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Autore Discussione: CASSAZIONE - MASSIMARIO  (Letto 11013 volte)
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luca_1966
Utente non iscritto
« inserito:: Giugno 07, 2011, 22:55:15 »

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
Quaderni del Massimario 1/2011

“COLLEGATO LAVORO” E TUTELA GIURISDIZIONALE
(artt. 30-33 della legge 4 novembre 2010, n. 183)
(a cura di FRANCESCO BUFFA)
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SOMMARIO: <n. pagina>

I - I LIMITI AL SINDACATO DEL GIUDICE SUI POTERI DEL DATORE DI LAVORO <p7>

1. La norma. Art. 30 <p7>
2. Il divieto di controllo delle scelte datoriali di merito <p7>
3. Le clausole generali e la fonte collettiva <p10>
4. La certificazione dei contratti ed il sindacato giudiziale <p12>
5. Segue: La certificazione dopo la riforma <p18>

II- LA “FUGA” DALLA GIURISDIZIONE: LE PROCEDURE CONCILIATIVE, ARBITRALI E LA CLAUSOLA COMPROMISSORIA <p20>

1. La norma. Art. 31 <p20>
2. Le novità della disciplina in sintesi <p24>
3. Le conciliazioni <p25>
4. Procedure arbitrali in materia di lavoro <p26>
5. Soluzione arbitrale dinanzi alle commissioni di conciliazione <p28>
6. Procedure conciliative e arbitrali previste dalla contrattazione collettiva <p29>
7. L’arbitrato proposto al collegio di conciliazione e arbitrato irrituale <p31>
8. Clausole compromissorie <p34>
9. La pronuncia arbitrale secondo equità <p36>
10. Impugnazione del lodo <p37>
11. Altre procedure arbitrali <p39>
12. Considerazioni conclusive <p39>

III - TERMINI PER L’IMPUGNAZIONE DEGLI ATTI DATORIALI <p42>

1. La norma. Art. 32, co. 1-4 <p42>
2. La nuova disciplina dei termini di decadenza per l’impugnativa del licenziamento
    <p43>
3. La proroga delle disposizioni (decreto c.d. “milleproroghe”) <p47>
4. Profili comparatistici: i termini di impugnazione del licenziamento in altri Paesi
    europei <p49>
5. L’estensione della decadenza a varie fattispecie <p51>
6. Atto impeditivo della decadenza e rilevanza del suo invio <p56>
7. Atto impeditivo della decadenza e ricorso giurisdizionale <p57>
8. Il decorso del termine di decadenza e le sue conseguenze <p59>

IV - LE LIMITAZIONI AL RISARCIMENTO DEI DANNI NEL LAVORO A TERMINE ILLEGITTIMO <p61>

1. La norma. Art. 32, co. 5-6 <p61>
2. Il contenuto della disciplina <p61>
3. La tutela del lavoratore nel regime precedente <p61>
4. Giurisprudenza sul lavoro a termine <p63>
5. Profili comparatistici: la tutela del lavoratore a termine in Spagna e in Francia
    <p64>
6. L’indennità come mero costo aziendale per la liberazione dal vincolo <p66>
7. La conversione ex nunc e la corresponsione della sola indennità <p68>
8. La conversione ex tunc e la corresponsione di retribuzioni e risarcimento del danno
    <p70>
9. Questioni di legittimità costituzionale <p79>
10. Il principio comunitario di effettività delle sanzioni <p83>
11. Il principio comunitario del non regresso <p84>
12. Il principio comunitario di non discriminazione e la parità di trattamento <p86>
13. L’obbligo di interpretazione conforme <p87>

V - L’INTERVENTO DEL LEGISLATORE SUI PROCESSI IN CORSO <p90>

1. La norma. Art. 32, co. 7 <p90>
2. L’ambito di applicazione, in particolare in appello ed in cassazione <p90>
3. Il problema della retroattività della norma nella giurisprudenza CEDU <p92>
4. Segue: nella giurisprudenza nazionale <p94>
5. Segue: nella dottrina <p95>

VI - LE MISURE CONTRO IL LAVORO SOMMERSO, I POTERI ISPETTIVI E LA RILEVANZA IN GIUDIZIO DEI RELATIVI ATTI <p96>

1. La norma. Art. 33 <p96>
2. I provvedimenti ispettivi <p98>
3. L’accesso ed il verbale ispettivo nella riforma <p99>
4. La nuova disciplina della diffida ispettiva <p101>
5. La maxi-sanzione. La norma. Art. 4 <p104>
6. La maxi-sanzione per il lavoro nero <p104>
7. Disciplina transitoria <p113>

BIBLIOGRAFIA <p118>

APPENDICE (cd-rom allegato)

1. d.d.l. 1441 quater F
2. Messaggio del Presidente della Repubblica sul d.d.l. 1441-quater
3. Corte di Giustizia dell’Unione Europea, Angelidaki, cause riunite da C-378/07 a C-
    380/07
4. Codice del lavoro francese - Code du travail (estratto)
5. Codice del lavoro spagnolo (Estatuto de los Trabajadores) (estratto)
6. Corte di Cassazione sentenza n. 5095/2011
7. Corte di Cassazione sentenza n. 16044/02
8. Corte di Cassazione sentenza n. 8830/2010
9. Corte di Cassazione sentenza n. 12985/2008
10. Corte di Cassazione ordinanza n. 2112/2011
11. Corte di Cassazione sentenza n. 9251/2010
12. Trib. Napoli sentenza 21.12.2010
13. Circolare Min. lavoro n. 38/2010
14. Circolare Min. lavoro n. 41/2011.

http://www.giustizia.abruzzo.it/allegato_riservata.aspx?File=4505
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luca_1966
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« Risposta #1 inserito:: Giugno 08, 2011, 13:59:42 »

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
UFFICIO DEL MASSIMARIO E DEL RUOLO

Rel. n. 2 Roma, 12 gennaio 2011

Oggetto: LAVORO - LAVORO SUBORDINATO - COSTITUZIONE DEL RAPPORTO - DURATA DEL RAPPORTO - A TEMPO DETERMINATO - IN GENERE - Contratto di lavoro a tempo determinato - Violazione delle condizioni legali di apposizione del termine - Conseguenze - Regime previsto dall’art. 32, comma 5-7, della legge n. 183/2010 - Interpretazione.

Problematiche interpretative dell’art. 32, commi 5-7, della legge n. 183/2010 alla luce della giurisprudenza comunitaria, CEDU, costituzionale e di legittimità.
_ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _

SOMMARIO:

1. La disciplina normativa.
1.1. L’evoluzione della disciplina con particolare riferimento alle sanzioni applicabili.
1.1.1. Nel rapporto di lavoro privato.
1.1.2. Nel pubblico impiego privatizzato.
1.1.3. La tutela del lavoratore nel regime precedente la legge n. 183 del 2010.
1.2. La disciplina dettata dall’art. 32, commi 5-7, della legge n. 183/2010.
2. Le sanzioni nella giurisprudenza.
2.1. La giurisprudenza comunitaria.
2.2. La giurisprudenza costituzionale.
2.3. La giurisprudenza di legittimità.
2.4. La giurisprudenza di merito.
3. L’interpretazione dell’art. 32 comma 5 del collegato lavoro.
3.1. L’indennità come mero costo aziendale per la liberazione dal vincolo.
3.2. La conversione ex nunc e la corresponsione della sola indennità.
3.3. La conversione ex tunc e la corresponsione di retribuzioni e della penale
      legale risarcitoria.
3.4. L’indennità di cui all’art. 32, co. 5 e 6.
3.5. Le applicazioni nella giurisprudenza di merito dell’indennità di cui all’art. 32,
      commi 5 e 6.
4. Questioni di legittimità costituzionale.
5. Interpretazione costituzionalmente adeguata.
6. Il contrasto con la disciplina comunitaria.
6.1. Il principio di effettività delle sanzioni.
6.2. Il principio del non regresso.
6.3. Il principio di non discriminazione e la parità di trattamento.
6.4. L’obbligo di interpretazione conforme.
7. Interpretazione comunitariamente adeguata.
8. La dottrina.
9. La disciplina transitoria.
9.1. Il comma 7 dell’art. 32.
9.2. L’ambito di applicazione della norma, in particolare in appello ed in
      cassazione.
9.2.1. La giurisprudenza.
9.2.2. La dottrina.
9.3. Il problema della retroattività della norma.
9.3.1. Nella giurisprudenza CEDU.
9.3.2. Nella giurisprudenza nazionale.
9.3.3. Nella dottrina.
9.3.4. Considerazioni critiche.
10. Conclusioni.

Bibliografia.

http://www.cortedicassazione.it/Documenti/Relazione%20civile%202_11.pdf
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luca_1966
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« Risposta #2 inserito:: Giugno 08, 2011, 15:25:55 »

CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA
Il lavoro e la flexicurity

Roma 17-19 gennaio 2011

Paola Ghinoy - Consigliere della Sezione Lavoro della Corte d’Appello di Genova
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Flexicurity e contratto a tempo determinato
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Premessa <1>

I - Gli aspetti di flessibilità

A. L’art. 2 comma 1 bis del d.lgs. 368 del 2001, ovvero l’assunzione acausale <2>

B. L’assunzione a termine illegittima nel rapporto di lavoro con la P.A. <5>

C. Gli allargamenti giurisprudenziali nell’interpretazione dei requisiti formali di cui ai
     commi 1 e 2 dell’art. 1 del D.lgs.368 del 2001 <8>

D. Le nuove disposizioni del Collegato Lavoro (L. 4 novembre 2010, n. 183, Deleghe al Governo in materia di lavori usuranti, di riorganizzazione di enti, di congedi, aspettative e permessi, di ammortizzatori sociali, di servizi per l'impiego, di incentivi all'occupazione, di apprendistato, di occupazione femminile, nonche' misure contro il lavoro sommerso e disposizioni in tema di lavoro pubblico e di controversie di lavoro).
<12>

D1 - Art. 32 comma 3 lettera a) <13>

D2 - Art. 32 comma 5 <15>

D3 - Art. 32 comma 7 <16>

II - Gli aspetti di sicurezza

a) Principi di parità e non discriminazione rispetto agli occupati stabili <18>

b) Continuazione del rapporto oltre la scadenza, assunzioni a termine senza soluzione di continuità e entro il termine di dieci e venti giorni <19>

c) Limitazioni alla durata massima complessiva di contratti a termine con lo stesso lavoratore per lo svolgimento di mansioni equivalenti <19>

d) Il diritto di precedenza nelle assunzioni <20>

Conclusione

<...Non può allo stato quindi che prendersi atto delle considerazioni del Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi nel corso del suo intervento del 5.11.2010 al convegno della facoltà di Economia dell'università politecnica della Marche dedicato all'economista Giorgio Fuà. Le riforme attuate - ad avviso del Governatore - diffondendo l’uso di contratti a termine, hanno incoraggiato l’impiego del lavoro, portando ad aumentare l’occupazione negli anni precedenti la crisi, più che nei maggiori paesi dell’area dell’euro, “ma senza la prospettiva di una pur graduale stabilizzazione dei rapporti di lavoro precari, si indebolisce l’accumulazione di capitale umano specifico, con effetti alla lunga negativi su produttività e profittabilità”>

http://appinter.csm.it/incontri/relaz/20846.pdf

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Crescita, benessere e compiti dell’economia politica

Lezione Magistrale del Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi

http://www.lastampa.it/_web/download/pdf/draghi_51110_ancona.pdf
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luca_1966
Utente non iscritto
« Risposta #3 inserito:: Ottobre 02, 2011, 14:14:31 »

Massimario, luglio 2011, sui rapporti della Cassazione con la Corte EDU (ed in particolare sul tema del risarcimento del danno - indennità ex art. 32, L. 183/2010):

interv. #114
http://www.mondoposte.it/smf/index.php?topic=4471.90
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luca_1966
Utente non iscritto
« Risposta #4 inserito:: Aprile 06, 2013, 05:36:57 »

CASSAZIONE/MASSIMARIO - La giurisprudenza delle Sezioni Civili - Anno 2012 - Volume I
http://www.cortedicassazione.it/Documenti/Rassegna%20Civile%20I%20volume_2012.pdf

CASSAZIONE/MASSIMARIO - La giurisprudenza delle Sezioni Civili - Anno 2012 - Volume II
http://www.cortedicassazione.it/Documenti/Rassegna%20Civile%20II%20volume_2012.pdf


Il seguente estratto riguarda la corretta applicazione dei criteri di distribuzione dell'onere probatorio. Come noto (ai lettori di questo forum nonché agli sfortunati - sul punto - utenti della Giustizia), il travisamento del concetto di positività e/o negatività del fatto probatorio ha portato alcuni giudici ad attribuire al lavoratore ricorrente parte (sensibile) del relativo onere (onere probatorio che ricade nella specie per intero sulla parte datoriale). La verifica di una clausola come quella di contingentamento (15%), ragguaglio numerico di pacifica disponibilità datoriale, clausola tanto abusata nei fatti quanto occultata nei suoi elementi costitutivi (sia in fase di stipula del contratto che in quella di verifica giudiziale), si stà dimostrando una trappola doppiamente efficace, anche ai danni di chi ne abbia sviscerato in Tribunale (!) i segreti ovvero l'uso improprio od elusivo.

Per ulteriori dettagli sull'astuta scomposizione dell'onere probatorio in due parti, la prima delle quali, il "fatto positivo", da fornire a cura del ricorrente (in modo tale da rendere impossibile il regolare svolgimento del processo), vedi ad esempio

interv. #61 ("sentenze sfavorevoli")
http://www.mondoposte.it/smf/index.php?topic=4694.60


oppure

interv. #833 ("superamento 15%")
http://www.mondoposte.it/smf/index.php?topic=3792.810


Non dovremmo essere noi a leggere gli arresti dell'ufficio del Massimario, ma i giudici. Soprattutto quelli ..ad "alto tasso di equivocità"

<<CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE - UFFICIO DEL MASSIMARIO

Rassegna della giurisprudenza di legittimità - Gli orientamenti delle Sezioni Civili

Anno 2012, Vol. II

DIRETTORE: Roberto Triola
VICE-DIRETTORE: Ulpiano Morcavallo

hanno collaborato alla redazione: ..Maria Acierno, Francesco Buffa, Eduardo Campese, Enrico Carbone, Francesca Ceroni, Antonio Corbo, Lorenzo Delli Priscoli, Annamaria Fasano, Massimo Ferro, Giuseppe Fuochi Tinarelli, Loredana Nazzicone, Marco Rossetti, Antonio Scarpa.

COORDINAMENTO: Loredana Nazzicone
ORGANIZZAZIONE: Renato Delfini

SEZIONE SECONDA
PRINCIPÎ DI DIRITTO PROCESSUALE
http://www.cortedicassazione.it/Documenti/Rassegna%20Civile%20II%20volume_2012.pdf


CAPITOLO XXVI - LE PROVE (di Enrico Carbone)

SOMMARIO
1. Onere della prova e non contestazione.
2. Onere della prova e fatti negativi.
3. Principio di acquisizione probatoria.
4. Atto pubblico e scrittura privata.
5. Disconoscimento, verificazione, querela di falso.
6. Testimonianza.
7. Presunzioni.
8. Confessione.
9. Giuramento.
10. Consulenza tecnica.

(........)

[pag. 91 cart./98 digit.]


..2. Onere della prova e fatti negativi.

LA CORTE HA AVUTO OCCASIONE DI RIAFFERMARE CHE IL CARATTERE NEGATIVO DEL FACTUM PROBANDUM È INDIFFERENTE, AI FINI DELLA DISTRIBUZIONE DELL’ONERE DELLA PROVA, GIACCHÉ IL BROCARDO NEGATIVA NON SUNT PROBANDA - CUI LA DOTTRINA HA SOVENTE ADDEBITATO UN ALTO TASSO DI EQUIVOCITÀ - NON SIGNIFICA CHE LA NEGATIVITÀ DEL FATTO INVERTE L’ONERE DELLA PROVA, BENSÌ CHE LA PROVA DEI FATTI NEGATIVI DEVE ESSERE FORNITA INDIRETTAMENTE, MEDIANTE LA PROVA DI FATTI POSITIVI, NON ESSENDO ACCESSIBILE LA PROVA DIRETTA DI CIÒ CHE NON È STATO: AFFERMAZIONE CHE PUÒ RINVENIRE NUOVO FONDAMENTO NEL PRINCIPIO DI VICINANZA DEL MEZZO ISTRUTTORIO, CRITERIO - GUIDA DELL’ODIERNO DIRITTO DELLE PROVE.

L’ONERE PROBATORIO NON SUBISCE DEROGA QUANDO ABBIA AD OGGETTO FATTI NEGATIVI, IN QUANTO LA NEGATIVITÀ DEL FATTO NON ESCLUDE, NÉ INVERTE, L’ONERE, TANTO PIÙ SE L’APPLICAZIONE DELLA REGOLA EX ART. 2697 COD. CIV. PRODUCE UN RISULTATO COERENTE AL PRINCIPIO DELLA RIFERIBILITÀ O VICINANZA O DISPONIBILITÀ DEI MEZZI DI PROVA, RICONDUCIBILE ALL’ART. 24 COST. E AL DIVIETO DI INTERPRETARE LA LEGGE IN MODO DA RENDERE IMPOSSIBILE O TROPPO DIFFICILE L’ESERCIZIO DELL’AZIONE IN GIUDIZIO, ANCHE SE, NON ESSENDO POSSIBILE LA MATERIALE DIMOSTRAZIONE DI UN FATTO NON AVVENUTO, LA RELATIVA PROVA PUÒ ESSERE DATA MEDIANTE DIMOSTRAZIONE DI UNO SPECIFICO FATTO POSITIVO CONTRARIO O ANCHE MEDIANTE PRESUNZIONI DALLE QUALI POSSA DESUMERSI IL FATTO NEGATIVO (SEZ. 5, N. 9099, RV. 622990). (...)

« Ultima modifica: Aprile 06, 2013, 06:39:22 da luca_1966 » Registrato
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« Risposta #5 inserito:: Aprile 27, 2013, 21:44:13 »

VIVA IL MASSIMARIO

Non sono diverso da lucall79, che si è recentemente ritirato dal forum

http://www.mondoposte.it/smf/index.php?topic=79.0
http://www.mondoposte.it/smf/index.php?topic=8551.msg137894#msg137894

Auguro a tutti il pieno successo, nella consapevolezza che si tratta di una passeggiata sulla merda. Si tratta solo di mettere il piede ove la consistenza è migliore (dipende anche dai tempi di essiccazione). L'esito favorevole di un ricorso non è altro che il meritato epilogo di una camminata, magari con le ciaspole, su un letamaio. Il sistema. Nell'antichità (ed ancor oggi, credo, in certe zone depresse del globo), le persone utilizzavano lo sterco come combustibile (per riscaldarsi) e come materia prima per l'edilizia. Naturalmente se avrò qualcosa da dire mi iscriverò nuovamente. Per il resto leggerò passivamente.
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giudicimpostori
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« Risposta #6 inserito:: Maggio 24, 2014, 01:35:24 »

LAVORO PER IL MASSIMARIO

ART. 6.1 EDU - DIRITTO AD UN EQUO PROCESSO
(SE NON EQUO, ALMENO UNICO)


Le giustizie in Italia sono almeno due (in questo forum se ne contano anche di più) e forse anche per questo i tribunali sono sovraffollati. Per uno stesso reato si possono subire prima il processo amministrativo e poi quello penale (immancabilmente destinato alla dichiarazione di prescrizione del reato). La Corte dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo, nel caso italiano in esame, rinviene (anche) il contrasto con l'art. 6.1 della Convenzione EDU (diritto ad un equo processo) ed impone all'Italia di <<fare in modo che i nuovi procedimenti penali... nei confronti dei sigg. Gabetti e Grande Stevens, vengano chiusi nel più breve tempo possibile>>. L'Italia, in quanto Stato convenuto in giudizio, dovrà inoltre versare "somme a titolo di indennizzo per il danno morale subito dai ricorrenti, oltre alle spese".

<<MASSIMARIO - Settore penale - Rel. n. 35/2014 Roma, 8 maggio 2014

CONSIDERAZIONI SUL PRINCIPIO DEL NE BIS IN IDEM NELLA RECENTE GIURISPRUDENZA EUROPEA: LA SENTENZA 4 MARZO 2014, GRANDE STEVENS E ALTRI CONTRO ITALIA

...

1. La decisione della Corte EDU.
Il 4 marzo 2014 la Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha depositato la sentenza nella causa “Grande Stevens e altri contro Italia” in tema di ne bis in idem e diritto ad un equo processo. In estrema sintesi, può ritenersi che, ad avviso dei giudici della Corte Europea, il sistema legislativo italiano in materia di abusi di mercato, così come oggi è realizzato (dagli articoli 185, quanto alla fattispecie penale, e 187 ter, sul piano dell’illecito amministrativo, del medesimo d. lgs. n. 58 del 24 febbraio 1998), potrebbe porre seri dubbi di coerenza rispetto a due fondamentali principi sanciti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo: il diritto ad un equo processo (art. 6 § 1 della CEDU...) ed il diritto a non essere giudicati o puniti due volte per lo stesso fatto (art. 4 del Protocollo n.7...).

Nel caso deciso dalla Corte EDU si è affermato che, dopo le sanzioni comminate dalla CONSOB, l’avvio di un processo penale sugli stessi fatti viola il fondamentale principio del ne bis in idem, secondo cui non si può essere giudicati due volte per lo stesso fatto. Nel caso esaminato, i ricorrenti, dopo essere stati sanzionati con illecito amministrativo nel 2007 dalla CONSOB, erano stati rinviati a giudizio con procedimento penale e successivamente assolti in primo grado e condannati in appello. I giudici di Strasburgo giungono a tale affermazione premettendo l’analisi sulla natura delle sanzioni solo nominalmente amministrative per prime inflitte ai ricorrenti ed argomentano in merito che, nonostante la dichiarata qualificazione amministrativa del procedimento innanzi alla Consob, esse sono da considerarsi, a tutti gli effetti, come sanzioni penali, principalmente in ragione della rilevante severità delle stesse, derivante sia dalla loro quantificazione per l’importo in concreto inflitto e in astratto comminabile, sia dalle sanzioni accessorie collegate, sia, infine, in ragione delle loro ripercussioni complessive sugli interessi del condannato (cfr. i punti 97, 98 e 99 della sentenza in esame). La Corte, inoltre, osserva anche che, a rafforzare la convinzione sulla natura penale di tali
sanzioni, contribuisce lo scopo chiaramente repressivo e preventivo rintracciabile nella ratio della disciplina, che si salda con quello riparatorio dei pregiudizi di natura finanziaria cagionati dalla condotta (non mancando di far notare significativamente che le sanzioni risultano inflitte dalla CONSOB in funzione della gravità della condotta ascritta e non del danno provocato agli investitori). Una volta riconosciuta la natura penale delle sanzioni della CONSOB (che comporta l’affermazione da parte dei giudici europei della necessità che il procedimento da seguire per la loro inflizione debba osservare le garanzie che l’art. 6 CEDU riserva ai processi penali), consegue necessariamente la valutazione della Corte circa la riferibilità di esse ai medesimi fatti oggetto del successivo procedimento penale e, una volta risolta positivamente la questione, il riconoscimento della violazione del principio di cui all’art. 4 del Protocollo n.7.

Infine, avendo dichiarato la violazione dell’articolo 6 § 1 della Convenzione EDU e dell’art. 4 del Protocollo n.7, la Corte europea ha altresì dichiarato che lo Stato convenuto “deve fare in modo che i nuovi procedimenti penali avviati contro i ricorrenti in violazione dell’articolo 4 del Protocollo n. 7 e ancora pendenti, alla data delle ultime informazioni ricevute, nei confronti dei sigg. Gabetti e Grande Stevens, vengano chiusi nel più breve tempo possibile”, individuando una “necessità urgente” di porre fine alla violazione dell’art. 4 del Protocollo. In realtà, il procedimento penale risulta già definito con sentenza della Cassazione che ha dichiarato la prescrizione dei reati (Prima sezione penale, ud. del 17 dicembre 2013, in attesa del deposito della motivazione). La sentenza CEDU ha stabilito, inoltre, che l’Italia, in quanto Stato convenuto in giudizio, debba versare, entro tre mesi a decorrere dalla data in cui la sentenza diverrà definitiva conformemente all’articolo 44 § 2 della Convenzione, somme a titolo di indennizzo per il danno morale subito dai ricorrenti, oltre alle spese...

...>>.

http://www.cortedicassazione.it/Documenti/Relazione%20pen_35_2014.pdf
« Ultima modifica: Maggio 24, 2014, 01:36:58 da giudicimpostori » Registrato
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« Risposta #7 inserito:: Settembre 21, 2014, 21:58:14 »

Poste Italiane SpA

"CONCESSIONARIA" del servizio universale postale;

ART. 2 COMMA 1 BIS, DLGS 368/2001 - assunzioni "acausali";

clausola di contingentamento.
_ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _

A proposito della base di calcolo del 15% per le assunzioni a termine, ecco estrapolato dalla giurisprudenza di legittimità un

PRINCIPIO DI DIRITTO

<<la percentuale... deve essere riferita non a tutti i dipendenti a tempo indeterminato..., ma a quelli della "concessione", ossia a quell'ambito a cui si riferisce la ...concessione...>> (Cass. sent. n. 23455/2009).

interv. #57
http://www.mondoposte.it/smf/index.php?topic=7349.msg172172#msg172172
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