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Autore Discussione: Esodati Poste Italiane: i numeri in anteprima  (Letto 2323 volte)
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panco
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« inserito:: Marzo 20, 2012, 13:18:54 »

In anteprima i numeri degli esodati Poste Italiane, la trattativa è in corso, al termine pubblicheremo un comunicato specifico

tabella con i numeri
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luca_1966
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« Risposta #1 inserito:: Marzo 30, 2012, 21:55:20 »

Il Fatto Quotidiano, 30/3/2012

POSTE ITALIANE, LA FABBRICA DEGLI ESODATI

La fabbrica degli “esodati” potrebbe non fermarsi mai. Le nuove norme previste dalla riforma pensionistica, infatti, rischiano di...

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http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/30/poste-italiane-la-fabbrica-degli-esodati/201086/?nocache
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Rassegna.governo.it, 30/3/2012

Da "IL FATTO QUOTIDIANO" di venerdì 30 marzo 2012

1.800 senza stipendio né pensione. E non sanno a chi versare i contributi. La fabbrica degli "esodati" potrebbe non fermarsi mai. Le nuove norme previste dalla riforma pensionistica, infatti, rischiano di generare continuamente nuovi casi in cui i lavoratori prossimi alla pensione si fermano un attimo prima della meta, battuti dal peso della burocrazia. Come nel caso dei lavoratori delle Poste, che hanno visto riunificare il loro ente previdenziale, Ipost, nell'Inps e che si trovano ad aspettare da quasi 2 anni che le domande di contribuzione volontaria siano recepite e si possano pagare i contributi dovuti. È un passaggio importante perché lavoratori usciti dall'attività produttiva possano completare i propri requisiti e andare in pensione. Altrimenti continueranno a restare nel limbo. Si tratterebbe in questo caso di 1800 persone almeno. La soppressione dell'IPost risale al 2010 (decreto-legge n. 78 convertito dalla legge n. 122 del 2010) con il trasferimento all'Inps di tutte le sue funzioni. Nonostante il provvedimento stabilisse un tempo di 60 giorni per trasferire "le risorse strumentali, umane e finanziarie degli enti soppressi", solo nel febbraio del 2011 l'Inps ha emanato la circolare con cui disciplinare gli aspetti contributivi relativi. Solo che, ancora oggi, nelle sedi territoriali dell'Inps non è stato attuato alcun servizio per gli ex dipendenti postali. A denunciarlo, oltre agli stessi lavoratori, è anche la deputata del Pd Lucia Codurelli, che ha presentato un'apposita interrogazione parlamentare. "A chi chiede informazioni - scrive Codurelli - si risponde che gli sportelli non sono ancora autorizzati ad espletare alcuna pratica". Il disagio è evidente; gli ex dipendenti postali, infatti, non possono utilizzare gli uffici Inps sparsi sul territorio, ma sono costretti, tutti e da tutta Italia, a recarsi a Roma nell'unico sportello ex Ipos attivo. Il numero verde messo loro a disposizione, sostengono i lavoratori, non funziona come dovrebbe e gli stessi orari dell'unico ufficio in tutta Italia sono da brivido (lunedì dalle 9 alle 12 e giovedì dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 17). Uno di questi lavoratori, Giuseppe Lavi, ha anche scritto una lettera al presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua, per chiedere conto della situazione e il 9 febbraio scorso si è recato da Brescia a Roma per verificare la situazione contributiva. E così ha potuto verificare che degli ex 130 dipendenti l'Ipost lavora oggi con 24 persone di cui 2 sono allo sportello e solo 5 sono impegnati nelle pratiche relative alla liquidazione delle pensioni. Per più di 2 mesi, scrive ancora la deputata Pd, i lavoratori sono stati inattivi e ora c'è molto lavoro arretrato. E qui scatta il problema più grave. In un incontro con Spi-Cgil, Fnp-Cisl e UilPensionati, l'Inps ha quantificato in 1.800 le richieste arretrate di autorizzazione ai versamenti volontari giacenti presso i propri uffici. I contributi volontari sono utilizzati, nella maggior parte dei casi, per "perfezionare" i requisiti di "assicurazione e di contribuzione necessari per raggiungere il diritto ad una prestazione pensionistica". Per versarli occorre avere cessato il rapporto di lavoro (salvo alcune precise eccezioni o part-time) e fare una domanda apposita che viene poi autorizzata. L'Inps invia anche i bollettini appositi. Con la soppressione dell'Ipost, ci sono ex dipendenti postali che stanno ancora aspettando la risposta alla loro domanda. Ci sono richieste inoltrate già nel 2010 che non hanno avuto riscontro, e quindi si teme che anche per questi lavoratori, che non hanno fatto in tempo a perfezionare la loro situazione contributiva nei limiti della nuova riforma pensionistica, si possa prolungare il limbo in cui sono finiti gli "esodati".
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« Risposta #2 inserito:: Aprile 03, 2012, 19:00:11 »

Agli esodati 1119 euro al mese per il periodo senza pensione e stipendio

TAG: elsa fornero, esodati, mobilità, pensioni

ROMA – Ipotesi di soluzione per gli esodati: un assegno di 1100 euro al mese per il periodo in cui non percepiscono lo stipendio per l’uscita anticipata dal lavoro e l’inizio della riscossione dell’assegno previdenziale. Le risorse messe sul piatto dal governo ammonterebbero, in questo caso, a circa 3 miliardi l’anno, considerata la platea di 350 mila interessati al provvedimento di tutela. Utilizzeranno lo stesso ammortizzatore sociale previsto per la mobilità.

L’indennità di mobilità prevede un tetto di 1.119 euro mensili e quindi vale per un anno al massimo 13.428 euro ma se si considera un’indennità media di 10mila euro per circa 300mila persone si arriva a tre miliardi. La cifra andrà moltiplicata per gli anni di distanza dall’accesso alla pensione (per alcuni, ci sono aumenti rispetto alle attese anche di cinque anni mentre per altri magari la differenza tra quanto previsto e l’effettivo momento di accesso alla pensione sarà molto più breve). Questa indennità transitoria ricalcherebbe quindi o la vecchia indennità di mobilità con estensione dei limiti temporali o sarà un Aspi (assicurazione sociale per l’impiego) con una durata più lunga di quello previsto dalla riforma (18 mesi per gli over 55). In ogni caso, nonostante le difficoltà implicite per raccogliere le risorse (le aziende non vogliono costi aggiuntivi), sarà prevista solo una forma di copertura per l’interregno che crea oggettive difficoltà agli esodati: per loro la pensione resterà agganciata alle nuove regole introdotte dalla Riforma Fornero.
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