali).

Tutto quanto premesso, è evidente che, il contratto in esame, essendo stato stipulato in data compresa in questa fascia di tempo (11 gennaio 2001-24 ottobre 2001, nonostante la sua scadenza fosse successiva a quest'ultima data) e trovando la sua giustificazione nella previsione della norma contrattuale collettiva richiamata (art. 25 del c.c.n.l. 11 gennaio 2001) vigente all'epoca dell'accordo contrattuale individuale.

L'appello, pertanto, dovrà essere respinto.

La novità e l'articolazione della questione trattata giustificano la compensazione integrale delle spese del presente grado del giudizio.


PER QUESTI MOTIVI


La Corte di appello di Bari - sezione lavoro

Sull'appello proposto da R. C. con ricorso depositato il 12 aprile 2005, contro la sentenza resa in data 30 gennaio 2004 dal Tribunale di Foggia, giudice del lavoro, fra la parte odierna appellante e Poste Italiane S.p.a., così provvede:

1) rigetta l'appello;

2) conferma la sentenza impugnata;

3) compensa interamente le spese di questo grado del giudizio.]
Registrato
luca_1966
Utente non iscritto
« Risposta #2 inserito:: Maggio 18, 2012, 11:27:40 »

CORTE D'APPELLO DI ROMA
Sent. n. 22459 del 19/1/2010

<<composta dai Sigg. Magistrati:
CANNELLA Giovanni - Presidente
MARASCO Maria Rosaria - Consigliere
PAGETTA Antonella - Consigliere   rel.

(..)

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

..il Tribunale del lavoro di Roma, ..ritenuta la nullità del termine apposto al contratto stipulato ..con decorrenza dall'1.2.2001 ha dichiarato la sussistenza di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato ..dalla predetta data ed ha condannato la ..convenuta al pagamento delle retribuzioni maturate (nella misura di € 1392,65 mensili) dall'11.3.2005 alla data della pronunzia, oltre accessori.

Avverso tale decisione ha proposto tempestivo appello la società Poste Italiane, che, ricordata la complessa vicenda di trasformazione del servizio postale, ha dedotto quali motivi di gravame:

a) l'erroneo rigetto della eccezione di risoluzione del rapporto di lavoro per mutuo consenso;
b) l'erronea interpretazione dell'art. 25 CCNL 11.1.2001, con riferimento all'art. 23, L. n. 56/87, in tema di onere della prova relativo alla sussistenza del nesso di causalità tra l'assunzione della lavoratrice e le esigenze giustificatrici dell'apposizione del termine quali rappresentate in contratto.

Ha chiesto, in riforma della decisione, l'integrale rigetto della originaria domanda e la condanna dell'appellata alla restituzione di quanto in ipotesi percepito in esecuzione della sentenza impugnata.

Si è costituita la parte appellata deducendo la infondatezza della proposta impugnazione, della quale ha chiesto il rigetto.

Svolti gli adempimenti di cui all'art. 437 cpc, alla odierna udienza la causa è stata decisa come da separato dispositivo.

(...)

Quanto al secondo motivo di censura, si premette che la statuizione di accoglimento è stata dal primo giudice fondata sulla mancata dimostrazione da parte della datrice di lavoro, ritenuta in tali termini onerata, sia della effettiva esistenza di esigenze eccezionali non fronteggiabili con l'impiego di personale fisso riconosciute e concordate dalle parti sociali in sede di contrattazione collettiva, sia del diretto rapporto di causalità tra quelle esigenze e la specifica assunzione della ricorrente.

Tali argomentazioni non sono persuasive, in quanto, come espressamente fatto rilevare dalla società appellante, superate dalla recente giurisprudenza di legittimità in ordine all'ampiezza della delega conferita alle parti sociali dall'art. 23, 1. n. 56/87.

Secondo l'orientamento della Suprema Corte in materia di contratti a termine stipulati sulla base delle ipotesi introdotte dai contratti collettivi ai sensi dell'art.23 della legge n. 56/87, formatosi in via prevalente su analoghe controversie che hanno riguardato la Poste Italiane S.p.A. ed ormai consolidatosi a seguito dell'intervento delle Sezioni Unite (sentenza n.4588 del 2 marzo 2006), "il rinvio della legge alla contrattazione collettiva, per l'individuazione di ipotesi ulteriori rispetto a quelle già previste dalle norme richiamate dallo stesso art.23, reca la precisazione del livello della stessa contrattazione (nazionale o locale) ..nonché gli agenti contrattuali.., ma nessun principio o criterio direttivo viene contestualmente enunciato in ordine alle ipotesi da individuare, prevedendosi soltanto che le stesse debbano essere ulteriori e, perciò, diverse rispetto a quelle già previste dalla legge. Ne risulta, quindi, una sorta di "delega in bianco" a favore dei contratti collettivi e dei sindacati che ne sono destinatari, non essendo questi vincolati all'individuazione di ipotesi comunque omologhe rispetto a quelle già previste dalla legge. In particolare, la norma di rinvio alla contrattazione collettiva non prevede espressamente, né consente, comunque, di ricavare, che le ipotesi da individuare ..debbano essere ipotesi oggettive, al pari di quelle affatto diverse previste allora dalla legge e non possano, quindi, risolversi in requisiti o connotati meramente soggettivi dei lavoratori assunti a termine" (sentenza n.14011/04, conf. n.14757/04, 14026/04).

LA CORTE DI CASSAZIONE HA, QUINDI, RITENUTO CHE LA MANCANZA NELLA DELEGA LEGISLATIVA DI QUALSIASI RIFERIMENTO A PARTICOLARI ESIGENZE O CONDIZIONI OGGETTIVE DI LAVORO O SOGGETTIVE DEI LAVORATORI, MANIFESTA L'INTENTO DEL LEGISLATORE DI CONSIDERARE L'ESAME CONGIUNTO DELLE PARTI SOCIALI SULLE NECESSITÀ DEL MERCATO DEL LAVORO IDONEA GARANZIA PER I LAVORATORI ED EFFICACIA SALVAGUARDIA PER I LORO DIRITTI, CON L'UNICO LIMITE DELLA PREDETERMINAZIONE DELLA PERCENTUALE DEI LAVORATORI DA ASSUMERE A TERMINE RISPETTO A QUELLI IMPIEGATI A TEMPO INDETERMINATO.

Ora l'art.25, CCNL 2001, individua quale causale giustificativa dell'apposizione del termine al contratto di lavoro il fenomeno della ristrutturazione a livello nazionale, coinvolgente l'intera compagine aziendale e comprendente i vari aspetti ad esso collegati (riposizionamento delle risorse sul territorio, innovazioni tecnologiche, introduzione di nuovi servizi o prodotti ecc), senza menzionare in alcun modo né singoli uffici né altre articolazioni territoriali dell'impresa e senza, per quanto qui interessa, richiedere che la singola posizione lavorativa sia assegnata a termine perché specificamente coinvolta nella ristrutturazione.

Come rilevato dalla Suprema Corte in relazione alla analoga ipotesi di cui all'art. 8, CCNL 1994, come integrato dall'accordo del 25 settembre 1997 (Cass. n. 9245 del 2006), LA FORMULAZIONE LETTERALE DELLA DISPOSIZIONE CONTRATTUALE NON CONTIENE ELEMENTI IDONEI AD ESPRIMERE IL SIGNIFICATO RIDUTTIVO SOSTENUTO DALLA LAVORATRICE, CHE È CONDIZIONATO "DAL PREGIUDIZIO CHE LE PARTI STIPULANTI NON AVREBBERO POTUTO ESPRIMERSI CONSIDERANDO LA SPECIFICITÀ DI UN SETTORE PRODUTTIVO ..ED AUTORIZZANDO POSTE ITALIANE S.P.A. A RICORRERE, NEI LIMITI DI UNA PERCENTUALE FISSATA, ALLO STRUMENTO DEL CONTRATTO A TERMINE, SENZA ALTRE LIMITAZIONI".

PERTANTO, LA PRESENZA DELLA "DELEGA IN BIANCO" CONCESSA DALL'ART. 23, L. N. 54/87 AI SINDACATI PER DEFINIRE NUOVI CASI DI ASSUNZIONE A TERMINE, SENZA ALCUNA LIMITAZIONE DI IPOTESI OMOLOGHE A QUELLE PREVISTE DALLA LEGGE N. 230 DEL 1962, IMPONE DI PRESCINDERE DALLA NECESSITÀ DI INDIVIDUARE FORME DI COLLEGAMENTO FRA SINGOLI CONTRATTI ED ESIGENZE AZIENDALI O DI RIFERIRSI A SPECIFICHE CONDIZIONI (OGGETTIVE O SOGGETTIVE) DEI LAVORATORI (Cass. n. 26989 del 7.12.2005).

TALI CONSIDERAZIONI SONO STATE RECENTEMENTE CONFERMATE, ANCHE CON RIFERIMENTO ALLE IPOTESI CONTENUTE NELL'ART. 25, CCNL 2001 (DI CUI SI TRATTA NEL PRESENTE GIUDIZIO) DALLA SUPREMA CORTE, LA QUALE HA RIBADITO CHE "PROPRIO LA SOPRA EVIDENZIATA AMPIEZZA DELLA DELEGA ALLE PARTI SOCIALI PORTA A RITENERE CHE SIA STATA IN GENERALE AMMESSA LA POSSIBILITÀ DI INDIVIDUARE IN ASTRATTO LE CONDIZIONI PER IL RICORSO ALLE ASSUNZIONI A TERMINE, AVENDO IL LEGISLATORE RITENUTO COSTITUIRE SUFFICIENTE GARANZIA DI LEGALITÀ LA VALUTAZIONE OPERATA DA PARTI SOCIALI PARTICOLARMENTE QUALIFICATE E L'IMPOSIZIONE DI UN TETTO PERCENTUALE ALLE ASSUNZIONI" (Cass. n. 18602 del 21.03-28.08.2006).

Non è, dunque, necessaria la prova del coinvolgimento diretto dei singoli uffici di applicazione nel processo di riorganizzazione, in quanto tale ipotesi non rientra nella previsione di cui all'art.25, CCNL 2001, che, invece, ritiene sufficiente a legittimare le assunzioni a termine il processo stesso interessante l'intera azienda.

A tale orientamento aderisce questo Collegio, nel senso di ritenere legittime sia la norma collettiva sia la clausola del contratto individuale che richiama le esigenze ivi rappresentate per giustificare l'apposizione del termine.

Quanto ora rilevato, tuttavia, non consente di ritenere integralmente assolto l'onere probatorio in capo alla società datrice, in relazione a quelle deduzioni attoree, riproposte in seconde cure, che investono profili ulteriori, non attinenti alle esigenze giustificative del termine né alla sussistenza del nesso causale tra le stesse e la singola assunzione.

L'ART. 25 CCNL 2001, DOPO AVERE ELENCATO NEI COMMI 1 E 2 LE SITUAZIONI IN PRESENZA DELLE QUALI POSTE ITALIANE SPA POTEVA RICORRERE AD ASSUNZIONI A TEMPO DETERMINATO, AL COMMA 3 HA PREVISTO CHE "IL NUMERO DEI LAVORATORI ASSUNTI CON CONTRATTO A TEMPO DETERMINATO NON POTRÀ SUPERARE SU BASE REGIONALE IL 5% DEL NUMERO DEI LAVORATORI IN SERVIZIO ALLA DATA DEL 31 DICEMBRE DELL'ANNO PRECEDENTE PER POSTE ITALIANE SPA NELL'AMBITO DELLA STESSA REGIONE, E IL 10% PER LE SOCIETÀ DI CUI ALL'ELENCO ALLEGATO ALL'ART. 1, LETT. B) DEL PRESENTE CONTRATTO".

Ad avviso della Corte, tale previsione, che segue immediatamente l'elencazione delle specifiche ipotesi in cui è consentito il ricorso ad assunzioni a termine, si pone, con valenza costitutiva, come elemento integrativo delle singole fattispecie in cui è consentita la stipulazione di contratti a tempo determinato. Essa è destinata ad operare sul piano delle condizioni di legittimità della singola assunzione..

DEVE QUINDI CONCLUDERSI - AL FINE DI NON VANIFICARE LA PORTATA PRECETTIVA DELLA NORMA COLLETTIVA E LA SUA EFFETTIVA OPERATIVITÀ, IN UN CONTESTO NORMATIVO NEL QUALE È STATO AUTOREVOLMENTE (Cass. 21.5.2002 n. 7468) RITENUTO CHE, ANCHE CON L'ENTRATA IN VIGORE DEL D.LEG. 6.9.01 N. 368, L'APPOSIZIONE DEL TERMINE AL RAPPORTO DI LAVORO SUBORDINATO COSTITUISCE DEROGA AL PRINCIPIO GENERALE SECONDO CUI DETTO RAPPORTO, PER SUA NATURA, È A TEMPO INDETERMINATO - CHE IL MANCATO RISPETTO DEL RAPPORTO PERCENTUALE TRA ASSUNZIONI A TEMPO INDETERMINATO E ASSUNZIONI A TERMINE, TROVI LA SUA REGOLAZIONE NELL'AMBITO DEI RAPPORTI INDIVIDUALI DI LAVORO SECONDO IL REGIME ORDINARIO DELINEATO DALLA LEGGE N. 230 DEL 1962, IL QUALE COMPORTA LA NULLITÀ DELL'APPOSIZIONE DEL TERMINE, IN DIFETTO DELLE CONDIZIONI LEGITTIMANTI, E LA TRASFORMAZIONE DEL RAPPORTO IN RAPPORTO DI LAVORO A TEMPO INDETERMINATO..

Alla luce della richiamata giurisprudenza di legittimità condivisa da questa Corte, deve essere quindi ribadito che ERA SULLA SOCIETÀ POSTE CHE GRAVAVA L'ONERE DI PROVARE CHE I CONTRATTI DI CUI SI CONTROVERTE ERANO STATI STIPULATI NEL RISPETTO DEL LIMITE STABILITO DALLA CLAUSOLA DI CONTINGENTAMENTO. TALE ONERE NON È STATO ASSOLTO.

Le circostanze capitolate nella memoria di primo grado (v. in particolare punto 27) in relazione alle quali la società appellante si duole del mancato espletamento della prova orale, sono infatti ininfluenti ai fini del decidere.

In primo luogo, perché esse fanno riferimento alla "media" delle assunzioni, laddove la norma collettiva esige il costante rispetto di uno specifico rapporto proporzionale e non il rispetto di una "media", concetto che implica la possibilità anche di un superamento nell'arco di tempo di riferimento del richiesto rapporto proporzionale tra lavoratori a tempo indeterminato e lavoratori a termine.

In secondo luogo, perché a mente dell'art. 25, comma 3 CCNL, l'anno di riferimento da prendere in considerazione per la verifica del rispetto della c.d. clausola di contingentamento è quello precedente la stipula del contratto collettivo e cioè, nel nostro caso, l'anno 2000, mentre la prova articolata concerne l'anno 2001. A tale anno 2001 si riferisce anche la documentazione prodotta dalla convenuta Poste.

Ne deriva che seppure sulla scorta di ragioni parzialmente diverse da quelle espresse dal primo giudice la decisione impugnata deve essere confermata.

Le incertezze registrate nella giurisprudenza di merito in ordine alla questione avente ad oggetto la risoluzione del rapporto per mutuo consenso giustificano la  integrale compensazione delle spese del doppio grado.

PQM

Rigetta l'appello.

Compensa le spese del grado.

Roma, 19 gennaio 2010
>>.

http://www.robertorizzo.org/documentazione/cda%20Roma%20Sent.%20443.2010%20Pagetta%20(art.%2025%20contingentamento).pdf
« Ultima modifica: Maggio 18, 2012, 11:28:20 da luca_1966 » Registrato
luca_1966
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« Risposta #3 inserito:: Marzo 24, 2013, 01:29:32 »

C. App. Ancona di fine 2011 (sent. n. 758/2011) - Art. 25 CCNL - Monete nuovo corso - esigenze eccezionali (veramente!).

Non si può sempre formattare tutto.. Considerato che talvolta le sentenze spariscono dalla pagina in cui risultano inizialmente postate e poi restano indisponibili, la ricopio come è possibile. Se il link non funziona, potete riportare il testo su un altro supporto (come il "blocco note") e leggerlo a caratteri più grandi.
_ _ _ _

CORTE DI APPELLO DI ANCONA sezione LAVORO
composta dai magistrati:
dott. Stefano Jacovacci Presidente
dott. Eugenio Cetro consigliere relatore
dott. Pierfilippo Mazzagreco consigliere
http://www.corteancona.it/giurisprudenza_corte/sentenze_2011/STZ%202011-0758.pdf

ha
pronunciato
S E N T E N Z A
nella causa civile d’appello iscritta al R.G.L. n.
573
dell’anno
2008
promossa da
CAVANI
rappresentata e difesa dall’Avv.
APPELLANTE
Contro
POSTE ITALIANE S.P.A.,
APPELLATA
In punto di:
azione di nullità della apposizione del termine al
contratto di lavoro;
art. 25 C.C.N.L. 2001 per
“...far fronte agli incrementi di attività o esigenze
produttive
particolari e di carattere temporaneo connesse al
progetto EURO
,
che non possono essere soddisfatte con il personale
in servizio”.
Udita la relazione del consigliere dott. Eugenio Ce
tro nella causa
posta in decisione all’udienza collegiale del
23 settembre 2011
sulle seguenti
CONCLUSIONI:
Il procuratore della appellante chiede e conclude:
Piaccia all’Ecc.ma Corte di Appello adita, contrari
is reiectis,
1)
dichiarare la nullità e/o illegittimità della claus
ola relativa all’opposizione
del termine nel contratto del 3-10-2001;
SENT. N.
2011/758
RGL N.
2008/573
Cron. n. _________________
Dep. min.
Pubbl. __________________
2
2)
conseguentemente dichiarare che il rapporto di lavo
ro intercorso tra la
appellante e la appellata sorto sin dalla sua origi
ne a tempo indeterminato
a decorrere dalla data di assunzione prevista dal c
ontratto contenente la
clausola dichiarata illegittima;
3)
condannare Poste Italiane S.P.A. a ripristinare il
suddetto rapporto di
lavoro che deve considerarsi ancora in corso con ri
ammissione nella
stessa sede, stessa qualifica e stesse mansioni;
4)
condannare Poste Italiane S.P.A. a corrispondere a
lla ricorrente la
retribuzione a decorrere dalla data di ricezione de
lla lettera (9-03-2006)
con la quale la stessa intimava alla società il rip
ristino del rapporto di
lavoro avendo sempre dato la propria disponibilità
a concedere la
prestazione lavorativa, o da quella diversa data di
decorrenza ritenuta di
giustizia, con interessi e rivalutazione come per l
egge;
5)
condannare Poste Italiane S.P.A. ai versamenti con
tributivi dovuti in
forza dell’esistenza del contratto;
Con vittoria di spese e competenze di entrambi i gr
adi di giudizio;
Il procuratore dell’appellata chiede e conclude:
Piaccia alla Corte d’Appello adita, ogni contraria
istanza, eccezione e deduzione
disattesa, con il favore delle spese del doppio gra
do di giudizio, rigettare l’appello
proposto da
CAVANI
avverso la sentenza n. 1039/2007 depositata il 12
ottobre 2007
dal Tribunale di Ascoli Piceno, in quanto infondat
o in fatto ed in diritto e, comunque,
perché sfornito di prova e, per l’effetto, conferm
are la sentenza impugnata....;
in via subordinata
, ai sensi dell’art. 32 comma 5 del “Collegato Lav
oro”, entrato
in vigore il 24 novembre 2010, nella denegata ipot
esi di accoglimento della avversa
domanda, si chiede che il risarcimento del danno ve
nga stabilito nella misura compresa
tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 6 mensilit
à dell’ultima retribuzione globale di
fatto.
Con vittoria delle spese di lite.
In via istruttoria
Si reiterano le istanze istruttorie così come formu
late in primo
grado......omissis...
3
Ci si oppone alle richieste istruttorie formulate d
a controparte ed in caso di loro
ammissione, si chiede di essere ammessi a prova con
traria a mezzo del testimone
indicato....
Si reitera la richiesta, ex art. 210 c.p.c., formul
ata nella memoria di primo grado
affinché venga ordinata a parte ricorrente l’esibiz
ione delle dichiarazioni dei redditi
relative ai periodi successivi alla scadenza del co
ntratto a termine eventualmente
dichiarato illegittimo e di altra eventuale documen
tazione (libretti del lavoro, buste
paga) al fine di consentire una corretta determinaz
ione degli eventuali corrispettivi
percepiti dalla stessa per attività lavorative svol
te alle dipendenze e/o nell’interesse di
terzi.
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
1
. Con ricorso depositato il 6 giugno 2006
CAVANI
conveniva dinanzi al
Giudice del Lavoro del Tribunale di Ascoli Piceno l
a S.p.A.
Poste Italiane
deducendo
la illegittima apposizione del termine finale al co
ntratto di lavoro da ritenere a tempo
indeterminato.
1.1
. Esponeva la ricorrente di essere stata assunta da
Poste Italiane con
contratto a tempo determinato del 3 ottobre 2001, c
on decorrenza dal 4 ottobre fino al
31 gennaio 2002, ai sensi dell’art. 25 C.C.N.L. 20
01 per
“...far fronte agli incrementi
di attività o esigenze produttive particolari e di
carattere temporaneo connesse al
progetto EURO
, che non possono essere soddisfatte con il persona
le in servizio”.
1.2
. A sostegno della connotazione pretestuosa ed ille
gittima della clausola di
apposizione del termine, la
CAVANI
obiettava di aver, tuttavia, nel corso del rapporto
di lavoro, sempre svolto le attività di tipo ordi
nario, connesse con la gestione della
corrispondenza (presso il C.P.O. SERV-SMI & T – ar
ea SMIST) anziché con
l’approvvigionamento delle monete in Euro ed il rit
iro della Lira, di talché la causale
indicata a motivo dell’assunzione non era stata ris
pettata e pertanto il relativo contratto
risultava privo del nesso di causalità e per ciò in
valido (limitatamente alla clausola
nulla).
1.3
. Tanto premesso e dedotto, la ricorrente chiedeva
al Tribunale la
declaratoria di nullità ed illegittimità della clau
sola relativa all’apposizione del termine
nel contratto di assunzione a tempo determinato,
la declaratoria di sussistenza di un
4
rapporto di lavoro a tempo indeterminato
ab initio
nonché la condanna della S.p.A.
Poste Italiane al ripristino del rapporto di lavoro
con condanna della convenuta alla
retribuzione maturata dalla costituzione in mora ol
tre alla regolarizzazione della
posizione assicurativa e previdenziale.
2
. Radicatosi il contraddittorio, la S.p.A. Poste I
taliane nella tempestiva
memoria di costituzione in giudizio resistendo alla
domanda, deduceva in primo luogo
che la assunzione a termine in regime
part time
era avvenuta in applicazione di
legittima causale individuata dalla contrattazione
collettiva, a ciò abilitata dal’art. 23
della legge n. 56 del 1987; in particolare l’assu
nzione a termine della
CAVANI
era
coerente con l’esigenza straordinaria di far fronte
agli incrementi di attività derivanti
dall’attuazione di uno specifico progetto (il c.d.
progetto EURO
) logistico che,
realizzato da CSC con SAP e PSION TEKLOGIX era
finalizzato a permettere alla
S.p.A. Poste Italiane la distribuzione della nuov
a moneta europea in tutta Italia.
2.1
. In particolare la convenuta, richiamata l’applica
zione del piano di
distribuzione delle monete €uro attraverso il pote
nziamento della rete di distribuzione
(con il potenziamento delle strutture territoriali
e la creazione di 115 siti, centrali e
regionali) evidenziava come tale progetto, messo i
n esecuzione alla fine di agosto
2001, aveva coinvolto nella struttura C.P.O. in
cui era stata assunta la
CAVANI
,
altre persone che gestivano i servizi di raccolta
delle vecchie monete e distribuzione
di quelle in €uro.
3
. Con sentenza
n. 1039/07
pronunciata all’udienza del 6 luglio 2007, a ment
e
dell’art. 281-sexies cod. proc. civ. con motivazio
ne contestuale alla lettura del
dispositivo, pubblicata lo stesso giorno, il Tribun
ale adìto, considerato che dalla prova
per testimoni era emerso che il
progetto EURO
aveva comportato – nel periodo di
vigenza del contratto a tempo determinato della ri
corrente – un aggravio di lavoro
dell’azienda ed il potenziamento delle strutture c
entrali e regionali della S.p.A. Poste
Italiane, ritenute condivisibili le argomentazioni
svolte dalla convenuta stante
l’ampiezza della delega alle parti sociali data d
all’art. 23 della legge n. 56 del 1987,
rigettava la domanda e compensava le spese di lite.
4.
Avverso tale decisione, non notificata, ha inter
posto tempestivo appello
dinanzi a questa Corte la
CAVANI
con ricorso depositato il 17 giugno
2008
, ove,
5
articolando a sostegno
due
motivi di gravame, ha insistito per l’accogliment
o della
domanda formulata nel ricorso introduttivo del giud
izio di primo grado.
5
. Nella memoria di costituzione in giudizio d’Appel
lo, la S.p.A. Poste Italiane
ha resistito svolgendo argomentazioni analoghe a qu
elle sostenute dinanzi al
Tribunale, aggiungendo altresì - in via gradata -
come eccezione nuova, la nullità
estesa all’intero contratto di lavoro, stante la co
nnotazione essenziale della clausola di
apposizione del termine a mente dell’art. 1419 cod
. civ..
6
. Il Collegio, sulle conclusioni delle parti, tras
critte in preambolo, all’esito
della discussione ha trattenuto a sentenza la causa
, decisa come da dispositivo letto al
termine della stessa udienza.
MOTIVI DELLA DECISIONE
7.1
. Con il
primo
motivo di gravame, la appellante censura la senten
za
impugnata sostenendo che la statuizione di rigetto
muove dalla “...
arbitraria ed
erronea applicazione della L. 230/62, art. 23 L. 5
6/87 e C.C.N.L. 11-1-2001...”
non
avendo il primo Giudice considerato che l’assunzio
ne della appellante non rispettava –
di fatto – il motivo indicato nel contratto a tempo
determinato poiché la
CAVANI
non
fu adibita al
progetto EURO
ma svolse mansioni di gestione della corrispondenz
a.
In conseguenza – secondo la appellante
- l’assunzione della sig.
Cavani
è stata
effettuata al di fuori delle specifiche ipotesi con
sentite dalla contrattazione collettiva e
pertanto non può ritenersi preservata la tutela del
lavoratore garantita dal vaglio delle
parti sociali.
7.2
. Con il
secondo
motivo di gravame la appellante censura la sente
nza
impugnata per “...
violazione degli artt. 115 e 116 cod. proc. civ. ...a
rbitraria ed
erronea interpretazione delle risultanze probatorie
...
”, avendo il Tribunale omesso di
considerare che il progetto €uro non aveva comporta
to un particolare aggravio di lavoro
per il C.P.O. di Ascoli Piceno come si può desumer
e dalla deposizione del direttore di
turno, Di Vitantonio.
Inoltre - stando alla prospettazion
e della parte appellante - la
Cavani
non
era stata applicata al
progetto EURO
ma, più semplicemente, la sua assunzione era
stata determinata dalla necessità di far fronte a s
trutturali carenze di organico del
C.P.O., tanto più che non risultava prova che la ap
pellante avesse sostituito lavoratori a
6
loro volta addetti al
progetto EURO
a meno di affermare che avesse sostituito il
direttore di turno, Di Vitantonio.
8
. In via pregiudiziale, la Corte deve rilevare d
’ufficio, a mente dell’art. 345,
comma primo, parte prima, cod. proc. civ. la inamm
issibilità della eccezione,
sollevata per la prima volta soltanto in appello d
alla S.p.A. Poste Italiane, circa la
affermata nullità integrale del contratto di lavoro
– nel caso di affermata nullità della
clausola di apposizione del termine, sul presuppost
o che tale clausola costituiva
motivo determinante il contratto di lavoro –, in s
pregio al divieto di nuove eccezioni
in senso stretto in grado di appello, posto dall’ar
t. 437, comma 2, cod. proc. civ. .
9. L’appello è infondato
.
9.1
. Non ha fondamento il
primo
motivo di gravame poiché –
contrariamente a quanto dedotto nel ricorso in appe
llo – l’esigenza essenzialmente
temporanea degli ulteriori adempimenti necessitati
nel periodo di passaggio al corso
legale in Italia della circolazione della moneta
europea è sicuramente riconducibile
alla clausola dell’art. 25 del C.C.N.L. delle Poste
formulata come “...
incrementi di
attività in dipendenza di eventi eccezionali o esig
enze produttive particolari di
carattere temporaneo che non sia possibile soddisfa
re con il personale in servizio
nell’unità produttiva interessata”.
9.2
. A tal proposito è sufficiente richiamare il pers
uasivo e condiviso
orientamento della giurisprudenza di legittimità (
cfr., in argomento,
Cass., sez. unite,
n. 4588 del 2006
) la quale - nel considerare che l'art. 23 della
legge 28 febbraio 1987,
n. 56, configura una vera e propria "
delega in bianco
" a favore dei sindacati, i quali,
pertanto, senza essere vincolati alla individuazion
e di figure di contratto a termine
comunque omologhe a quelle previste per legge, poss
ono legittimare il ricorso al
contratto di lavoro a termine per causali di caratt
ere "oggettivo" ed anche - alla stregua
di esigenze riscontrabili a livello nazionale o loc
ale - per ragioni di tipo meramente
"soggettivo", ha affermato che le parti collettiv
e non sono vincolate alla
individuazione di figure di contratto a termine pe
r causali e fattispecie “chiaramente
ed esattamente delimitate” (omologhe a quelle ind
ividuate dalla legge) ma sono,
viceversa, pienamente libere nella individuazion
e di nuove ipotesi di legittima
apposizione del termine al rapporto di lavoro, esse
ndo sufficiente che la contrattazione
7
collettiva indichi la percentuale dei lavoratori d
a assumere rispetto al numero dei
lavoratori impegnati a tempo indeterminato.
9.3
. Tale orientamento va senz’altro preferito, siccom
e conforme alla
corretta interpretazione dell'art. 23 della legge 2
8 febbraio 1987, n. 56, poiché,
avendo il legislatore inteso assegnare poteri e fac
oltà unicamente alla contrattazione
collettiva di livello nazionale, ha ritenuto che

l’esame congiunto delle parti sociali
sulle necessità del mercato del lavoro fosse idone
a garanzia per i suddetti lavoratori
e per una efficace salvaguardia dei loro diritti
(cfr., sul punto, la citata
Cass., sez.
unite, n. 4588 del 2006
, in motivazione, punto 6.3).
10
. Non coglie nel segno il secondo motivo di gravam
e, poiché un conto è
l’esigenza causale che deve comunque sorreggere l’a
pposizione del termine finale al
contratto di lavoro, altro invece è l’affidamento d
elle mansioni lavorative al lavoratore
a termine, il quale ben può essere adibito a mansio
ni ordinarie, purché l’ufficio in cui
viene inserito sia interessato, come nel caso in es
ame, dalle esigenze “
produttive
particolari di carattere temporaneo”
.
10.1.
Nella fattispecie in esame è pacifico (e ciò ancor
prima della
conforme deposizione dei testimoni colleghi di lavo
ro Sorgi e Di Vitantonio) che la
appellante avesse svolto mansioni di tipo ordinari
o quali il recapito posta ed il servizio
di smistamento.
E’ altresì pacifico che nel
Centro postale operativo ove lavorava la
Cavani
lavorassero diversi operatori al “
progetto
EURO

come si può desumere
dalla dichiarazioni degli stessi testimoni, secondo
cui il progetto €uro aveva ricadute sul
C.P.O. in conseguenza della implementazione del mo
dello di logistica, compreso il
potenziamento delle strutture territoriali con la
creazione di siti destinati alla
distribuzione delle nuove monete ed al ritiro delle
lire.
10.2
. Ebbene, la accertata circostanza secondo cui nel
l’ufficio postale di
assegnazione della
Cavani
lavorassero operatori al “
progetto
EURO
” è di per sé
sufficiente a dimostrare la effettiva ricorrenza in
concreto della esigenza produttiva
particolare di carattere temporaneo, richiamata a
giustificazione del termine apposto al
contratto di lavoro, essendo evidente che la lav
oratrice a termine utilizzava spazi di
lavoro lasciati dal personale di ruolo, a sua volta
comandato a fronteggiare (sia per
l’anzianità sia per l’esperienza sia per la più rad
icata formazione professionale) le
8
mansioni richieste dalla esecuzione del “
progetto
EURO

secondo un meccanismo a
cascata o ricaduta.
10.3
. Pertanto va recepito l’orientamento espresso dall
a giurisprudenza
di legittimità (cfr., in tal senso, tra le altre,
Cass., sez. lav., n. 1827 del 1995
,
Cass.,
sez. lav., n. 3033 del 1990
) nelle decisioni che, affermando la legittimità de
lle
sostituzioni a catena o per scorrimento, escludono
la necessità della indicazione
nominativa del dipendente sostituito pur rilevando
la necessità dell’accertamento della
effettiva attuazione di tale meccanismo e, pertant
o, della verifica della operatività –
con riferimento al caso specifico – del nesso causa
le tra l’assenza (temporanea) di un
lavoratore in organico e l’assunzione di altro lavo
ratore a termine per sostituirlo.
“Il lavoratore assunto a termine ai sensi dell'art.
1, comma 2, lett. b), l. 18
aprile 1962 n. 230, per la sostituzione di lavorato
re assente con diritto alla
conservazione del posto, non deve essere necessaria
mente destinato alle medesime
mansioni e/o allo stesso posto del lavoratore assen
te, atteso che la sostituzione
ipotizzata dalla norma suddetta va intesa nel senso
più confacente alle esigenze
dell'impresa; pertanto, non può essere disconosciut
a all'imprenditore - nell'esercizio
del potere auto-organizzativo - la facoltà di dispo
rre (sempre in conseguenza
dell'assenza di un dipendente) l'utilizzazione del
personale - in questo incluso il
lavoratore a termine - mediante i più opportuni spo
stamenti interni, con conseguente
realizzazione di un insieme di sostituzioni success
ive per scorrimento o a catena,
restando esclusa la necessità che tali passaggi o s
postamenti siano contemplati nel
contratto di assunzione del lavoratore a termine”
(
Cass., sez. lav., n. 3033 del 1990
)
.
12
.
Per tutte le ragioni esposte, assorbite le ulterior
i argomentazioni svolte dalle
parti, la sentenza gravata deve essere confermata
trattandosi di legittima apposizione
del termine alla durata del contratto di lavoro.
13
. Ricorrono giusti motivi, considerata la complessi
tà delle questioni di diritto
dibattute, le oscillazioni in giurisprudenza, la in
ammissibilità della eccezione nuova
sollevata in appello dalla S.p.A. Poste Italiane
nonché la natura dei diritti oggetto di
controversia e la qualità delle parti, dichiarare i
ntegralmente compensate anche le
spese del presente grado.
PER QUESTI MOTIVI
la CORTE d’APPELLO di ANCONA
9
sezione lavoro
A- Respinge l’appello proposto da CAVANI avverso la
sentenza n. 1039/07
pronunciata
in contraddittorio con
“POSTE ITALIANE S.p.A” dal Giudice del
lavoro del Tribunale di Ascoli Piceno all’udienza
del 6 luglio 2007, che conferma;
B-
Compensa tra le parti le spese di questo grado.
Così deciso in Ancona, all’udienza pubblica del 23
settembre 2011.
« Ultima modifica: Marzo 24, 2013, 01:37:38 da luca_1966 » Registrato
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« Risposta #4 inserito:: Agosto 15, 2014, 13:53:46 »

CONFUSIONE TRA ART. 8 e ART. 25 CCNL.

CASSAZIONE Civile Ord. Sez. 6 Num. 11195 Anno 2014 Presidente: CURZIO PIETRO Relatore: PAGETTA ANTONELLA Data pubblicazione 21/05/2014

<<...Con il terzo motivo di ricorso ha dedotto violazione e falsa applicazione dell'art. 8 CCNL 26.11.1994 nonché omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione in ordine a fatto controverso e decisivo; ha denunziato l'errore del giudice di appello per avere ritenuto il contratto in controversia stipulato ai sensi dell'art. 25 CCNL 11.1.2001 laddove, in realtà, tale contratto era stato stipulato ai sensi dell'art. 8 del CCNL del 26.11.1994.

...Con il quinto motivo ha dedotto violazione dell'art. 32 L. n. 183 del 2010 per avere il giudice di appello escluso l'applicabilità al giudizio di secondo grado dello ius superveniens di cui alla norma surrichiamata in tema di risarcimento del danno.

La parte intimata non ha svolto attività difensiva.

...Il terzo motivo di ricorso è fondato. Invero, come emerge dalla sentenza impugnata, il contratto in oggetto è stato stipulato in data 4.1 2001 e pertanto è anteriore alla stipula ed entrata in vigore del CCNL 11.1.2001. Sussiste pertanto l'errore del giudice di appello per avere verificato la conformità dell'apposizione del termine con riferimento a previsioni collettive, stipulate ai sensi dell'art. 23 1. n. 56 del 1987, non applicabili ratione tempotis alla fattispecie in esame.

...Il quinto motivo di ricorso è fondato...

...Ritiene questo Collegio che le considerazioni svolte dal Relatore sono del tutto condivisibili...

...camera di consiglio del 4 marzo 2014...
>>.

http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snciv&id=./20140522/snciv@s6L@a2014@n11195@tO.clean.pdf
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« Risposta #5 inserito:: Agosto 19, 2014, 14:07:54 »

Contrattista di Poste Italiane si vede rigettare sia in 1° che in 2° grado (2009) il ricorso, sentendosi rispondere (alla circostanziata e reiterata domanda), che la società aveva provato documentalmente il rispetto della clausola di contingentamento nonché la procedura di consultazione sindacale. La Cassazione (2013) osserva banalmente che <<Il giudice di appello, investito da specifico motivo di impugnazione circa il mancato esame da parte del primo giudice dello specifico profilo di nullità del termine al riguardo dedotto dall'appellante, avrebbe dovuto effettuare il riscontro circa la produzione di detta documentazione e la sua tempestività ed, eventualmente, in caso di esito negativo, avrebbe dovuto prendere in esame gli ulteriori mezzi di prova offerti dalla parte convenuta.>>.

SEI ANNI PERSI (PIU' L'ATTESA PER L'ESITO DEL RINVIO IN APPELLO) PER LA REITERATA NONCURANZA/DISATTENZIONE (OVVERO MERO ERRORE IN PROCEDENDO) DI UN GIUDICE DI 1° GRADO E DI UN COLLEGIO DI 2°, CIRCA UN MOTIVO PALESEMENTE FONDATO E CHIARAMENTE ESPOSTO.


CASSAZIONE Civile Sent. Sez. L Num. 17787 Anno 2013 Presidente: LAMORGESE ANTONIO Relatore: D'ANTONIO ENRICA Data pubblicazione 22/07/2013

<<...sul ricorso ...2009 proposto da V.S. ...contro POSTE ITALIANE... avverso la sentenza n. 1205/2008 della CORTE D'APPELLO di ROMA, depositata il 24/02/2009 r.g.n. 2828/05 [1]...

...Con sentenza depositata il 24 febbraio 2009 la Corte d'Appello di Roma ha confermato la sentenza del Tribunale di rigetto della domanda di V.S. volta a ottenere la declaratoria di nullità del termine... al contratto [ex] 25 del C.C.N.L. del 2001 ...dal 4 giugno 2001 al 30 settembre 2001 "per esigenze di carattere straordinario....".

La Corte territoriale ha rilevato che risultava provato documentalmente il rispetto della procedura di consultazione sindacale di cui all'articolo 25 del C.C.N.L. e della cosiddetta clausola di contingentamento; ...

Avverso la sentenza propone ricorso in Cassazione V.S. formulando cinque motivi. Poste italiane si è costituita depositando controricorso.

Motivi della decisione

Con il primo motivo il ricorrente denuncia nullità della sentenza per violazione dell'articolo 115 c.p.c. (art 360 n 4 cpc). Censura la sentenza nella parte in cui la Corte ha affermato che la società ...aveva provato "documentalmente" il rispetto della clausola di ...contingentamento sebbene non avesse mai depositato alcun documento neppure in appello.

Con il secondo motivo denuncia nullità della sentenza per violazione dell'articolo 437, 2° comma, c.p.c. Lamenta che la Corte territoriale ha ritenuto provata documentalmente la clausola di contingentamento e l'osservanza della procedura di convocazione delle organizzazioni sindacali sebbene Poste Italiane non avesse depositato alcuna documentazione con riferimento alla prima clausola e avesse depositato tardivamente in appello documentazione circa l'osservanza della procedura di convocazione.

Osserva che in Tribunale Poste Italiane nulla aveva mai opposto circa l'eccepito mancato rispetto della procedura di convocazione delle organizzazioni sindacali [e] della clausola di contingentamento.

Con il terzo motivo denuncia nullità della sentenza per violazione dell'articolo 416, comma 3°, c.p.c. ( atrt 360 n 4 cpc). Lamenta che la Corte territoriale ha ritenuto provate circostanze di fatto contestate dall'altra parte e decisive per l'esito del giudizio.

Con il quarto motivo denuncia violazione falsa applicazione dell'articolo 25 C.C.N.L. del 2001 nella parte in cui prevedeva la procedura di convocazione delle organizzazioni sindacali prima delle assunzioni a tempo determinato nonché nella parte in cui prevedeva il rispetto di una determinata proporzione tra il numero dei lavoratori in servizio al 31 dicembre dell'anno precedente e il numero dei lavoratori assunti a tempo determinato.

Con il quinto motivo denuncia violazione falsa applicazione dell'articolo 3 della legge n.230 del 1962 avendo la Corte territoriale respinto la domanda del lavoratore sull'erroneo presupposto che la società Poste Italiane avesse provato le circostanze di cui sopra.
_ _ _ _

Sono fondati il primo ed il secondo motivo, restando assorbiti gli altri...

La Corte territoriale ha affermato che Poste Italiane aveva provato "documentalmente" sia il rispetto della procedura di convocazione delle organizzazioni sindacali di cui all'art 25 del CCNL, sia il rispetto della clausola di contingentamento.

Tale affermazione della Corte è oggetto di censura da parte del ricorrente che rileva di aver contestato fin dal giudizio di primo grado la mancata produzione da parte di Poste Italiane di documentazione con riferimento alla clausola di contingentamento ed al rispetto della procedura di convocazione delle organizzazioni sindacali di cui all'art 25 del CCNL.
_ _ _ _

Le censure del ricorrente, correttamente formulate nel rispetto dell'art 366-bis cpc che impone che ciascuna censura deve, all'esito della sua illustrazione, tradursi in un quesito di diritto, sono risultate fondate. L'esame del fascicolo, che questa Corte è abilitata ad effettuare in considerazione dei vizi denunciati, consente di affermare che Poste Italiane non ha prodotto alcuna documentazione al fine di dimostrare l'ottemperanza alla clausola di contingentamento, né che sia stata allegata dalla convenuta alla memoria di costituzione in primo grado, secondo quanto richiesto dall'art. 416 c.p.c., comma 3, la documentazione volta a provare il rispetto della procedura di convocazione delle organizzazioni sindacali di cui all'art 25 del CCNL.

Il giudice di appello, investito da specifico motivo di impugnazione circa il mancato esame da parte del primo giudice dello specifico profilo di nullità del termine al riguardo dedotto dall'appellante, avrebbe dovuto effettuare il riscontro circa la produzione di detta documentazione e la sua tempestività ed, eventualmente, in caso di esito negativo, avrebbe dovuto prendere in esame gli ulteriori mezzi di prova offerti dalla parte convenuta.

Per le considerazioni che precedono la sentenza deve esser cassata con rinvio alla Corte d'Appello di Roma, in diversa composizione, che procederà ad un nuovo esame dei motivi di appello...

...Roma 9/5/2013...
>>

http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snciv&id=./20130723/snciv@sL0@a2013@n17787@tS.clean.pdf

C. App. RM 1205/2008 - Rel. Di Stefano Lucio
http://pst.giustizia.it/PST/it/pst_2_6_2.wp?actionPath=/ExtStr2/do/consultazionepubblica/sicid/dirlavoro/detail.action&currentFrame=10&idfascicolo=54292&numeroregistro=00002828&annoregistro=2005&regioneRicerca=7&ufficioRicerca=0580910065&registroRicerca=LAV

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