La nuova disciplina in materia di lavoro, il c.d. Collegato Lavoro

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aidex:
Hanno appena pubblicato altre sentenze sul sito della corte costituzionale.....ma non c'è ancora quella che ci interessa!!!!! :tickedoff: :tickedoff: :tickedoff:

girl69:
Citazione di: Besancenot451 - Ottobre 28, 2011, 12:05:12

da vino ad Aceto, non sempre è un male

http://www.termolionline.it/notizie/vince-ricorso-contro-il-contratto-irregolare-29061.html

27-10-2011 - Poste

Vince ricorso contro il contratto irregolare
TERMOLI. Un'altra importantissima vittoria per gli avvocati Pietro D'adamo e Marianna Salemme in tema di sommnistrazione irregolare. Ormai la strada è tracciata, il Tribunale di Larino ha rafforzato il suo orientamento dopo la famosa sentenza del luglio scorso con il quale aveva condannato la ITT a riammettere una dipendente nel suo posto di lavoro.

Infatti, ieri il Giudice del Lavoro,dottore Aceto ha accolto il ricorso promosso da un lavoratore che aveva prestato attività lavorativa alle dipendenze di Poste Italiane Spa in forza di un contratto di sommnistrazione di lavoro (gli ex interinali) con il quale Obiettivo lavoro Spa (società che fornisce manodopera) l'aveva soltanto formalmente assunto.

Il Giudice ha considerato irregolare il contratto di somministrazione di manodopera disponendo la riassunzione del dipendente nei confronti della società utilizzatrice (poste), condannando, inoltre l'azienda a corrisponderele tutte le mensilità maturate sin dalla data in cui il lavoratore ha offerto la sua prestazione lavorativa (c.d. messa in mora).

Enorme la soddisfazione del giovane 30enne originario di un paese del fortore il quale oltre al posto di lavoro e un sostanzioso risarcimento, potrà pianificare il suo futuro pensando magari di metter su famiglia.

La pronuncia del Tribunale di Larino è molto importante per tre ragioni: la prima riguarda il fatto che il Giudice Aceto ha confermato di non ritenere applicabile il Collegato Lavoro alle ipotesi di sommnistrazione irregolare e, quindi, il dipendente ha diritto ad un risarcimento del danno non limitato tra un minimo di 2,5 mensilità e un massimo di 12 mensilità della retribuzione, ma deve essere pagato per tutto il tempo della sua inattività; la seconda attiene al significato da attribuire all'apertura giurisprudenziale confermata dal Tribunale Frentano che, primo tra quelli dell'area centromeridionale ha dichiarato nullo il contratto di somministrazione di lavoro sulla base dei soli documenti, senza sentire i testimoni; la terza ragione risiede nel recepimento della tesi della Cassazione contenuta in una pronuncia del marzo 2011 in tema di mutuo consenso, nel senso che il lasso di tempo trascorso (anche se consistente) dalla cessazione del rapporto, non determina da solo la risoluzione per inattività delle parti.





Complimenti allo studio D'adamo/Salemme... ;) ;) ;)

luca_1966:
Citazione di: Besancenot451 - Ottobre 28, 2011, 12:05:12

da vino ad Aceto, non sempre è un male

http://www.termolionline.it/notizie/vince-ricorso-contro-il-contratto-irregolare-29061.html

27/10/2011 - Poste

TERMOLI. Altra importantissima vittoria per gli avvocati Pietro D'adamo e Marianna Salemme in tema di somministrazione irregolare. Ormai la strada è tracciata, il Tribunale di Larino ha rafforzato il suo orientamento dopo la famosa sentenza del luglio scorso con il quale aveva condannato la ITT a riammettere una dipendente nel suo posto di lavoro.

Infatti, ieri il Giudice del Lavoro, dottore [Aldo] Aceto ha accolto il ricorso promosso da un lavoratore che aveva prestato attività lavorativa alle dipendenze di Poste Italiane Spa in forza di un contratto di somministrazione di lavoro (gli ex interinali) con il quale Obiettivo lavoro Spa (società che fornisce manodopera) l'aveva soltanto formalmente assunto.

Il Giudice ha considerato irregolare il contratto di somministrazione di manodopera disponendo la riassunzione del dipendente nei confronti della società utilizzatrice (poste), condannando, inoltre l'azienda a corrisponderele tutte le mensilità maturate sin dalla data in cui il lavoratore ha offerto la sua prestazione lavorativa (c.d. messa in mora).

La pronuncia del Tribunale di Larino è molto importante per tre ragioni:

 - il Giudice Aceto ha confermato di non ritenere applicabile il Collegato Lavoro alle ipotesi di sommnistrazione irregolare e, quindi, il dipendente ha diritto ad un risarcimento del danno non limitato tra un minimo di 2,5 mensilità e un massimo di 12 mensilità della retribuzione, ma deve essere pagato per tutto il tempo della sua inattività;

 - il Tribunale Frentano, primo tra quelli dell'area centromeridionale, ha dichiarato nullo il contratto di somministrazione di lavoro sulla base dei soli documenti, senza sentire i testimoni;

 - recepimento della tesi della Cassazione contenuta in una pronuncia del marzo 2011 in tema di mutuo consenso, nel senso che il lasso di tempo trascorso (anche se consistente) dalla cessazione del rapporto, non determina da solo la risoluzione per inattività delle parti.

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Mi pare molto interessante, proprio perché lo stesso Tribunale ribadisce un concetto (inapplicabilità dell'art. 32) di una certa portata per la somministrazione. Un po' come la Corte di Appello di Roma ha ritenuto inapplicabile lo stesso art. 32, L. 183/2010 al secondo grado di giudizio, in controtendenza rispetto alla Cassazione (vedi ordinanza n. 2112/2011). Tra i precedenti, quello del Tribunale di Bergamo:

Citazione di: luca_1966 - Giugno 15, 2011, 21:45:20

Tribunale di Bergamo
Causa n. 104/10 r.g.
promossa da L.A. contro Brembo spa

[Somministrazione e successione di altri c.t.d.]

[cd COLLEGATO LAVORO]..:

<<L'interpretazione letterale dell'art. 32 L 183/2010 porta ad escluderne l'applicabilità (in particolare dei commi 5 e 7) alla fattispecie in esame. Laddove il legislatore ha inteso estendere le modifiche normative anche all'ipotesi della somministrazione irregolare, lo ha fatto espressamente, come nel caso della lett. d), c. 4, art. 32, L 183/2010 (vedi Trib. di Napoli, 15/2/11). Inoltre la disposizione di cui al comma 5, art. 31, L 183/2010 concerne espressamente i "casi di conversione del contratto a t.d.", mentre QUELLA DELLA SOMMINISTRAZIONE IRREGOLARE È IPOTESI DIVERSA. In questo caso, infatti, NON SI HA CONVERSIONE DEL RAPPORTO instaurato TRA il LAVORATORE E il SOMMINISTRATORE, MA ..la costruzione di un NUOVO E DIVERSO RAPPORTO di lavoro ALLE DIPENDENZE DELL'UTILIZZATORE (art. 27, c. 1, DLgs 276/03)>>

...

Bergamo, 10/3/ 2011

e la precedente decisione del giudice Aldo Aceto del Tribunale di Larino:

Citazione di: luca_1966 - Settembre 10, 2011, 13:19:53

INTERMEDIAZIONE DI MANODOPERA - COOPERATIVE - ASSUNZIONE IN POSTE ITALIANE

L’intermediazione di manodopera (ora somministrazione - Legge Biagi) è una pratica ormai sfruttata da aziende pubbliche e private, al fine di demandare, non sempre nei criteri fissati dalla norma, il lavoro subordinato a ditte e cooperative appaltanti.

La recente sentenza del giudice del lavoro del Tribunale di Larino, provincia di Campobasso, il quale ha accolto il ricorso di una dipendente di una ditta esterna appaltatrice, che chiedeva - pur dimessasi nel maggio 2007 perché non le venivano pagati gli stipendi dalla ditta - di vedersi riconosciuti i propri diritti. Il giudice, Aldo Aceto, ha dichiarato la violazione dell’art. 1 L. 1369/60 [vedi nota a], riconoscendo che tra Poste Italiane e la ditta appaltatrice v’è stata attività di intermediazione di manodopera, condannando l’ente Poste ad assumere la lavoratrice a tempo indeterminato, nonché al pagamento di tutte le differenze retributive maturate dalla stessa per il periodo agosto 2003 – maggio 2007.

La pronuncia del Tribunale di Larino è molto importante, poichè di fatto il Giudice ha ritenuto non applicabile il Collegato Lavoro alle ipotesi di somministrazione irregolare e, quindi, la dipendente ha diritto ad un risarcimento del danno NON limitato da un minimo di 2,5 mensilità a un massimo di 12 mensilità della retribuzione, ma deve essere pagata per tutto il tempo della inattività.

Una sentenza che lascerà comunque un segno, perché sempre più spesso nascono cooperative che sotto le veste di “onlus”, svolgono vera e propria attività a scopo di lucro, disconoscendo spesso ai propri dipendenti i medesimi diritti che ai colleghi dell’azienda pubblica vengono riconosciuti.

Un esempio lampante è quello delle ASL, che, sempre più spesso, intermediano il lavoro da svolgere nelle corsie con le cooperative “onlus”, anziché provvedere all’assunzione diretta del personale e risparmiare sul computo totale delle spese. Anche per questi motivi la pubblica amministrazione continua a risultare in passivo. Evidentemente mantenere le cooperative va di moda..>>.

http://geronimo.ilcannocchiale.it/?r=169360

[nota a]

Per la legge 1369/1960, che vietava le interposizioni in materia di assunzioni, vedi al link seguente (e sentenza allegata):

http://www.studiogalleano.it/TD_L196-97_mancata_prova.htm


Citazione di: girl69 - Ottobre 28, 2011, 14:55:57

Complimenti allo studio D'adamo/Salemme...

lemme lemme..

luca_1966:
Siamo tutti in attesa del responso sull'art. 32. Alcuni ritengono che le recenti assenze presso il palazzo della Consulta del Giudice Relatore Mazzella siano da attribuire a malattia. Io me lo immagino comunque al lavoro, così:


Poste, or not Poste, that is the ..question

luca_1966:
Per un confronto con il consolidato orientamento giurisprudenziale in tema di conseguenze economiche della nullità del termine del contratto di lavoro (obbligo di provvedere al risarcimento integrale del danno), ed in particolare della debenza o meno del risarcimento per il periodo successivo alla sentenza di reintegro, è interessante (ooo, ti dico) l'allegata decisione della Corte di Cassazione. È noto che in regime di tutela reale (per aziende con più di 15 dipendenti), ex art. 18, legge 300/70, in caso di licenziamento illegittimo il lavoratore può scegliere tra reintegra o corresponsione di 15 mensilità della retribuzione globale di fatto. La Corte di Cassazione (sent. n. 21421 del 6/7-17/10/2011) ribadisce che se il lavoratore licenziato illegittimamente rifiuta la reintegra ed opta per l'indennità risarcitoria, il principio di effettività dei rimedi giurisdizionali, espressione dell'art. 24 Cost., impone che il ritardo nell'adempimento di quest'obbligo da parte del datore debba essere risarcito in termini di ulteriori retribuzioni perdute, a prescindere dal fatto che la rinuncia alla reintegra escluda comunque la ricostituzione del rapporto di lavoro.

Quest'aspetto, tra tanti altri, è invece meno chiaro in caso di nullità del termine, poiché il diritto all'integrale risarcimento del danno non risulta "costituzionalmente protetto", ovvero messo nero su bianco, ma "soltanto" espressione di "correnti giurisprudenziali" più o meno prevalenti.

La questione è curiosa, perché, se il lavoratore illegittimamente licenziato, rinunciando alla reintegra, sancisce (in occasione della sentenza) la risoluzione del contratto - fermo restando il diritto all'indennità sostitutiva (15 mensilità) - eppure ha diritto ad ulteriori mensilità (corrispondenti all'eventuale ritardo nel pagamento), il lavoratore del cui contratto sia stato dichiarato illegittimo il termine, si ritrova con un contratto a tempo indeterminato "che prosegue", con il diritto ad essere reintegrato (e di conseguenza pagato per corrispettivo) in ragione di quel contratto. Eppure non tutti i giudici ritengono dovute le mensilità fino all'effettiva reintegra, ma in genere solo fino alla data della sentenza. Mah.

CORTE DI CASSAZIONE
Sent. n. 21421 del 6/7-17/10/2011

Svolgimento del processo

T. V. e A. M., con separati ricorsi poi riuniti esponevano al Tribunale del Lavoro di Genova di essere stati illegittimamente licenziati dalle Ferrovie dello Stata (oggi R.F.I.) come accertato con sentenza passata in giudicato con declaratoria dell'obbligo di reintegra.

A seguito della pronuncia avevano esercitato l'opzione per le 15 mensilità in sostituzione della reintegra, ma non essendo stata soddisfatta l'obbligazione vicaria chiedevano il pagamento di quanto maturato fino alla data dell'effettivo soddisfo del!'obbligazione.

La Società si costituiva resistendo alla domanda risarcitoria per la parte maturata successivamente all'esercizio del!'opzione.

Eccepiva che con l'opzione di cui in discorso cessa l'obbligo della reintegra, con conseguente estinzione dell'obbligo risarcitorio.

Il Tribunale rigettava le domande con sentenza che veniva riformata in secondo grado, con pronuncia non definitiva relativa all'an debeatur.

In particolare, la Corte d'Appello di Genova, in adesione al dominante orientamento della giurisprudenza di legittimità, osservava che con l'esercizio dell'opzione l'obbligazione della reintegrazione è sostituita dall'obbligazione di pagare l'indennità, la quale, ponendosi sullo stesso piano della prima, trae fondamento dalla permanenza dell'obbligo giuridico contrattuale, la cm risoluzione è stata posta nel nulla.

Per la cassazione di tale pronuncia, ricorre la Rete Ferroviaria Italiana, già Ferrovie dello Stato società di trasporti e Servizi per Azioni, con due motivi. Resistono i lavoratori con controricorso.

Entrambe le parti hanno depositato memorie ex art. 378 c.p.c.

Motivi della decisione

Con il primo motivo di ricorso, la società denuncia violazione e falsa applicazione del combinato disposto dell'art. 18, 4° e 5° comma, della legge 300/70 (come modificato dall'art. l della legge 108 del 1990) e dell'art. 1286, 2° comma, cod civ. (art. 360 n. 3° c.p.c.), nonché violazione e falsa applicazione del combinato disposto dell'art. 12, comma 2 Preleggi, dell'art. 18, 4° e so comma, della L. 300170 (come modificato dall 'art: l della legge n. 108 del 1990) e dell'art. 1286, 2° comma, cod. civ. (art. 360, n. 3 c.p.c.).

La ricorrente, dopo aver contestato la ricostruzione di Corte Cost. 81/92, che identifica l'istituto dell'opzione ex art. 18 Stat. Lav. come un'obbligazione con facoltà alternativa dal lato del creditore, e dopo avere rimarcato che l'obbligazione c.d. facoltativa è sconosciuta al codice, che disciplina solo quella alternativa con applicabilità del disposto di cui al 2° comma dell'art. 1286 per cui la scelta determina la concentrazione dell'obbligazione con contestuale estinzione delle alternative non prescelte, osserva che tale conclusione sarebbe supportata anche dalla disciplina specifica dell'opzione, che ne prevede un termine decadenziale di esercizio, talchè l'esigenza di certezza dei rapporti giuridici imporrebbe che non sussistessero dubbi sulla ulteriore permanenza del rapporto di lavoro.

Pertanto o in via di applicazione diretta dell'art. 1286, 2° comma, cod. civ., o in via analogica ex art. 12, 2° comma, Preleggi, andrebbe cassata l'affermazione della Corte ligure sulla cessazione del rapporto di lavoro solo al pagamento dell'opzione, con conseguente maturazione, medio tempore, del credito risarcitorio.

Con il secondo motivo la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione dell'ari. 18, 4° e so comma della Legge 300/70 come modificati dall'art. l della legge n. 108 dell990 e degli arti. 1218 1223 c.c. (ari. 360, n. 3 c.p.c.).

Argomenta al riguardo che sarebbero state violate le regole sul risarcimento del danno in quanto non può esserci risarcimento se il lavoratore non ha scongiurato il danno, offrendo la sua prestazione o comunque mantenendo la sua disponibilità ad offrirla. E siccome, dopo l'esercizio dell'opzione, la prestazione lavorativa diviene inesigibile sarebbe "inconcepibile che sia dovuto un risarcimento la cui causa sta nel rifiuto di accettazione (con la reintegra) di una prestazione divenuta inesigibile per fatto del lavoratore", così come invece sostenuto dalla Corte d'appello.

Il ricorso, pur valutato nelle sue diverse articolazioni, è privo di fondamento.

La L. n. 300 del 1970, art. 18, comma 5 come modif. dalla L. 11 maggio 1990, n. l08, stabilisce che, fermo restando il diritto al risarcimento del danno di cui al comma precedente, al prestatore di lavoro illegittimamente licenziato e' data la facolta' di chiedere al datore di lavoro, in sostituzione della reintegrazione nel posto di lavoro, un'indennita' pari a quindici mensilita' della retribuzione globale di fatto.

La giurisprudenza di questa Corte e' costante nell'affermare che, nel caso di scelta, da parte del lavoratore illegittimamente licenziato, dell'indennita' sostitutiva della reintegrazione ai sensi dell'art. 18, comma 5, cit., fino all'effettivo pagamento dell'indennià il datore è obbligato a pagare le retribuzioni globali di fatto (Cass. 6 marzo 2003 n. 3380, 28 luglio 2003 n. 11609, 16 marzo 2009 n. 6342).

Il sistema dell'art. 18 cit.- come ancora puntualizzato da questa Corte (v. Cass.16 novembre 2009 n. 24199) - si fonda sul principio di effettiva realizzazione del!'interesse del lavoratore a non subire, o a subire al minimo, i pregiudizi conseguenti al licenziamento illegittimo; principio che Cass. n. 6342 del 2009 chiama "di effettività dei rimedi" e che impedisce al datore di lavoro di tardare nel pagamento dell'indennita' in questione assoggettandosi al solo pagamento di rivalutazione e interessi ex art. 429 c.p.c.. Il principio di effettività dei rimedi giurisdizionali, espressione dell'art. 24 Cost., significa per quanto qui interessa che il rimedio risarcitorio, ossia del risarcimento del danno sopportato dal lavoratore per ritardato percepimento dell'indennita' sostitutiva ex art. 18 cit., deve ridurre il più possibile il pregiudizio subito dal lavoratore e, in corrispondenza, distogliere il datore di lavoro dall'inadempimento o dal ritardo nell'adempiere l'obbligo indenitario. Ciò posto, va precisato, in considerazione delle deduzioni della società ricorrente- che non è dubbio che la scelta dell'indennita' sostitutiva da parte del lavoratore sia irrevocabile è che il rapporto di lavoro non possa percio' essere ricostituito. Tuttavia l'ammontare del risarcimento del danno da ritardo dev'essere pari alle retribuzioni perdute, fino a che il lavoratore non venga effettivamente soddisfatto. Ne' sembra necessario stabilire se trattisi di obbligazione con facolta' alternativa, schema che la dottrina dubita poter ricorrere quando la scelta spetti al creditore e che la Corte costituzionale evocò con l'ord. n. 291 del 1996 in specifica questione qui estranea, potendosi piuttosto ravvisare una dichiarazione di volonta' negoziale del lavoratore, i cui effetti limitatamente all'ammontare dell'indennita' sono sottoposti al termine dell'effettivo ricevimento di essa.

Rigettato il ricorso, le spese seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese di questo giudizio, liquidate in € 40,00, oltre € 2.000,00 per onorari, ed oltre spese generali, IVA e CPA.

http://www.altalex.com/index.php?idstr=38&idnot=54172

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