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Autore Discussione: INFORMAZIONI PER COLORO CON ART. 2 COMMA 1 BIS 368/2001  (Letto 814310 volte)
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« Risposta #2280 inserito:: Settembre 03, 2014, 13:48:34 »

Forse, in assenza di contestazioni circa il disposto dell'art. 5, Dlgs 368, da parte del lavoratore, ma a fronte solo della "generica" pretesa che i contratti susseguenti al primo dovessero riportare la causale giustificativa, [il] giudice [di Trento G. Flaim] si sarebbe fermato alle osservazioni circa la retroattività del tetto dei 36 mesi e la bontà dei contratti ex art. 2 in sè e per sè considerati.

vedi interv. #42
http://www.mondoposte.it/smf/index.php?topic=4933.30
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72GRAMMI
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« Risposta #2281 inserito:: Settembre 04, 2014, 08:16:59 »

Dopo anni di militanza sul forum, di ansie, attese e speranze, abbandono la causa e questo spazio. Prima di andare via mi sembra doveroso mettere in rilievo la recente sentenza che ha influenzato in modo perentorio la mia scelta e il destino lavorativo di molti ricorrenti. Non mi va di pensare a male, ma la sentenza è stata pubblicata a dicembre, sentenziata a novembre e non credo che i grandi studi legali non ne sapessero niente. Un Grande Vecchio diceva: "A pensare a male si fa peccato, ma spesso ci si indovina".

Un in bocca al lupo a tutti!!!



“La legge è uguale per tutti” è una bella frase che rincuora il povero, quando la vede scritta sopra le teste dei giudici, sulla parete di fondo delle aule giudiziarie; ma quando si accorge che, per invocar la uguaglianza della legge a sua difesa, è indispensabile l'aiuto di quella ricchezza che egli non ha, allora quella frase gli sembra una beffa alla sua miseria. (Piero Calamandrei)
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« Risposta #2282 inserito:: Settembre 04, 2014, 11:39:05 »

72GRAMMI: mi dispiace molto che tu sia uscito dal forum. Verifica, come avevi anticipato, se uno dei tuoi contratti fosse stato effettivamente sottoscritto a meno di 3 mesi dal precedente e se nel ricorso ai giudici di merito fosse presente un motivo incentrato sulla errata applicazione dell'art. 5, Dlgs 368/2001 (oltre che dell'art. 2). Informati se tale presupposto sia sufficiente ad impegnare il giudice di merito alla verifica dei 3 mesi (e quindi, a patto che la questione venga posta nei dovuti termini al giudice di legittimità, se quest'ultimo sia tenuto a rilevarne l'omissione nei giudizi di merito).

La sentenza della Cassazione n. 28441 del 19/12/2013, Stile/Maisano, a fronte di uno dei motivi del ricorso incentrato sulla presunta <<necessità della giustificazione per i contratti successivi al primo stipulati ai sensi dell'art. 2 comma 1 bis e 5 del d.lgs. 368 del 2001>>, ha validato la mera serie di contratti ex art. 2, comma 1 bis, Dlgs 368/2001, nel senso che non ha ritienuto necessaria la causale giustificativa per quelli ulteriori al primo.

D'altra parte ha condiviso l'esame svolto dalla Corte d'appello circa gli intervalli intercorsi tra un contratto e l'altro, al fine di escluderne la "successione" abusiva. In particolare,  i giudici di 2° grado avevano accertato che nessuno dei contratti in causa seguiva il precedente a distanza inferiore ai 3 mesi (intervallo indicato dalla CGUE quale discrimine tra "successione" illegittima e normale attivazione di un ulteriore contratto a termine ai sensi dello stesso articolo di legge).

Quest'ultima verifica era stata svolta in appello a fronte di un motivo dedicato al presunto <<superamento del periodo massimo complessivo di 6 mesi previsto dagli artt. 2 comma 1 bis e 5 del d.lgs. 368 del 2001>>.

Ciao, 72GRAMMI



La legge non impone di fare il postino.




_ _ _ _




Ecco in estrema sintesi la sentenza "incriminata":



Cass. n. 28441 del 19/12/2013, Stile/Maisano

<<...sul ricorso 5018-2013 proposto da... SILVIO, ammesso al gratuito patrocinio...

contro

POSTE ITALIANE S.P.A...

avverso la sentenza n. 6469/2012 della CORTE D'APPELLO di NAPOLI, depositata il 21/11/2012 R.G.N. 9971/2011...
[confermativa della sentenza 9 giugno 2011 del Tribunale di Napoli]...
_ _ _ _

[CONTRATTI IN CAUSA]

...ai sensi dell'art. 2 comma 1 bis d.lgs. 368 del 2001 nei periodi

2 novembre 2006-31 gennaio 2007,
17 settembre-3 1 ottobre 2007,
1° aprile-30 giugno 2008,
3 novembre 2008-31 gennaio 2009,
1 luglio-30 settembre 2009
_ _ _ _

...Il Savino propone ricorso per cassazione... articolandolo in 4 motivi...

MOTIVI DELLA DECISIONE

...Con il 1° motivo... In particolare si deduce la necessità della giustificazione per i contratti successivi al primo stipulati ai sensi dell'art. 2 comma 1 bis e 5 del d.lgs. 368 del 2001.

Con il 2° motivo si assume vizio di messa pronuncia con riferimento
al superamento del periodo massimo complessivo di 6 mesi previsto dagli
artt. 2 comma 1 bis e 5 del d.lgs. 368 del 2001.
_ _ _ _


[RISPONDE LA CASSAZIONE]

Il 1° motivo è infondato.

...la disposizione dell'art. 2, comma 1-bis... consente alle imprese concessionarie dei servizi postali di stipulare contratti a tempo determinato, nei limiti e per i periodi ivi previsti, senza necessità di indicare le ragioni obiettive giustificatrici... Tale disposizione non contrasta con l'ordinamento comunitario... neppure con riferimento al principio di non discriminazione...

La Corte territoriale ha fatto corretta applicazione a tale principio non ritenendo conseguentemente necessaria la specifica giustificazione dell'apposizione del termine ai contratti in questione.

Anche il 2° motivo è infondato.

La Corte territoriale, sul punto relativo al superamento del periodo massimo di 6 mesi previsto dagli artt. 2 comma 1 bis e 5 del d.lgs. 368 del 2001 ha congruamente motivato considerando che i contratti stessi, per la distanza intercorrente fra di loro e dettagliatamente indicata, superano l'elemento presuntivo indicato dalla Corte di Giustizia per qualificarli consecutivi. Trattasi di valutazione di una circostanza di fatto, peraltro congruamente motivata, che sfugge ad ogni censura di legittimità ed è anzi incensurabile in questa sede.


[Il 3° motivo riguardava la <<carenza probatoria in ordine al mancato superamento della percentuale del 15%...>>. La S.C. rileva che la Corte d'appello aveva rigettato il motivo dopo aver confrontato <<l'effettiva percentuale risultante dalla documentazione>> con <<la genericità del criterio di calcolo proposto dall'appellante>>. Tale <<congrua e logica>> motivazione sarebbe <<suscettibile di correzione solo attraverso un'analisi documentale>>. Evidentemente nel ricorso per cassazione mancavano le allegazioni di riferimento nonché l'indicazione del passaggio controverso della sentenza censurata.

Il 4° motivo riguardava il "patto di prova". La S.C. conferma quanto scritto dal giudice d'appello: <<non esiste nel nostro ordinamento un principio da cui ricavare l'automatica conversione di un rapporto a tempo determinato in rapporto a tempo indeterminato per effetto della nullità del patto di prova.]...

Così deciso in Roma il 6 novembre 2013...>>.

http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snciv&id=./20131220/snciv@sL0@a2013@n28441@tS.clean.pdf




N.B. Da una sentenza di Trento del 2013 si apprende (e pare assodato) che per valutare l'intervallo tra un contratto e l'altro si devono considerare la scadenza di quello che precede e la data di sottoscrizione di quello che segue (non la data di inizio attività, pure dichiarata nel contratto).




"Guardati da quei di bassa statura: perché son pertinaci, e boriosi." (G. Mazzarino)
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« Risposta #2283 inserito:: Settembre 06, 2014, 17:30:30 »

 ciao a tutti, e che fara' la cassazione con un solo contratto , anche se palesemente illegittimo-sei mesi sportello nel 2007?+ EPPURE QUALCUNO L HA Spuntata, io sono in attesa di sapere se accoglieranno il mio ricorso, mentre altri  con il mio stesso contratto e periodo hanno vinto in  primo grado poi accordo etc etc. sapete qualcosa in piu'  sulla cassazione?il mio avvocato ha sempre detto di andare fino in fondo.... rispondetemi per favore
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« Risposta #2284 inserito:: Settembre 06, 2014, 18:30:33 »

Se tu dici che è palesemente illegale e il tuo avvocato ti ha detto di andare fino in fondo che vuoi che ti si dica?
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« Risposta #2285 inserito:: Settembre 06, 2014, 20:24:36 »

...che farà la cassazione con un solo contratto [ex art. 2 comma 1 bis], anche se palesemente illegittimo-6 mesi sportello nel 2007? EPPURE QUALCUNO l'ha spuntata. Io sono in attesa di sapere se accoglieranno il mio ricorso, mentre altri  con il mio stesso contratto e periodo hanno vinto in  primo grado poi accordo etc etc. Sapete qualcosa in più sulla Cassazione? il mio avvocato ha sempre detto di andare fino in fondo.... rispondetemi per favore

TRA IUS VARIANDI E SCORRIMENTO, SI CHIUDE UN OCCHIO DEL GIUDICE. L'ALTRO E' SUI NUMERI DEL FENOMENO

Il giudice di Napoli Coppola ha ritenuto che la ditta concessionaria (ovvero titolare, assegnataria...) del servizio universale postale potrebbe assumere ai sensi dell'art. 2, comma 1 bis, Dlgs 368/2001, anche per mansioni diverse da quelle strettamente postali. Piuttosto, il limite legale connesso all'esclusività "postale" dell'art. 2 andrebbe individuato nella soglia del 15% delle assunzioni, da calcolarsi sull'organico stabile adibito strettamente a mansioni di "recapito postale". Tale distinguo si fonda sul principio dello IUS VARIANDI [1]

[1] vedi interv. #891 (Trib. Lecce 2013 e Trib. Napoli sin dal 2012)
http://www.mondoposte.it/smf/index.php?topic=3792.msg151527#msg151527

Significa che 1) l'azienda potrebbe adibire un precario assunto ai sensi di una norma regolante il servizio strettamente postale, anche per mansioni "equivalenti" anche se estranee al servizio postale stesso. L'importante è che l'apporto di flessibilità (15%) sia correlato alla forza lavoro stabilmente applicata all'attività (rigorosamente "postale") cui l'art. 2, comma 1 bis si riferisce.

Anche nel caso di assunzioni a termine "per sostituzione", d'altra parte, la Cassazione ha validato il predetto principio dello IUS VARIANDI, chiarendo il 2) meccanismo dello "SCORRIMENTO", cioè la pratica di assumere formalmente un contrattista a termine per sostituire un dipendente a tempo indeterminato assente (espressamente indicato sul contratto a termine), ma adibendo di fatto alle mansioni ordinariamente svolte dal lavoratore assente un collega "stabile" ed impiegando il precario in luogo di quest'ultimo.

Con quest'intrerpretazione (meno rigorosa dei vincoli legali relativamente alle di assunzioni per lo svolgimento dei "servizi delle poste" e per "sostituzione") si accorderebbe anche il recente 3) distinguo tra assunzioni "per sostituzione" effettuate da aziende di grosse dimensioni (Poste Italiane in primis) ed aziende con pochi dipendenti, nel senso che le prime possono omettere l'indicazione del lavoratore assente (bastando, a riprova della legittimità dell'assunzione a termine, il riscontro di altri parametri, come l'esatta localizzazione della sede di lavoro, il numero di assenti nel periodo coperto dal contratto a termine in causa, il corrispondente numero dei contrattisti a termine assunti "per sostituzione").

La logica è la stessa nei tre casi: 3) non conta tanto il nome dell'assente, ma il numero complessivo degli assenti in rapporto a quello dei precari "per sostituzione" in quell'ambito. Analogamente, 1) non conta che il precario ex art. 2 sia stato o meno adibito a mansioni strettamente postali, quanto che la sua assunzione sia avvenuta nel rispetto del limite del 15% dell'organico stabile (questo sì calcolato sul personale strettamente "postale"). Infine, 2) è lo stesso se nel contratto a termine "per sostituzione" è indicato un nome del lavoratore assente e poi nella pratica il precario sostituisce un collega di questi; l'importante è che vi sia una relazione logica (scorrimento) tra l'assenza nominativamente indicata sul contratto e l'impiego del sostituto.
« Ultima modifica: Settembre 06, 2014, 20:43:00 da primo secondo » Registrato
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« Risposta #2286 inserito:: Settembre 07, 2014, 07:51:24 »

 ciao  azimutuno, volevo solo sapere se qualcuno sapeva di piu' .... tutto qui, non e' bello rispondere male...... buona domenica
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« Risposta #2287 inserito:: Settembre 07, 2014, 08:44:49 »

Vero, però non è neanche bello prendere in giro il prossimo. Buon anno.
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« Risposta #2288 inserito:: Settembre 21, 2014, 22:00:08 »

Poste Italiane SpA

"CONCESSIONARIA" del servizio universale postale;

ART. 2 COMMA 1 BIS, DLGS 368/2001 - assunzioni "acausali";

clausola di contingentamento.
_ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _

A proposito della base di calcolo del 15% per le assunzioni a termine, ecco estrapolato dalla giurisprudenza di legittimità un

PRINCIPIO DI DIRITTO

<<la percentuale... deve essere riferita non a tutti i dipendenti a tempo indeterminato..., ma a quelli della "concessione", ossia a quell'ambito a cui si riferisce la ...concessione...>> (Cass. sent. n. 23455/2009).


interv. #57
http://www.mondoposte.it/smf/index.php?topic=7349.msg172172#msg172172
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« Risposta #2289 inserito:: Novembre 25, 2014, 17:11:56 »

News:   http://www.studiogalleano.it/art.-2-comma-1-bis---reiterazione-abusiva-di-contratti-a-termine-e-violazione-della-clausola-di-contingentamento.html
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« Risposta #2290 inserito:: Settembre 01, 2015, 08:12:56 »

http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snciv&id=.%2F20150703%2Fsnciv%40sL0%40a2015%40n13609%40tS.clean.pdf






“La legge è uguale per tutti” è una bella frase che rincuora il povero, quando la vede scritta sopra le teste dei giudici, sulla parete di fondo delle aule giudiziarie; ma quando si accorge che, per invocar la uguaglianza della legge a sua difesa, è indispensabile l'aiuto di quella ricchezza che egli non ha, allora quella frase gli sembra una beffa alla sua miseria. (Piero Calamandrei)
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« Risposta #2291 inserito:: Settembre 30, 2015, 14:14:25 »

News:  http://www.studiogalleano.it/art.-2-comma-1-bis-d.lgs.-368-2001-.html
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« Risposta #2292 inserito:: Settembre 30, 2015, 14:45:12 »

Anzimutuno- Ma le sezioni unite,quali sono?

 Dovrebbero pronunciarsi sulla reiterazione dei  contratti o sbaglio!   Definire quali sono i contratti  in merito, per emettere le sentenze!

  dacci una spiegazione più precisa.
 ciao grazie

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« Risposta #2293 inserito:: Settembre 30, 2015, 15:38:02 »

Anzimutuno- Ma le sezioni unite,quali sono?

 Dovrebbero pronunciarsi sulla reiterazione dei  contratti o sbaglio!   Definire quali sono i contratti  in merito, per emettere le sentenze!

  dacci una spiegazione più precisa.
 ciao grazie




https://it.wikipedia.org/wiki/Sezioni_unite
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« Risposta #2294 inserito:: Novembre 22, 2015, 16:43:20 »

Le sezioni unite,quando si esprimeranno sulle successioni-  rif. alla direttiva 1999/70 - art.5. Azimutuno sai qualcosa in merito alla questione?
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« Risposta #2295 inserito:: Novembre 22, 2015, 17:27:11 »

Ogni tanto guardo il sito per le novità, per ora nessuna.


http://www.studiogalleano.it/art.-2-comma-1-bis-d.lgs.-368-2001-.html

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« Risposta #2296 inserito:: Gennaio 02, 2016, 15:09:57 »

Sarà vero!  Che ci sono 800 cause in cassazione,relative a contratti in successione che non riescono (per ora) a dare un orientamento o un giudizio a questo? Aspettano la corte di giustizia europea,per ottemperare  alla clausola 5 della detta direttiva 1999/70 ?
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« Risposta #2297 inserito:: Maggio 30, 2016, 12:47:31 »

 SMARTINA - Sarei curioso come sono finite le tue cause di ricorso?
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« Risposta #2298 inserito:: Giugno 07, 2016, 14:01:21 »

 Le sezioni unite della cassazione hanno partorito la sentenza di una ricorsista  ex CTD  con due contratti ( VEDI IL POSTALE -6/6/2016)

 E proprio vero! Le poste si è intestardita  nel far rigettare tutti i ricorsi ex ctd.
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« Risposta #2299 inserito:: Settembre 18, 2018, 23:19:06 »

CORTE DI CASSAZIONE
Sentenza 15 gennaio 2018, n. 753

Fatti di causa

1. Con sentenza del 24.9.2011 la Corte di appello di Roma respingeva l’appello proposto da A.G. avverso la sentenza del Tribunale di Roma che aveva rigettato la domanda del detto A. di declaratoria di nullità dell’apposizione del termine apposto ai contratti stipulati con le Poste italiane il primo (dal 4.4.2007 al 29.9.2007) ex art. 2 comma bis d. lgs. n. 368/2001 per l’espletamento di mansioni di sportelleria ed il secondo ex art. 1 d. Igs. n. 368/2001 per sopperire alla temporanea carenza di personale di sportelleria rientrante in un più ampio programma di implementazione del detto servizio di cui al Piano di mobilità aziendale di Ottobre 2007, con conversione del rapporto in un contratto a tempo indeterminato.

2. A fondamento della propria decisione la Corte territoriale ha osservato che riguardo la compatibilità comunitaria dell’art. 2 comma 1 bis introdotto dalla legge n. 266/2005 non sussisteva alcuna violazione della Direttiva sui contratti a termine tenuto conto anche del carattere strettamente settoriale della disposizione e della fissazione in via direttamente legislativa di una percentuale non superabile di assunzioni. Il legislatore aveva a monte valutato le esigenze del settore come nel caso del trasporto aereo ed i servizi aeroportuali. Le disposizioni legislative stabilivano anche misure antiabusive e le Poste avevano allegato e provato documentalmente di non aver superato il limite del 15% dell’organico aziendale. Il raffronto era stato operato con riferimento a criteri omogenei apparendo inammissibile l’utilizzazione di parametri differenti; inoltre non era stata offerta da parte del lavoratore alcuna prova di aver effettuato mansioni di sportelleria che riguardavano anche i settori finanziari e non per mansioni di sportelleria riguardanti il servizio postale in senso stretto (il tema di indagine era peraltro tardivo).

Il secondo contratto sempre per mansioni di sportelleria era risultato effettivo in quanto la clausola non era generica e le esigenze erano state riscontrate in giudizio.

3. Per la cassazione di tale decisione propone ricorso l’A. articolando 4 motivi corredati da memoria.

4. Resistono con controricorso le Poste con controricorso corredato da memoria.

Ragioni della decisione

Va premesso che i motivi proposti riguardano il solo primo contratto stipulato ex art. 2 comma 1 bis d. Igs. n. 368/2001.

Con il primo motivo si allega la violazione e/o falsa applicazione degli artt. 1, 2 comma 1 bis d. Igs. n. 368/2001 in relazione all’art. 2697 cod.civ. ed alla luce della sentenza della Corte costituzionale n. 241/2009. Omessa e/o insufficiente e/o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio. Le condizioni legittimanti del contratto dovevano essere dimostrate dal datore di lavoro.

Il motivo appare infondato in quanto la Corte di appello ha anche osservato che la questione dell’adibizione ai servizi finanziari era stata introdotta tardivamente e su questo punto il motivo non allega nulla in senso contrario (se non nel secondo motivo alla cui trattazione si rinvia)

Con il secondo motivo si allega la violazione e /o degli artt. 112, 414, 115 cod. civ. proc., nonché l’omessa e/o insufficiente motivazione e/o contraddittoria motivazione circa un fatto decisivo per il giudizio. Nel ricorso si era dedotto che il lavoratore aveva lavorato, all’U.P. di Carpenedolo e tale circostanza era stata confermata da un teste che aveva riferito che il ricorrente aveva svolto tutte le mansioni di sportelleria ivi compresa quelle di carattere finanziario.

Il motivo appare infondato posto che dalle stesse allegazioni di cui al motivo non emerge che la questione dell’adibizione ai servizi finanziari (che questa Corte di legittimità ritiene comunque sia irrilevante dal punte di vista della legittimità del contratto stipulato ex art. 2 comma 1 bis d.lgs. n. 368/2001 perché la normativa ad hoc è definita a favore delle imprese che operano in un certo settore e non già per specifiche mansioni in concreto esercitate; sul punto si rinvia alla trattazione dell’ultimo motivo) sia stata idoneamente sollevata in primo grado ove si richiama del tutto genericamente solo un periodo di lavoro come addetto al servizio di sportelleria (peraltro da quanto avrebbe riferito il teste citato nel motivo il ricorrente avrebbe svolto tutte le attività di sportelleria, sicché non emerge neppure che quelle relative ai servizi finanziari siano state prevalenti sulle altre).

Con il terzo motivo si allega la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 2 comma 1 bis d. lgs. n. 368/2001 in relazione all’art. 6 comma 1 d. Igs. n. 61/2000, nonché l’omessa, insufficiente e/o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio. Era sbagliato il criterio di calcolo dell’organico aziendale che andava effettuato alla luce dell’art. 6 comma 1 d.lgs. n. 61/2000 che stabilisce che i lavoratori a tempo parziale sono computati nel complesso del numero dei lavoratori dipendenti in proporzione all’orario svolto, rapportato al tempo pieno: il detto provvedimento normativo lo indica come criterio necessario per l’accertamento in via generale della consistenza dell’organico aziendale. Non essendo stato utilizzato il criterio del cosiddetto full time equivalent, stabilito dalla norma prima citata, le Poste non avevano in realtà dimostrato il rispetto della norma di contingentamento.

Il motivo è infondato. Secondo la parte ricorrente per determinare l’organico aziendale si sarebbe dovuto applicare il criterio del cosiddetto full time equivalent voluto dal legislatore ogni volta che si debba determinare l’organico aziendale, e quindi riparametrare i lavoratori a tempo parziale secondo tale criterio rapportandoli a lavoratori full time. Per stabilire, quindi, se la percentuale del 15% sia stata rispettata si dovrebbe operare con due principi diversi, una prima volta seguendo l’art. 6 comma 1 d.lgs. n. 61/2000 ai fini di stabilire l’organico in ossequio al criterio del full time equivalerti ed una seconda invece per le assunzioni a termine con un mero criterio per “teste” e cioè per numero di assunzioni.

Ritiene il Collegio che tale ricostruzione non possa essere accolta tenuto conto di elementi di natura sistematica e ricostruttiva e della finalità della norma antiabusiva che ha stabilito il limite percentuale del 15%. L’art. 6 del d.lgs. n. 61/2000, attuativa della Direttiva 97/81/CEE, stabilisce che “in tutte le ipotesi in cui, per disposizione di legge o di contratto collettivo, si renda necessario l’accertamento della consistenza dell’organico, i lavoratori a tempo parziale sono computati nel numero complessivo dei dipendenti in proporzione all’orario svolto, rapportato al tempo pieno così come definito ai sensi dell’articolo 1, con arrotondamento all’unità della frazione di orario superiore alla metà di quello pieno”. Tale disposizione di natura generale, resa necessaria dalla ricezione delle norme sovranazionali in materia di contratti part-time, certamente riguarda finalità molto ampie nelle quali rileva la determinazione dell’organico ma non può applicarsi anche in situazioni che hanno una specifica ratio ed un contesto particolare. Va infatti ricordato che l’ordinamento sovranazionale di per sé non vuole limitare la diffusione dei contratti part-time che, anzi, costituiscono un esempio di best practise (migliore pratica) nel contemperare le esigenze di flessibilità (a favore del lavoratore che ne fa richiesta) con quelle di sicurezza individuale secondo il principio di politica sociale della cosiddetta flexicurity (consacrata nei “principi comuni di flexicurity approvati all’unanimità nel Consiglio del 6.12.2007) – come risulta anche dalla costante valutazione comparativa interistituzionale delle politiche nazionali operata a livello europeo attraverso il Metodo aperto di coordinamento – posto che i contratti di part-time mantengono un legame duraturo nel tempo tra le parti e consentono, quindi, anche quei processi di valorizzazione del capitale umano (attraverso la formazione permanente e continua ed altri istituti) che, viceversa, appaiono problematici per rapporti atipici non continuativi. La ratio dell’art. 6 è quella di voler consentire con maggiore facilità e certezza di calcolare l’organico quando tale calcolo sia il presupposto per altri istituti in modo da risolvere a monte questioni applicative che sarebbero potute nascere con la ricezione della Direttiva 97/81/CEE e la prevedibile espansione del lavoro a tempo parziale. Tale discorso non può di certo essere replicato per il lavoro a termine la cui limitazione è un obiettivo prioritario della Direttiva n. 1999/70/CE che la persegue attraverso clausole ad hoc. Vanno ricordati a tal proposito il considerando n. 14 “creare un quadro per la prevenzione degli abusi derivanti dall’utilizzo di una successione di contratti o di rapporti di lavoro a tempo determinato” ed il citatissimo considerando n. 6 dell’Accordo quadro tra le parti sociali che è il substrato della Direttiva alla luce del titolo sulla politica sociale del Trattato (ora TFUE) che precisa che “i contratti di lavoro a tempo indeterminato rappresentano la forma comune dei rapporti di lavoro”. Pertanto a questo diverso contesto ed alle disposizioni antiabusive che rappresentano il cuore della normativa nazionale quale riflesso di quanto stabilito a livello sovranazionale (integrato dalle numerosissime sentenze della Corte di giustizia che hanno valorizzato la clausola antiabusiva sulla base dello scopo della Direttiva e del suo effetto utile), va riportata la disposizione qui in esame e cioè “le disposizioni di cui al comma 1 si applicano anche quando l’assunzione sia effettuata da imprese concessionarie di servizi nei settori delle Poste ….nella percentuale non superiore al 15 per cento dell’organico aziendale, riferito al 1° gennaio dell’anno cui le assunzioni si riferiscono”. Ora appare evidente la correlazione strettissima tra la facoltà concessa alle imprese concessionarie di servizi nei settori delle Poste di utilizzare con più facilità lo strumento flessibile del lavoro a termine e la necessità di stabilire limiti assoluti di natura quantitativa per tale utilizzo stabilendo una percentuale massima per i contratti, che ha necessariamente una connotazione quantitativa come reso palese dall’espressione finale “assunzioni”. La norma in piena evidenza recupera l’esperienza pregressa (antecedente la ricezione della Direttiva) in cui tale percentuale era fissata via contrattazione collettiva (assai significativa proprio nel settore postale) stabilendo però direttamente ope legis il limite invaricabile. La stretta correlazione tra finalità antiabusiva e fissazione del limite percentuale (anche in relazione agli scopi della Direttiva), l’uso del termine ” assunzioni” che richiama un parametro quantitativo, il fatto che diversamente opinando si dovrebbero confrontare illogicamente ed irrazionalmente tra di loro parametri non omogenei, il che è già stato escluso da questa Corte (cfr. Cass. n. 3031/2014) in relazione alla verifica del rispetto della clausole di contingentamento fissate dalla contrattazione collettiva, porta a concludere nel senso che non possa operare la norma generale di cui all’art. 6 già citato, che vale per diversi fini a carattere generale. In sostanza il legislatore ha tenuto conto di un mero criterio quantitativo, chiaramente “per teste” e quindi coerentemente introdotto (per consentire un confronto tra dati omogenei ed impedire abusi nello specifico settore) una norma specifica che rimane immune dalla normativa generale sulla determinazione dell’organico aziendale, a meno di non arrivare a soluzioni irragionevoli ed illogiche, come quella del doppio criterio di computo. La sentenza impugnata, pur non molto chiara sul punto, ha stabilito la necessità di procedere ad un confronto tra dati omogenei per cui se si usa il criterio del full time equivalent si dovrebbe usare lo stesso criterio per i contratti a termine e viceversa: l’accertamento fattuale compiuto quindi è corretto in quanto esclude che si sia superato il limite percentuale (o che le Poste non abbiano provato il mancato superamento), tenuto conto di quanto si è sin qui detto per cui la norma di cui all’art. 6 ai fini in parola non si applica alla norma del 2005 antiabusiva (mentre correttamente le Poste nei bilanci della società hanno tenuto in considerazione i criteri generali per la determinazione dell’organico non essendo pertinente in tale calcolo il raffronto tra personale a tempo indeterminato e personale assunto a termine).

Con il quarto motivo si allega la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 2 comma 1 bis d.lgs. n. 368/2001 alla luce della sentenza della Corte costituzionale n. 214/2009, nonché l’omessa motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio. La percentuale del 15% si deve riferire esclusivamente ai soggetti impiegati nei servizi postali non a tutti i dipendenti che svolgono attività connesse ai servizi finanziari o altri servizi eccedenti la dimensione postale in senso stretto.

Il motivo è infondato, in quanto, in tema di rispetto dell’art. 2, co. 1 bis, d. lgs. n. 368 del 2001, secondo cui “le disposizioni di cui al comma 1 si applicano anche quando l’assunzione sia effettuata da imprese concessionarie di servizi nei settori delle poste … nella percentuale non superiore al 15% dell’organico aziendale, riferito al 1° gennaio dell’anno cui le assunzioni si riferiscono”, questa Corte ha già sancito: la percentuale del 15% è riferita all’intero organico aziendale; la norma fa esclusivo riferimento alla tipologia dell’impresa presso cui avviene l’assunzione e nulla dispone in relazione alla tipologia delle mansioni esercitate dai dipendenti ai fini della possibilità di assunzione a termine ed una tale limitazione è estranea anche alle motivazioni adottate dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 214/2009; nessuna limitazione per ambito aziendale è prevista, non potendo essa trarsi dall’obbligo di comunicazione alle organizzazioni sindacali provinciali (v. Cass. n. 13609 del 2015; Cass. n. 1029 del 2016; Cass. n. 2324 del 2016; Cass., n. 16431 del 2017).

Va quindi rigettato il ricorso. Le spese di lite- liquidate come al dispositivo- seguono la soccombenza.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso. Condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che si liquidano in euro 3.500,00 per compensi, oltre euro 200,00 per esborsi oltre spese generali al 15% ed accessori come per legge.

« Ultima modifica: Settembre 18, 2018, 23:21:50 da primo secondo » Registrato
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