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Autore Discussione: DPI: Le mascherine  (Letto 908 volte)
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Angelo64
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« inserito:: Novembre 19, 2020, 00:56:56 »

In molti già saranno al corrente dell'articolo che circola in rete pubblicato da un giornale on-line vicino all'Espresso, The Post Internazionale, sulle mascherine che vengono consegnate ai dipendenti di P.I. e che, se non smentito, causerà una serie di azioni legali nei confronti dell'Azienda, soprattutto dai familiari dei 12 colleghi morti e dei 647 ammalatosi dei quali solo 337 risultano guariti (fonte ufficiale aggiornata al 20 ottobre).

Per chi non lo avesse letto ve lo propongo:


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Angelo64
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« Risposta #1 inserito:: Novembre 19, 2020, 01:15:31 »

Esclusivo TPI: La circolare interna di Poste Italiane: “Usate la stessa mascherina per 3 giorni”. Ma durano al massimo 8 ore

TPI ha raccolto le testimonianze dei lavoratori delle Poste Italiane in varie parti d'Italia: "Ci faranno ammalare tutti, continuano a farci lavorare come se non succedesse nulla in Italia". E scoppia il caso di mascherine potenzialmente false distribuite dalla società

Di Giuliana Sias

“Ci faranno ammalare tutti, continuano a farci lavorare come se non succedesse nulla in Italia. Siamo la fanteria della prima linea, con mascherine monouso, ma imposte per tre giorni”. Chi parla è uno sportellista piemontese di Poste Italiane che si lascia andare ad uno sfogo sui social network. Assieme a molti altri lamenta che l’azienda dia in dotazione al personale più esposto, quello a più diretto contatto con la clientela, due sole mascherine la settimana, una ogni tre giorni di lavoro. Ma questo aspetto, quello del deterioramento del dispositivo di protezione individuale, rischia di essere un fatto di poco conto, di passare in secondo piano. Perché il problema più grande, che forse tanti addetti allo sportello e relativi utenti
nemmeno sospettano che esista, è che le mascherine distribuite da Poste Italiane ai propri lavoratori, secondo un consulente, sarebbero fake.


Nei giorni in cui viene pubblicato il rapporto sul terzo trimestre 2020 di Poste Italiane, con ricavi in aumento dello 0,8% e un utile netto al +10,3%, è sufficiente fare un giro nei gruppi Facebook nei quali si confrontano i dipendenti del gruppo per intuire che l’aria che tira tra gli sportellisti non è altrettanto positiva.

A tenere banco sono soprattutto i distaccamenti, con un numero imprecisato di impiegati spediti come pacchi in altri uffici (quando si dice deformazione professionale): “Nel mio caso – spiega uno dei tanti – non sono quasi mai a lavorare nella mia filiale, quindi incontro sempre nuovi colleghi, e dunque il rischio, alla fine, non è che lo si stia cercando di contenere. Ok, ci dicono di evitare i contatti ma se io devo prendere le chiavi dell’ufficio da un’altra persona come faccio a evitare il contatto fisico con quella persona? Poi ci sono uffici di serie A e uffici di serie B, ci sono i totem, dove tutto è controllato e c’è un personale apposito che fa disinfettare le mani o aiuta gli utenti a rispettare le distanze in fila, e ci sono uffici in cui invece nessuno controlla niente; oppure in alcune sedi disinfettano due volte al giorno, in altre quando arriva la signora delle pulizie, che non è detto arrivi al cambio di turno, quindi chi arriva al tuo sportello spesso e volentieri non troverà una postazione disinfettata”. Stessa storia, stesse storie, un po’ ovunque lungo lo Stivale.

E poi ci sono le mascherine. Che non sono le stesse dappertutto e non vengono distribuite secondo un unico criterio. Ad esempio tra gli operai dei centri di smistamento, che non entrano in contatto con il pubblico, Poste Italiane distribuisce principalmente quelle chirurgiche, una volta al giorno. Altrove, in particolare al personale in trasferta, vengono fornite tre mascherine alla volta, con le quali fare i conti autonomamente nell’arco della settimana, in giro tra i vari uffici postali del territorio ai quali si viene via via assegnati. Infine ci sono gli sportellisti che lavorano abitualmente nella solita sede che ricevono due mascherine facciali settimanalmente. Questo è il caso più ricorrente, dal Centro al Nord Italia. D’altra parte secondo la circolare interna n.58 del 06/04/2020 in materia di sicurezza sul posto di lavoro (ancora oggi in vigore e destinata al cosiddetto Mercato Privati) “si precisa che ciascuna mascherina ha un tempo di utilizzo di 3 giorni”.

In barba a tutto quello che ci è stato insegnato e caldamente raccomandato negli ultimi nove mesi (“i dispositivi offrono protezione dalle contaminazioni per un tempo di 6/8 ore di utilizzo continuativo, terminato il quale, sono da eliminare”), racconta ad esempio un impiegato dell’Abruzzo: “Io sono allo sportello e da noi funziona che dall’inizio della pandemia ci viene fornita una mascherina ogni 3 giorni, senza sapere dove e come conservarla, sul documento di valutazione dei rischi non c’è scritto”. Molto probabilmente non si trovano indicazioni perché – a rigor di legge – le mascherine non dovrebbero essere utilizzate per più di un turno lavorativo e quindi, di conseguenza, non esistono protocolli certificati per evitare il deterioramento del dispositivo di protezione personale nell’arco delle 72 ore. Così qualcuno per comodità se lo porta a casa (e magari continua a utilizzarlo anche al di fuori dell’ufficio) mentre a qualcun altro viene consigliato informalmente di riporlo all’interno di un foglio A4 che poi viene pinzato e abbandonato per dodici ore, fino al turno successivo, sul tavolo della postazione di lavoro.

La linea dei dirigenti con i quali i dipendenti si lamentano è chiara: c’è il plexiglass, ci sono le mascherine e le distanze di sicurezza, se vi infettate non potete che esservi infettati fuori. Poco conta che l’indice di contagio sia cresciuto enormemente nelle ultime settimane pressoché in tutta Italia o che in tantissimi denuncino che la distanza di almeno un metro non sia sempre praticabile, e comunque non in tutte le sedi. 
E infatti quando si verificano casi di positività in una filiale, non viene attivato nessun tipo di tracciamento: il positivo rimane a casa e l’ufficio viene sanificato ma tutti i colleghi ritornano normalmente a lavoro, senza sottoporsi a tampone a meno che non decidano di farlo a proprie spese e per scrupolo personale. Addirittura si continuano a fare i distacchi in uffici dove si sono registrati dei positivi, e in questo modo mappare il contagio diventa ancora più complicato, perché il personale coinvolto cambia di continuo.

Ma torniamo alle mascherine, che rappresentano senz’altro l’aspetto più opaco e fragile delle misure di contenimento del rischio biologico messe in campo da Poste Italiane per far fronte all’emergenza Coronavirus. “Ho chiesto informazioni sulla provenienza di queste mascherine e sui certificati di conformità – spiega una nostra fonte – ma non ho ricevuto mai risposte”. Nel corso di questi mesi, le mascherine in dotazione sono cambiate diverse volte, e in maniera differente da regione a regione. Tra le altre, vengono fornite le KN95 marca S. Sangso e le FFP2 marchiate Aoze. Entrambe cinesi.

Districarsi tra i miliardi di dispositivi facciali attualmente in commercio è davvero un rebus ma sicuramente c’è un dato incontrovertibile che può essere facilmente verificato grazie alle immagini che ci sono state fornite da alcuni dipendenti di Poste: sia le KN95 che le FFP2 distribuite negli uffici postali agli addetti allo sportello, e cioè al personale a contatto – più o meno stretto – con il pubblico, non sono marchiate CE (ma, nel caso delle S. Sangso, Cina Export), non sono validate Inail (e cioè non figurano tra quelle autorizzate dall’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro), non sono contrassegnate come monouso o riutilizzabili (R o NR) e non hanno il numero di notifica – di quattro cifre – che indica l’organismo che ha eseguito i test sul dispositivo.

Indagando scopriamo che già il 9 luglio la Failp Cisal del Lazio (sindacato autonomo dei lavoratori postelegrafici) si era dovuta rivolgere, non avendo ottenuto risposte da parte dell’azienda, alla Asl Roma 5 in merito alle mascherine facciali fornite al personale degli Uffici Postali durante il periodo di emergenza. La Asl aveva confermato la non conformità dei DPI forniti agli operatori di sportello “poiché privi dei requisiti previsti dalla normativa vigente”. Ma evidentemente quel parere non è servito a Poste per correggere il tiro.

Andando più a fondo nelle nostre ricerche, scopriamo infatti grazie ad una export manager che lavora presso la Guangdong Aoze pharmaceutical industry Co., Ltd (che produce le Aoze FFP2 attualmente fornite da Poste ai dipendenti) che le mascherine in oggetto non sono mai state distribuite nel mercato europeo ma solo americano e che comunque non sono più in commercio perché requisite dal governo cinese in quanto non idonee. Per quanto riguarda le KN95 S. Sangso, invece, ci accorgiamo che a parità di confezione esterna, esistono due diversi tipi di mascherina: una riporta regolarmente affianco al marchio della Comunità Europea un numero di 4 cifre (2703 in questo caso) ovvero l’identificativo dell’organismo notificato intervenuto durante la marcatura CE; l’altro tipo invece, internamente è marchiato SAIQI (ed è quest’ultimo il modello distribuito agli operatori da Poste Italiane).

A questo punto pare di capire che esistano delle sottomarche di S.Sangso, ipotesi che ci viene confermata dal responsabile degli ordini di una ditta italiana, la Trade Inn Srl, un’agenzia specializzata nella consulenza al commercio internazionale, importatrice per il nostro Paese della semimaschera filtrante facciale KN95 modello: PTMYKZ-01, autorizzata Inail. Il responsabile ci spiega che le Sangso PTMYKZ-01 sono validate (significa che Inail ha potuto verificare lo standard del prodotto tramite le relative certificazioni). Ma questa procedura, quella della validatura, si seguiva agli inizi della pandemia, nella prima fase acuta dell’emergenza Covid, quando non erano presenti sul mercato un numero così elevato di dispositivi di protezione individuale come invece accade oggi.

Adesso, infatti, “normalmente perché un prodotto di questo tipo possa essere importato non occorre più l’ok da parte dell’Inail ma basta la certificazione CE con il notify body (i famosi quattro numeri, che in pratica fanno riferimento ai laboratori della Comunità Europea accreditati per l’immissione della direttiva sui DPI). Ma in tutti i casi, le mascherine fornite da Poste Italiane non sono le Sangso PTMYKZ-01 ma le Sangso Saiqi.

“Io presumo – ci rispondono dalla Trade Inn – che Saiqi sia una sottomarca della Sangso, presumo. Perché sono andato a vedere su internet e vedo che utilizza confezioni molto simili a quelle della Sangso ma la mascherina non è quella che anche noi abbiamo trattato mesi addietro”. Le Sangso KN95 modello PTMYKZ-01 infatti non vengono più importate dalla Trade Inn perché, ci spiegano, “questa è una mascherina che segue lo standard cinese GB2626-2006, noi ora abbiamo solo FFP2 che ha degli standard molto più restrittivi”. È insomma un prodotto completamente diverso. Anche se Poste continua invece ad alternare KN95 e FFP2, a seconda degli uffici, delle città o delle diverse regioni, come si trattasse di mascherine equivalenti (non avrebbe senso, altrimenti, proteggere in maniera diversa i propri dipendenti su base geografica, considerato tra l’altro che niente è cambiato con la suddivisione dell’Italia in tre grandi aeree “colorate” di rischio).

Ma il nostro consulente fa luce soprattutto su altrui due elementi, molto più delicati: quando gli mostriamo la fotografia di una delle mascherine che in questo momento vengono distribuite e fatte indossare ad alcuni sportellisti di Poste, nel Centro Italia, il suo parere di esperto è che “questa ora come ora non potrebbe essere venduta, per svariate ragioni: intanto perché non c’è nessun codice di riferimento, ci deve essere un codice univoco (ad esempio PTMYKZ-01), che deve essere riportato sui certificati, per comprovare di che tipo di modello si tratti. Questa mascherina invece a parte la sigla CE non ha un codice, non ha nulla, di conseguenza a mio avviso è un fake”.

Dunque le FFP2 (nella foto) utilizzate dagli addetti ai servizi di sportello degli Uffici Postali di mezza Italia sono tarocche. Basterebbe questo per mettere in allarme dirigenti, dipendenti e clientela, ma c’è anche dell’altro: “Le mascherine sono tutte quante NR, in pratica tutte non riutilizzabili. Tra le FFP2 in giro, non ce ne sono di riutilizzabili. Quelle che noi trattiamo ora hanno tutte scritto NR, peraltro sinceramente in Cina le riutilizzabili non esistono”. Dunque, se anche le mascherine fossero a norma, non potrebbero comunque essere adoperate per 3 giorni, come invece Poste Italiane impone ai suoi dipendenti.

“In giro c’è di tutto – conclude il responsabile della Trade Inn – purtroppo la questione sta spesso in mano a persone che non sono competenti, noi avendo uffici in Cina, facendo questo di mestiere da anni abbiamo ampia esperienza, ma ormai si sono messi tutti quanti a importarle. Il problema più grande è che adesso importano delle mascherine e poi utilizzano dei certificati che non sono relativi a quel prodotto. In Cina le fabbriche prendono le commesse per certificare un prodotto ma poi magari non hanno la capacità produttiva adeguata e allora subappaltano ad altre fabbriche, alle quali danno l’autorizzazione per poter produrre la mascherina per conto loro ma poi, alla fine, i macchinari e i materiali sono diversi, e nel 90% dei casi hanno uno standard molto più basso”.

In tutto questo, intanto, mentre mezza Italia è in lockdown e anche nelle regioni “gialle” il virus continua a correre, arriva l’ennesima denuncia: “Tralasciando le mascherine, magicamente sparite di nuovo, qualcuno ha ben pensato di non far riempire le agende, ma di contattare ugualmente i clienti senza farli risultare (appunti volanti o agende cartacee). Praticamente pressing nascosto. Ma possibile che non salti fuori che se anche non vengono inseriti in agenda, i clienti vengono contattati 5.000 volte al giorno perché vengano in ufficio solo per raggiungere i nostri obiettivi sempre più alti?”.

Anche altri confermano, è iniziato – come se nulla fosse – il periodo del “pressing commerciale”: “cioè per i nostri dirigenti non esiste il Coronavirus, pensano solo a chiudere il 2020 in attivo, è la volata finale, bisogna recuperare le perdite registrate causa Covid approfittando del Natale”. Che non necessariamente fa diventare tutti più buoni, anzi, chi in questi mesi ha chiesto conto a Poste delle certificazioni sui DPI forniti, si è addirittura visto comminare delle sanzioni disciplinari per insubordinazione.

https://www.tpi.it/cronaca/poste-italiane-mascherina-3-giorni-20201117700497/

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« Risposta #2 inserito:: Novembre 19, 2020, 07:14:40 »

Rimarco inoltre, come già fatto in altro post, che i 3 giorni sono considerati dall'azienda lavorativi e non solari.

Paolo
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« Risposta #3 inserito:: Novembre 19, 2020, 12:52:12 »

Alla triste contabilità menzionata da Angelo vorrei aggiungere il ricordo della mia collega d'ufficio Tiziana, deceduta ieri mattina dopo due settimane di ricovero per Covid.
Saresti andata in pensione a fine anno, avremmo voluto salutarti in ben altro modo. Ciao, Tiziana.

Paolo
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« Risposta #4 inserito:: Novembre 19, 2020, 16:10:01 »

Ringrazio Angelo per aver riportato un articolo interessante e che mi era sfuggito, grazie Angelo! Aggiungo al tuo dolore il mio dolore Paolo, anch'io voglio salutare la nostra collega Tiziana! L'inferno ormai si trova sulla terra, dove non è difficile entrarci e da dove, mi devi credere, non è mai per niente facile uscirne! Per poterci riuscire purtroppo non dipende tanto dal tipo di armi che possiedi e da un amore sviscerato per la Vita, ma con quanta dose di buona sorte sei baciato dalla fortuna! Sentirsi destinatario di un po' d'affetto aiuta tanto e a volte neanche basta! Scusami Paolo, ma mi sono un po' lasciato.... andare! Ciao Tiziana!

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« Risposta #5 inserito:: Novembre 19, 2020, 20:43:32 »

Ci sono state già visite ispettive della Asl che hanno riscontrato irregolarità anche in questo senso Ci sono delle slide aziendali che riportano anche il numero delle visite ispettive e delle irregolarità riscontrate
« Ultima modifica: Novembre 19, 2020, 20:45:13 da Post-ale » Registrato

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« Risposta #6 inserito:: Novembre 20, 2020, 12:20:26 »

È proprio uno schifo! ...La salute degli osp probabilmente vale meno di una falsa mascherina cinese...Spero soltanto che lo capiscano anche i colleghi "struzzi" che ancora non se ne sono resi conto e ottusamente continuano a proporre sim, bpf, pp evo... E non mi vengano a dire che l'azienda non ha i fondi per comprare le mascherine idonee da distribuire tutti i giorni...
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« Risposta #7 inserito:: Novembre 20, 2020, 12:21:44 »

«Nessun uomo è un’isola, completo in se stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. Se anche solo una zolla venisse lavata via dal mare, l’Europa ne sarebbe diminuita, come se le mancasse un promontorio, come se venisse a mancare una dimora di amici tuoi, o la tua stessa casa. La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell’umanità. E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te»
                         John Donne

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« Risposta #8 inserito:: Novembre 20, 2020, 12:40:38 »

COMITATO ex Protocollo 14 marzo 2020

Verbale di riunione del 10 e 19 novembre 2020

...

In ordine alla distribuzione delle mascherine, nel ribadire l’obbligo per il personale di indossare correttamente i dispositivi forniti, anche in considerazione di quanto emerso da parte sindacale nell’ambito delle precedenti riunioni del Comitato/OPN, l’Azienda ha confermato che dal prossimo mese di dicembre procederà alla distribuzione di mascherine chirurgiche monouso anche nei confronti del personale operante negli Uffici Postali.
...
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« Risposta #9 inserito:: Novembre 20, 2020, 12:56:24 »

Più economiche e con meno problemi di conformità. Ovviamente a discapito della salute nostra.
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« Risposta #10 inserito:: Novembre 20, 2020, 13:56:40 »

Più economiche e con meno problemi di conformità. Ovviamente a discapito della salute nostra.
E i nostri "cari sindacalisti" che dicono ? ...Loro la mascherina  è meglio che se la tengano a vita...
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« Risposta #11 inserito:: Novembre 20, 2020, 15:44:36 »

I nostri cari sindacati sono stati avvisati .
Dopo innumerevoli mascherine che addirittura si sono aperte  a  meta'  fotografate w inviate con w app  e pinzate  dai miei colleghi con graffette  mi  sono sentita rispondere  che solo io avevo segnalato questa cosa.
Praticamente pure bugiarda... fatto sta che tutto e' stato messo a tacere.
Sono stata mandata in distacco in uffici dove ben 2 squadre erano srate messe ko dal virus...quindi  che sanificazione era stata fatta? Caso positivo in ufficio e chiesto cosa fare  ....nessuna disposizione  da parte dell'azienda...ovvero se ti assenti dal lavoro fatti tuoi.
Ovvio che ora faro'  almeno  test rapido pagato da me. Sara' ora ansia o meno ma  ieri notte sn stata male..e' uno schifo totale. Per non parlare del popolo italiano che e' una merda. Continuano a pellegrinare in ufficio a fare cazzate.Nessun lockdown se  la meta e' la posta.  Anche x chiudere un libretto  quasi a 0.Solo x il gusto di farsi la passeggiata. Dopo anni che nn li usano  il passatempo e' venire a trovare il diversivo facendo  assembramento fuori dall ufficio postale.poi casomai c' e- il  cliente per cui io mi metto a disposizione  rischiando di essere contagiata perche' ha davvero urgenza dei nostri servizi  e  viene dentro dicendo che fuori gli andavano tutti addosso
Nessun controllo da parte di Poste Italiane .
Tra l' altro entrano continuando ad insultare
x ' attesa e che non c'e' personale....e lamentandosi che la loro banca e- chiusa  incazzati neri   come se noi fossimo degli scemi col dovere di  pulirgli  le scarpe .
Hai voglia poste a fare pubblicita'   soft.
Quello che passa e' che  in posta si puo'fare tutto anche mettere a rischio il personale entrando senza controlli con tosse   febbre  e chi  sopravvive sopravvive.
Quindi qualcuno mi ha detto che uso le mie mascherine a mio rischio e pericolo ..in un'altra discussione.
Io sono sicura solo i giorni che indosso le mie certificate inail.
Sinceramente mi pento di aver utilizzato quelle  che ci hanno fornito.
Speriamo bene
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« Risposta #12 inserito:: Novembre 20, 2020, 16:07:59 »

È vero, succede tutto questo ed io sono dell'idea che le mascherine servano a ben poco! A ragione? A torto? Non lo so!
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« Risposta #13 inserito:: Novembre 20, 2020, 17:31:04 »

I nostri cari sindacati sono stati avvisati .
Dopo innumerevoli mascherine che addirittura si sono aperte  a  meta'  fotografate w inviate con w app  e pinzate  dai miei colleghi con graffette  mi  sono sentita rispondere  che solo io avevo segnalato questa cosa.
Praticamente pure bugiarda... fatto sta che tutto e' stato messo a tacere.
Sono stata mandata in distacco in uffici dove ben 2 squadre erano srate messe ko dal virus...quindi  che sanificazione era stata fatta? Caso positivo in ufficio e chiesto cosa fare  ....nessuna disposizione  da parte dell'azienda...ovvero se ti assenti dal lavoro fatti tuoi.
Ovvio che ora faro'  almeno  test rapido pagato da me. Sara' ora ansia o meno ma  ieri notte sn stata male..e' uno schifo totale. Per non parlare del popolo italiano che e' una merda. Continuano a pellegrinare in ufficio a fare cazzate.Nessun lockdown se  la meta e' la posta.  Anche x chiudere un libretto  quasi a 0.Solo x il gusto di farsi la passeggiata. Dopo anni che nn li usano  il passatempo e' venire a trovare il diversivo facendo  assembramento fuori dall ufficio postale.poi casomai c' e- il  cliente per cui io mi metto a disposizione  rischiando di essere contagiata perche' ha davvero urgenza dei nostri servizi  e  viene dentro dicendo che fuori gli andavano tutti addosso
Nessun controllo da parte di Poste Italiane .
Tra l' altro entrano continuando ad insultare
x ' attesa e che non c'e' personale....e lamentandosi che la loro banca e- chiusa  incazzati neri   come se noi fossimo degli scemi col dovere di  pulirgli  le scarpe .
Hai voglia poste a fare pubblicita'   soft.
Quello che passa e' che  in posta si puo'fare tutto anche mettere a rischio il personale entrando senza controlli con tosse   febbre  e chi  sopravvive sopravvive.
Quindi qualcuno mi ha detto che uso le mie mascherine a mio rischio e pericolo ..in un'altra discussione.
Io sono sicura solo i giorni che indosso le mie certificate inail.
Sinceramente mi pento di aver utilizzato quelle  che ci hanno fornito.
Speriamo bene
Comprendo benissimo quello che dici e lo condivido totalmente, e mi chiedo se vale ancora la pena prodigarsi a proporre sim, bpf, pp evo, ecc. x un'azienda che se ne frega di te e ti considera meno di niente ...
« Ultima modifica: Novembre 20, 2020, 17:32:19 da Cobras Pt » Registrato
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« Risposta #14 inserito:: Novembre 20, 2020, 17:53:31 »

Ma questo atteggiamente non risolve gli altri problemi. Le ritorsioni non servono Ogni cosa va affrontata direttamente e linearmente
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« Risposta #15 inserito:: Novembre 20, 2020, 18:10:59 »

Ma questo atteggiamente non risolve gli altri problemi. Le ritorsioni non servono Ogni cosa va affrontata direttamente e linearmente
Provaci e vedi se ci riesci...Non ci riescono (o non possono o non vogliono) i sindacati che evidentemente sono corrotti e collusi e fanno il doppiogioco e quindi c'è poco da fare se non proporre + nulla e limitarsi a fare soltanto i boll.e le racc. tanto x lo stipendio e i buoni pasto da miserabili che ci danno non ci possono chiedere di +...
« Ultima modifica: Novembre 20, 2020, 18:12:12 da Cobras Pt » Registrato
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« Risposta #16 inserito:: Novembre 25, 2020, 11:00:25 »

Nuovo articolo su mascherine in Poste Italiane:

https://www.tpi.it/cronaca/poste-italiane-mascherine-non-certificate-denunce-lavoratori-20201124701534/?fbclid=IwAR32VR4voyZd5YwW-FFOwOW3PKUFSGD3iTbPvWsJDJHaQ1BEYX_C_gw-r6g

Da Palermo a Cuneo, passando per Matera e Pescara, e ancora Napoli, Salerno e Oristano, dal Lazio alla Toscana fino alla Lombardia: esiste senza dubbio un caso mascherine in Poste Italiane, denunciato da migliaia di dipendenti lungo lo Stivale che non si sentono sufficientemente tutelati dalla loro azienda sul fronte dei dispositivi di protezione individuale (DPI) – considerati non idonei o comunque non sufficienti – e più in generale per quanto concerne le misure di contenimento del contagio, prima di tutto tra gli sportellisti degli uffici aperti al pubblico. Soprattutto ora che la curva dei positivi è tornata pericolosamente ad impennarsi e che il numero dei morti da Covid-19 ritorna inesorabilmente a crescere.

LEGGI ANCHE Esclusivo TPI: La circolare interna di Poste Italiane: “Usate la stessa mascherina per 3 giorni”. Ma durano al massimo 8 ore

“A noi le danno senza marchio e con scritte cinesi”, “anche in Piemonte, una ogni 3 giorni”; “al nostro sportello danno una FFP2 ogni tre giorni in effetti, in una delle regioni più colpite”»; “è assurdo lavoriamo con la stessa mascherina per tre giorni: 18 ore e 30 minuti!”, “La mia, ricevuta lunedì, riporta sigla N95 e basta, per il resto sulla confezione ci sono solo le scritte in cinese”.

I messaggi di preoccupazione si sprecano e confermano tutti due dati già documentati da TPI: Poste – come d’altra parte inciso a chiare lettere anche su una circolare interna – fornisce una sola mascherina facciale ogni tre giorni lavorativi, mentre non fornisce le certificazioni relative ai DPI distribuiti ai lavoratori. DPI che, in base alle numerose testimonianze, sarebbero “dubbi”: cioè non recherebbero sulle confezioni le sigle (marchio CE, modello, notify body relativo all’organismo che ha eseguito il test, codici NR o R per monouso o riutilizzabile) necessarie per stabilire se si tratti di prodotti idonei, certificati e autorizzati Inail, seppure in deroga, oppure tarocchi, come invece parrebbero ad un consulente contattato dal nostro giornale.

Che le protezioni facciali – almeno tra gli addetti agli sportelli – debbano essere utilizzate per tre giorni lavorativi (invece che eliminate dopo le classiche 6/8 ore, come caldamente raccomandato a chiunque altro) e che non siano rigorosamente marchiate è un fatto verificato e ampiamente confermato dai dipendenti di un grandissimo numero di sedi. Ma ricomporre il puzzle è abbastanza complicato perché la tipologia di mascherine distribuite da Poste Italiane cambia da regione a regione, spesso da ufficio a ufficio.

In alcune sedi ad esempio gli sportellisti indossano delle FFP2, in altri delle KN95 (le quali, lo ricordiamo a chi ci legge, sono da considerarsi due prodotti assolutamente differenti per standard di sicurezza). In altre filiali ancora, non si sa nemmeno se si tratti di FFP2 o di KN95, come spiega un’impiegata: “Da noi una mascherina ogni tre giorni, con firma di ricevuta, e la mascherina che ho avuto ieri addirittura non aveva marcato nulla. Né FFp2 né KN95. Praticamente anonima”.

Il motivo, secondo molti, è che in Poste Italiane esistono uffici di serie A e uffici di serie B: uffici con personale addetto specificamente alla misurazione della temperatura o alla sanificazione e uffici definiti “di frontiera”, in cui “molte volte bisogna andare dall’altro lato, ad aiutare i clienti, ad esempio quelli un po’ più anziani, anche perché non abbiamo nemmeno guardie giurate, quindi facciamo noi da polizia etica, morale e civile, soprattutto in questo momento storico”.

Dal canto suo Poste Italiane, contattata da TPI, garantisce di essere in possesso di regolare certificazione per tutti i 13 milioni di mascherine consegnate ai dipendenti da marzo ad oggi. Anche se l’azienda rifiuta di mostrarle alla stampa: “Abbiamo fatto un lavoro gigantesco, installato 14mila pannelli nell’arco di due settimane quando a marzo è scoppiato il caos, quindi tra protezioni in plexiglass e DPI i dipendenti sono assolutamente tutelati”.

Per quanto riguarda le FFP2 o KN95, il responsabile che ha gentilmente risposto alle nostre domande non è attualmente in grado di dire se la circolare interna del 6 aprile – secondo cui deve essere consegnata una mascherina ogni tre giorni lavorativi – sia stata nel frattempo superata da una nuova comunicazione, ma giustifica comunque la scelta di Poste di non fornire quotidianamente nuovi dispositivi di protezione agli addetti al banco in questo modo: “Eravamo ad aprile e non sapevamo niente di questa situazione, non eravamo certi di poter avere sufficienti mascherine da distribuire ogni giorno”. E adesso? “Adesso ne abbiamo in grande quantità”.

Quando infine chiediamo a chi si sia affidata l’azienda per reperire le mascherine attualmente in dotazione, il dirigente afferma: “A chiunque, siamo andati fisicamente a prenderle in Cina, ci sono un numero infinito di fornitori. All’inizio della pandemia ci siamo mossi privatamente, come ha fatto il resto del mondo. Abbiamo comprato tutto quello che c’era sul mercato. Ne abbiamo comprate di tanti tipi diversi”, spiega. “Tutte certificate, anche se alcune hanno il marchio e altre non lo hanno”.

Ma Poste può escludere che nessuna di questi 13 milioni di mascherine, reperite in Cina in una fase tanto delicata e caotica, sia tarocca? “Ma non scherziamo”. É possibile che almeno una non sia adeguata o idonea? “No”.

Tuttavia, a partire da dicembre la società cambierà registro e tutti i dipendenti avranno un unico tipo di semimaschera facciale – quella chirurgica, già utilizzata da portalettere e impiegati dei centri di smistamento: “Oggi le sostituiscono ogni tre giorni, ma fra un mese o al massimo a gennaio potremo avere per tutti, quotidianamente, mascherine azzurre”.
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« Risposta #17 inserito:: Novembre 25, 2020, 13:19:41 »

Posso dare un piccolo contributo anch'io? Bene! Le mascherine, in genere, non servono a un cazzo! Grazie per lo spazio! 
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« Risposta #18 inserito:: Novembre 25, 2020, 17:38:20 »

 e le asl che dicono?


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« Ultima modifica: Novembre 25, 2020, 17:44:20 da fr@ncy » Registrato
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« Risposta #19 inserito:: Novembre 25, 2020, 18:13:42 »

  e le asl che dicono?

A quanto riferiscono quella di Pescara ha aperto un indagine conoscitiva. Si aspetta l'esito.
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« Risposta #20 inserito:: Novembre 25, 2020, 18:17:00 »

  Le mascherine, in genere, non servono a un cazzo!

Aiutano moltissimo. Anche se per chi maneggia denaro l'importante è tenere sempre le mani disinfettate.
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« Risposta #21 inserito:: Novembre 25, 2020, 18:52:39 »

Sulle mascherine non c'era nemmeno bisogno di ribadirlo. Sono DPI Vogliamo ricominciare daccapo?
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« Risposta #22 inserito:: Novembre 25, 2020, 19:13:41 »

Sulle mascherine non c'era nemmeno bisogno di ribadirlo. Sono DPI Vogliamo ricominciare daccapo?

Ricominciare daccapo con che? Con le parole? Non è affatto questa la mia intenzione, tutt'altro, credimi!
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« Risposta #23 inserito:: Novembre 25, 2020, 20:05:12 »

Purtroppo viviamo in un periodo in cui si sarebbe capaci di rimettere in discussione persino il teoreme di Pitagora.
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« Risposta #24 inserito:: Novembre 25, 2020, 21:35:46 »

Purtroppo viviamo in un periodo in cui si sarebbe capaci di rimettere in discussione persino il teoreme di Pitagora.

Lascia perdere Pitagora, che come diceva qualcuno, io ho qualche anno in più!
Ti dico solo questo e poi, per quel che mi riguarda, mi fermo qua! Sai qual'è  il tuo errore? Quello di non farti neanche venire il dubbio di pensare sul perché io dica queste cose! Stop!
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« Risposta #25 inserito:: Novembre 26, 2020, 08:20:41 »

E dei distacchi quotidiani, che vogliamo dire? Posso rifiutarmi? Mi do malato, così evito il rischio di ulteriori potenziali contagi, ma in questo modo frego il collega? I sindacati complici, come da verbali conclusivi delle riunioni dell'Organismo Paritetico Nazionale, chiedono o fingono di chiedere la riduzione (?) dei distacchi, l'azienda si riserva ulteriori approfondimenti. Intanto firmano l'accordo al piano aziendale "Hub&Spoke", in silenzio e in piena pandemia.
L'importante è la gestione dei vari fondi aziendali, i lavoratori sono carne da macello!
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« Risposta #26 inserito:: Novembre 26, 2020, 09:42:48 »

Ragazzi sapete precisamente quando (in che data o c’è una coi)Poste Italiane ha iniziato a distribuire i DPI per noi sportellisti per l’emergenza Covid? Grazie
« Ultima modifica: Novembre 26, 2020, 09:47:06 da grimilde » Registrato
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« Risposta #27 inserito:: Novembre 26, 2020, 10:34:52 »

  sapete precisamente quando (in che data o c’è una coi)Poste Italiane ha iniziato a distribuire i DPI per noi sportellisti per l’emergenza Covid?

COI 058 del 06.04.2020
  COVID – 19 Distribuzione e consegna materiali
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« Risposta #28 inserito:: Novembre 26, 2020, 20:30:19 »

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  COVID – 19 Distribuzione e consegna materiali

Grazie Angelo 👍
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